agosto 21, 2019

All'ex Sindaco Mimmo Lucano viene impedito di vedere il padre morente. Appello a Sergio Mattarella



Comunicato

Con riferimento al divieto di dimora a Riace per cui l’ex Sindaco Mimmo Lucano non può vedere il padre gravemente ammalato di leucemia.
Domenico Lucano, detto Mimmo, è al momento sottoposto alla misura cautelare del divieto di dimora nella sua Riace, provvedimento comminato dopo un iniziale periodo di arresti domiciliari. Alla base del procedimento c’è un’inchiesta condotta dalla procura di Locri e incentrata sulla gestione dei migranti nel paese di cui è stato sindaco fino al 2018.
Condividiamo e ribadiamo il pensiero di Mauro Palma, Garante Nazionale dei diritti delle persone detenute.
Il divieto di dimora che ha impedito all'ex sindaco di Riace Mimmo Lucano di vedere il padre, 93 anni e malato di leucemia, "ha un sapore punitivo che, in qualche, modo non corrisponde al modo in cui i provvedimenti sono stati pensati e istituiti” - ha dichiarato Mauro Palma -  “Sono preoccupato di questa distorsione” in relazione alla vicenda dell'ex primo cittadino che non può vedere il padre malatissimo perché sottoposto a divieto di dimora a Riace per il suo coinvolgimento nell'inchiesta Xenia.
"Quando alcuni provvedimenti raggiungono dei livelli così forti, tanto da toccare uno dei principi della Convenzione europea dei diritti dell'uomo nell'ambito del diritto al mantenimento dei rapporti affettivi, acquistano una fisionomia diversa e un significato diverso rispetto a quello che dovrebbero avere"
I diritti dell’uomo non possono essere ignorati. Ci appelliamo al Presidente Sergio Mattarella affinché si permetta a Mimmo Lucano di vedere il genitore gravemente ammalato. Non può uno Stato di Diritto negare il diritto al mantenimento dei rapporti affettivi previsti dalla normativa in vigore.  

Carlos Gullì
Presidente Associazione per i diritti umani Familia Futura
Coordinatore U.M.I. Unione Mediatori Interculturali
Nell’elenco esperti Mediatori Culturali del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria Provveditorato Regionale di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta – Detenuti e Trattamento -
carlos.cosmo.gulli@gmail.com

Venezuela: Tareck El Aissami Wanted (ministro del regime venezuelano accusato di narcotraffico internazionale) 10 milioni di dollari per chi fornirà informazioni





Nervosismo tra le fila del regime di Maduro. Dieci milioni di dollari è la lauta ricompensa a chi fornirà notizie per la  cattura di Tareck el Aissami, uno dei capi del narcotraffico e Vicepresidente Area economica del regime in Venezuela, ex ministro dell’interno.

El Aissami nel 2012 Ministro d’ufficio del Ministero Giustizia del Venezuela. Seguace di Chávez già ai tempi del Movimento Quinta Repubblica. E’ stato in seguito governatore dello stato di
Organizzatore e coordinatore di una gigantesca rete di traporto di cocaina con arei privati dal Venezuela consegnano agli Stati Uniti. Ricercato per narcotraffico internazionale è uno dei personaggi del regime chavista venezuelano.
Tra i maggiori ricercati nella lista dei delinquenti del Servizio di Controllo e Dogana degli Stati Uniti. Rischia 30 anni di carcere.
Secondo il rapporto di Insight Crime i carichi pubblici gli hanno permesso libertà d'azione e la collaborazione di gruppi criminali e guerriglieri. 
Impossibile restare neutrali. Il prossimo governo italiano, a fronte della crisi e della criminalità al potere in Venezuela, dovrebbe ritrattare la sua posizione di neutralità voluta dal M5S e dall'ex governo giallo-verde, anche perché il crimine internazionale dovrebbe interessare tutti.
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Potrebbe interessarti anche : [L'Indro] Gruppi criminali locali, guerriglieri colombiani e fazioni ribelli dissidenti e elementi corrotti delle Forze dell’Ordine controllano vaste aree a sud del fiume Orinoco, negli Stati Bolívar e Amazonas, ovvero controllano il ricco mercato dell’oro illegale e degli altri minerali la cui estrazione avviene illegalmente. La situazione e i rischi insiti per la stabilità del Venezuela li abbiamo raccontati in ‘Oro e morte nel violento Sud del Venezuela’. Ma chi sono questi gruppi criminali e questi ex guerriglieri divenuti criminali comuni che hanno trasformato il Sud del Venezuela in una bomba a orologeria per la sicurezza dell’intera regione e continuano essere un problema ben poco conosciuto?

Sono ‘sindicatos’, ‘pranes’ e membri delle sigle della guerriglia colombiana politicamente ben note, le Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia (FARC) e l’Ejército de Liberación Nacional (ELN). A descrivere questa realtà e il loro agire è Crisis Group, il centro studi che ha realizzato il più recente e completo rapporto sul tema.

[Carlos Gullì] @cosmodelafuente


(sigue en español)

Nerviosismo en el chavismo, como revelan unas recientes declaraciones del propio Nicolás Maduro
La diplomacia norteamericana ha sido consultada sobre la recompensa para capturar a El Aissami y ha colaborado en este proceso.
REUTERS / Manaure Quintero.

Estados Unidos se disponen a poner precio a cualquier pista que lleve a la detención del viceministro económico de Venezuela Tareck el Aissami, después de haberle incluido recientemente en la lista de delincuentes más buscados del Servicio de Control de Inmigración y Aduanas de Estados Unidos por narcotráfico. Si es capturado y enjuiciado, El Aissami se enfrenta a al menos 30 años de prisión en EE.UU.
Junto a El Aissami encabeza la lista de personas más buscadas de las autoridades migratorias estadounidenses el empresario venezolano Samark José López-Bello, acusado de ser secuaz del político en un entramado internacional de venta de droga. La ley de designación de narcotraficantes extranjeros, aprobada por el Capitolio en 1999 y en vigor desde 2000, permite dictar sanciones y solicitar extradición a quienes introduzcan cargamentos de droga en EE.UU.
En marzo, un juzgado de Nueva York presentó cargos contra El Aissami y Bello por organizar y supervisar una gigantesca red de transporte de cocaína con aviones privados desde Venezuela a América del Norte. El 31 de julio la cuenta oficial en Twitter del Servicio de Control de Inmigración y Aduanas de Estados Unidos publicó una foto de El Aissami con el mensaje: «¿Ha visto usted a este fugitivo de los más buscados? Se le busca por narcotráfico».
Por ley, la orden de captura contra El Aissami de EE.UU. puede afectar también a su familia, ya que las sanciones estipuladas afectan a los «allegados de un traficante de drogas si se han beneficiado de las ganancias de esa actividad en los últimos cinco años». La diplomacia norteamericana ha sido consultada sobre la recompensa para capturar a El Aissami y ha colaborado en este proceso.
[Fuente : ABC International]
Lee más click
Según reporte de Insight Crime su permanencia en cargos públicos ha favorecido el incremento de la violencia y el surgimiento y libre acción de nuevos actores, como los pranes. Todos sus nexos con el crimen organizado han sido posibles gracias a la estructura mafiosa del Estado venezolano.
Las redes de narcotráfico facilitadas por Tareck El Aissami le han ayudado a forjar relaciones con varios de los grupos criminales más peligrosos del mundo. El Departamento del Tesoro estadounidense lo vincula con el cartel de Los Zetas, en México. Investigaciones periodísticas, basadas en informes y filtraciones de organizaciones, lo relacionan con las extintas FARC y con Hezbolá.


agosto 20, 2019

Carceri disumane in Venezuela. Un deposito trasformato in carcere dove i detenuti vivono in condizioni terribili e disumane.







Carceri disumane in Venezuela. Un deposito trasformato in carcere dove i detenuti vivono in condizioni terribili e disumane.
Il centro di reclusione delle persone private di libertà di Boleita (Caracas) da deposito della Polizia Bolivariana di Maduro, è stato trasformato in carcere.  I detenuti soffrono di denutrizione, maltrattamenti, violenze, sovraffollamento e malattie.  Lo racconta la giornalista Sebastiana Barráez in un reportage per Infobae. La capacità massima consentita è di 250 persone, ma vivono in maniera disumana almeno 1000 detenuti.
-          - Molti di noi doemono in piedi perché non vi è spazio per sdraiarsi – racconta un detenuto. Molti di loro hanno problemi agli inferiori e presentano protuberanze violacee.
-          La maggioranza soffre di cattiva circolazione causata dall’impossibilità di riposare e dormire.
-          Si diffonde la scabbia e non esistono assistenza medica e non vengono forniti farmaci.
-          Oltre 200 detenute sono morte per questi motivi.
In un paese dove i diritti umani dei venezuelani vengono calpestati dal regime, impensabile l’esistenza di un garante dei diritti per i detenuti.
Anche noi denunciamo questo stato disumano in cui vivono (anche) i detenuti del Venezuela. #SosVenezuela
[via Infobae – maduradas]
@cosmodelafuente
Articolo fonte in lingua spagnola clicca qui
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El “depósito” que el régimen convirtió en cárcel donde los presos viven en terribles condiciones
El Centro de Reclusión de Privados de Libertad  Boleíta, mejor conocido Zona 7 de Petare, es un depósito de la Policía Nacional Bolivariana que ha sido convertido en un sitio de reclusión.
Allí los presos sufren de desnutrición, maltratos, hacinamiento y otras enfermedades.
Así lo cuenta la periodista Sebastiana Barráez en un reportaje publicado en Infobae, en el que publicó imágenes sensibles de las humillantes condiciones de los reos en el centro de reclusión, que tiene capacidad de 250 personas y hay casi 1.000.
“Hasta un mes durmiendo de pie porque no hay espacio dónde recostarse, hasta que se abre un huequito donde tirarse”, contó uno de los privados de libertad.
Muchos de los detenidos tienen problemas en las piernas, en las que tienen marcas de morados que parecen protuberancias.
La razón es que la mayoría de ellos sufre de mala circulación producto de las condiciones mínimas para descansar o dormir.
Además, prolifera la sarna: se ha extendido entre los presos porque no reciben atención médica y tampoco les suministran los medicamentos necesarios.
“Han muerto más de 200 privados de libertad por esta situación y los procedimientos inadecuados que se le implementa a los privados en esos sitios no aptos”, dijo a Barráez uno de los afectados.


Carlos Gullì


agosto 06, 2019

Piemonte: carceri al collasso, in attesa del nuovo Garante regionale dei detenuti.



Ce lo ricorda Patrizia De Grazia “ la situazione in cui si trovano gli istituti di pena italiana, e nello specifico quelli piemontesi, è tutt’altro che rosea”. Il prossimo garante regionale dei detenuti, dovrà svolgere il suo lavoro con coscienza e, soprattutto, con competenza.
Non dimentichiamo che  oltre agli educatori e agli psicologi, sono indispensabili anche i Mediatori Interculturali.  Per gli Istituti penitenziari del Piemonte, Valle D’Aosta e Liguria –  vi è un Elenco degli esperti ex art. 80 O.P. in mediazione culturale per la Corte D’Appello di Torino e la Corte D’Appello di Genova, appena stilato. Nell'elenco compare anche il nostro presidente Carlos Gullì, portavoce e rappresentante dell'U.M.I. Unione Mediatori Interculturali è tra i candidati alla carica di Garante regionale.  



"Restiamo ora in attesa della nomina del nuovo Garante regionale dei detenuti per il Piemonte.  Quanti sono i detenuti di origine straniera?" Percentuali altissime da tenere ben presenti. Già nel 2017 Bruno Mellano, garante uscente, ha rivelato che  “In Piemonte la presenza di detenuti stranieri nelle carceri è molto più elevata della media nazionale", lo ha dichiarato alla presentazione del XIII rapporto nazionale realizzato dall’Associazione Antigone, sulle condizioni di detenzione nelle carceri con particolare attenzione ai dati che riguardano la nostra regione.“

Di seguito le parole di Patrizia De Grazia, coordinatrice dell’Associazione Aglietta di Torino, rilasciate a  La Voce“La situazione delle carceri italiane è al collasso, e in Piemonte manca il nuovo garante dei detenuti”. Lo sottolinea Patrizia De Grazia,  “In Italia – dice De Grazia – ci sono oltre 60 mila e 500 detenuti per meno di 50 mila e 500 posti. I suicidi aumentano e dal 2009 che non se ne registrava un tasso così alto, mancano gli agenti di polizia penitenziaria, gli educatori, gli psicologi, i finanziamenti, e soprattutto le misure alternative alla detenzione”. “In Piemonte – aggiunge – la situazione non è migliore, e manca il nuovo garante regionale dei detenuti, eletto dal Consiglio Regionale ogni 5 anni. Attualmente è ancora in carica Bruno Mellano, ma entro il 31 luglio saranno presentate le candidature per ricoprire l’incarico nella nuova legislatura”.

Anche in questo caso bisogna dar spazio alle competenze e alla meritocrazia, se vogliamo che la nostra regione e il nostro paese funzioni.

Statistiche detenuti stranieri presenti, aggiornamento al 31 luglio 2019.
"Ministero della Giustizia"

RoDP
Familia Futura


luglio 29, 2019

Dal Venezuela la più grande diaspora dell'America Latina. Boom di richieste d'asilo nel mondo. Come si richiede in Italia



Il più grande esodo dell’America latina è quello dei venezuelani. 
Il Venezuela rappresenta una delle peggiori crisi che ha causato una diaspora senza precedenti.  Fino al 5 di luglio le perone che hanno abbandonato il Venezuela erano 4.054.870.
L’ACNUR/UNHCR  (L’agenzia ONU dei rifugiati) ha dichiarato che la violenza, l’insicurezza, la paura di essere perseguiti per le proprie opinioni politiche (reali o supposte), la scarsità di alimenti e medicine, la mancanza di servizi sociali e l’impossibilità di mantenere se stessi e le proprie famiglie, sono stati i motivi principali per cui i venezuelani hanno lasciato il loro paese.
Nel 2018 ben 341.800 richieste d’asilo di venezuelani, secondi solo al mezzo milione di richieste di cittadini siriani. Un dramma, senza precedenti, che il governo italiano, ancora, sottostima. I dati di UNHCR mettono in luce la gravità. Tra il 31 dicembre 2018 e il 5 luglio 2019, 1.870.551 venezuelani avevano uno status regolare all’estero, permessi di soggiorno rilasciati dai paesi ospitanti.
Anche in Italia sono aumentati esponenzialmente le richieste di asilo come nel resto del mondo: nel 2015 erano 10.200; nel 2016 34.200; nel 2017 116.000 e nel 2018 341.800.
La Protezione Internazionale in Italia, si richiede in Questura.
Attenzione, si pagano solo i bolli!
Inoltrando la richiesta viene rilasciato il documento C3, con il quale, trascorsi due mesi, in attesa che la Commissione territoriale si riunisca e decida, si può già lavorare.  Per poter effettuare la richiesta occorre avere una dichiarazione di ospitalità. La Protezione può essere rilasciata come “asilo” per chi è perseguitato politicamente e la sua vita è in grave pericolo, oppure può essere una Protezione Sussidiaria.
Una delle forme di protezione che può essere riconosciuta dalla Commissione territoriale competente a una persona richiedente asilo, laddove non possa dimostrare di essere a rischio di persecuzione personale, ma rischi di subire un grave danno (condanna a morte, tortura, minaccia grave e individuale alla vita o alla persona di un civile derivante dalla violenza in situazioni di conflitto armato) per cui non può o non vuole avvalersi della protezione del suo paese. Ma ci sono molti fattori che nel dramma possono essere riconosciuti per ottenere la protezione. Il Permesso di soggiorno per protezione sussidiaria della durata di 3 anni può essere convertito in permesso di lavoro.

Il permesso di soggiorno per protezione sussidiaria viene rilasciato a seguito di notifica della decisione della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale. 

Dopo alcuni mesi, a seguito del parere positivo della Commissione: Il primo rilascio del permesso di soggiorno si richiede alla Questura allegando copia delle decisione della Commissione, un domicilio, 4 foto formato tessera, una marca da bollo da 14,62 euro e, in caso si voglia richiedere il titolo di viaggio, la ricevuta dei conti correnti postali con i quali si è pagato il contributo per il documento. Al titolare di permesso per protezione sussidiaria può essere rilasciato il titolo di viaggio sostitutivo del passaporto nel caso in cui non possa recarsi presso l’ambasciata del suo paese.
Competente per il rinnovo è ancora la Questura che, accolta l’istanza di rinnovo alla quale devono essere allegate copia della decisione, 4 foto e una marca da bollo da 14,62 euro, invia la richiesta alla Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale che si era precedentemente pronunciata sul rilascio del primo titolo, che nuovamente deciderà in merito alla permanenza delle condizioni che avevano determinato il riconoscimento della protezione sussidiaria. Se tali condizioni persistono la Commissione rinnoverà la concessione della protezione altrimenti verrà dato un provvedimento negativo e la Questura consegnerà un provvedimento di espulsione che conterrà l’invito a lasciare il territorio in 15 giorni. Il permesso di soggiorno per protezione sussidiaria può essere convertito in permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato o autonomo – al di fuori delle quote annue – qualora sussistono i requisiti previsti per legge. La richiesta di conversione si presenta agli sportelli della Questura allegando copia del contratto di soggiorno, la ricevuta della raccomandata con la quale lo stesso è stato inviato allo Sportello unico per l’immigrazione, un domicilio valido, 4 foto formato tessera, una marca da bollo da 14,62 euro e il passaporto o il titolo di viaggio per stranieri

[Nota del Ministero dell’Interno] n relazione alla particolare condizione, può essere riconosciuto al cittadino straniero che ne faccia richiesta lo status di rifugiato o lo status di protezione sussidiaria.
La differente tutela attiene ad una serie di parametri oggettivi e soggettivi che si riferiscono alla storia personale dei richiedenti, alle ragioni delle richieste e ai paesi di provenienza.
Nello specifico, il rifugiato è un cittadino straniero il quale, per il timore fondato di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o opinione politica, si trova fuori dal territorio del Paese di cui ha la cittadinanza e non può o, a causa di tale timore, non vuole avvalersi della protezione di tale Paese. Può trattarsi anche di un apolide che si trova fuori dal territorio nel quale aveva precedentemente la dimora abituale e, per le stesse ragioni, non può o non vuole farvi ritorno.
E' invece ammissibile alla protezione sussidiaria il cittadino straniero che non possiede i requisiti per essere riconosciuto rifugiato ma nei cui confronti sussistono fondati motivi di ritenere che, se ritornasse nel Paese di origine, o, nel caso di un apolide, se ritornasse nel Paese nel quale aveva precedentemente la dimora abituale, correrebbe un rischio effettivo di subire un grave danno.
Sono esclusi dalla protezione gli stranieri già assistiti da un organo o da un'agenzia delle Nazioni Unite diversi dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Lo status di rifugiato e la protezione sussidiaria sono riconosciute all'esito dell'istruttoria effettuata dalle Commissioni Territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale.

In sintesi

FORME DI PROTEZIONE:
I. RIFUGIATO (TITOLARE DI PROTEZIONE INTERNAZIONALE) È
una persona che ha un timore fondato di essere perseguitata, nel proprio Paese di origine o, se non ha una cittadinanza, di residenza abituale, per motivi di: razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un gruppo sociale,  opinione politica e non vuole o non può ricevere protezione e tutela dallo Stato di origine o dallo Stato in cui abbia risieduto abitualmente.
Rilascio di un permesso di soggiorno per asilo politico della durata di 5 anni
II. PROTEZIONE SUSSIDIARIA:
è la protezione che viene accordata  ad un cittadino  non appartenente all’Unione Europea, o apolide  che non possiede i requisiti per essere riconosciuto come rifugiato, ma nei cui confronti sussistono fondati motivi  di ritenere che se tornasse  nel Paese di origine, o nel Paese nel quale  aveva la propria dimora abituale correrebbe un rischio effettivo di  subire un grave danno, e il quale  non può o non vuole, a causa di tale rischio, avvalersi della protezione  di detto paese.

[Carlos Gullì – per U.M.I. Unione Mediatori Interculturali – Familia Futura]



luglio 26, 2019

Mediatori Interculturali Torino



La professione di Mediatore/e Mediatrice.
                               Visita il sito de  "UNIONE MEDIATORI INTERCULTURAI

                                                  Aree di intervento:
Accoglienza
Sanitaria
Giuridica amministrativa
Informazione
Indirizzamento
Mediazione dei conflitti



luglio 07, 2019

Mediatori Interculturali : è nata a Torino l'Unione Mediatori Interculturali


L' U.M.I. "Unione Mediatori Interculturali" fa capo all'Associazione Culturale        
Familia Futura. La nostra sede legale è a Torino, operiamo in tutta la città,  in Piemonte e in tutto il territorio italiano.
L'U.M.I. è formata da Mediatori Culturali qualificati e con esperienza, molti dei quali laureati presso l'Università degli Studi di Torino, perfettamente bilingue, in grado di fornire dettagliate e professionali relazioni degli interventi effettuati.
Pronti ad intervenire in tutte le aree
Disponibili per aziende private, associazioni non profit, tribunali, carceri, consultori, ospedali, centri di accoglienza, centri per l’impiego, scuole e altre strutture pubbliche che offrono servizi sul territorio.
Alcune delle competenze:
Ascolto attivo e tecniche transculturali
1) Formazione equipe di intervento
2) Collaborazione con Enti e istituzioni pubbliche, associazioni e cooperative 
3) Mediazione dei conflitti, progetti per agevolare il percorso di integrazione di cittadini        migranti.
4) Consulenze sulle normative legislative per l'ingresso e il soggiorno in Italia
5) Vie percorribili per il benessere psico-fisico del migrante.
6) Problematiche legate all'approccio scolastico universitario dei studenti provenienti da paesi stranieri.
7) Assistenza alla richiesta di : permessi di soggiorno; protezione internazionale e cittadinanza italiana.
8) Consulenze sulle normative legislative per l'ingresso in Italia da parte di cittadini extracomunitari.
9) Supporto all'attività di avvocati e sostegno all'immigrato.
10) Mediatori Interculturali bilingue con titoli di studio universitari e qualifica professionale dei Mediatori:  italiano-arabo;spagnolo (Sud America); inglese; russo; rumeno; ucraino;nigeriano.
11) Docenti di lingua italiana L2
12) Contatti con giornalisti e rappresentanti dello Stato italiano.



Sappiamo  come interpretare i problemi della migrazione, comprendiamo i bisogni e ci attiviamo per dare una risposta concreta alle difficoltà. 
Gli integranti dell'Unione Mediatori Interculturali possiede una profonda conoscenza del contesto locale in cui operiamo (il Piemonte) e della rete di servizi territoriali. Abbiamo maturato competenze linguistiche, economiche, giuridiche e sociologiche. Ottime capacità di problem solving. Siamo esperti in tecniche di comunicazione e mediazione. Senso di responsabilità e spirito pratico sono parte del nostra professionalità.
Disponibili per aziende private, associazioni non profit, tribunali, carceri, consultori, ospedali, centri di accoglienza, centri per l’impiego, scuole e altre strutture pubbliche che offrono servizi sul territorio.

Saremo la figura “ponte” nella mediazione interculturale tra i cittadini immigrati e la società locale, svolgendo una triplice funzione a sostegno di entrambe le parti:
rimozione delle barriere culturali e linguistiche; promozione sul territorio della cultura dell’accoglienza e dell’integrazione socioeconomica; conoscenza e pratica dei diritti e dei doveri vigenti in Italia, in particolare per ciò che concerne la fruizione dei servizi pubblici e privati.
L'Unione Mediatori Interculturali conosce le tecniche della comunicazione e gestione dei colloqui, le nozioni fondamentali della psicologia del sé e relazionale così come dell’antropologia culturale. Ottima conoscenza, approfondita, della lingua italiana e delle tecniche di comunicazione verbale e non verbale, nonché la storia dei processi migratori. Per fornire relazioni dettagliate, precise e di alto livello.
Contattaci

U.M.I.
Dott. Carlos Gullì
carlos.cosmo.gulli@gmail.com
+39 3394596351






giugno 23, 2019

Venezolano, perdir ASILO es un Derecho (totalmente gratuito) Lee la nota ACNUR y no te dejes engañar




VENEZOLANO ¿Sabías que puedes pedir Asilo Político e informarte desde Venezuela? ¿No?
¿Te has preguntado a quienes les interesa que no te enteres de esto?
Pedir Asilo es tu Derecho, totalmente gratis (cuidado con los aprovechadores,el ASILO es humanitario), lee la NOTA DE ORIENTACIÓN SOBRE EL FLUJO DE VENEZOLANOS de la Agencia de la ONU para los Refugiados UNHCR – ACNUR de Marzo 2018.
Tienes también un número verde para recibir ayuda.

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Si può chiedere Asilo Politico dal Venezuela?
Ti sei mai domandato a chi interessa che tu non ne venga a conoscenza?
Chiedere Asilo e Protezione è un tuo Diritto, completamente gratis (attenzione ai profittatori, ciò che è UMANITARIO non si paga).
Leggi il Comunicato sul flusso dei venezuelani del 2018 dell’Agenzia Onu per i Rifugiati UNHCR-ACNUR del 2018.
Hai anche un numero verde per ricevere aiuto. 
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Venezuela continúa experimentando un flujo significativo de venezolanos que salen hacia
países vecinos, otros países de la región y países más lejanos. La preocupación del ACNUR por los venezolanos fuera de su país de origen se deriva del mandato del ACNUR.
En este contexto, el ACNUR insta a los Estados receptores y/o a los que ya acogen a los
venezolanos para que les permitan el acceso a su territorio y a que continúen adoptando respuestas adecuadas y pragmáticas orientadas a la protección y basadas en las buenas prácticas existentes en la región. El ACNUR está preparado para trabajar con los Estados con el fin de elaborar mecanismos adecuados de protección internacional de conformidad con la normativa nacional y regional, en particular la Convención sobre el Estatuto de los Refugiados de 1951 y la Declaración de Cartagena.
En todas las circunstancias, los estándares mínimos deberían garantizarse,
específicamente:
a) Legalidad: Los requisitos y los procedimientos para la aplicación de estos mecanismos
deberían definirse y articularse bajo la legislación nacional. El ACNUR insta a los
Estados a garantizar que las personas que se beneficien de estos mecanismos se les
expida un documento oficial reconocido por todas las autoridades gubernamentales.
b) Accesibilidad: Los mecanismos pertinentes deberían ser accesibles a todos los
venezolanos, independientemente de la fecha de entrada al país de acogida. Esto
significaría que no debería haber costos asociados con la solicitud de este mecanismo
o solo costos mínimos y que estas solicitudes se deberían aceptar en varios lugares del territorio para garantizar que los costos de transporte no sean prohibitivos. Además, ni la entrada/presencia irregular ni la falta de documentos de identidad serían vistos como una razón válida para denegar el acceso a dicho mecanismo.
*[En el caso específico de la solicitud de ASILO eventuales intermediarios no tendrían que pedir dinero por ser el asilo un proceso HUMANITARIO -Cdf-]*.
c) Acceso a los derechos básicos: Los mecanismos basados en la protección también
podrían garantizar el acceso a los servicios básicos y a los derechos fundamentales, en
igualdad de condiciones con otros ciudadanos extranjeros que son residentes legales en
el territorio del Estado, de conformidad con las Directrices del ACNUR sobre
protección temporal o acuerdos de estancia.

Estos derechos incluyen:
1) acceso a la atención médica;
2) acceso a la educación;
3) unidad familiar;
4) libertad de circulación;
5) acceso a albergue, y
6) el derecho al trabajo.

Estos derechos se garantizarían de manera igualitaria y no discriminatoria.
d) Garantías de no retorno: En vista de la situación actual en Venezuela, el ACNUR
hace un llamamiento a los Estados para que les garanticen a las personas beneficiarias
de estas formas complementarias de protección, protección temporal o acuerdos de
estancia, o visados o mecanismos migratorios laborales que no sean deportados,
expulsados, o de cualquiera otra manera forzados a retornar a Venezuela, de acuerdo con el derecho internacional de los refugiados y el derecho de los derechos humanos.
Esta garantía debería estar garantizada ya sea en el documento de identidad oficial
otorgado o a través de otros medios efectivos, como instrucciones claras para los
organismos encargados de hacer cumplir la ley.
Acceso a procedimientos de asilo
4. Las soluciones descritas anteriormente son sin perjuicio del derecho a solicitar asilo. Los sistemas de asilo justos y eficientes brindan la red de seguridad necesaria para garantizar que las personas con necesidades de protección internacional sean reconocidas como tales y protegidas de la devolución. Todas las decisiones sobre las solicitudes de asilo necesitan tomar en cuenta información de país de origen pertinente, fiable y actualizada.
5. Cuando los Estados aplican la definición de refugiado contenida en la Convención de 1951/Protocolo de 1967, el ACNUR apoya la implementación de medidas para acelerar y simplificar la tramitación de los casos individuales, si el número de casos excede la capacidad de los sistemas de asilo.
6. Si un Estado ha incorporado los criterios más amplios establecidos en la Declaración de
Cartagena en su legislación nacional, el ACNUR alienta a los Estados a considerar la aplicación de esta definición regional en el caso de los solicitantes de asilo venezolanos, incluso como base para tramitar los casos de forma acelerada y simplificada

Ante la gran variedad de información disponible sobre la situación en Venezuela, el ACNUR considera que las circunstancias generales que conducen a la salida de ciudadanos venezolanos podrían estar contempladas en el espíritu de la Declaración de Cartagena, resultando en una presunción refutable de las necesidades de protección internacional.
7. El ACNUR ofrece su apoyo técnico y pericia a los Estados que buscan mejorar el acceso, la imparcialidad y la eficiencia de sus sistemas de asilo y otros procedimientos de protección internacional. En contextos nacionales específicos, donde la capacidad de los sistemas de asilo para abordar en forma efectiva las necesidades de protección internacional no existe o está desbordada, se requieren medidas especiales para garantizar que los Estados cumplan con sus obligaciones de no devolución y otras obligaciones de protección en relación con los venezolanos.
8. El ACNUR hace un llamamiento a los Estados para que tomen las medidas necesarias para
combatir el racismo, la discriminación y la xenofobia, sobre todo a la luz de una serie de
incidentes que afectan gravemente la vida, la seguridad y la integridad de los venezolanos. El ACNUR está preparado para apoyar estos esfuerzos.
ACNUR, marzo de 2018
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Es importante conocer tus DERECHOS y, al mismo tiempo, no hay que aceptar pagar asesoramientos porque, repito, en el caso de la solicitud de ASILO, que no es una ciudadanía o un permiso de residencia, sino un proceso humanitario para personas que salieron desesperadas de Venezuela, no hay que cobrar servicios.
Yo, como Mediador Intercultural, he asesorado a varios en la solicitud de asilo, y por supuesto de manera totalmente gratuita. Hay que ayudarnos entre nosotros. No solo con palabras, sino con hechos.
Carlos Gullì @cosmodelafuente

giugno 15, 2019

L’aiuto di Medici Senza Frontiere al Venezuela. L’allarme di Save The Children


Da Aprile 2019 il Venezuela è tornato a far parlare di sé a causa di un inasprimento delle lotte politiche che si aggiungono ad anni di crisi economica e politica che hanno influito pesantemente sulla vita quotidiana delle persone.  Una Crisi che potremmo definire “catastrofe”.
Medici senza Frontiere fornisce assistenza medica in Venezuela dal 2015. Kristel Eerdekens, coordinatore delle operazioni di MSF, descrive il lavoro di MSF nel paese.
Qual è la situazione medica nel paese?
“Il Venezuela sta attraversando una crisi economica e politica che colpisce ogni strato della società. Per MSF è un contesto difficile in cui lavorare, a cominciare dal fatto che le nostre équipe presenti sono presenti solo in alcune località. Per questo motivo, è difficile per noi descrivere in modo esaustivo le esigenze mediche del paese. Dal 2015 i dati medici disponibili sono molto limitati, e ciò rende difficile fornire un’analisi più generale.
Nei luoghi in cui lavoriamo, vediamo professionisti della salute dedicati e qualificati che fanno del loro meglio per servire le comunità, nonostante tutti i limiti. Devono affrontare forniture di farmaci incostanti e irregolari, mentre la manutenzione di apparecchiature e infrastrutture mediche è quasi inesistente. L’iperinflazione che si verifica nel paese e la mancanza di investimenti nel sistema sanitario rendono molto difficile fornire cure di qualità. Inoltre, i professionisti del settore medico, compresi quelli delle nostre équipe, decidono di lasciare il paese.
Ciò ha portato ad un aumento dei casi di malattie precedentemente sotto controllo, come la malaria, e focolai di malattie prevenibili, come la difterite e il morbillo. Negli anni ’60, il Venezuela è stato un pioniere nell’eradicazione della malaria e dispone ancora delle conoscenze e delle istituzioni per farlo. Tuttavia, le aree più colpite dalla malaria devono affrontare anche un sistema sanitario gravemente compromesso, e ciò ha influito sul programma di controllo della malaria.
A Maracaibo, dove lavoravamo fino a febbraio 2018, abbiamo osservato anche che la carenza di servizi medici ha provocato ritardi negli interventi ostetrici e chirurgici di emergenza.
I venezuelani che attraversano il confine verso il Brasile e la Colombia e che ricevono assistenza medica dalle nostre équipe riferiscono che la carenza di cibo e la mancanza di accesso a cure mediche di qualità sono le motivazioni per lasciare il paese.
Cosa sta facendo in questo momento MSF in Venezuela?
Attualmente MSF ha quattro programmi medici attivi in Venezuela. Collaborando con organizzazioni locali e istituzioni pubbliche, forniamo assistenza medica e psicologica alle vittime di violenza, anche a sfondo sessuale, a Caracas, una delle città più brutali del mondo. Promuoviamo un approccio globale in cui l’assistenza medica è unita a quella psicologica perché consideriamo la violenza sessuale un’emergenza di carattere medico.

Negli ultimi anni sosteniamo anche il programma anti-malaria nel comune di Sifontes, nello stato di Bolivar, un’area con molte miniere d’oro non ufficiali, che richiama persone da tutto il paese. La malaria si è diffusa rapidamente nella regione a causa dell’elevata mobilità della popolazione, delle pessime condizioni in cui vive e dello scarso finanziamento al programma di controllo della malaria.
L’impegno di Medici senza Frontiere
Nel 2018, le équipe di MSF hanno eseguito 220.354 test a persone per verificare la presenza di malaria e ne hanno trattate 137.936 per la malattia. Abbiamo anche distribuito 20.000 zanzariere e disinfestato 3.900 abitazioni, al fine di prevenire nuove infezioni.
Dal mese di febbraio 2019, una équipe di MSF ha sede a Carupano, nello stato di Sucre, dove collabora con l’Istituto per la malaria per sostenere il programma nazionale del Venezuela per il controllo della malattia.
Tramite un’organizzazione medica locale, sosteniamo anche un programma di assistenza sanitaria di base nel nord del paese, con particolare attenzione alla salute sessuale e riproduttiva. Sebbene sia nella fase iniziale, questa attività fornisce il sostegno necessario a una popolazione che sta subendo una grave carenza di farmaci. MSF è stata coinvolta nella fornitura di assistenza analoga nella città di Maracaibo dal 2016 al febbraio 2018.
Inoltre, in questi tempi incerti, siamo in allerta e pronti a rispondere alle possibili esplosioni di violenza e alle conseguenze cliniche delle crisi economiche, sociali e politiche. Abbiamo già effettuato, e continueremo a farlo, donazioni di forniture mediche agli ospedali in varie parti del paese, per aiutarli a far fronte a un potenziale deterioramento acuto della situazione. Forniamo inoltre formazione per il personale medico locale per far fronte ad eventi di incidenti di massa, e un primo soccorso psicologico alla difesa civile e ai gruppi di soccorso volontario.
Nel 2018, MSF ha fornito assistenza medica e psicologica alle persone colpite dalle alluvioni a Caicara del Orinoco, nello stato di Bolívar, e Churuguara, nello stato di Falcón.
Quali sono i piani futuri di MSF?
MSF resta impegnata a fornire assistenza medica al popolo venezuelano in base ai loro bisogni.
“Siamo determinati a rafforzare le nostre attività esistenti e ad esplorare modi per ampliarle, laddove possibile. Se necessario, continueremo anche a fornire assistenza medica ai venezuelani che hanno lasciato il paese spostandosi verso il Brasile, la Colombia o altrove nella regione.
Tutti i finanziamenti per sostenere le attività di MSF in Venezuela provengono da donazioni private da tutto il mondo, nessuna risorsa proviene da governi. Questa è una delle numerose misure che adottiamo per garantire la nostra indipendenza dalle interferenze politiche, ancor più fondamentale in un ambiente così polarizzato”.
Malattie come la malaria
Raul Diaz, un giornalista venezuelano che si trova in Italia da un anno "per ragioni di sicurezza". Raúl si occupava di sport per un’emittente locale, poi ha cominciato a scrivere di politica e le critiche al governo gli sono costate minacce da parte del regime, e alla fine è dovuto andar via dal Venezuela. Una situazione comune a quanti si scrive e si critica le azioni fallimentari di chi sta al potere.
[Raúl Diaz dichiara all’agenzia Stampa Dire.it] “La gravissima crisi economica e il malgoverno di Maduro hanno distrutto i servizi di base e nel Paese povertà crescente, precarie condizioni igienico-sanitarie e scarsità di cibo hanno fatto ricomparire alcune malattie, tra cui la malaria. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, lo scorso anno 406mila persone hanno contratto una malattia ritenuta sconfitta tra gli anni Sessanta e Ottanta. Per questo un’alleanza tra istituti di ricerca epidemiologica e medici esperti ha redatto un appello alla comunità internazionale sul rischio contagi: “Tra il 2000 e il 2016- si legge nel testo- si è registrato un aumento dei casi di malaria del 709 per cento, mentre i decessi connessi a questa malattia sono cresciuti del 521 per cento”, sebbene le autorità abbiano smesso di rendere noti i dati dal 2014.
Secondo gli esperti, “la malaria si sta diffondendo rapidamente a livello nazionale, con 17 Stati che risultano focolai ed esportano la malaria nei Paesi limitrofi, come Colombia e Brasile”. “Brasile, Colombia, ma anche Perù e Cile sono i principali Paesi in cui i venezuelani si stanno trasferendo” prosegue Diaz, ricordando che “a Bogotà, Lima e nella regione carioca di Manaus esistono campi profughi con centinaia di persone”.
[cdf] la pandemia è molto più grave, il numero dei migranti venezuelani è molto più altro di quello che riporta l’ONU. Organizzazioni internazionali per le migrazioni stimano 4,5 milioni di venezuelani usciti dal paese. Già a gennaio 2019, l’Istituto di statistica nazionale, Consultores 21,  dichiarava che si era già toccato quota 4 milioni. Un intervento umanitario forzato diventa sempre più necessario.
[Raúl Diaz] Nicolás Maduro non ha mai avuto le competenze e le qualità necessarie per guidare una nazione così complessa”. E chiunque soffra per l’assenza di farmaci, cibo o per l’impossibilità di fare acquisti, dal momento che il valore della moneta è ormai abbattuto dall’iperinflazione non può protestare. Secondo il giornalista, vari gruppi armati, probabilmente pagati delle autorità, intervengono per reprimere ogni voce o iniziative di dissenso.
[cdf] I dati di Save The Children non possono non allarmarci sul fatto che oggi, nel mondo, sono circa 31 milioni i minori che sono stati costretti a fuggire dalle proprie case nel tentativo di mettere in salvo la propria vita, e solo nel 2016 sono stati uccisi 53.000 bambini in seguito alle violenze, di cui il 64% in Medio Oriente e Nord Africa. Non a caso la Siria figura tra gli unici tre paesi al mondo (insieme a Venezuela e Trinidad e Tobago) dove, secondo la graduatoria di Save the Children, le condizioni di vita per i bambini, negli ultimi 20 anni, non hanno subito alcun tipo di miglioramento, sia lo Yemen che il Venezuela non forniscono dati aggiornati.
L’agenzia d’informazione SIR segnala che il Venezuela è uno dei tre Paesi del mondo in  cui le condizioni dei minori sono peggiorate a partire dal 2000. Lo sostiene un rapporto dell’organizzazione Voz de América (Voa), che cita tra l’altro le cifre diffuse da Save the Children: dal 2000 in Venezuela la mortalità infantile è aumentata del 40% e l’omicidio di minori del 60%. Delle 176 nazioni analizzate dal rapporto, solo Venezuela, Siria e Trinidad e Tobago hanno visto nell’arco del periodo considerato un peggioramento delle condizioni dei minori. La situazione è ancor più peggiorata in seguito alle migrazioni massicce degli ultimi due anni, che vedono una fortissima presenza di minori.
Tutto questo deve farci riflettere.  L’Italia non può mantenere la sua posizione di neutralità di fronte a questo disastro.
 


Notizie da:
-          Dire.it
-          Raúl Diaz
-          Save the Children
-          Agenzia d’informazione SIR
www.familiafutura.com
Cosmo de la Fuente

giugno 11, 2019

Aiutaci ad aiutare - Venezuelani in Torino , Venezuelani in Piemonte


Raccolta generi alimentari, abbigliamento e donazioni per le famiglie venezuelane con i bimbi in cura per leucemia e trapianto del midollo.
Anche in zona Avigliana, presso gli uffici di Familia Futura è possibile fare le donazioni.
Da Lunedì a Venerdì' della prossima settimana dalle ore 9 alle ore 19
Via Cuminie 23 (statale 24)
Villar Dora (Torino)
Tel. contatto 3394596351


maggio 31, 2019

Italiani in Venezuela restano senza Ambasciatore grazie al governo giallo-verde (lettera aperta)


Gli italiani restano senza Ambasciata in Venezuela grazie al governo Di Maio-Salvini
Fra qualche ora la Comunità Italiana del Venezuela si stringerà intorno all'Ambasciatore d'Italia Silvio Mignano, per festeggiare la Festa della Repubblica che sarà l'ultima in Venezuela con un Ambasciatore d'Italia. E sì, fra qualche giorno, con un anno di anticipo, Silvio Mignano sarà sostituito, ma non avremo un nuovo Ambasciatore ma un Incaricato d’Affari, visto che l'Italia non riconosce né Nicolas Maduro, né Juan Guaidó

Lettera Aperta

Caro Ministro Moavero Milanesi, scrivo a Lei che è persona nota per la sua preparazione e competenza e che come Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale del Governo Conte è il “Capo della nostra diplomazia”, a nome dei miei lettori e in senso lato dando voce ai 140 mila iscritti all'AIRE e ai 2 milioni di Italiani del Venezuela, che fra qualche giorno resteranno, resteremo, senza Ambasciatore d'Italia. Verrà un bravissimo e preparatissimo ex Ambasciatore d'Italia in Argentina, il Dr. Placido Vigo, ma non come Ambasciatore ma come Incaricato d'Affari, in quanto come Lei ben sa, il Governo italiano non riconosce Nicolas Maduro, né riconosce Juan Guaidó come legittimo, costituzionale Presidente ad Interim del Venezuela e nell'impossibilità tecnica l'Italia non può accreditare nella sua mansione di Ambasciatore il Capo delegazione diplomatica, ma può solo inviare un Incaricato d'Affari. È detto incaricato d'affari l'agente diplomatico di minor rango secondo la gerarchia stabilita durante il Congresso di Vienna e poi accolta nella Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche. L'ambasciatore Placido Vigo, designato dal suo governo ad Ottobre 2018 in una situazione ben diversa dall'attuale, anche se già vi erano tutti i presupposti: l'Italia già non riconosceva l'Assemblea Costituente, né riconosceva le elezioni presidenziali da essa convocate e l'elezione di Nicolas Maduro. E da Ambasciatore sua Eccellenza il Dr. Placido Vigo, per la sua preparazione e competenza sarebbe ovviamente il benvenuto ed è il benvenuto anche come Incaricato d’ Affari, non sono le persone, ma il rango diplomatico che occupano che ci preoccupano.
E mai possibile, ci domandiamo che un Paese come l'Italia così importante per la storia, la cultura, il commercio e la vita socio politica del Venezuela sin dalla nascita della Repubblica del Venezuela resti priva dell'Ambasciatore accreditato e nel pieno delle sue funzioni del diritto internazionale, e si accontenti di retrocedere a un rango inferiore facendosi rappresentare da un Incaricato agli Affari? Che senso ha? Come Italiani del Venezuela siamo mortificati, non ci sentiamo rispettati e le chiediamo con molta umiltà ma con rispettosa fermezza, se in un momento di crisi umanitaria e politica come quella in cui versa il Venezuela non sia il caso, la dove fosse necessario d'imperio, chiedere all'Ambasciatore accreditato e nel pieno delle sue funzioni di restare, perché l'Italia sia rappresentata al massimo rango diplomatico?
Le chiedo, non sarebbe un gesto concreto di protezione verso noi Italiani del Venezuela il mantenere a Caracas un Ambasciatore accreditato e nel pieno del suo rango e funzione?
Mi perdoni se può per la schiettezza, ma se devo fare il mio dovere di dar voce ai miei lettori e in senso lato agli Italiani del Venezuela, non posso che essere sincero e schietto nella richiesta!
Grato fin da adesso per la sua attenzione e in attesa di una sua gentile risposta e spero, di una sua nuova decisione, conscio che non tutto dipende da Lei, mi auguro che Ella possa venire a trovarci qui a Caracas quanto prima.
Con Stima
Umberto Calabrese
[Editore e direttore Agorà Magazine e di Piazza Italia el periodico de los italovenezolanos]
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Sottoscrivo la lettera aperta del Dott. Calabrese
Carlos Gullì (cosmodelafuente)