gennaio 13, 2020

Italo-venezuelani, non siamo fantasmi: la battaglia continua




La campagna NON SIAMO FANTASMI sulla situazione degli italo-venezuelani e dei venezuelani in Italia prosegue senza sosta.
Nessun tentativo di azzittirci potrà fermare questa battaglia vera che è iniziata oltre un anno fa.
E' aperta a tutti coloro che vogliono unirsi alla lotta contro quella che riteniamo una vera e propria discriminazione nei confronti dei Venezuelani in Italia e degli italiani che sono rientrati al loro Paese di origine, l'Italia.
I vari punti della petizione - che continua ad essere attiva -  li troverete al seguente 
                                  
                                LINK per la petizione CLICCA QUI

dove potrete anche firmare la petizione (ma attenzione bisogna  confermare la mail che arriva per permettere che la firma venga accreditata).

  • Non vogliamo essere trattati come fantasmi, ma come cittadini con propri diritti. Una facilitazione per l'espletamento delle pratiche amministrative poiché non possiamo contare con gli uffici consolari e l'ambasciata del Venezuela. 
  • Chiediamo che si possano richiedere in loco le equipollenze dei titoli di studio e una corsia preferenziale per la patente auto.
  • Un aiuto concreto per gli italiani rientrati in Patria che non ricevono più la pensione venezuelana. 
  • Ultimo di questo elenco, ma non per importanza, è l'esigenza di sapere esattamente che fine hanno fatto i milioni che l'Europa ha stanziato per il popolo venezuelano. Uno dei motivi per cui vorrebbero interrompere questa campagna che vuole la verità e non si accontenta di fotografie, parole e promesse da marinai. Quali sono le fondazioni interministeriali, le Associazioni, le ONG che hanno preso in carico la strabiliante somma?

Questa campagna andrà avanti seriamente. Lotteremo tutti insieme per i nostri diritti. Senza Loghi politici ma con l'aiuto dei politici che realmente siano intenzionati a fare qualcosa di concreto.
Non saranno le chiacchiere a fermarci.

La battaglia continua.

gennaio 06, 2020

Il 9 gennaio gli italo-venezuelani tornano in piazza a Roma




           I venezuelani d’Italia tornano in piazza il 9 gennaio 2020, in piazza Monte Citorio a Roma.  La campagna ha un nome e un hashtag #NonSiamoFantasmi, difatti secondo i promotori del flash mob,  la comunità italo-venezuelana e venezuelana residente in Italia lamenta un assoluto disinteresse da parte del governo italiano che, secondo gli organizzatori, non ha rispettato l'impegno preso con loro oltre un anno fa.
           Gli attivisti Luisa Elinor Ceccarelli e l'addetto stampa e portavoce dell'evento dell'Associazione Familia Futura promotrice, Carlos Gullì (cosmodelafuente) lamentano un assoluto disinteresse nei confronti della comunità italo-venezuelana da parte del governo italiano.
            Ci ritengono dei fantasmi, eppure il governo aveva promesso che avrebbe considerato il fatto che il Venezuela è un paese in emergenza e come tale avrebbe istituito un ufficio apposito per velocizzare e semplificare la lentissima burocrazia, colmando inoltre le diffuse lacune conoscitive per cui non si riesce a  gestire equipollenza titoli di studio e professionali nonché i vari documenti necessari a svolgere qualsiasi attività e a godere dei diritti di qualsiasi cittadino italiano – specifica Carlos Gullì – Saremo a Roma il 9 di gennaio dopo le ore 15, in piazza Monte Citorio, per chiedere che anche i nostri diritti vengano rispettati – conclude  Carlos-

             Chiediamo al governo italiano di occuparsi dei titolari di pensione venezuelana che per una serie di inconvenienti ben noti, da anni non la ricevono più,la possibilità Vogliamo che si rispettino i nostri diritti come italiani – aggiuinge Luisa Elinor Ceccarelli – Bisogna attivare un’Unità di Crisi per i cittadini italiani e  venezuelani che versa in una grave crisi umanitaria ed economica. Vogliamo anche segnalare con prove alla mano, le anomalie amministrative che si verificano anche nei Consolati italiani in Venezuela e nell’ambasciata italiana di Caracas – conclude Luisa-

-Il flyer non presenta loghi politici, tuttavia l’incontro è pubblico, sono benvenuti rappresentanti del  Parlamento italiano sensibili alla nostra causa. Contiamo con la partecipazione di tutti -  è il messaggio dei rappresentanti dell'Associazione.

Di seguito alcuni dei punti chiave della richiesta:

  •            Assumere iniziative di competenza volte a riconoscere ai titolari di pensione in convenzione con il Venezuela, residente in Italia, che non percepiscono più la pensione venezuelana, l’integrazione al minimo sul pro-rata pensionistico italiano ovvero l’assegno sociale, anche qualora non ricorrano i presupposti, per tutto il tempo necessario fino al momento in cui il Venezuela non torni ad essere uno Stato stabile. Un impegno che deve essere onorato anche se dovesse l’Italia prendersi carico dei costi di un onere finanziario che la Convenzione bilaterale di sicurezza sociale pone a carico di un Venezuela inadempiente e responsabile del dramma che ha colpito i moltissimi connazionali ai quali, tuttavia, l’Italia ha il dovere di garantire un reddito di sopravvivenza;


  •         Avviare uno “sportello unico” (anche se provvisorio) per il riconoscimento automatico del titolo di guida per i cittadini italo-venezuelani o almeno attivare, attraverso strumenti interni – quali ad esempio l’istituzione di uno sportello, presso il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con apposite sezioni dedicate alla convalida degli atti anagrafici e di guida, un riconoscimento temporaneo  e straordinario per i soggetti interessati i quali, in molti casi, sono italiani che a loro volta hanno investito capitali nel nostro Paese.

-       Per quanto riguarda i titoli di studio e professionali, chiediamo si istituisca un ufficio preposto ad Unità di Crisi per la realizzazione in loco della dichiarazione di valore o equipollenza, in conformità con le regole stabilite dalla MIUR.
  •        Predisporre iniziative, ove possibile, affinché si possa garantire una “corsia preferenziale” per agevolare il rientro dei nostri connazionali che fuggono da situazioni di gravissimo disagio in Venezuela anche sulla base di un monitoraggio relativo all’omogeneità delle pratiche anagrafiche dei comuni italiani.



Paolo Caruso
per Familia Futura 

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Organizzazione
Associazione italo-venezuelana per i diritti umani e la libera informazione
Familia Futura
Luisa Elinor Ceccarelli
Carlos Gullì [@cosmodelafuente]
familiafutura@gmail.com
3394596351






dicembre 16, 2019

Aggiornamento #NONSIAMOFANTASMI






#AGGIORNAMENTO
Tutte le associazioni italo-venezuelane d'Italia, associazioni per i Diritti Umani, che hanno firmato petizione (o che intendono farlo) possono inviare il loro logo (no politico) a Familia Futura, per la realizzazione del flyer della manifestazione che si terrà a gennaio e per essere inseriti nella lettera comunicato stampa della campagna in favore degli italo-venezuelani e venezuelani in Italia denominata #NonSiamoFantasmi
Grazie ancora a tutti. Seguiranno aggiornamenti.
Facciamo sentire la nostra voce.
#scrivere a familiafutura@gmail.com
#firmare petizione al seguente link http://chng.it/Pyk8K2CH
#Aggiornamenti ufficiali www.familiafutura.com
#Video "Non siamo fantasmi" https://www.facebook.com/cosmo.delafuente/videos/10220809484729827/

dicembre 10, 2019

Italo-Venezuelani: il governo italiano ci ha voltato le spalle


NOTA STAMPA IN COPIA


Ne hanno parlato anche in Parlamento, a febbraio del 2019, è vero, ma in quel momento forse era d'interesse politico. Eccetto il Movimento Cinque stelle, che non nasconde le sue simpatie per la revolución chavista e per Maduro (v. Di Battista, Di Stefano, Di Maio) e un paio di piccoli partiti, ne hanno parlato e anche in maniera molto "sentita", dalla sinistra al centro sinistra e persino la destra, tanto per metterla in linguaggio di tifoseria politica.
Dopo quell'evento non si è saputo più nulla.
Ecco perché l'Associazione Familia Futura e un gruppo di italo-venezuelani residenti in Italia hanno deciso d'interpellare la Farnesina e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. 
Lo stato italiano non può dimenticare gli italo-venezuelani, i venezuelani in Italia e i tanti italiani che sono tornati in Patria. 
Chiediamo le firme per poter presentare la richiesta alle Istituzioni. Tutti dovrebbero firmare perché, anche qui, ci stanno negando i nostri diritti. SIAMO ITALIANI!
Non siamo interessati a promuovere alcun partito venezuelano e nemmeno italiano. L'incontro che si dovrebbe tenere prossimamente, sarà assolutamente senza loghi politici né italiani né venezuelani. Al massimo si vedrà un cuore spezzato, quello dei venezuelani in Italia. 
Firma anche tu
aiutaci

Facciamo sentire la nostra voce!
Diffondi la petizione e tieniti informato
su questo sito ci saranno gli aggiornamenti
e le date dell'incontro a Roma.

familiafutura@gmail.com


dicembre 02, 2019

Pierferdinando Casini e Nicolás Maduro




Ora Maduro è il buono. Legittimato!
Due persone escono dall'ambasciata dove alloggiavano. 30 milioni di venezuelani restano nelle grinfie della dittatura in mano al genocida "buono" e moderato agli occhi del mondo, ma va bene così. I comunisti sono tutti contenti.
Soprattutto i politici.
Un po' meno i milioni di venezuelani vittime del narco-stato e della miseria, che non hanno la fortuna di essere trofei.
Pazienza va, la diaspora venezuelana aumenterà sempre di più e la politica italiana sarà contenta.

Fuori dal coro, lo so, ma quando non hai posizioni politiche, lasciapassare politici da richiedere, te lo puoi permettere. Ora stai a vedere che i pazzi siamo noi, quelli che per anni lottiamo per dimostrare al mondo che Maduro è un criminale. Tutto svanito. 
Nel comunicato stampa dell’Ambasciata italiana di Caracas, si legge tra l’altro:
I due Deputati, ospiti nella Residenza dell’Ambasciatore d’Italia dal 7 ed 9 maggio scorsi, non sono stati esiliati ed hanno liberamente manifestato la loro volontà di raggiungere i propri congiunti in Italia, grazie all’opportunità rappresentata dalla missione del Presidente Casini per realizzare tale proposito.
Chi è il vero vincitore?




Quello che Maduro voleva #Video via Twitter - da vedere-
https://twitter.com/NicolasMaduro/status/1200187711866515456?s=19&fbclid=IwAR3XGUxKoXwj9_MS6k-z7C98vZXKGqPnM9RHC4EaLFsjyi9S3WCV7ZmVbeE 

El mensaje al mundo que queríamos (?)
"El jefe de Estado de la República Bolivariana de Venezuela.
Recibe a Casini en representancia de Italia.
Venezuea e Italia mantienen relaciones en el marco de la Paz bolivariana.
Maduro respeta, convoca y es un verdadero demócrata y gracias a Casini este es el mensaje que llega al mundo."
Aplaudimos pues.

novembre 30, 2019

Casini incontra (anche) il narco-dittatore del Venezuela, disconosciuto da oltre cinquanta stati nel mondo



Mai stringere la mano di un narco-dittatore!
L’Italia dovrebbe decidere da che parte sta, soprattutto i politici che si dichiarano in favore della democratizzazione del Venezuela. Gli italo-venezuelani e i venezuelani in Italia e nel mondo, sono stanchi di parole mentre la gente muore letteralmente di fame, per mancanza di farmaci, per delinquenza, per torture da parte del regime.
Nonostante la chiara simpatia del M5S per Maduro, il governo giallo-verde non aveva più riconosciuto Maduro come Presidente del Paese. Non possiamo far finta di niente a fronte a un incontro tenuto da Pierferdinando Casini con Maduro.  È vero ha incontrato anche Guaidó e Maria Corina Machado, ma il fatto resta ambiguo. Io mi reputo deluso da questa stretta di mano e sono del parere che molti venezuelani e italiani del Venezuela condividano il mio parere.  

Parliamo di un narco-dittatore, a capo di un regime che vorrebbe far credere di essere stato eletto, ma il mondo conosce bene i fatti. Non ci sono scuse, non esistono protocolli che obblighino a incontrare un tiranno che deve soltanto essere giudicato e condannato per i gravissimi crimini di lesa umanità contro il popolo venezuelano.
Non si può decidere di stare con due piedi in una scarpa, ci si schiera: o si sta con la democrazia o si sta con la dittatura (rossa, nera, gialla che sia). Non basta dire di essere “amici del Venezuela” e poi stringere la mano al genocida.
Il massacro della popolazione merita molto di più che i soliti giochetti politici. Ci opponiamo alle false opposizioni venezuelane, come la delegazione che ha tentato di entrare nel Parlamento europeo e che grazie ad Antonio Tajani, fermo e deciso, sono stati messi alla porta, figuriamoci se accettiamo dialoghi e incontri con la dittatura di Nicolás Maduro.  

Maduro sta pubblicizzando l'incontro come se l'Italia avesse stretto rapporti di amicizia con la sua dittatura. Non mi pare un buon risultato (per tutti). Milioni di persone che non saranno mai trofei, soffrono, patiscono la fame e muoiono sotto la dittatura di Maduro, come faremo ora a far capire a tutti che Maduro non è così buono come è apparso nell'incontro con Casini?

Carlos Gulli @cosmodelafuente



novembre 27, 2019

Venezuela e Bolivia: è guerra aperta narcotraffico vs democrazia




Davvero vogliamo continuare a parlare di lotta al narcotraffico e poi sostenere in narco-dittatori?
Non vorremmo far distinzione anche tra dittatori di destra e narco-dittatori di sinistra?
La Bolivia e il Venezuela si sono trasformate  in un narcos-stati nelle mani di Evo Morales. e di Maduro. 
A seguito dell'uscita di Morales dalla Bolivia, la lotta si consuma tra la rete del narcotraffico e la democrazia.
Come si fa a considerare democratiche queste dittature? Il castro-chavismo vuole diffondersi in tutta la Regione sudamericana, controllato da Cuba e coadiuvato dalle dittature del Venezuela e del Nicaragua. Oggi la Bolivia potrebbe non appartenere più a quest’alleanza dedita al crimine "istituzionale".
L’indagine del giornalista Leonardo Coutinho sul trasporto della cocaina per mezzo di aerei militari boliviani con destinazione al terminal presidenziale (del regime) del Venezuela è solo una delle prove che dimostra che Evo è il capo della produzione di cocaina per mezzo della quale il castro-chavismo si alimenta. Gli attori che agiscono e aiutano la narco-rete sono Cuba, Venezuela e i membri della FARC. Tra i criminali c'è l'allare. Perdendo la zona “libera” di produzione e trasporto gestito da Morales, perdono la parte più importante degli affari legati alla cocaina. Affari in cui entrerebbe un altro Paese fondamentale per i suoi cartelli, il Messico di López Obrador.
Non è un mistero che l’ex dittatore della Bolivia, ora dal Messico, sostenuto dall’ambasciata di Cuba a La Paz, favorisca azioni terroristiche ad opera di cubani, venezuelani e FARC, il tutto con la complicità di Obrador e del suo governo, che se ne infischiano delle norme e delle leggi legate all’asilo.  Ecco perché sussiste uno scontro tra narcotraffico e democrazia, il tutto travestito ma mobilitazione popolare.
Il politologo Carlos Sanchez Berzain sostiene che Cuba, Venezuela, Nicaragua, con il sostegno di Fernández e Kirchner dall’Argentina, vogliono assicurarsi di non perdere il potere legato al narcotraffico truccato da Politica e pretendono scongiurare il pericolo che si restauri la lotta anti-narcos con la collaborazione della DEA. Si potrebbero riaprire indagini sulle ricchezze legate al crimine e al riciclaggio di denaro. Queste nazioni, in mano a dittatori allo stile mafiosi, non vogliono correre il rischio che  questo avvenga.
Maduro ha parlato di “dollarizzazione” in Venezuela, ma non è solo quello, in realtà l’economia del paese si basa esclusivamente sul narcotraffico, ma anche sul riciclaggio e il traffico di minerali. Gli effetti di quest’abbondanza, malgrado i prezzi astronomici del Paese, è un chiaro segnale che ci si trovi su una bomba a tempo.
A fronte del rapporto di Craig Faller, ammiraglio della Marina degli Stati Uniti, capo del Comando Sud, il Venezuela continua ad essere un corridoio fondamentale della droga, uno dei ponti principali del narcotraffico internazionale.  Il traffico ha subito un incremento del 50% in Venezuela, dove i cartelli godono del sostegno diretto di Maduro e dei suoi collaboratori.
Faller dichiara: “Maduro favorisce il narcotraffico che ha subito un incremento del 50% in entrata e in uscita dal Venezuela”. Ha sottolineato che le autorità americane hanno più volte denunciato i vincoli criminali grazie ai quali il chavismo si mantiene al potere e che hanno trasformato il Venezuela, come sappiamo, in un narco Stato rifugio di diversi gruppi terroristici.

A questo punto alcune  domande sorgono spontanee.
Come fa quella parte di opposizione venezuelana a pensare di dialogare con Maduro e accettare elezioni in dittatura?
Come fa l’Europa ma soprattutto l’Italia, come fa a mantenersi neutrale e parlare di dialogo se dal Venezuela passa e parte gran parte della droga che giunge in Europa e in Italia?
La battaglia contro il narcotraffico può essere ignorata quando per partito preso si difende una dittatura che ha ridotto il paese ai minimi termini?
Perché alcuni esponenti della politica italiana, nonché giornalisti e comunicatori “intellettuali”, sostengono che  il Venezuela sia un modello da seguire? 
Il Venezuela della gente che soffre non è disposto a tacere. La povertà e la repressione causata dallo Stato mafioso di Maduro non possono essere considerate un modello da seguire. Se ci si impegna nella lotta al narcotraffico bisogna mettersi dalla parte giusta, quella delle libertà, della democrazia, lotta contro il crimine, che nulla hanno a che vedere con i colori politici.

[Carlos Gullì @cosmodelafuente]
per familiafutura.com





ottobre 15, 2019

Corsi di Arabo e di Spagnolo a Torino



Il Gruppo U.M.I. Unione Mediatori Interculturali, dell'associazione Familia Futura propone i corsi di Arabo e di Spagnolo che si terranno presso il Centro Interculturale di Torino.
Informazioni
familiafutura@gmail.com

agosto 31, 2019

Venezuela: gli ospedali della morte e il disastro sanitario voluto dal regime










Venezuela: L’Ospedale Luis Razzetti di Caracas è l’ennesima evidenza del disastro umanitario che affligge il Venezuela.
Ecco gli ospedali e il sistema sanitario venezuelano sotto la dittatura di Maduro. Nell’indifferenza di chi ancora, per ignoranza o malafede, vorrebbe sostenere un regime che ha messo in ginocchio il Paese.
Hanno sospeso le visite ai pazienti ammalati di cancro per mancanza di acqua, aria condizionato, materiale sanitario e assenza di medici. Le attrezzature guaste e i laboratori disabilitati. Gli ammalati temono di perdere la lotta contro la malattia a causa delle pessime condizioni dell’ospedale. Un’ammalata racconta che vivere con il cancro in Venezuela è una situazione estremamente difficile, nel Paese tutto è deteriorato se parliamo di salute, è una corsa contro il tempo nella quale se perdi ti aspetta la morte.
Il giornale venezuelano El Estímulo percorre l’ospedale e pubblica immagini che provano il pessimo stato in cui si trova la struttura.
Gli ammalati di cancro non possono far altro che constatare l’impossibilità di essere curati. Alla porta dell’ambulatorio un cartello recita: “visite sospese per mancanza di acqua e materiale medico”. La paura di morire e l’impotenza prendono il sopravvento, anche perché in altri ospedali la situazione è la stessa o addirittura peggiore. Se non hai la possibilità di pagare delle visite private devi rassegnarti e accettare la morte.
Troppi medici specialisti e infermieri/e hanno lasciato i posti di lavoro per fuggire dal paese, alla ricerca di opportunità di lavoro in altre nazioni. Il poco personale rimasto vive conflitti giornalieri richiedendo salari migliori, materiale sanitario per le visite, prodotti di pulizia e la riparazione delle attrezzature diagnostiche.
Non resta che pregare – racconta un paziente – difatti nei sotterranei dell’ospedale i pazienti, i familiari e i lavoratori hanno meso su un altare in onore del popolare medico dei poveri, adorato e in attesa di santificazione, José Gregorio Hernández.
Una paziente parla: “in questo ospedale arrivano i pazienti che chiedono di curarsi per vincere il cancro, ma spesso si sono organizzate soltanto messe per le persone che davanti alla crisi hanno perso la battaglia, che sono decedute per mancanza di prodotti medici. Noi più di tutti gli altri, ammalati e parenti di essi, conosciamo la gravità della crisi umanitaria che incombe sul nostro paese. Chiediamo aiuto agli altri paesi per quanto riguarda i farmaci per la cura del cancro e di tutte le malattie croniche. Quando anche la fede si perde, ci resta il dottor Joseé Gregorio Hernández il quale può aiutarci; dalle autorità invece, che ci hanno voltato le spalle, non ci aspettiamo più nulla ormai”.

En el sótano del hospital Luis Razetti, en donde se ubican gran parte de las consultas, los pacientes, familiares y trabajadores han levantado un altar en honor al popular médico de los pobres, al cual acuden todos cuando no encuentran solución a los problemas de la salud en el centro. 
Vivir con cáncer es una situación muy difícil, pero en Venezuela, con todo este deterioro en el sector salud, es una carrera contra el tiempo, una prueba de resistencia extrema en donde si pierdes lo único que te espera es la muerte”.
Hospital Oncológico Luis Razetti, un reflejo de la crisis sanitaria en Venezuela
[via El Estímulo] En este centro asistencial, ubicado en la parroquia San José, de Caracas, han sido suspendidas las consultas a los pacientes con cáncer. Los motivos: falta de agua, aire acondicionado, insumos y carencia de médicos. Los enfermos señalan que gran parte de los equipos están dañados y no hay reactivos en el laboratorio para realizarse los exámenes que requieren. Temen perder la lucha contra la terrible enfermedad por las pésimas condiciones del hospital.

Carlos Gullì
@cosmodelafuente

agosto 28, 2019

Venezuela, allarme Caritas: ci sarà una generazione di venezuelani con malattie croniche causate dalla denutrizione







Malgrado pochi anni fa, per ragioni che non citerò in questa sede, la FAO  ha, addirittura, premiato il dittatore Nicolás Maduro per la sua lotta contro la fame in Venezuela, mentre la popolazione moriva già, letteralmente, per denutrizione.
Oggi  l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura riporta che 3,7 milioni di venezuelani è in stato di denutrizione.  La denutrizione infantile ipoteca il futuro di un’intera generazione di venezuelani. La Caritas ha constatato che almeno il 12% dei bambini venezuelani fino ai 5 anni, patisce di denutrizione acuta.
La Caritas monitora 17 dei 24 Stati  del venezuela.
“Le condizioni di vita delle nostre famiglie, dei bambini, peggiorano di giorno in giorno. Ormai dei 12 alimenti necessari alla sopravvivenza, riescono ad averne solo quattro. I venezuelani hanno eliminato le proteine dalla loro alimentazione e quindi si tratta di persone con alto indice di vulnerabilità” ha dichiarato la direttrice della Caritas Venezuela, Janeth Márquez.
Marianella Herrera, nutrizionista e direttrice del Observatorio Venezolano de la Salud ha avvertito che non si tratta solo di bambini in stato di denutrizione ma anche di donne gravide che non possono alimentarsi in maniera sufficiente e quindi in stato di denutrizione severa.
Ci sarà una generazione di venezuelani con malattie croniche causate dalla denutrizione durante la gestazione e nei primi anni di vita. La generazione più colpita avrà seri problemi a partecipare e incorporarsi nelle attività scolastiche e, a lungo andare, a sviluppare le proprie capacità professionali. In poche parole l’intelletto di queste persone non riuscirà a svilupparsi.
Non esistono programmi di regime che permettano un miglioramento di questa situazione che certo non può aspettare i giochi di potere e politici. Gli aiuti umanitari non possono entrare in Venezuela e il quadro è disastroso.
A fronte di anni di silenzio sulla crisi che vive il Venezuela, complici i giochetti politici internazionali, tra cui non si esime l’ex governo italiano, il rapporto 2019 della FAO risulta essere di fondamentale importanza. La denutrizione in Venezuela si è quadruplicata passando dal 6,4% del 22012-2014 a oltre il 21,2% nel 2016-2018. Si parla di otto milioni di esseri umani che patisce la fame.
Ma il mondo tace.
L’Italia pure.
C'è addirittura chi sostiene il dittatore.

di Carlos Gullì (@cosmodelafuente)
Fonti "Diario de Cuba"
F.A.O.  - Caritas Venezuela
REDHNNA (Red por los Derechos Humanos de los niños niñas y adolescentes)
Familia Futura - Associazione italo-venezuelana a Torino, per i Diritti Umani e la libera informazione.
[Video] especial NTN24

agosto 21, 2019

Venezuela: Tareck El Aissami Wanted (ministro del regime venezuelano accusato di narcotraffico internazionale) 10 milioni di dollari per chi fornirà informazioni





Nervosismo tra le fila del regime di Maduro. Dieci milioni di dollari è la lauta ricompensa a chi fornirà notizie per la  cattura di Tareck el Aissami, uno dei capi del narcotraffico e Vicepresidente Area economica del regime in Venezuela, ex ministro dell’interno.

El Aissami nel 2012 Ministro d’ufficio del Ministero Giustizia del Venezuela. Seguace di Chávez già ai tempi del Movimento Quinta Repubblica. E’ stato in seguito governatore dello stato di
Organizzatore e coordinatore di una gigantesca rete di traporto di cocaina con arei privati dal Venezuela consegnano agli Stati Uniti. Ricercato per narcotraffico internazionale è uno dei personaggi del regime chavista venezuelano.
Tra i maggiori ricercati nella lista dei delinquenti del Servizio di Controllo e Dogana degli Stati Uniti. Rischia 30 anni di carcere.
Secondo il rapporto di Insight Crime i carichi pubblici gli hanno permesso libertà d'azione e la collaborazione di gruppi criminali e guerriglieri. 
Impossibile restare neutrali. Il prossimo governo italiano, a fronte della crisi e della criminalità al potere in Venezuela, dovrebbe ritrattare la sua posizione di neutralità voluta dal M5S e dall'ex governo giallo-verde, anche perché il crimine internazionale dovrebbe interessare tutti.
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Potrebbe interessarti anche : [L'Indro] Gruppi criminali locali, guerriglieri colombiani e fazioni ribelli dissidenti e elementi corrotti delle Forze dell’Ordine controllano vaste aree a sud del fiume Orinoco, negli Stati Bolívar e Amazonas, ovvero controllano il ricco mercato dell’oro illegale e degli altri minerali la cui estrazione avviene illegalmente. La situazione e i rischi insiti per la stabilità del Venezuela li abbiamo raccontati in ‘Oro e morte nel violento Sud del Venezuela’. Ma chi sono questi gruppi criminali e questi ex guerriglieri divenuti criminali comuni che hanno trasformato il Sud del Venezuela in una bomba a orologeria per la sicurezza dell’intera regione e continuano essere un problema ben poco conosciuto?

Sono ‘sindicatos’, ‘pranes’ e membri delle sigle della guerriglia colombiana politicamente ben note, le Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia (FARC) e l’Ejército de Liberación Nacional (ELN). A descrivere questa realtà e il loro agire è Crisis Group, il centro studi che ha realizzato il più recente e completo rapporto sul tema.

[Carlos Gullì] @cosmodelafuente


(sigue en español)

Nerviosismo en el chavismo, como revelan unas recientes declaraciones del propio Nicolás Maduro
La diplomacia norteamericana ha sido consultada sobre la recompensa para capturar a El Aissami y ha colaborado en este proceso.
REUTERS / Manaure Quintero.

Estados Unidos se disponen a poner precio a cualquier pista que lleve a la detención del viceministro económico de Venezuela Tareck el Aissami, después de haberle incluido recientemente en la lista de delincuentes más buscados del Servicio de Control de Inmigración y Aduanas de Estados Unidos por narcotráfico. Si es capturado y enjuiciado, El Aissami se enfrenta a al menos 30 años de prisión en EE.UU.
Junto a El Aissami encabeza la lista de personas más buscadas de las autoridades migratorias estadounidenses el empresario venezolano Samark José López-Bello, acusado de ser secuaz del político en un entramado internacional de venta de droga. La ley de designación de narcotraficantes extranjeros, aprobada por el Capitolio en 1999 y en vigor desde 2000, permite dictar sanciones y solicitar extradición a quienes introduzcan cargamentos de droga en EE.UU.
En marzo, un juzgado de Nueva York presentó cargos contra El Aissami y Bello por organizar y supervisar una gigantesca red de transporte de cocaína con aviones privados desde Venezuela a América del Norte. El 31 de julio la cuenta oficial en Twitter del Servicio de Control de Inmigración y Aduanas de Estados Unidos publicó una foto de El Aissami con el mensaje: «¿Ha visto usted a este fugitivo de los más buscados? Se le busca por narcotráfico».
Por ley, la orden de captura contra El Aissami de EE.UU. puede afectar también a su familia, ya que las sanciones estipuladas afectan a los «allegados de un traficante de drogas si se han beneficiado de las ganancias de esa actividad en los últimos cinco años». La diplomacia norteamericana ha sido consultada sobre la recompensa para capturar a El Aissami y ha colaborado en este proceso.
[Fuente : ABC International]
Lee más click
Según reporte de Insight Crime su permanencia en cargos públicos ha favorecido el incremento de la violencia y el surgimiento y libre acción de nuevos actores, como los pranes. Todos sus nexos con el crimen organizado han sido posibles gracias a la estructura mafiosa del Estado venezolano.
Las redes de narcotráfico facilitadas por Tareck El Aissami le han ayudado a forjar relaciones con varios de los grupos criminales más peligrosos del mundo. El Departamento del Tesoro estadounidense lo vincula con el cartel de Los Zetas, en México. Investigaciones periodísticas, basadas en informes y filtraciones de organizaciones, lo relacionan con las extintas FARC y con Hezbolá.


agosto 20, 2019

Carceri disumane in Venezuela. Un deposito trasformato in carcere dove i detenuti vivono in condizioni terribili e disumane.







Carceri disumane in Venezuela. Un deposito trasformato in carcere dove i detenuti vivono in condizioni terribili e disumane.
Il centro di reclusione delle persone private di libertà di Boleita (Caracas) da deposito della Polizia Bolivariana di Maduro, è stato trasformato in carcere.  I detenuti soffrono di denutrizione, maltrattamenti, violenze, sovraffollamento e malattie.  Lo racconta la giornalista Sebastiana Barráez in un reportage per Infobae. La capacità massima consentita è di 250 persone, ma vivono in maniera disumana almeno 1000 detenuti.
-          - Molti di noi doemono in piedi perché non vi è spazio per sdraiarsi – racconta un detenuto. Molti di loro hanno problemi agli inferiori e presentano protuberanze violacee.
-          La maggioranza soffre di cattiva circolazione causata dall’impossibilità di riposare e dormire.
-          Si diffonde la scabbia e non esistono assistenza medica e non vengono forniti farmaci.
-          Oltre 200 detenute sono morte per questi motivi.
In un paese dove i diritti umani dei venezuelani vengono calpestati dal regime, impensabile l’esistenza di un garante dei diritti per i detenuti.
Anche noi denunciamo questo stato disumano in cui vivono (anche) i detenuti del Venezuela. #SosVenezuela
[via Infobae – maduradas]
@cosmodelafuente
Articolo fonte in lingua spagnola clicca qui
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El “depósito” que el régimen convirtió en cárcel donde los presos viven en terribles condiciones
El Centro de Reclusión de Privados de Libertad  Boleíta, mejor conocido Zona 7 de Petare, es un depósito de la Policía Nacional Bolivariana que ha sido convertido en un sitio de reclusión.
Allí los presos sufren de desnutrición, maltratos, hacinamiento y otras enfermedades.
Así lo cuenta la periodista Sebastiana Barráez en un reportaje publicado en Infobae, en el que publicó imágenes sensibles de las humillantes condiciones de los reos en el centro de reclusión, que tiene capacidad de 250 personas y hay casi 1.000.
“Hasta un mes durmiendo de pie porque no hay espacio dónde recostarse, hasta que se abre un huequito donde tirarse”, contó uno de los privados de libertad.
Muchos de los detenidos tienen problemas en las piernas, en las que tienen marcas de morados que parecen protuberancias.
La razón es que la mayoría de ellos sufre de mala circulación producto de las condiciones mínimas para descansar o dormir.
Además, prolifera la sarna: se ha extendido entre los presos porque no reciben atención médica y tampoco les suministran los medicamentos necesarios.
“Han muerto más de 200 privados de libertad por esta situación y los procedimientos inadecuados que se le implementa a los privados en esos sitios no aptos”, dijo a Barráez uno de los afectados.


Carlos Gullì


agosto 06, 2019

Piemonte: carceri al collasso, in attesa del nuovo Garante regionale dei detenuti.



Ce lo ricorda Patrizia De Grazia “ la situazione in cui si trovano gli istituti di pena italiana, e nello specifico quelli piemontesi, è tutt’altro che rosea”. Il prossimo garante regionale dei detenuti, dovrà svolgere il suo lavoro con coscienza e, soprattutto, con competenza.
Non dimentichiamo che  oltre agli educatori e agli psicologi, sono indispensabili anche i Mediatori Interculturali.  Per gli Istituti penitenziari del Piemonte, Valle D’Aosta e Liguria –  vi è un Elenco degli esperti ex art. 80 O.P. in mediazione culturale per la Corte D’Appello di Torino e la Corte D’Appello di Genova, appena stilato. Nell'elenco compare anche il nostro presidente Carlos Gullì, portavoce e rappresentante dell'U.M.I. Unione Mediatori Interculturali è tra i candidati alla carica di Garante regionale.  



"Restiamo ora in attesa della nomina del nuovo Garante regionale dei detenuti per il Piemonte.  Quanti sono i detenuti di origine straniera?" Percentuali altissime da tenere ben presenti. Già nel 2017 Bruno Mellano, garante uscente, ha rivelato che  “In Piemonte la presenza di detenuti stranieri nelle carceri è molto più elevata della media nazionale", lo ha dichiarato alla presentazione del XIII rapporto nazionale realizzato dall’Associazione Antigone, sulle condizioni di detenzione nelle carceri con particolare attenzione ai dati che riguardano la nostra regione.“

Di seguito le parole di Patrizia De Grazia, coordinatrice dell’Associazione Aglietta di Torino, rilasciate a  La Voce“La situazione delle carceri italiane è al collasso, e in Piemonte manca il nuovo garante dei detenuti”. Lo sottolinea Patrizia De Grazia,  “In Italia – dice De Grazia – ci sono oltre 60 mila e 500 detenuti per meno di 50 mila e 500 posti. I suicidi aumentano e dal 2009 che non se ne registrava un tasso così alto, mancano gli agenti di polizia penitenziaria, gli educatori, gli psicologi, i finanziamenti, e soprattutto le misure alternative alla detenzione”. “In Piemonte – aggiunge – la situazione non è migliore, e manca il nuovo garante regionale dei detenuti, eletto dal Consiglio Regionale ogni 5 anni. Attualmente è ancora in carica Bruno Mellano, ma entro il 31 luglio saranno presentate le candidature per ricoprire l’incarico nella nuova legislatura”.

Anche in questo caso bisogna dar spazio alle competenze e alla meritocrazia, se vogliamo che la nostra regione e il nostro paese funzioni.

Statistiche detenuti stranieri presenti, aggiornamento al 31 luglio 2019.
"Ministero della Giustizia"

RoDP
Familia Futura


luglio 29, 2019

Dal Venezuela la più grande diaspora dell'America Latina. Boom di richieste d'asilo nel mondo. Come si richiede in Italia



Il più grande esodo dell’America latina è quello dei venezuelani. 
Il Venezuela rappresenta una delle peggiori crisi che ha causato una diaspora senza precedenti.  Fino al 5 di luglio le perone che hanno abbandonato il Venezuela erano 4.054.870.
L’ACNUR/UNHCR  (L’agenzia ONU dei rifugiati) ha dichiarato che la violenza, l’insicurezza, la paura di essere perseguiti per le proprie opinioni politiche (reali o supposte), la scarsità di alimenti e medicine, la mancanza di servizi sociali e l’impossibilità di mantenere se stessi e le proprie famiglie, sono stati i motivi principali per cui i venezuelani hanno lasciato il loro paese.
Nel 2018 ben 341.800 richieste d’asilo di venezuelani, secondi solo al mezzo milione di richieste di cittadini siriani. Un dramma, senza precedenti, che il governo italiano, ancora, sottostima. I dati di UNHCR mettono in luce la gravità. Tra il 31 dicembre 2018 e il 5 luglio 2019, 1.870.551 venezuelani avevano uno status regolare all’estero, permessi di soggiorno rilasciati dai paesi ospitanti.
Anche in Italia sono aumentati esponenzialmente le richieste di asilo come nel resto del mondo: nel 2015 erano 10.200; nel 2016 34.200; nel 2017 116.000 e nel 2018 341.800.
La Protezione Internazionale in Italia, si richiede in Questura.
Attenzione, si pagano solo i bolli!
Inoltrando la richiesta viene rilasciato il documento C3, con il quale, trascorsi due mesi, in attesa che la Commissione territoriale si riunisca e decida, si può già lavorare.  Per poter effettuare la richiesta occorre avere una dichiarazione di ospitalità. La Protezione può essere rilasciata come “asilo” per chi è perseguitato politicamente e la sua vita è in grave pericolo, oppure può essere una Protezione Sussidiaria.
Una delle forme di protezione che può essere riconosciuta dalla Commissione territoriale competente a una persona richiedente asilo, laddove non possa dimostrare di essere a rischio di persecuzione personale, ma rischi di subire un grave danno (condanna a morte, tortura, minaccia grave e individuale alla vita o alla persona di un civile derivante dalla violenza in situazioni di conflitto armato) per cui non può o non vuole avvalersi della protezione del suo paese. Ma ci sono molti fattori che nel dramma possono essere riconosciuti per ottenere la protezione. Il Permesso di soggiorno per protezione sussidiaria della durata di 3 anni può essere convertito in permesso di lavoro.

Il permesso di soggiorno per protezione sussidiaria viene rilasciato a seguito di notifica della decisione della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale. 

Dopo alcuni mesi, a seguito del parere positivo della Commissione: Il primo rilascio del permesso di soggiorno si richiede alla Questura allegando copia delle decisione della Commissione, un domicilio, 4 foto formato tessera, una marca da bollo da 14,62 euro e, in caso si voglia richiedere il titolo di viaggio, la ricevuta dei conti correnti postali con i quali si è pagato il contributo per il documento. Al titolare di permesso per protezione sussidiaria può essere rilasciato il titolo di viaggio sostitutivo del passaporto nel caso in cui non possa recarsi presso l’ambasciata del suo paese.
Competente per il rinnovo è ancora la Questura che, accolta l’istanza di rinnovo alla quale devono essere allegate copia della decisione, 4 foto e una marca da bollo da 14,62 euro, invia la richiesta alla Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale che si era precedentemente pronunciata sul rilascio del primo titolo, che nuovamente deciderà in merito alla permanenza delle condizioni che avevano determinato il riconoscimento della protezione sussidiaria. Se tali condizioni persistono la Commissione rinnoverà la concessione della protezione altrimenti verrà dato un provvedimento negativo e la Questura consegnerà un provvedimento di espulsione che conterrà l’invito a lasciare il territorio in 15 giorni. Il permesso di soggiorno per protezione sussidiaria può essere convertito in permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato o autonomo – al di fuori delle quote annue – qualora sussistono i requisiti previsti per legge. La richiesta di conversione si presenta agli sportelli della Questura allegando copia del contratto di soggiorno, la ricevuta della raccomandata con la quale lo stesso è stato inviato allo Sportello unico per l’immigrazione, un domicilio valido, 4 foto formato tessera, una marca da bollo da 14,62 euro e il passaporto o il titolo di viaggio per stranieri

[Nota del Ministero dell’Interno] n relazione alla particolare condizione, può essere riconosciuto al cittadino straniero che ne faccia richiesta lo status di rifugiato o lo status di protezione sussidiaria.
La differente tutela attiene ad una serie di parametri oggettivi e soggettivi che si riferiscono alla storia personale dei richiedenti, alle ragioni delle richieste e ai paesi di provenienza.
Nello specifico, il rifugiato è un cittadino straniero il quale, per il timore fondato di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o opinione politica, si trova fuori dal territorio del Paese di cui ha la cittadinanza e non può o, a causa di tale timore, non vuole avvalersi della protezione di tale Paese. Può trattarsi anche di un apolide che si trova fuori dal territorio nel quale aveva precedentemente la dimora abituale e, per le stesse ragioni, non può o non vuole farvi ritorno.
E' invece ammissibile alla protezione sussidiaria il cittadino straniero che non possiede i requisiti per essere riconosciuto rifugiato ma nei cui confronti sussistono fondati motivi di ritenere che, se ritornasse nel Paese di origine, o, nel caso di un apolide, se ritornasse nel Paese nel quale aveva precedentemente la dimora abituale, correrebbe un rischio effettivo di subire un grave danno.
Sono esclusi dalla protezione gli stranieri già assistiti da un organo o da un'agenzia delle Nazioni Unite diversi dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Lo status di rifugiato e la protezione sussidiaria sono riconosciute all'esito dell'istruttoria effettuata dalle Commissioni Territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale.

In sintesi

FORME DI PROTEZIONE:
I. RIFUGIATO (TITOLARE DI PROTEZIONE INTERNAZIONALE) È
una persona che ha un timore fondato di essere perseguitata, nel proprio Paese di origine o, se non ha una cittadinanza, di residenza abituale, per motivi di: razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un gruppo sociale,  opinione politica e non vuole o non può ricevere protezione e tutela dallo Stato di origine o dallo Stato in cui abbia risieduto abitualmente.
Rilascio di un permesso di soggiorno per asilo politico della durata di 5 anni
II. PROTEZIONE SUSSIDIARIA:
è la protezione che viene accordata  ad un cittadino  non appartenente all’Unione Europea, o apolide  che non possiede i requisiti per essere riconosciuto come rifugiato, ma nei cui confronti sussistono fondati motivi  di ritenere che se tornasse  nel Paese di origine, o nel Paese nel quale  aveva la propria dimora abituale correrebbe un rischio effettivo di  subire un grave danno, e il quale  non può o non vuole, a causa di tale rischio, avvalersi della protezione  di detto paese.

[Carlos Gullì – per U.M.I. Unione Mediatori Interculturali – Familia Futura]