gennaio 29, 2019

Il Venezuela di Maduro è uno Stato mafioso

Il Venezuela, nelle mani di Maduro, è diventato un centro strategico del crimine, con conseguenti problematiche per tutta l’America Latina e altri paesi. Il secondo mandato di Nicolás Maduro, quello che lui ha imposto a seguito di elezioni anticipate, non democratiche e  quindi non riconosciute da molti paesi del mondo, avrebbe peggiorato sicuramente la situazione. Il vero golpista, per i molti a digiuno dei veri fatti venezuelani, è proprio Maduro, il quale,  di sua iniziativa, con la complicità della “sua” magistratura compiacente, ha annullato i poteri del Parlamento legittimo, eletto dal popolo nel 2015. Nelle mani delle opposizioni. Questo è il “golpe” di cui i disinformati non parlano.
Ne ha parlato in maniera precisa  il “The New York Times” già un anno fa.  

Nonostante le sanzioni, questo regime repressore si mantiene in vita grazia ai suoi vincoli criminali. Ai vertici del Governo vi sono le persone direttamente coinvolte, come Diosdado Cabello (Presidente dell’Assemblea Costituente illegittima, numero due dello Stato, a capo del PSUV partito socialista); Tareck El Aissami (Ministro dell’Industria) e Nestor Reverol (ministro degli Interni), entrambi sanzionati dall’ONU.
La definizione più azzeccata è che siamo di fronte a uno Stato mafioso, dal momento che il crimine organizzato è a stretto contatto con la vita quotidiana della gente.
L’organizzazione “In Sight Crime” negli ultimi anni, ha raccolto informazioni sul governo venezuelano, sui funzionari coinvolti nel traffico di droga, il noto Cartello de Los Soles. I “soles” sono le stellette dorate sulle divise della Generali della Guardia Nacional Bolivariana, responsabile della sicurezza interna, ma anche degli  aeroporti, porti, frontiere, da dove qualsiasi trafficante dovrebbe entrare.
Si scopre che i primi venti nomi della lista furono facilmente rintracciabili. Almeno 123 persone con posti di alto livello del governo e circa 15 istituzioni statali ne erano coinvolte.
La cocaina giunge a palate in Venezuela dalla Colombia. La produzione di droghe non è mai stata cos massiccia e si calcola che se solo dalla zona colombiana se ne stia producendo circa 921 tonnellate all’anno. Nel 2010 il Venezuela collaborava con 200 tonnellate. Mentre nel passato i cartelli colombiani dirigevano il commercio e corrompevano i funzionari venezuelani, oggi ci sono le prove che sono proprio i venezuelani della cupola al potere quelli che partecipano direttamente al narcotraffico.

Uno degli esempi più evidenti,nel 2016 hanno condannato i nipoti di Cilia Flores (moglie di Nicolás Maduro) per accuse di traffico di cocaina negli Stati Uniti.
Non è soltanto il traffico di droga a produrre guadagni ingenti al Venezuela, a seguito dell’indagine effettuata, si scopre che anche il  contrabbando di benzina ne è una buona fonte. Quando Maduro chiude le frontiere con la Colombia nel 2015 e poi nel 2016, rafforza il monopolio dell’Esercito venezuelano sul contrabbando della benzina.
Inoltre sono fortissimi i guadagni (senza rischi), attraverso il saccheggio del tesoro di Stato. Nel momento in cui la trasparenza e l’esibizione dei conti vengono eliminati in Venezuela, la cleptocrazia fa da padrona. 
Che dire poi del  sistema artificiale di controllo della moneta. I privilegiati, quelli che hanno accesso al cambio ufficiale di Stato, possono comprare il dollaro a un costo super conveniente e quindi poterci lucrare molto. Tutto questo ha provocato che il Venezuela, malgrado le sue ricchezza, arrivasse alla bancarotta.
I soldati dell’esercito guadagnano l’equivalente di venti dollari al mese, e il salario minimo è di circa 2 dollari al mese. Grazie a questa gravissima situazione, il governo di Maduro ha fatto in modo che involontariamente, ogni venezuelano collabori con l’economia criminale. Se i venezuelani vogliono alimentarsi o trovare medicine, devono rivolgersi al mercato nero e, quindi, dare guadagno alla corruzione che imperversa in tutti gli organismi dello Stato. A tale scopo, Maduro ha ordinato alla polizia di ispezionare i prezzi di vendita dei vari negozi e catene commerciali del paese.
Come se non bastasse anche gruppi terroristici alleati di Maduro sono una forza attiva. La frontiera Colombia-Venezuela è una delle zone con maggiore criminalità in Sudamerica. Lo sostiene uno studio della Insight Crime intitolato “Venezuela, Stato Mafioso?” sostiene che la zona sia diventata il covo di criminali colombiani narcotrafficanti grazie a alll’aiuto e all’attiva collaborazione del governo di Maduro.
Questa protezione non è nuova. Durante il conflitto armato gli alti funzionari FARC-ELN hanno trovato rifugio in Venezuela, zone di frontiere grazie all’aiuto di Hugo Chávez, che fu denunciato dall’ambasciatore di allora, Luis Alfonso Hoyos.
"Chávez vedeva questi gruppi come alleati e permise loro di utilizzare il territorio venezuelano, ma in altre occasioni, quando non gli conveniva, si mise anche contro questi gruppi"- si legge nel rapporto Insight Crime.
L’oro bianco statale, la cocaina, potrebbe diventare il motore che permetta il dilagare del cancro della corruzione nel governo di Maduro. Una situazione che sta danneggiando i paesi più vicini. In Centro America, Honduras e Guatemala vi sono le piste di atterraggio del traffico areo della cocaina. La Repubblica Dominicana è invece la meta delle navi fornitrici dei Caraibi e provenienti dalle coste venezuelane.
Aruba, Trinidad e Tobago, sono diventati centri di contrabbando della benzina a basso prezzo.
Negli ultimi anni circa 3.5 milioni di venezuelani sono fuggiti dal loro Paese disastrato. Emigranti, rifugiati disperati che spesso cadono nelle  mani del crimine organizzato.
Isolato e con gravi problemi economici, il dittatore si è circondato da personaggi coinvolti in attività delittuose. Il Venezuela non è in grado di contenere il crimine organizzato, poiché le forze che dovrebbero combatterlo sono invece quelle che ne dirigono il commercio. Nell’improbabile caso che Maduro volesse mettere fine a questa corruzione, non potrebbe mai farlo, perché questi crimini lo mantengono ancora al potere.
I paesi del mondo non hanno molto spazio di manovra. Il Venezuela è diventato il paradiso del crimine. Eppure c'è qualcuno che parla del governo di Maduro "da imitare". Sarà masochismo o semplice gusto per l'orrido?


Carlos Gullì
@cosmodelafuente
familiafutura.com

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