novembre 28, 2010

Yara Gambirasio: i primi indizi. Non dimentichiamola

Come padre, come uomo e come giornalista non posso non parlare di un caso importante come quello della tredicenne Yara Gambirasio. Fortunatamente, grazie alla collaborazione con Newnotizie, posso dare un aiuto anche io.
Non dimentichiamo Yara.


Cosmo de La Fuente
cosmo@cosmodelafuente.com

novembre 24, 2010

Emilio Fede: botte e pugni al ristorante per il direttore del Tg4

MILANO - Il direttore del Tg4, Emilio Fede, e' stato aggredito ieri sera in un ristorante a Milano da un uomo che lui stesso ha definito ''amico di amici'' e che lo ha preso a pugni in testa e faccia ''senza motivo''.

Fede stava cenando alla Risacca 6 di via Marcona con tre amici, marito e moglie e una loro amica, quando da un tavolo vicino si è alzato un uomo per salutare uno dei suoi commensali: "mi si è avvicinato, pensavo mi volesse salutare - racconta il direttore - invece senza alcuna ragione mi ha dato tre pugni in testa". Non era la prima volta che il direttore incrociava il suo aggressore: "lo conosco, l'ho visto qualche volta a Forte dei Marmi in estate e una a Milano, possiamo dire - spiega il direttore - che è amico di amici". Fede non ha alcuna idea del motivo dell'aggressione: "mi sono chiesto 'fatti una domanda e datti una risposta', e ho pensato che sono mancato a una cena cui mi ha invitatò". L'aggressore è stato subito fermato dagli uomini della scorta di fede e poi dai carabinieri, mentre il direttore del Tg4 è stato portato in ospedale dove, ricorda, gli sono state diagnosticate lesioni guaribili in venti giorni. Fede, assistito dall'avvocato Nadia Lecci, ha denunciato l'uomo per lesioni gravissime e minacce di morte.

AGGRESSORE FEDE E' SIGNOR 'AMARO GIULIANI' - E' Gian Germano Giuliani, l' imprenditore settantenne del noto amaro medicinale, l'uomo che ha aggredito ieri sera in un ristorante a Milano Emilio Fede. Lo ha confermato lo stesso direttore del Tg4.

LEGALE FEDE, ANCHE GRAVISSIMI DANNI DI IMMAGINE - L'aggressione a Emilio Fede ha causato al direttore del Tg4 "gravissimi danni personali e anche di immagine". Lo ha detto l'avvocato Nadia Alecci, il legale che già domani presenterà in procura a Milano una querela nei confronti dell'imprenditore che ha preso a pugni Fede. Nella querela l'imprenditore, oltre che per le lesioni provocate, verrà denunciato anche per le minacce lanciate al giornalista. "Gli costerà caro - ha commentato lo stesso Fede - dal punto di vista sia penale sia economico".

FEDE, ESCLUDO RAGIONI POLITICHE O SENTIMENTALI - "Non voglio fare il martire, escludo motivi politici o sentimentali dietro questa aggressione": lo ha detto Emilio Fede all'ANSA. Il direttore del Tg4 ha ribadito che, a suo avviso, l'unica ragione che potrebbe aver spinto Gian Germano Giuliani a dargli tre pugni è un invito a cena respinto. "Questo signore - ha detto Fede - può aver preso a dispetto solo una cena non confermata, ma sia con lui sia con la signora c'é sempre stata una storia di cordialità. Non c'é dietro nulla - ha sottolineato - che giustifichi una reazione simile". Nonostante l'aggressione e le lesioni subite, Fede oggi ha condotto comunque il Tg4: "ho avuto la forza di andare in onda anche se ho straparlato, ho detto - ha scherzato - 'e' come se avessi avuto una botta in testà".
Chissà quanti sorrideranno di questo ma, secondo me, c'è poco da ridere. Potrebbe capitare a chiunque di trovarsi di fronte un pazzo. C'è sempre qualcuno che può non essere d'accordo con noi e questo darebbe il diritto di picchiarci?
CdF

novembre 23, 2010

Gesù Cristo, il redentore, è tornato, si chiama Saviano

Rifiuti a Napoli? Saviano incolpa il Nord

[articolo di Il Giornale]

Quaranta minuti di telepredicazione di Roberto Saviano - lui la chiama «narrazione» - per mettere a nudo le cause dello scandalo rifiuti in Campania. Lo scrittore rifiuta (è il caso di dirlo) la parola emergenza: prolungandosi da 16 anni si tratta ormai di un dato fisiologico. Rifiuta ancora l’etichetta di «terroni zozzoni»: l’inventore della raccolta differenziata è nientemeno che Ferdinando II di Borbone, anno Domini 1832, monarca che invitò i concittadini a tenere separati «i frammenti di cristallo e vetro» pena l’arresto. «Non siamo predisposti alla monnezza», scandisce l’eroe di quell’«Ufo televisivo» che è il programma Vieni via con me secondo il quotidiano francese Le Monde.
E allora come mai Napoli è diventata la vergogna d’Europa? Che cosa ha portato a formare una montagna di spazzatura illegale gestita dalle ecomafie che secondo i calcoli di Saviano è alta addirittura il doppio dell’Everest? La risposta è semplice, i colpevoli additati ai milioni di spettatori sono due. Il Nord Italia e Silvio Berlusconi. Lo scrittore parla di responsabilità diffuse, politici, imprenditori, camorristi, massoneria deviata. Risale alla fine degli Anni Ottanta per accordi sottobanco che prevedevano lo smaltimento di rifiuti tossici in cambio del finanziamento di certe campagne elettorali. Fa scendere una lacrimuccia stabilendo che l'emergenza è scattata 16 anni fa: è il 1994, fatalità l’anno in cui Berlusconi vince per la prima volta le elezioni, quello fatidico della discesa in campo. E all’inizio del programma Fabio Fazio elenca tra i «desideri impossibili», assieme alla «tv che si occupi di politica ma senza politica che si occupi della tv», anche l’utopia che non si dica più «scendere in campo» ma «servire il Paese».
Ma contro Berlusconi non ci sono soltanto riferimenti generici e indiretti. Saviano fa leggere al regista Gabriele Salvatores le sette dichiarazioni in due anni del premier secondo cui «l’emergenza è risolta». Le promesse non mantenute, secondo lo scrittore, sono anche peggio degli sporchi traffici camorristici perché rubano la speranza ai meridionali, gli cuciono addosso etichette che non meritano. Salvatores legge e Saviano ridacchia. Ed ecco cucita addosso al premier l’etichetta di quello che ha alimentato il caos.
L’altro imputato è il Nord. «La dinamica è semplice - dice il nuovo Savonarola - le discariche sono piene, la magistratura le sequestra, i camion non scaricano, la monnezza resta per terra, si moltiplicano i roghi per bruciarla». Accidenti, ci voleva Vieni via con me per smascherare quello che è sotto gli occhi di tutti. «Tutta colpa della politica, ha fatto tutto in modo disastroso, destra o sinistra sono uguali anche se le responsabilità sono diverse. Sono stati spesi otto miliardi di euro in 10 anni per l’emergenza, una massa di denaro su cui la politica ha speculato senza risolvere nulla, ma facendo guadagnare una delle più grandi aziende d’Europa, la camorra».
E perché le discariche sono piene? Forse perché c’è un solo inceneritore in tutta la regione fatto aprire dall’esercito schierato da Berlusconi e funzionante per appena un terzo del potenziale? Forse perché ogni paesucolo dichiara guerra allo Stato quando nelle vicinanze si ipotizza di aprire un nuovo smaltitore? Forse perché la camorra sobilla la popolazione per non perdere l’eco-business che vale un fatturato pari a quello di Telecom? No. Colpa dei rifiuti del Nord. Le aziende del Nord hanno sversato in Campania parte dei rifiuti destinati allo smaltimento in Africa. La grande distribuzione del Nord ha strangolato gli agricoltori del Sud obbligandoli a trasformare i frutteti in ricettacoli di ecoballe perché così i terreni rendono di più. «Nord-Sud, Nord-Sud: è questo il messaggio che deve passare», ripete Saviano il quale accusa i politici che dicono: non vogliamo la spazzatura di Napoli. «Invece la monnezza è di tutti, il Paese è fatto di vasi comunicanti - pontifica lo scrittore - ragionare così è da codardi, miopi e in malafede». Da intoccabili, verrebbe da aggiungere.

Come Saviano. Tra i «desideri impossibili» di Fazio, infatti, c’è anche la museruola al Giornale: «Nessun giornale faccia più una raccolta di firme contro Roberto Saviano perché non è un partito politico ma è molto di più, è una persona». La formula dell’elenco invece rende molto misero l’intervento del comico Corrado Guzzanti, l’unico a strappare qualche sorriso con le sue freddure contro tutti.

Ma, insomma, chi crede di essere questo, forse il nuovo Gesù Cristo? Un gagnetto di 29 anni che lanciato al successo, per errore, si sente improvvisamente il nuovo redentore, una sorta di santone che pensa di possere la verità su tutto. Questo tipo di persone dimostrano solo di esser degli ignorantoni, perché la bacchetta magica non ce l’ha nessuno. Ha dimenticato, lo sciocchino, che le tasse che si pagano al nord, vengono utilizzate soprattutto per il sud? I numerosi falsi invalidi che mantengono i settentrionali lo calcola questo spacconcello?
CdF

Da mesi ormai non si fa altro che parlare dello scandalo dei falsi invalidi, finti ciechi e finti pazzi scoperti a Napoli nella zona del Pallonetto di Santa Lucia, che grazie ad una serie di connivenze e complicità con politici, medici e funzionari comunali, per anni hanno truffato lo Stato. Dato il sospetto che lo scandalo del Pallonetto non è l’unico imbroglio in questo settore, per cercare di arginare il fenomeno, sono stati infittiti i controlli da parte dell’INPS. Dei 200 mila controlli effettuati su scala nazionale nell’anno 2009, quasi il 20% di essi (circa 38 mila) sono stati effettuati a Napoli e nell’anno corrente già sono state chiamate a visita di verifica circa 12 mila persone sulle 100 mila chiamate su tutto il territorio nazionale. Nei comunicati dell’Istituto di Previdenza si parla di 50 mila pensioni sospette.
Cosmo

novembre 18, 2010

Travaglio e Saviano come Caino e Abele...sotto sotto si detestano

Come Caino e Abele: Travaglio non ci sta! Saviano, fai un passo indietro .Il dio Marco Travaglio, sebbene dica di essergli amico, sotto sotto non vede di buon occhio Saviano. Come Cristo e l’Anticristo, come il bianco sta al nero, come Di Pietro a Berlusconi, cominciano a stare sullo stesso piano. Questo non piace a Marco, l’uomo che s’illude di discendere da Dio e di vedere il tutto e il niente.
Si sa che in tempo di crisi bisogna salvaguardare il proprio lavoro e quando vivi di ‘giornalisimo’ anche se pessimo, anche se sulla pelle degli altri. Oggi, però, la pelle è anche la sua. Saviano comincia a spaziare, eppure avevano i ruoli ben definiti: uno si occupava di Berlusconi e l’altro doveva parlare, sempre e solo di Mafia. Lui si che poteva parlare di mafia, non citiamo quelli che la combattono faccia faccia, tacciamo su Maroni che si è impegnato a far guerra alla malavita organizzata; sono solo particolari se accostiamo alla saggezza dello scrittore. Maroni? NO!! Non doveva avere tanto successo dimostrando di aver, veramente, fatto terra bruciata intorno alle mafie. Ora, tutto quello che ha detto, che la Lega conversa con le mafie cade in ridicolo.
Che cosa vuole Saviano che, in qualche modo, sta oscurando l’immagine “simpaticona” e “ironica” di Marco Travaglio, che gode talmente tanto quando parla da Santoro che quasi trema. Le sue risatine isteriche. Ora Saviano, con i suoi monologhi, sta veramente dando noia Travaglio.
Che cosa fare allora? Con finta modestia e con fare da insegnante dice: “Sono amico di Saviano ma posso anche criticarlo”. Lui, il dio delle chiacchiere, il signore dell’antiberlusconismo, si adagia e guarda Saviano, lo critica, perché (pensa) la sua critica è come un tesoro, le sue parole sono sacro insegnamento.
Una lotta tra titani? Il livello d’insignificante accozzaglia di pensieri, monotoni, triti e ritriti, che colano sempre uguali.
Tra Saviano e Travaglio si è incrinata l’amicizia, che tanto reale non era.
Qualcuno ha detto che Travaglio voleva un Saviano “travagliato” ma non è così. La verità è che voleva non si avventurasse nel discorso politico berlusconese, quello doveva restare off-limits. Come sopravvivranno al dopo Berlusconi? Non ci sarà l’oggetto della discordia, non ci sarà nemmeno la materia di discussione.
Queste le parole di Travaglio:
“Mi concentro su quanti mi domandano perché criticare un grande e coraggioso scrittore come Roberto Saviano. Io non ho criticato Saviano in quanto grande e coraggioso scrittore. Ho semplicemente detto che, rispetto alle attese che aveva suscitato con un programma tutto suo, mi aspettavo qualcosa di più. Se ho citato Dell’Utri, Berlusconi, Cuffaro, i rapporti mafia (o camorra) e politica, le trattative Stato-mafia ai tempi delle stragi, non è certo perché pretendessi, come mi scrive qualcuno, che “Saviano facesse il Travaglio”. Ma perché erano stati proprio Saviano e Fazio a preannunciare che quelli sarebbero stati alcuni dei temi trattati nel loro programma. E credo che sia stato proprio per questo che i vertici Rai hanno provato a bloccare il programma col pretesto dei costi troppo alti. Sono amico di Roberto Saviano… Criticare il suo programma non è la stessa cosa. Tra persone che si apprezzano e si stimano, la lesa maestà non ha cittadinanza: le critiche, anzi, sono un gesto di amicizia che può arricchire e aiutare a crescere. In questo spirito ho criticato Roberto, confidando che nelle altre tre puntate di Vieni via con me ritrovi quella magnifica “spettinatura” che ne fa un intellettuale atipico, disorganico, disomogeneo, sorprendente, estraneo a ogni etichetta e a ogni “presepe”. Un intellettuale che ama l’Italia e dunque, necessariamente, “anti-italiano”. Chi vuole trasformarlo in un santino infallibile e incriticabile non sa quanto gli vuole male. Gli elogi agli infallibili e agli incriticabili non valgono nulla. Anzi, non sono neppure elogi: sono servi encomi”.
Dio ha parlato, ora siamo più dotti. Ma fammi il piacere! Che discorsi logori e abusati.
Cosmo de La Fuente

Iovine: il video dell'arresto

novembre 16, 2010

Fini: la giostra. Un padre che ruba ai propri figli

Fini da Saviano: la giostra di un dio minore
La destra è a destra, la sinistra sta a sinistra, del centro, invece, nessuna traccia. Una pagliacciata la partecipazione di Fini e Bersani alla giostra di Fazio e Saviano.

La sinistra che guarda verso destra e viceversa.
Una finta par condicio che vuole prendere in giro gli italiani, la politica italiana ridotta alla destra e alla sinistra. I milioni di elettori che non si riconoscono in Fini, lo zerbino della
Tulliani e nemmeno in Bersani, così debole e insignificante, dove li mettiamo? Come si permette Fazio a fare il Chávez della situazione? Sta nascendo un nuovo dio?
Questo Saviano, con un linguaggio e un atteggiamento che lo avvicinano di più a "Alice nel paese delle meraviglie", che si è ritrovato un pacco in mano che non sa come scartare, cosa vuole? Come parla? Quello sguardo non m‟ispira fiducia. Si trova sul piedistallo ma non sa nemmeno il perché. L‟importante è parlare. Le oche starnazzanti sorrideranno delle sue battute idiote, acclameranno qualsiasi cosa dice perché fa chic.

Il partito di Fini cosa crede di fare? Non si è mai confrontato con gli altri.
“Il mondo è marcio, il nord è marcio, tutto è marcio” sostiene Saviano; i politici sono pavidi e corrotti (eppure ne ha due vicino), è arrivato "San Saviano del Rimpianto" a salvare l‟Italia. Quanti luoghi comuni alla: “rosso di sera bel tempo si spera”, il rosso di Bersani o il „rosso‟ che ricorda il sangue morale versato dalle ferite che Fini ha inferto al popolo italiano rinnegando, non solo la scelta degli elettori, ma soprattutto se stesso. Chi è così stolto da fidarsi del classico uomo zerbino troppo usato dalla sua donna.

Saviano è uno scrittore che s'illude di lottare contro la criminalità mafiosa dimenticando che sono moltissimi quelli che „seriamente‟ lottano contro la malavita. Chi crede di essere questo tipo?
Fini vuol mostrare a tutti di essere finalmente diventato un diavolo buono, non più l‟alleato di Berlusconi, ha impiegato quindi anni a capire che, come Lucifero, era necessaria una scelta, magari di allearsi con gli „altri‟. Chi si fida di un tipo così deve proprio essere un ingenuo. Rinnega tutto il suo passato pur mantenendone i valori, a parole.
Tutto si terminerebbe con una stretta di mano. Sono contenti. Credono di aver fatto fuori l‟ostacolo.
Poveri illusi. La giostra non funziona, comunque vada, resterà un dio minore.
Cosmo de La Fuente

novembre 14, 2010

MEDIACONTACT.IT -Licia Colò: gli occhi dell'amore



Secondo l'inchiesta telefonica di Mediacontact.it
Al Primo posto Licia Colò è la donna ideale come compagna.
Al secondo posto : Maria Luisa Busi
Al terzo: Paola Perego

La domanda comprendeva bellezza, intelligenza, affetto e tutti i colori della convivenza.
Belén Rodriguez al 21° posto.

Carlos Cosmo Gullì per Mediacontact
N.ro 900 telefonate equamente suddivise tra
nord-centro-sud

novembre 10, 2010

novembre 07, 2010

Francesco Nuti: un grande e attesissimo ritorno al festival del cinema di Roma

Il protagonista del festival del cinema è Francesco Nuti. Il documentario Francesco Nuti... e vengo da lontano rende presente l’attore nonostante si trovi a casa in riabilitazione.

Il regista Mario Canale ha voluto ripercorrere i momenti felici della carriera di Nuti proponendo scene da film, evidenziando la passione che l’attore aveva per la musica e le canzoni, ricordando la partecipazione a Sanremo e il suo difficile rapporto con il mondo femminile che sfociava in un disarmante, tenero ma confuso sentimento.

Il grande Nuti non riesce a parlare da quattro anni a seguito di una caduta che le aveva causato il coma, un delicato intervento chirurgico e l’uscita dal coma dopo ventidue giorni costringendolo su una sedia a rotelle.

Il Malincomico: la lettera del “malinconico” letta prima della proiezione dal suo ultimo amore Annamaria Malipiero, madre di sua figlia Ginevra che recita così: “Mi dispiace non essere presente. Ho ricominciato a lavorare ma non sono ancora forte abbastanza. La parola stenta a scivolare e dopo cento passi devo riposare. Sto ricominciando perché è difficile rinunciare al cinema. Al cinema tutto è possibile, dal più grande successo alla peggiore rovina, ma si deve sperare sempre. Un bel sorriso. Cecco”.

Sono tutti presenti gli amici più cari: il regista Veronesi; Alessandro Benvenuti; Carlo Verdone; Ornella Muti; Giuliana De Sio e molti altri. Grande commozione in sala e il ringraziamento della donna di Nuti: “ E’ solo grazie all’amore degli amici che non l’hanno dimenticato se ce l’abbiamo fatta e se Francesco è ancora in grado di donarci il suo sorriso”. Qualche lacrima solca il volto dei presenti e sorge spontanea una domanda che resta nella mente di tutti pur non essendo pronunciata: - Perché l’Italia del revival l’ha dimenticato? – Ora, però, non bisogna recriminare, al festival del cinema Francesco Nuti è il vero protagonista.

Il rientro del grande regista toscano non dovrebbe tardare. Francesco Nuti ha promesso di tornare e tutti i suoi amici lo aspettano con ansia. I veri talenti non si scordano mai.

Cosmo de La Fuente

novembre 06, 2010

Sabrina Misseri è l'unica assassina. I mostri esistono.

I mostri esistono, Sabrina Misseri e sua mamma Cosima ne sono l'espressione più vicina a noi.
Sabrina Misseri è l’assassina. Suo padre Michele non avrebbe ucciso Sarah. Ci sono altri responsabili, forse la madre Cosima.
L’assassina è Sabrina e forse anche Cosima. Il padre si sarebbe addossato tutte le colpe per salvare la figlia e la moglie, le due comandanti di casa.
Un omicidio raccapricciante che potrebbe diventare il caso del secolo, per la crudeltà dell’assassinio e per la falsità di zia e cugina della povera Sarah, barbaramente uccisa per gelosie di famiglia. Sabrina perché gelosa di Ivano e la mamma, Cosima, perché odiava la nipote perché più bella delle proprie figlie. Se questo risultasse vero saremmo di fronte alla malignità di una strega.
E’ ‘Quarto grado’ su rete4 ad annunciarlo.

novembre 05, 2010

Sabrina Misseri: l'assassina resta in cella. Le tre donne come mantidi fanno fuori il maschio.

Taranto - Un sopralluogo dei magistrati che coordinano le indagini sull'omicidio di Sarah Scazzi è stato effettuato in via Grazia Deledda, davanti la casa di Michele Misseri, per cercare di ricostruire quanto avvenuto il pomeriggio del 26 agosto, quando, lo zio della 15enne uccise la ragazzina.

Il sostituto procuratore Mariano Buccoliero, e l'amica di Sabrina Misseri, Mariangela Spagnoletti, divenuta ormai "teste chiave" nell'inchiesta della Procura di Taranto, hanno ricostruito il percorso che Mariangela e Sabrina, quel pomeriggio fecero in auto, per cercare di verificare quanto raccontato dalla cugina di Sarah nel corso degli interrogatori. Oggi sono stati nuovamente sentiti in caserma, ad Avetrana, alcuni dei vicini di casa di Michele Misseri.

Intanto si è appreso che la Procura ascolterà nuovamente Michele Misseri ma non ci sarà il confronto con la figlia Sabrina, accusata di concorso in sequestro di persona e omicidio.
Il parere
A poco sono servite le performance di Sabrina, il suo urlare l'innocenza che diventa sempre meno credibile; inutile lo sforzo della sorella Valentina che oltre ad essere lontana al momento dei fatti, difende a spada tratta la sorella ed è sicura della colpevolezza del padre (del maschio), come delle mantidi fanno fuori il maschio di famiglia e gli chiedono l'estremo sacrificio di accusarsi da solo e scagionare l'ape regina 'Sabrina'. Cara Valentina non puoi essere certa al 100%, non c'eri.