dicembre 08, 2018

Venezuela: produzioni compiacenti occulterebbero la verità sulla catastrofe umanitaria del paese







Esto es lo que se vive en Venezuela.
Es criminal negar y fingir que esto no exsite solo porque tienes una afiliación política que apoya el castrochavismo, la revolución y semejantes.  Hay películas que nos dicen la verdad, no niegan la grave Crisis humanitaria que está viviendo el país, que no esconden el malcontento del pueblo, como puedo decir que es el docufilm de Gustavo Tovar Arroyo, muy preciso y realístico.
Pero existen otras producciones, que se presentan como docufilm por los Derechos Humanos de Venezuela, que no quieren mostrar la realidad,  muestran gente que llora por Chávez, y no hablan sobre la desnutrición, la miseria, la muerte que ocurre en Venezuela. No es necesario citar los títulos, somos todos bastante inteligentes para entender.  Lástima que los italianos y los que no son venezolanos puedan creer que esa es la verdad. Nadie tendría que dar espacio a similares producciones que se colocan muy bien como alentadoras y para disfrazar la cruda realidad.
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🇮🇹 Questo è quello che vive il Venezuela, quello che piacerebbe a Podemos per la Spagna o a simpatizzanti del chavismo. E' da criminali negare e fingere che tutto questo non esista perchè appartieni a un partito politico che appoggia direttamente o indirettamente il castrochavismo, la rivoluzione e porcherie simili. Ci sono dei docufilm che raccontano la verità, che non negano la grave crisi umanitaria che vive il Venezuela, che non nasconde il malcontento del popolo, come posso dire della produzione di Gustavo Tovar Arroyo, molto precisa e realistica.
Ci sono, però, altre produzioni, che si presentano come docufilm per il Diritti Umani del Venezuela, che in realtà sono chiaramente in favore del chavismo, mostrano immagini vecchie di gente che piange per Chávez, che non documentano la denutrizione, la miseria, la morte giornaliera del popolo venezuelano. Non è necessario citare il titolo, siamo abbastanza intelligenti da capirne il collegamento. Peccato che gli stranieri possano cadere nel tranello. Nessuno che si occupi “veramente” del Venezuela dovrebbe dare spazio a queste produzioni che si mostrano per quello che sono, tentativi di allentare e mascherare la cruda realtà.


@cosmodelafuente per
  familiafutura.com

dicembre 06, 2018

Gabriela Montero gana Premio Beethoven 2018: con un concierto benéfico



La concertista venezolana Gabriela Montero recibe el 4to. Premio Internacional Beethoven en Bonn. El premio es un reconocimiento a su compromiso con los Derechos Humanos en su país, Venezuela.
Sus palabras: "lamentablemente, la de Venezuela es una situación muy complicada. No se trata de gobiernos de derechas o de izquierdas. Estamos secuestrados por una narcotiranía en manos de una narcomafia que acaba con su gente".


Gabriela Montero vincitrice del Premio Beethoven 2018: un evento benefico a cura della concertista venezuelana. Riceve il 4° premio Internazionale Beethoven a Bonn. E' un riconoscimento al suo impegno per i Diritti Umani del Venezuela.

[@cosmodelafuente per familiafutura.com]

Sofía Imber, Pinta Miami



Del 5 al 9 de diciembre de 2018, en la 12.º edición de la feria de arte latinoamericano Pinta Miami, Arts Connection Foundation presentará una exhibición en homenaje a la periodista y promotora cultural venezolana Sofía Imber.
Nunca olvidaremos el excelente trabajo que hacía llevando en sus manos la responsabilidad del Museo de Arte Contemporáneo de Caracas.

Dal 5 al 9 di dicembre 2018, in occasione della dodicesima edizione della Mostra di Arte Latinoamericana "Pinta Miami" della Arts Connection Foundation anche l'omaggio alla giornalista e promotrice culturale venezuelana Sofia Imber.
Non dimenticheremo mai l'eccellente lavoro di Sofia per il Museo di Arte Contemporanea di Caracas.

dicembre 05, 2018

Anno 2006, il Venezuela lanciava un grido d'allarme



Uno dei pochi quotidiani dell'epoca, che furono disposti a lasciar spazio a chi denunciava lo sconvolgimento della democrazia in Venezuela, fu l' "AVANTI!". Certo non mi importava chi mi desse spazio e mi contattasse per scrivere degli articoli, quello che contava per me era la verità che molti venezuelani e italo-venezuelani avevamo capito dal 2000 in poi. Il Venezuela di Chávez si avviava verso la catastrofe che oggi è realtà.
Rileggendo questo pezzo, apparso sull'edizione cartacea del 3 maggio 2006, mi rendo conto che il baratro del paese lo avevamo annunciato.
Nel periodo in cui Chávez era diventato l'idolo dei poveri nel mondo e che, col senno di poi, abbiamo constatato essere il creatore della dittatura e della repressione castrochavista in Venezuela.
Morto ricchissimo, ha dato il via alla distruzione del paese che è poi rimasto, per suo volere, in mano a Maduro.
Prossimamente pubblicherò altri articoli che nel 2006 fecero rumore e che mi valsero non pochi insulti dai soliti che per amore di un credo politico sono pronti a negare la realtà. Qui non c'entra la politica. Si tratta della vita di popoli sottomessi a dittature assassine che fanno morti quante ne fa una guerra.
@cosmodelafuente

dicembre 04, 2018

OMS, Venezuela: assistenza medica ridotta dell' 85%


La crisis que vive Venezuela en los últimos años ha reducido considerablemente la capacidad de atención médica del país,  admitió este lunes el director general de la Organización Mundial de la Salud (OMS), Tedros Adhanom Ghebreyesus. “Estimamos que los servicios de salud se han reducido al 80-85 por ciento, con muchos médicos y enfermeras que han abandonado el país”, subrayó Tedros tras afirmar que Venezuela “afronta dificultades sociales, políticas y económicas”.
El máximo responsable de la OMS también recordó que el territorio venezolano ha sufrido un incremento de enfermedades como el sarampión, la difteria y la malaria, frente al cual el organismo internacional está intentando cooperar con el país mediante asistencia técnica y campañas de vacunación.
“Al mismo tiempo estamos trabajando con países vecinos como Colombia, Brasil, Perú o Ecuador, receptores de refugiados (venezolanos), para intentar que esas carencias en servicios sanitarios sean subsanadas”, añadió Tedros.
Naciones Unidas anunció la semana pasada que su Fondo Central de Respuesta a Emergencias destinará 9,2 millones de dólares a programas de asistencia nutricional a grupos de riesgo y de ayuda sanitaria de emergencia en Venezuela.
Tedros declinó dar detalles sobre esta asistencia y tampoco confirmó el grado de implicación de la OMS en estos programas, que suponen el primer envío de ayuda humanitaria de la ONU al régimen de Maduro, que durante largo tiempo se ha resistido a reconocer que su país vivía una crisis humanitaria.
[EFE]

La crisi umanitaria che vive il Venezuela da ormai molti ianni, ha ridotto ai minimi termini l’assistenza medica nel paese. Lo ha dichiarato il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Salute, Tedros Adhanom Ghenreyesus.  Si stima che i servizi per la salute si sono ridotti dell’80-85%, molti i medici e gli infermieri che sono emigrati. Il Venezuela deve affrontare difficoltà sociali, politiche ed economiche.
Il direttore della OMS ha sottolineato, tra l’altro, che in Venezuela si è verificato un incremento di malattie come il morbillo, la difterite e la malaria, per combattere le quali l’organismo tenta di collaborare con il paese attraverso assistenza tecnica e campagne vaccinazioni.
“Allo stesso tempo stiamo lavorando con paesi vicini come Colombia, Brasile, Perù, Ecuador che ricevono rifugiati venezuelani, cercando di porre rimedio alle carenze sanitarie” ha dichiarato Tedros.
Le Nazioni Unite hanno annunciato che il Fondo Centrale per le Emergenze ha destinato 9,2 milioni di dollari per i programmi di assistenza e nutrizione a gruppi a rischio e di aiuto umanitario nelle emergenze del Venezuela.
Tedros non ha fornito, però, informazioni più dettagliato riguardo l’assistenza e nemmeno ha parlato circa il coinvolgimento della OMS in tali programmi, di cui si prevede il primo invio di aiuti ONU al regime di Maduro che, come tutti sanno, ha sempre negato e non ha voluto riconoscere l’esistenza di una grave crisi umanitaria in Venezuela.
[EFE, FAMILIAFUTURA.COM]
    @cosmodelafuente


dicembre 03, 2018

I giovani italiani scappano all'estero


Quali sono le province italiane da cui, nel 2016, sono partiti più giovani per andare a vivere all’estero? Ce lo dice l’Istat, che ha mappato il territorio individuando le cancellazioni dall’anagrafe di cittadini italiani perché emigrati, secondo le diverse fasce di età.
L’informazione attraverso [ INFODATA Il Sole 24 ore] :”Nell’analisi ci siamo concentrati sulla popolazione più giovane, tra i 18 e i 39 anni, ossia in quella fase della vita in cui lo spostamento può essere più frequentemente dovuto per motivi di studio o di opportunità lavorative. L’indicatore scelto è il confronto tra il valore assoluto di coloro che sono emigrati e la rispettiva popolazione, per diecimila residenti.
Com’era nelle attese è Bolzano la città in cui questo fenomeno è maggiore, con quasi l’1% dei giovani cittadini che in un solo anno ha lasciato l’Italia. Se nei dati non viene rivelata la causa, si può tuttavia intuire come il bilinguismo possa giocare un fattore importante nella mobilità delle persone verso i vicini paesi germanofoni. Con il capoluogo altoatesino anche tutte le province di confine hanno valori piuttosto alti nella classifica, quali ad esempio Trieste, Imperia, Verbania e Sondrio.
Ferma l’eccezione di Teramo, seconda in Italia, da dove ben 77 giovani su diecimila hanno lasciato la provincia per stabilirsi fuori dai confini nazionali, la mappa permette di individuare dove sono maggiori queste concentrazioni: In Sicilia e Sardegna sud occidentali, nel tacco e nella punta dello Stivale. I valori minori si registrano invece nel Centro-Sud, in particolar modo in Campania e nel basso Lazio dove i tassi di emigrazione giovanile sono anche la metà rispetto a quelli del Triveneto.
Impossibile dire se questo indicatore sia correlato ad un fenomeno di disagio dovuto a mancanza di opportunità in patria o, invece, ad un sintomo di vivacità culturale che spinge i nostri connazionali a confrontarsi con sfide personali oltre confine. Tuttavia il dato finale rimane: più di 60mila giovani italiani, in un solo anno, sono emigrati all’estero.
 Paolo Caruso
 familiafutura

dicembre 01, 2018

Venezuela: Hallaca, la historia y la receta en video. (Artículo en Español e Italiano)






Todos los Venezolanos sabemos lo rico que es una hallaca, y si queremos describirla a quien nos pide información le decimos que es un plato venezolano riquísimo, que nos habla de nuestras tradiciones y de nuesta Navidad. Lamentablemente en los últimos años por los tantos problemas y dramas que atraviesa el país la fiestas son diferentes, pero a vamos a seguir manteniendo tradiciones, porque pronto volveremos a la normalidad de uns nación libre y serena.
La hallaca es un envuelto con una parte de masa de maíz saborizada con caldo de gallina y coloreada con onoto. Tiene un relleno con un guiso de carnes de res, cerdo, pollo, con aceitunas, uvas pasas, alcaparras, pimentón, etc. (vean la receta del video).
El origen de la Hallaca se remonta a tiempos de la colonia. Se cuenta que los indígenas preparaban un guiso de caza silvestre, el cual se cubría en su totalidad con masa de maíz y era envuelta en hojas de plátano y cocinada en agua, a este plato los aborígenes le llamaban “Hayaco Iritari”. En Venezuela es uno de los platos nacionales, no olvidemos que también el pabellón criollo es nuestra bandera. La hallaca es sí tradicional de Venezuela, pero es también popular en Colombia, en Curazao, Aruba, islas Canarias, Ecuador, España, y ahora también en Italia gracias a los muchos venezolanos que viven en el país de Dante Alighieri.
La palabra “hallaca” proviene del guaraní y deriva de la palabra “ayúa” ó “ayuar” que significa mezclar o revolver, de estas palabras se presume que “ayuaca” sea una cosa mezclada, que por deformación lingüística paso a llamarse “ayaca”. Otra versión presume que la palabra procede de alguna lengua aborígena del occidente del país, cuyo significado es “envoltorio” ó “bojote”.
Según el filólogo naturalizado venezolano (nacido en Polonia) Ángel Rosenblat [1902-1984] que encontró documentos datados 1538 y 1608, se usaba la palabra “ayaca” para describir paquetes o envoltorios. De allí el uso de “hallaca” como paquete.
Buen provecho y bendiciones para Venezuela.

@cosmodelafuente [familiafutura.com]
Tutti i venezuelani sappiamo cos’è una “hallaca”; se vogliamo descriverla, a chi ci chiede informazioni, diciamo che è un piatto "gustosissimo" della cucina natalizia venezuelana. Parla delle nostre tradizioni e dei bei momenti che abbiamo vissuto in famiglia durante il Natale..e non solo. 
Purtroppo negli ultimi anni, per colpa dei problemi e della crisi umanitaria che il Venezuela sta vivendo, le feste hanno un sapore un po’ diverso, ma dobbiamo continuare a diffondere le nostre tradizioni, non dobbiamo perderle perché siamo convinti che presto il Venezuela tornerà alla normalità di un paese libero e sereno.
La hallaca è avvolta nelle foglie di plantain (o di banana), è composta da un impasto di farina di mais insaporito da brodo di gallina e colorata con annatto (onoto) Il ripieno è uno stufato di vari tipi di carne, con l’aggiunta di olive, uvetta sultanina, capperi, peperone, ecc. (la ricetta nel video). [cosmodelafuente per familiafutura.com]
L’origine di questa delizia gastronomica risale ai tempi dei colonizzatori. Si dice che gli indigeni preparavano una sorta di stufato di spezzatino di carni bottino di caccia, coperte completamente da una massa di farina di mais e avvolta da foglie di plantain, per poi essere bollite in acqua. Il piatto lo chiamavano “Hayaco Iritari”.
In Venezuela è un piatto nazionale, ma non dimentichiamo altre prelibatezze come il "pabellón criollo" nostra bandiera nel piatto composta da riso bianco, fagiolata nera, fette di plantain e carne di manzo sfilacciata. Una bontá unica! 
La hallaca si conosce anche in Colombia, Curazao, Isole Canarie, Spagna, Ecuador, ora anche in Italia grazie ai molti venezuelani che vivono nel Bel Paese.

La parola hallaca proviene dal "guarinì" e deriva da Ayúa o Ayuda il cui significato è "rimestare" e si ritiene che da queste parole si arrivi al termine “ayuaca” e in seguito, per una deformazione linguistica, si sia trasformata in “ayaca”. Altri linguisti, tra cui il filólogo venezuelano ángel Rosenbalt [1902-1984] basandosi su documenti del 1538 e del 1608, questo termine deriverebbe da una lingua aborigena della zona occidentale del Venezuela, il cui significato sia “imballo” o “pacchetto”.
Provare per credere.
Una cosa è certa, la hallaca è una vera e propria opera maestra.
@cosmodelafuente

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Il mistero del manifesto "desnudo": svelato il segreto dell'originale Cosmo di Torino che c'è da sempre (attore, cantante e attivista)

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