Visualizzazione post con etichetta narcotraffico. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta narcotraffico. Mostra tutti i post

ottobre 26, 2021

TARECK EL AISSAMI E I NETWORKS DI HEZBOLLAH –MONDO- (Prima parte)





[Miami, Cosmo de la Fuente, Oct 26. 2021]

Si pensa all’America Latina e il Venezuela come un agglomerato di paesi sprovveduti. Sebbene molti siano considerati del terzo mondo, la rete criminale è più esperta di quanto si possa pensare. Non si dimentichi che il sogno irrealizzato di Pablo Escobar, di portare al potere il suo cartello della droga, lo ha potuto realizzare, invece, Nicolás Maduro in Venezuela, grazie a reti complici e alla distrazione internazionale.

Uno dei personaggi salienti della criminalità venezuelana sarebbe Tareck El Aissami, Il quale potrebbe avere dei legami con l’Europa e, forse, con l’Italia.

Prima di ogni cosa dobbiamo conoscere di chi si tratta.

Chi è Tareck el Aissami? Una premessa importante.

Secondo quanto denunciato da molti servizi d’intelligenza e testate autorevoli, tra cui la securefreesociety Il regime di Nicolás Maduro in Venezuela mantiene un ampio rapporto con diverse organizzazioni terroristiche straniere, tra cui Hezbollah e i loro sponsor del terrorismo, la Repubblica islamica dell'Iran. La relazione è incentrata su una partnership strategica tra il regime di Maduro e l'Ayatollah dell'Iran che fornisce a membri di Hezbollah, simpatizzanti, finanzieri e faccendieri, assistenza con il movimento segreto di persone, prodotti, denaro e materiali. Questo movimento è facilitato da una rete illecita legata al ministro del petrolio venezuelano, Tareck El Aissami Maddah, e ai membri della sua famiglia. La struttura clandestina di questa rete è stata progettata dal doppio cittadino libanese-venezuelano ed ex diplomatico venezuelano in Siria e Libano, Ghazi Nasr-Al-Din, sanzionato il 18 giugno 2008, dall'Ufficio del Tesoro statunitense per il controllo dei beni esteri (OFAC) e inserito come "Persona di interesse" dall'FBI il 29 gennaio 2015, per il suo sostegno a Hezbollah.

Il SFS segnala che Il 15 ottobre 2018, il Dipartimento di Giustizia (DOJ) ha nominato Hezbollah come una delle prime cinque organizzazioni criminali transnazionali in America Latina. Un'azione risultante da varie indagini criminali e terroristiche condotte dall'Hezbollah “Financing and Narcoterrorism Team” (HFNT) del DOJ. Il 27 maggio 2020, il DOJ ha incriminato un ex membro dell'Assemblea nazionale venezuelana, Adel El Zabayar, che si è recato in Siria nel 2009, 2013 e 2014 per presumibilmente sviluppare, insieme a Ghazi Nassereddine e TARECK EL AISSAMI, un oleodotto criminale-terrore per facilitare uno schema "cocaina in cambio di armi" tra Hezbollah e le FARC colombiane.

Come funziona?

El Aissami è stato ministro degli Interni tra il 2008 e il 2012 in coincidenza con il periodo di tempo in cui a circa 173 persone mediorientali, alcuni con sospetti legami con Hezbollah, sono stati forniti passaporti venezuelani, certificati di nascita, carte d'identità nazionali e altri documenti.

Chi ha dimistichezza con la lingua inglese troverà molto interessanti i seguenti documenti:

(A) Il principale collaboratore di El Aissami per questo schema è Ghazi Nassereddine, che era di stanza in Siria come diplomatico venezuelano. Ghazi ha creato la struttura della rete clandestina per fornire una doppia identità ai sostenitori e simpatizzanti di Hezbollah.   https://www.securefreesociety.org/wp-content/uploads/2014/06/CANADA_ON_GUARD_JUNE_20143.pdf 

(B)   CNN: https://edition.cnn.com/2017/02/08/world/venezuela-passports-investigation/index.html

(C)  La rete di supporto di Hezbollah in Venezuela è integrata nelle economie illecite di droga, armi, oro, contrabbando, ecc. del regime di Maduro che si muovono attraverso una rete di riciclaggio di denaro basata sul commercio (TBML) con sede in Colombia e Panama.

(D) La rete TBML opera dall'isola di Margarita, in Venezuela, attraverso il commercio transfrontaliero con Maicao, in Colombia, precedentemente gestito da Ali Mohamad Saleh, un finanziere di Hezbollah, sanzionato dall'OFAC nel 2011 e 2012 per finanziamento del terrorismo e traffico di droga.

Ali Mohamad Saleh, cittadino libanese-colombiano, dichiarato terrorista dagli Stati Uniti e finanziere di Hezbollah.

https://www.counterextremism.com/extremists/ali-mohamed-saleh

(E) (Assad Ahmad Barakat e la sua famiglia hanno una lunga storia di raccolta fondi per Hezbollah attraverso reti illecite in Sud America. Sanzionato nel 2004 dall'OFAC del Tesoro, ha scontato un periodo di sei anni in una prigione paraguaiana per evasione fiscale. Barakat è stato nuovamente arrestato a Foz da Iguaço, in Brasile, nell'agosto 2018 per frode sui passaporti ed estradato in Paraguay nel luglio 2020. Uno dei principali tramite di Barakat per i suoi schemi TBML è Saleh Trading LTDH, che ha firmato un contratto con il Ministero dell'Istruzione del Venezuela l'11 maggio, 2001. (securefreesociety)

(F) Salman Raouf Salman, agente dell'ESO di Hezbollah, è sospettato di dirigere le operazioni di Hezbollah in America Latina e nei Caraibi, compreso il Venezuela. Coordinando questa attività illecita con Abdallah Safieddine, rappresentante di Hezbollah in Iran e cugino del segretario generale Hassan Nasrallah.

-  SALMAN RAOUF SALMAN : https://static.rewardsforjustice.net/uploads/Salman8_5x11ENG.pdf

-  U.S. DEPARTMENT OF THE TREASURY: https://home.treasury.gov/news/press-releases/sm038

-  SECUREFREESOCIETY      https://www.securefreesociety.org/about-sfs/experts/

È importante ricordare che la rete si serve spesso di piloti “su commissione” esperti di narco-traffico, AP news ha pubblicato fra gli altri un articolo che ci può essere utile da campione:

Un pilota con residenza a Miami che ha organizzato voli charter per la Russia e altrove per i principali alleati del presidente venezuelano Nicolas Maduro è stato condannato a più di quattro anni di carcere.

Il venezuelano Victor Mones si è dichiarato colpevole a gennaio nel tribunale federale di Manhattan con l'accusa di aver violato le sanzioni statunitensi contro i suoi due principali clienti: l'ex vicepresidente venezuelano Tareck El Aissami e il suo presunto frontman, l'uomo d'affari Samark Lopez, entrambi designati boss della droga nel 2017.

Per evitare di essere scoperti, Mones, 52 anni, e i suoi co-cospiratori avrebbero usato nomi in codice, manifesti di volo falsificati e ricevuto denaro contante negli Stati Uniti dal Venezuela. A un certo punto, Mones ha cercato di coprire le sue tracce ordinando a uno dei suoi piloti di mentire alle forze dell'ordine.

Il caso è uno dei più importanti fino ad oggi contro uno stuolo di insider di Maduro accusati in più tribunali federali degli Stati Uniti di corruzione, traffico di droga e appropriazione indebita di fondi dal colosso petrolifero statale PDVSA. Ma ha avuto un grosso intoppo l'anno scorso quando l'informatore chiave contro Mones, il collega pilota di Miami Alejandro Marin, è stato sorpreso a mentire ai suoi gestori sui contanti scomparsi da un pacco di 1,3 milioni di euro che ha trasportato con un jet privato negli Stati Uniti nel 2018 Da allora Marin è stato incarcerato con l'accusa di aver rilasciato false dichiarazioni ad agenti federali statunitensi.

Ha anche indicato che Mones aveva fornito una sorta di aiuto alle agenzie di intelligence degli Stati Uniti anche se non ha specificato in cosa consistesse e Adelsberg si è opposto a qualsiasi discussione in aula aperta su ciò che ha affermato essere una questione molto delicata.

Il giudice Alvin Hellerstein ha convenuto che i crimini di Mones hanno avuto gravi implicazioni per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e ha contestato la descrizione di Chung di Mones come un "tassista glorificato".

Secondo alcune segnalazioni non ancora confermate, El Aissami, attraverso altre persone, potrebbe mettere le sue mani in Italia. Se ciò venisse confermato e, certamente lo farò quando le prove saranno reali, l’Italia dovrebbe attivarsi per evitare che certi personaggi trovino a Roma un’isola felice.

 APNews

 

Cosmo de la Fuente for Mediacontact - Familia Futura

----

Piensan en América Latina y Venezuela como una aglomeración de países sin experiencia. Aunque muchos son considerados del tercer mundo, la red criminal tiene más experiencia de lo que uno podría pensar. No hay que olvidar que el sueño incumplido de Pablo Escobar de llevar su cartel de la droga al poder lo logró Nicolás Maduro en Venezuela, gracias a las redes cómplices y la distracción internacional.

Una de las figuras destacadas del crimen venezolano sería Tareck El Aissami, quien podría tener vínculos con Europa y, quizás, con Italia.


novembre 27, 2019

Venezuela e Bolivia: è guerra aperta narcotraffico vs democrazia




Davvero vogliamo continuare a parlare di lotta al narcotraffico e poi sostenere in narco-dittatori?
Non vorremmo far distinzione anche tra dittatori di destra e narco-dittatori di sinistra?
La Bolivia e il Venezuela si sono trasformate  in un narcos-stati nelle mani di Evo Morales. e di Maduro. 
A seguito dell'uscita di Morales dalla Bolivia, la lotta si consuma tra la rete del narcotraffico e la democrazia.
Come si fa a considerare democratiche queste dittature? Il castro-chavismo vuole diffondersi in tutta la Regione sudamericana, controllato da Cuba e coadiuvato dalle dittature del Venezuela e del Nicaragua. Oggi la Bolivia potrebbe non appartenere più a quest’alleanza dedita al crimine "istituzionale".
L’indagine del giornalista Leonardo Coutinho sul trasporto della cocaina per mezzo di aerei militari boliviani con destinazione al terminal presidenziale (del regime) del Venezuela è solo una delle prove che dimostra che Evo è il capo della produzione di cocaina per mezzo della quale il castro-chavismo si alimenta. Gli attori che agiscono e aiutano la narco-rete sono Cuba, Venezuela e i membri della FARC. Tra i criminali c'è l'allare. Perdendo la zona “libera” di produzione e trasporto gestito da Morales, perdono la parte più importante degli affari legati alla cocaina. Affari in cui entrerebbe un altro Paese fondamentale per i suoi cartelli, il Messico di López Obrador.
Non è un mistero che l’ex dittatore della Bolivia, ora dal Messico, sostenuto dall’ambasciata di Cuba a La Paz, favorisca azioni terroristiche ad opera di cubani, venezuelani e FARC, il tutto con la complicità di Obrador e del suo governo, che se ne infischiano delle norme e delle leggi legate all’asilo.  Ecco perché sussiste uno scontro tra narcotraffico e democrazia, il tutto travestito ma mobilitazione popolare.
Il politologo Carlos Sanchez Berzain sostiene che Cuba, Venezuela, Nicaragua, con il sostegno di Fernández e Kirchner dall’Argentina, vogliono assicurarsi di non perdere il potere legato al narcotraffico truccato da Politica e pretendono scongiurare il pericolo che si restauri la lotta anti-narcos con la collaborazione della DEA. Si potrebbero riaprire indagini sulle ricchezze legate al crimine e al riciclaggio di denaro. Queste nazioni, in mano a dittatori allo stile mafiosi, non vogliono correre il rischio che  questo avvenga.
Maduro ha parlato di “dollarizzazione” in Venezuela, ma non è solo quello, in realtà l’economia del paese si basa esclusivamente sul narcotraffico, ma anche sul riciclaggio e il traffico di minerali. Gli effetti di quest’abbondanza, malgrado i prezzi astronomici del Paese, è un chiaro segnale che ci si trovi su una bomba a tempo.
A fronte del rapporto di Craig Faller, ammiraglio della Marina degli Stati Uniti, capo del Comando Sud, il Venezuela continua ad essere un corridoio fondamentale della droga, uno dei ponti principali del narcotraffico internazionale.  Il traffico ha subito un incremento del 50% in Venezuela, dove i cartelli godono del sostegno diretto di Maduro e dei suoi collaboratori.
Faller dichiara: “Maduro favorisce il narcotraffico che ha subito un incremento del 50% in entrata e in uscita dal Venezuela”. Ha sottolineato che le autorità americane hanno più volte denunciato i vincoli criminali grazie ai quali il chavismo si mantiene al potere e che hanno trasformato il Venezuela, come sappiamo, in un narco Stato rifugio di diversi gruppi terroristici.

A questo punto alcune  domande sorgono spontanee.
Come fa quella parte di opposizione venezuelana a pensare di dialogare con Maduro e accettare elezioni in dittatura?
Come fa l’Europa ma soprattutto l’Italia, come fa a mantenersi neutrale e parlare di dialogo se dal Venezuela passa e parte gran parte della droga che giunge in Europa e in Italia?
La battaglia contro il narcotraffico può essere ignorata quando per partito preso si difende una dittatura che ha ridotto il paese ai minimi termini?
Perché alcuni esponenti della politica italiana, nonché giornalisti e comunicatori “intellettuali”, sostengono che  il Venezuela sia un modello da seguire? 
Il Venezuela della gente che soffre non è disposto a tacere. La povertà e la repressione causata dallo Stato mafioso di Maduro non possono essere considerate un modello da seguire. Se ci si impegna nella lotta al narcotraffico bisogna mettersi dalla parte giusta, quella delle libertà, della democrazia, lotta contro il crimine, che nulla hanno a che vedere con i colori politici.

[Carlos Gullì @cosmodelafuente]
per familiafutura.com





agosto 21, 2019

Venezuela: Tareck El Aissami Wanted (ministro del regime venezuelano accusato di narcotraffico internazionale) 10 milioni di dollari per chi fornirà informazioni





Nervosismo tra le fila del regime di Maduro. Dieci milioni di dollari è la lauta ricompensa a chi fornirà notizie per la  cattura di Tareck el Aissami, uno dei capi del narcotraffico e Vicepresidente Area economica del regime in Venezuela, ex ministro dell’interno.

El Aissami nel 2012 Ministro d’ufficio del Ministero Giustizia del Venezuela. Seguace di Chávez già ai tempi del Movimento Quinta Repubblica. E’ stato in seguito governatore dello stato di
Organizzatore e coordinatore di una gigantesca rete di traporto di cocaina con arei privati dal Venezuela consegnano agli Stati Uniti. Ricercato per narcotraffico internazionale è uno dei personaggi del regime chavista venezuelano.
Tra i maggiori ricercati nella lista dei delinquenti del Servizio di Controllo e Dogana degli Stati Uniti. Rischia 30 anni di carcere.
Secondo il rapporto di Insight Crime i carichi pubblici gli hanno permesso libertà d'azione e la collaborazione di gruppi criminali e guerriglieri. 
Impossibile restare neutrali. Il prossimo governo italiano, a fronte della crisi e della criminalità al potere in Venezuela, dovrebbe ritrattare la sua posizione di neutralità voluta dal M5S e dall'ex governo giallo-verde, anche perché il crimine internazionale dovrebbe interessare tutti.
------------
Potrebbe interessarti anche : [L'Indro] Gruppi criminali locali, guerriglieri colombiani e fazioni ribelli dissidenti e elementi corrotti delle Forze dell’Ordine controllano vaste aree a sud del fiume Orinoco, negli Stati Bolívar e Amazonas, ovvero controllano il ricco mercato dell’oro illegale e degli altri minerali la cui estrazione avviene illegalmente. La situazione e i rischi insiti per la stabilità del Venezuela li abbiamo raccontati in ‘Oro e morte nel violento Sud del Venezuela’. Ma chi sono questi gruppi criminali e questi ex guerriglieri divenuti criminali comuni che hanno trasformato il Sud del Venezuela in una bomba a orologeria per la sicurezza dell’intera regione e continuano essere un problema ben poco conosciuto?

Sono ‘sindicatos’, ‘pranes’ e membri delle sigle della guerriglia colombiana politicamente ben note, le Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia (FARC) e l’Ejército de Liberación Nacional (ELN). A descrivere questa realtà e il loro agire è Crisis Group, il centro studi che ha realizzato il più recente e completo rapporto sul tema.

[Carlos Gullì] @cosmodelafuente


(sigue en español)

Nerviosismo en el chavismo, como revelan unas recientes declaraciones del propio Nicolás Maduro
La diplomacia norteamericana ha sido consultada sobre la recompensa para capturar a El Aissami y ha colaborado en este proceso.
REUTERS / Manaure Quintero.

Estados Unidos se disponen a poner precio a cualquier pista que lleve a la detención del viceministro económico de Venezuela Tareck el Aissami, después de haberle incluido recientemente en la lista de delincuentes más buscados del Servicio de Control de Inmigración y Aduanas de Estados Unidos por narcotráfico. Si es capturado y enjuiciado, El Aissami se enfrenta a al menos 30 años de prisión en EE.UU.
Junto a El Aissami encabeza la lista de personas más buscadas de las autoridades migratorias estadounidenses el empresario venezolano Samark José López-Bello, acusado de ser secuaz del político en un entramado internacional de venta de droga. La ley de designación de narcotraficantes extranjeros, aprobada por el Capitolio en 1999 y en vigor desde 2000, permite dictar sanciones y solicitar extradición a quienes introduzcan cargamentos de droga en EE.UU.
En marzo, un juzgado de Nueva York presentó cargos contra El Aissami y Bello por organizar y supervisar una gigantesca red de transporte de cocaína con aviones privados desde Venezuela a América del Norte. El 31 de julio la cuenta oficial en Twitter del Servicio de Control de Inmigración y Aduanas de Estados Unidos publicó una foto de El Aissami con el mensaje: «¿Ha visto usted a este fugitivo de los más buscados? Se le busca por narcotráfico».
Por ley, la orden de captura contra El Aissami de EE.UU. puede afectar también a su familia, ya que las sanciones estipuladas afectan a los «allegados de un traficante de drogas si se han beneficiado de las ganancias de esa actividad en los últimos cinco años». La diplomacia norteamericana ha sido consultada sobre la recompensa para capturar a El Aissami y ha colaborado en este proceso.
[Fuente : ABC International]
Lee más click
Según reporte de Insight Crime su permanencia en cargos públicos ha favorecido el incremento de la violencia y el surgimiento y libre acción de nuevos actores, como los pranes. Todos sus nexos con el crimen organizado han sido posibles gracias a la estructura mafiosa del Estado venezolano.
Las redes de narcotráfico facilitadas por Tareck El Aissami le han ayudado a forjar relaciones con varios de los grupos criminales más peligrosos del mundo. El Departamento del Tesoro estadounidense lo vincula con el cartel de Los Zetas, en México. Investigaciones periodísticas, basadas en informes y filtraciones de organizaciones, lo relacionan con las extintas FARC y con Hezbolá.


gennaio 29, 2019

Il Venezuela di Maduro è uno Stato mafioso

Il Venezuela, nelle mani di Maduro, è diventato un centro strategico del crimine, con conseguenti problematiche per tutta l’America Latina e altri paesi. Il secondo mandato di Nicolás Maduro, quello che lui ha imposto a seguito di elezioni anticipate, non democratiche e  quindi non riconosciute da molti paesi del mondo, avrebbe peggiorato sicuramente la situazione. Il vero golpista, per i molti a digiuno dei veri fatti venezuelani, è proprio Maduro, il quale,  di sua iniziativa, con la complicità della “sua” magistratura compiacente, ha annullato i poteri del Parlamento legittimo, eletto dal popolo nel 2015. Nelle mani delle opposizioni. Questo è il “golpe” di cui i disinformati non parlano.
Ne ha parlato in maniera precisa  il “The New York Times” già un anno fa.  

Nonostante le sanzioni, questo regime repressore si mantiene in vita grazia ai suoi vincoli criminali. Ai vertici del Governo vi sono le persone direttamente coinvolte, come Diosdado Cabello (Presidente dell’Assemblea Costituente illegittima, numero due dello Stato, a capo del PSUV partito socialista); Tareck El Aissami (Ministro dell’Industria) e Nestor Reverol (ministro degli Interni), entrambi sanzionati dall’ONU.
La definizione più azzeccata è che siamo di fronte a uno Stato mafioso, dal momento che il crimine organizzato è a stretto contatto con la vita quotidiana della gente.
L’organizzazione “In Sight Crime” negli ultimi anni, ha raccolto informazioni sul governo venezuelano, sui funzionari coinvolti nel traffico di droga, il noto Cartello de Los Soles. I “soles” sono le stellette dorate sulle divise della Generali della Guardia Nacional Bolivariana, responsabile della sicurezza interna, ma anche degli  aeroporti, porti, frontiere, da dove qualsiasi trafficante dovrebbe entrare.
Si scopre che i primi venti nomi della lista furono facilmente rintracciabili. Almeno 123 persone con posti di alto livello del governo e circa 15 istituzioni statali ne erano coinvolte.
La cocaina giunge a palate in Venezuela dalla Colombia. La produzione di droghe non è mai stata cos massiccia e si calcola che se solo dalla zona colombiana se ne stia producendo circa 921 tonnellate all’anno. Nel 2010 il Venezuela collaborava con 200 tonnellate. Mentre nel passato i cartelli colombiani dirigevano il commercio e corrompevano i funzionari venezuelani, oggi ci sono le prove che sono proprio i venezuelani della cupola al potere quelli che partecipano direttamente al narcotraffico.

Uno degli esempi più evidenti,nel 2016 hanno condannato i nipoti di Cilia Flores (moglie di Nicolás Maduro) per accuse di traffico di cocaina negli Stati Uniti.
Non è soltanto il traffico di droga a produrre guadagni ingenti al Venezuela, a seguito dell’indagine effettuata, si scopre che anche il  contrabbando di benzina ne è una buona fonte. Quando Maduro chiude le frontiere con la Colombia nel 2015 e poi nel 2016, rafforza il monopolio dell’Esercito venezuelano sul contrabbando della benzina.
Inoltre sono fortissimi i guadagni (senza rischi), attraverso il saccheggio del tesoro di Stato. Nel momento in cui la trasparenza e l’esibizione dei conti vengono eliminati in Venezuela, la cleptocrazia fa da padrona. 
Che dire poi del  sistema artificiale di controllo della moneta. I privilegiati, quelli che hanno accesso al cambio ufficiale di Stato, possono comprare il dollaro a un costo super conveniente e quindi poterci lucrare molto. Tutto questo ha provocato che il Venezuela, malgrado le sue ricchezza, arrivasse alla bancarotta.
I soldati dell’esercito guadagnano l’equivalente di venti dollari al mese, e il salario minimo è di circa 2 dollari al mese. Grazie a questa gravissima situazione, il governo di Maduro ha fatto in modo che involontariamente, ogni venezuelano collabori con l’economia criminale. Se i venezuelani vogliono alimentarsi o trovare medicine, devono rivolgersi al mercato nero e, quindi, dare guadagno alla corruzione che imperversa in tutti gli organismi dello Stato. A tale scopo, Maduro ha ordinato alla polizia di ispezionare i prezzi di vendita dei vari negozi e catene commerciali del paese.
Come se non bastasse anche gruppi terroristici alleati di Maduro sono una forza attiva. La frontiera Colombia-Venezuela è una delle zone con maggiore criminalità in Sudamerica. Lo sostiene uno studio della Insight Crime intitolato “Venezuela, Stato Mafioso?” sostiene che la zona sia diventata il covo di criminali colombiani narcotrafficanti grazie a alll’aiuto e all’attiva collaborazione del governo di Maduro.
Questa protezione non è nuova. Durante il conflitto armato gli alti funzionari FARC-ELN hanno trovato rifugio in Venezuela, zone di frontiere grazie all’aiuto di Hugo Chávez, che fu denunciato dall’ambasciatore di allora, Luis Alfonso Hoyos.
"Chávez vedeva questi gruppi come alleati e permise loro di utilizzare il territorio venezuelano, ma in altre occasioni, quando non gli conveniva, si mise anche contro questi gruppi"- si legge nel rapporto Insight Crime.
L’oro bianco statale, la cocaina, potrebbe diventare il motore che permetta il dilagare del cancro della corruzione nel governo di Maduro. Una situazione che sta danneggiando i paesi più vicini. In Centro America, Honduras e Guatemala vi sono le piste di atterraggio del traffico areo della cocaina. La Repubblica Dominicana è invece la meta delle navi fornitrici dei Caraibi e provenienti dalle coste venezuelane.
Aruba, Trinidad e Tobago, sono diventati centri di contrabbando della benzina a basso prezzo.
Negli ultimi anni circa 3.5 milioni di venezuelani sono fuggiti dal loro Paese disastrato. Emigranti, rifugiati disperati che spesso cadono nelle  mani del crimine organizzato.
Isolato e con gravi problemi economici, il dittatore si è circondato da personaggi coinvolti in attività delittuose. Il Venezuela non è in grado di contenere il crimine organizzato, poiché le forze che dovrebbero combatterlo sono invece quelle che ne dirigono il commercio. Nell’improbabile caso che Maduro volesse mettere fine a questa corruzione, non potrebbe mai farlo, perché questi crimini lo mantengono ancora al potere.
I paesi del mondo non hanno molto spazio di manovra. Il Venezuela è diventato il paradiso del crimine. Eppure c'è qualcuno che parla del governo di Maduro "da imitare". Sarà masochismo o semplice gusto per l'orrido?


Carlos Gullì
@cosmodelafuente
familiafutura.com

Post in evidenza: Laurea honoris causa a Mario Vargas Llosa- Carlos Gullì per Università di Torino

Venzuela: La triste historia de un venezolano en Roma (+ video) con Cosmo de la Fuente

Silencio. Nelson en Roma Él no dejó Venezuela por turismo, sino para buscar una vida mejor. En su patria era pobre de pan, pero inmensamente...