novembre 27, 2019

Venezuela e Bolivia: è guerra aperta narcotraffico vs democrazia




Davvero vogliamo continuare a parlare di lotta al narcotraffico e poi sostenere in narco-dittatori?
Non vorremmo far distinzione anche tra dittatori di destra e narco-dittatori di sinistra?
La Bolivia e il Venezuela si sono trasformate  in un narcos-stati nelle mani di Evo Morales. e di Maduro. 
A seguito dell'uscita di Morales dalla Bolivia, la lotta si consuma tra la rete del narcotraffico e la democrazia.
Come si fa a considerare democratiche queste dittature? Il castro-chavismo vuole diffondersi in tutta la Regione sudamericana, controllato da Cuba e coadiuvato dalle dittature del Venezuela e del Nicaragua. Oggi la Bolivia potrebbe non appartenere più a quest’alleanza dedita al crimine "istituzionale".
L’indagine del giornalista Leonardo Coutinho sul trasporto della cocaina per mezzo di aerei militari boliviani con destinazione al terminal presidenziale (del regime) del Venezuela è solo una delle prove che dimostra che Evo è il capo della produzione di cocaina per mezzo della quale il castro-chavismo si alimenta. Gli attori che agiscono e aiutano la narco-rete sono Cuba, Venezuela e i membri della FARC. Tra i criminali c'è l'allare. Perdendo la zona “libera” di produzione e trasporto gestito da Morales, perdono la parte più importante degli affari legati alla cocaina. Affari in cui entrerebbe un altro Paese fondamentale per i suoi cartelli, il Messico di López Obrador.
Non è un mistero che l’ex dittatore della Bolivia, ora dal Messico, sostenuto dall’ambasciata di Cuba a La Paz, favorisca azioni terroristiche ad opera di cubani, venezuelani e FARC, il tutto con la complicità di Obrador e del suo governo, che se ne infischiano delle norme e delle leggi legate all’asilo.  Ecco perché sussiste uno scontro tra narcotraffico e democrazia, il tutto travestito ma mobilitazione popolare.
Il politologo Carlos Sanchez Berzain sostiene che Cuba, Venezuela, Nicaragua, con il sostegno di Fernández e Kirchner dall’Argentina, vogliono assicurarsi di non perdere il potere legato al narcotraffico truccato da Politica e pretendono scongiurare il pericolo che si restauri la lotta anti-narcos con la collaborazione della DEA. Si potrebbero riaprire indagini sulle ricchezze legate al crimine e al riciclaggio di denaro. Queste nazioni, in mano a dittatori allo stile mafiosi, non vogliono correre il rischio che  questo avvenga.
Maduro ha parlato di “dollarizzazione” in Venezuela, ma non è solo quello, in realtà l’economia del paese si basa esclusivamente sul narcotraffico, ma anche sul riciclaggio e il traffico di minerali. Gli effetti di quest’abbondanza, malgrado i prezzi astronomici del Paese, è un chiaro segnale che ci si trovi su una bomba a tempo.
A fronte del rapporto di Craig Faller, ammiraglio della Marina degli Stati Uniti, capo del Comando Sud, il Venezuela continua ad essere un corridoio fondamentale della droga, uno dei ponti principali del narcotraffico internazionale.  Il traffico ha subito un incremento del 50% in Venezuela, dove i cartelli godono del sostegno diretto di Maduro e dei suoi collaboratori.
Faller dichiara: “Maduro favorisce il narcotraffico che ha subito un incremento del 50% in entrata e in uscita dal Venezuela”. Ha sottolineato che le autorità americane hanno più volte denunciato i vincoli criminali grazie ai quali il chavismo si mantiene al potere e che hanno trasformato il Venezuela, come sappiamo, in un narco Stato rifugio di diversi gruppi terroristici.

A questo punto alcune  domande sorgono spontanee.
Come fa quella parte di opposizione venezuelana a pensare di dialogare con Maduro e accettare elezioni in dittatura?
Come fa l’Europa ma soprattutto l’Italia, come fa a mantenersi neutrale e parlare di dialogo se dal Venezuela passa e parte gran parte della droga che giunge in Europa e in Italia?
La battaglia contro il narcotraffico può essere ignorata quando per partito preso si difende una dittatura che ha ridotto il paese ai minimi termini?
Perché alcuni esponenti della politica italiana, nonché giornalisti e comunicatori “intellettuali”, sostengono che  il Venezuela sia un modello da seguire? 
Il Venezuela della gente che soffre non è disposto a tacere. La povertà e la repressione causata dallo Stato mafioso di Maduro non possono essere considerate un modello da seguire. Se ci si impegna nella lotta al narcotraffico bisogna mettersi dalla parte giusta, quella delle libertà, della democrazia, lotta contro il crimine, che nulla hanno a che vedere con i colori politici.

[Carlos Gullì @cosmodelafuente]
per familiafutura.com





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