febbraio 15, 2019

Vuoto diplomatico del Venezuela in Italia?



Vuoto diplomatico del Venezuela in Italia?

In base alla risoluzione del governo italiano esposta in Parlamento il 12 febbraio,  sebbene non si sia riconosciuto Juan Guaidó come presidente ad interim del Venezuela, ma si è riconosciuta la legittimità dell’Assemblea Nazionale da lui presieduta, sottolineando che occorrono nuove elezioni dal momento che Nicolás Maduro non è più il Capo di Stato, la domanda sorge spontanea:  “esiste un vuoto diplomatico del Venezuela in Italia?” Non sarebbe logico che gli ex diplomatici, dell’ex governo di Maduro non abbiano più determinate credenziali in Italia?
Il Venezuela di fatto non è più rappresentato dagli ex diplomatici di Maduro. Una dichiarazione in merito si rende necessaria, anche da parte degli ex diplomatici che, dovrebbero perdere immediatamente le loro credenziali di rappresentanza diplomatica o per lo meno dissociarsi ufficialmente dall’ex governo di Maduro.
[Articolo aggiornato alle ore 12,46 del 12 febbraio 2019.
La linea, alla fine, la illustra al Senato il titolare della Farnesina, competente in materia. Il governo italiano "ritiene che le elezioni presidenziali dello scorso maggio in Venezuela non attribuiscono legittimità democratica a chi ne è uscito vincitore, cioè Nicolas Maduro", scandisce il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, in una comunicazione alla Camera sulla crisi in Venezuela. Per questo, "il governo italiano", spiega "chiede al più presto nuove elezioni presidenziali democratiche in Venezuela" perché "gli elettori venezuelani devono tornare padroni di scegliere chi li rappresenta e governa". Punto primo: no alle violenze da qualsiasi parte arrivino, ma Maduro non è il presidente legittimo.


Si el Gobierno italiano no reconoce a Maduro y sí reconoce a la AN, ¿los ex diplomáticos nombrados por el ex presidente Maduro no tienen más las credenciales para ser diplomáticos en Italia? Se necesita declaración oficial al respecto.


Carlos Gullì
@cosmodelafuente

febbraio 09, 2019

Venezuela: Italia con Guaidó? Sarà decisiva la Lega.

Il Venezuela è al corrente!  dire - l'Italia non riconosce Guaidó- non è completamente corretto, in realtá si dovrebbe dire "il governo italiano non riconosce Guaidó". 
Il governo giallo-verde, infatti, si mantiene neutrale. Una neutralità voluta soprattutto dai pentastellati che parlano di "non ingerenza" in Venezuela. Molto strano visto la loro ingerenza nei fatti francesi. Salvini, invece, si dichiara contro Maduro e sostiene, senza mezzi termini, che Guaidó, per Costituzione è il Presidente, posizione che non viene mai concretizzata al momento di votare per chiedere una discussione in aula e una mozione pro Guaidò, o per lo meno estendere la possibilità di votare al Parlamento italiano.
Nell'incontro al Viminale,  di lunedí 11 febbraio, ci sarà soltanto la Lega ad ascoltare la delegazione di Guaidó sul perché  l'Italia (il governo) dovrebbe riconoscere Juan Guaidò.
Attenderemo le votazioni di martedì 12 Febbraio, "Familia Futura Communications" coprirà sia le votazioni che la conferenza stampa che si terrà nel pomeriggio.
Le previsioni sono difficili. Il M5S è irremovibile, ma i venezuelani sperano che Salvini concretizzi con un netto -sì- la sua posizione contro Maduro. 
Il video che Antonio Ledezma per l'Italia
CLICCA QUI

febbraio 04, 2019

Lettera aperta, Comunicato rivolto al governo italiano, da parte delle Associazioni italo-venezuelane in Italia




Roma 4 febbraio 2019
L’Associazione “Familia futura”, le Associazioni italo-venezuelane aderenti che l’accompagnano, l’Associazione VenEuropa e le persone tutte impegnate nella promozione dei Diritti Umani e di coloro che si ritengono rappresentati da questo comunicato aperto, a seguito dell’astensione da parte dell’Italia nelle votazioni del Parlamento Europeo per la mozione di fiducia  al  Presidente del Venezuela Juan Guaidó, nell’esprimere il nostro rammarico  per l’indifferenza dimostrata di fronte alla gravissima crisi politica e sociale che ha colpito il Venezuela,  dichiariamo  quanto segue.
1)      Ci dissociamo, come comunità italo-venezuelana sia residente in Italia che in Venezuela, dal rifiuto del governo italiano di riconoscere Juan Guaidó come presidente ad interim del Paese.  Siamo altresì  in completo disaccordo su quanto dichiarato dal sottosegretario agli Esteri Ricardo Merlo secondo cui "la prudenza del governo è dovuta al fatto che in Venezuela ci sono quasi due milioni di persone di origine italiana e dobbiamo pensare anche a loro", poiché il mancato riconoscimento di Guaidó, nega al popolo l’unica via d’uscita dal regime che opprime il Venezuela.  Ribadiamo che la sua legittimità è prevista  dalla Costituzione venezuelana, art. 233, in cui si stabilisce che il  vuoto di potere si deve colmare con incarico al Presidente dell’Assemblea Nazionale. La posizione di Roma si delinea come un preoccupante veicolo di permanenza al potere di Nicolás Maduro, ritenuto illegittimo da quasi tutti i paesi del mondo per via delle fraudolente elezioni da lui arbitrariamente anticipate con la compiacenza del CNE (Consejo Nacional Electoral), elezioni a cui è stata ostacolata la partecipazione dei partiti d’opposizione. Non aver riconosciuto Guaidó si traduce in un tentativo di ossigenare la dittatura che ha messo il Venezuela in ginocchio dando vita alla più grande diaspora degli ultimi tempi.  Gli italiani residenti in Venezuela, anch’essi vittime insieme alle loro famiglie del dramma economico in cui versa il Paese, non sono stati interpellati.
2) Poiché da recenti sondaggi oltre un 85% del popolo venezuelano, compresi quindi gli italiani residenti, si è espresso contro Maduro,  chiediamo che l’Italia riconosca al più presto Juan Guaidó come legittimo presidente ad interim del Venezuela in attesa che si possano indire democratiche e libere elezioni previa riorganizzazione del CNE attualmente costituito da soli militanti del regime.
3)      Segnaliamo, inoltre, che chiedere a Maduro di indire elezioni significa non rispettare la Costituzione poiché per i motivi esposti dal 10 di gennaio 2019 ha perso l’investitura di presidente del Venezuela.
4)      Infine sottolineiamo che Juan Guaidó ha prestato giuramento nel rispetto della Costituzione venezuelana per cui definire l’assunzione dell’incarico riducendola ingiustamente a una “autoproclamazione” è un errore grave, non in línea con la nostra Costituzione. Chiediamo alle autorità istituzionali italiane di aderire alle decisioni dell’Unione Europea e di contribuire al riconoscimento Costituzionale di Juan Guaidó come Presidente ad interim.

Come scrivente del  presente comunicato stampa, come italo-venezuelano e presidente dell’Associazione “Familia Futura” a nome mio e dei Presidenti delle Associazioni in seguito elencate, nonché di quanti desiderino riconoscersi in esso, appongo la mia firma.
Dott. Carlos Cosmo Gullì (cosmo de la fuente)
Associazioni  Firmatarie
-Familia Futura (Torino) – Presidente Carlos Cosmo Gullì
-VenEuropa (Bruxelles) – Presidente Patricia Betancourt
-Associazione Latinoamericana  ALI ONLUS (Pratola Peligna, AQ) Presidente Edoardo Leombruni
-Insieme per il Venezuela  (Milano) Presidente Mercedes Vásquez Antonioni
-Venezuela Viva Onlus (Pavullo – Mo) Presidente Beatríz Arboresi;  
  Vicepresidente Odilia Sofia Quattrini
-Venezuela in Piemonte  - Presidente María Requena
-Venezuela: La piccola Venezia -  Presidente Marinellys Tremamunno
-Comunità italo-venezuelana del Veneto  - Presidente Lys Golia
-Orquidea de Venezuela  (Milano) – Presidente Lisette Fernández
-Comunità italo-venezuelana e amici del Venezuela (Roma) Presidente Isabella Olivieri
- Associazione Pensionati Venezuelani residenti in Italia - Presidente Sandra Bucci
- Venezuela Somos Todos @vstmundo - co-fondatrice e responsabile per l'Europa   
  Mercedes Vásquez Antonioni
- Centro ItaloVenezolano - (Corato, Bari) - Presidente Rosanna Agatino
- Venezuela in Toscana- Presidente Claudia Romero
- Venezuela Italia Mondo - Presidente Liz Omana
- Venezuelani in Lombardia - Presidente Lucilla Urbina
Giornalisti italo-venezuelani in Italia
Marinellys Tremamunno (Roma) Corrispondente del Vaticano
Carlos Cosmo Gullì (Torino)  Giornalista Addetto Stampa di Torino  e reporter di Here italy Miami
Carlos Omobono  Giornalista Delegato Comitato Credenziali/Milan Branch Foreing Press Club of Italia, Sezione Alta Italia.
Attivisti
Luisa Ceccarelli (nata a Caracas e residente a Roma) attivista e traduttrice
Lorenzo Cavallin   (nato a Caracas e residente a Vicenza)
Angela Maria Stortini (nata a Caracas e residente a San Donà di Piave – Venezia)
Lisa Maria Castro (nata a Maracaibo e residente a Firenze) ingeniero, activista y artista
Velia Giannunzio (nata a Caracas, residente a Pescara)

Italiani a Caracas : il governo italiano non ha capito



Ogni volta che qualcuno si domanda come stiano gli italiani in Venezuela, bisognerebbe tener conto di quello che loro dicono. Sandro è uno de molti italiani che vivono a Caracas. Si stima che italiani e chi ha origini italiani siano almento un paio di milioni. 
Come ha giustificato Ricardo Antonio Merlo, fondatore del Movimento Associativo Italiani All'estero e oggi Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale del Governo Conte.
Dichiara che la posizione del governo italiano sia quella giusta perché avrebbe deciso di non riconoscere il presidente Guaidó per proteggere gli italiani che risiedono in Venezuela. 
Gli italiani residenti in Venezuela rispondono a tono al governo italiano, attraverso manifesti, comunicati stampa e discorsi pubblici. Se la prendono, giustamente, con i partiti di governo che si sono astenuti sulla mozione di fiducia a Guaidó del Parlamento europeo. 
Italiani offesi, feriti e traditi da chi oggi sta al governo in Italia e probabilmente ha altri interessi che vanno molto oltre le necessità e l'emergenza degli italiani che in Venezuela ci vivono e chiedono a voce altra il riconoscimento di Guaidó,
Non possiamo mentire. 
Lo scritto di Sandro ne è un esempio. Come lui la stragrande maggioranza degli italiani in Venezuela chiede Guaidó Presidente riconosciuto anche dall'Italia. 
Ecco il suo scritto, semplice, vero, diretto.

Avrei voluto rispondere a ciascuno dei vari post di fruitori di Facebook di coloro  che sostengono il dittatore del Venezuela Maduro magari non avendo mai messo piede in questo meraviglioso paese.
Il Venezuela non ha eguali al mondo per ricchezze di ogni tipo. Minerarie, naturali, climatiche e via dicendo. Il Venezuela è stato il primo Paese ad avere strutture stradali avveniristiche.  Le Università attiravano i migliori docenti del mondo
Venezuela dei grandi  artisti, grandi architetti del calibro di Villanueva. Altissimo il numero dei laureati, preparatissimi che all’estero brillavano per la loro bravura. Oggi questo Paese dalle infinite risorse è riuscito,  grazie all’attuale regime, a conquistare un primato mondiale che non sarà mai battuto da nessuno: riuscire a ridurre alla fame una buona parte della popolazione,  far morire la gente a causa di malattie curabilissime,  per totale mancanza di ogni tipo di medicine. In verità alcune si possono trovare al mercato nero ma occorrono troppi soldi e per persone il cui reddito mensile, raramente,  arriva a cinquanta dollar, diventa impossibile.
Il due di febbraio ho marciato per le strade di Caracas  allo scopo di convincere il  dittatore Maduro  ad andarsene, per permetterci elezioni libere, per chiedergli  consentire l’ingresso di aiuti umanitari che lui continua a rifiutare. Guaidò, invece, li farà entrare . Soprattutto medicine. In Italia si dice che Guaidò si è autoproclamato  Presidente, ma non è così.
La Costituzione venezuelana aggiornata da Chávez  che contiene tre articoli per l’assemblea nazionale in casi di disconoscimento del Presidente,  può nominarne uno provvisorio,  fino a nuove elezioni.  Guaido’ quindi non si è “autoproclamato” presidente come l’informazione italiana continua a dire, lui ha giurato di accettare l’incarico transitoriamente.  Molto spesso queste proteste anti governo sono state represse, ma questa volta, sebbene fossimo milioni scesi in piazza in tutto il Venezuela,  non son mai stati fermati da nessuna forza di policia. Segno che anche loro si stanno rendendo conto. Tra le milioni di bandiere Venezuelane il Tricolore che io sventolavo spiccava e non vi dico la commozione. La gente mi fermava per abbracciarmi e baciarmi ringraziandomi e però ricordandomi come il Venezuela abbia nel dopoguerra aperto le braccia a tanti italiani. Qui si aspettavano un sostegno ben più deciso da parte dei nostri governanti. Due milioni di perone, qui, hanno sangue come il nostro. Sostenete questo popolo meraviglioso coraggiosissimo martoriato , eppure  sempre capace di sorridere.
[Scritto autentico di  Sandro Romersi]

febbraio 03, 2019

Manifestazione pro Maduro del 2 febbraio 2019 a Caracas, Venezuela




Anche ieri, 2 febbraio 2019, come spesso accade, la maggioranza dei #TGitaliani hanno mostrato immagini e video errati della manifestazione pro #Maduro a #Caracas e, come si sa, i regimi manipolano le evidenze allo scopo di confondere l'opinione pubblica nazionale e internazionale.
Nel video allegato vi sono due diverse riprese di venezuelani "sul posto" che possono aiutare a verificare quale fosse, in realtà, l'affluenza a questa debolissima manifestazione madurista. 
Sarebbe opportuno rettificare.
[www.familiafutura.com] @cosmodelafuente #LaVerità

febbraio 02, 2019

Venezuela: Massiccio rifiuto di Nicolás Maduro in Venezuela (Sondaggio)




Venezuela: Massiccio rifiuto di Nicolás Maduro in Venezuela (Sondaggio)
Indagine effettuata dalla Heron Consultores.
I venezuelani sono scesi a protestare in tutto el paese chiedendo la caduta del ditattore. Il rifiuto è massiccio, senza precedenti, e l’agenzia Heron Consultores ha realizzato un’indagine che con i seguenti dati.
L’81,9% degli intervistati riconoscono Guaidó come presidente legittimo ad interim del Venezuela e appena il 13,4% continua ad appoggiare il dittatore chavista. L’80,2% ha incolpato anche il CNE (organi che si occupa delle elezioni in Venezuela) considerandolo corrotto e complice di Maduro.
Luis Almagro, Segretario generale dell’O.S.A. (Organizzazione Stati Americani) ha commentato quest’indagine così: “ I venezuelano non scendono più a compromessi e dialoghi, utili solo a far guadagnare tempo alla dittatura. Vogliono che l’usurpatore esca e chiedono democrazia per votare liberamente”.


Carlos Gullì
@cosmodelafuente
familiafutura

L'Italia non riconosce Maduro, non riconosce Guaidó, ma vuole elezioni subito da un governo fantasma in Venezuela







L'Italia dice NO a Guaidó, per via dell'astensione del  M5S, della Lega e di qualche deputato del PD,  nelle votazioni di ieri 31 gennaio, del Parlamento Europeo per riconoscere Juan Guaidó come legittimo Presidente del Venezuela. Anche se l'Italia ha detto "NO", la mozione è stata approvata dall'Unione Europea con 439 voti a favorem 104 contrari e 88 astenuti.
Ma qualcuno tende ancora mettere un veto:
(via Il Tempo)"Il Venezuela di Juan Guaidò trova due ostacoli in Occidente per la propria legittimazione: Atene e Roma, che il presidente a interim del Paese latinoamericano vuole rassicurare: "Non finiremo come la Libia". Il giorno dopo la riunione dei ministri degli Esteri europei a Bucarest, emerge che l’unità tra i Ventotto in merito alla sorte di Nicolas Maduro è solo di facciata. Si è trattato, hanno riferito fonti all’agenzia France Presse, di una riunione "difficile" e "tesa", che ha costretto la cancellazione di altri punti dall’ordine del giorno e alla fine ha spinto un ministro a dire: "Non abbiamo una politica estera comune". Il topolino partorito dalla montagna dei Ventotto è stato il ’gruppo di contattò di Paesi europei e latinoamericani che "nell’arco di 90 giorni" lavorerà a una uscita dalla crisi attraverso nuove elezioni. Ne fanno parte, tra gli altri, l’Italia, la Francia, la Germania, il Regno Unito, la Spagna, l’Ecuador e la Bolivia. "Non significa che si voglia guadagnare tempo, ma di accompagnare il paese a elezioni libere", ha spiegato, secondo fonti di Afp, Federica Mogherini a chi - come Spagna, Francia, Germania e Regno Unito - ha già lanciato un ultimatum a Maduro che dovrebbe portare al riconoscimento di Guaidò lunedì prossimo se domenica non saranno annunciate elezioni presidenziali anticipate".
Cosmo de la Fuente, attraverso la sua pagina Facebook, ha fatto notare la contraddizione italiana in merito al riconoscimento del Presidente del Venezuela Juan Guaidò
Un post che sta facendo discutere.
"Nota Stampa di Palazzo Chigi:

"L'Italia, in linea con la Dichiarazione adottata dall'Alto Rappresentante Ue a nome dei 28 Paesi membri il 26 gennaio, ribadisce la sua massima preoccupazione per gli ultimi sviluppi in Venezuela". E' quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi, nella quale si ricorda che "l'Italia non ha mai riconosciuto le elezioni presidenziali tenutesi nel maggio 2018 e ribadisce la necessità di indire quanto prima nuove elezioni".
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Ricapitolando l'Italia non ha mai riconosciuto le elezioni presidenziali nel maggio 2018 per cui Maduro si è autoproclamato presidente. 
Ieri, sempre l'Italia, non ha riconosciuto Guaidó come Presidente del Venezuela. 
Palazzo Chigi a chi rivolgi, allora, questa richiesta se non hai riconosciuto nessuno dei due? " ha dichiarato Cosmo.



Marco Camerlengo
familiafutura

gennaio 31, 2019

Venezuela : Perché Juan Guaidó non si è 'autoproclamato' ma ha solo prestato giuramento?



Juan Guaidó non si è "autoproclamato" ha assunto la carica di Presidente ad interim a causa del vuoto di potere che si è venuto a creare per via dell'illegittimità del secondo mandato di Maduro a seguito di elezioni non democratiche a cui non hanno potuto partecipare le opposizioni. 
Maduro si è autoproclamato Presidente, si è imposto infischiandosene della Costituzione. Per tale motivo non è stato riconosciuto dall'ONU, dall'OSA, dalla stragrande maggioranza dei paesi sudamericani, dal Gruppo di Lima, dall'Unione Europea, Australia, ecc.
Smettiamola quindi di parlare di "autoproclamazione" di Guaidó altrimenti si rischia di passare per disinformati in malafede. 

Bisogna capire che, a questo punto, non è politica, ma una crisi umanitaria enorme da gestire.
Nessuno dovrebbe assecondare un dittatore che si è macchiato di gravissimi crimini di lesa umanità.
Non si tratta di destra all'opposizione, poichè in Venezuela, per chi non lo sapesse, non esiste un vero partito di destra.

[cosmodelafuente]

Venezuela : El Helicoide, il centro torture di Maduro



El Helicoide di Caracas, centro torture del regime di Maduro
Nato  negli anni 50 come Centro Commerciale, oggi è il centro di detenzione, torture e morte dei prigionieri politici di Maduro.
Rosmit Mantilla, attivista politico appartenente a un partito d’opposizione ed eletto diputato del Parlamento racconta: “Ho trascorso due anni e mezzo in questo centro di torture. Vedevo persone coperte di sangue, altre legate e alcune in stato d’incoscienza”. Mantilla fu arrestato nel 2014 con una banale scusa di aver finanziato una protesta.
La BBC Mundo ha avuto modo di accedere a fotografie di alcuni detenuti. Presentavano lividi che coprivano completamente le natiche.
Luis B. racconta: “Avevo la faccia coperta da un giornale, sentii che una guardia chiedeva a un’altra di dargli una pistola -ti uccideremo- dicevano mentre ridevano rumorosamente – abbiamo un proiettile, vediamo se sei fortunato – Sentivo la pistola sulla mia testa e il grilletto. Continuarono finché no svenni”
La BBC è riuscita a intervistare due funzionari del SEBIN (servizio d'intelligenza bolivariano), i quali hanno lasciato il Venezuela e hanno dichiarato che si utilizzano due tipi di tortura di base in modo che i detenuti dicano quello che  vogliono che dicano.
Alcune testimonianze raccolte dalla BBC Mundo
Víctor C.: una delle tecniche, denominata bolsear (borseggiare) consiste nell’asfissiare le persone con una busta di plastica.  Li costringono poi a guardarsi allo specchio gli sussurrano all'orecchio – Guardati, stai morendo- ho visto molti farsi la pipì addosso dalla paura.
Molti vengono colpiti con bastoni,  coperti da cuscini in modo che restassero segni. Altri venivano appesi dai polsi in modo che i  piedi sfiorassero appena il pavimento.
L’altro funzionario, Manuel R. racconta che si usa spesso anche l’elettricità – si usa una batteria con due cavi che vengono attaccati ai testicoli o alla gola Come nel caso del Capitano Caguaripano, ancora detenuto, sottoposto a questa tortura che gli ha causato il distacco dei testicoli.
Un’altra forma di tortura è quella di negare le cure mediche ai malati.
Juan Miguel, un  detenuto, racconta che malgrado fosse affetto da cancro alla prostata, da un’ischemia celebrale, da crisi ipertensive e  perdita dell’udito per via di un’infezione, gli si diceva costantemente che nel rispetto di ordini “superiori” per lui non erano previste cure mediche.
Tutti gli intervistati hanno riferito di essere stati sottoposti anche torture psicologiche. Uno dei casi più impressionanti è quello di Rodolfo G., un pilota di 64 anni in pensione, accusato anche lui di esser promotore di una protesta. Accusa che viene negata dalla famiglia. La figlia racconta: “minacciarono mio padre di portarlo nelle peggiori carceri del paese e che avrebbero arrestato anche mia mamma. Una notte mio padre riuscì a telefonarci, era terrorizzato, ci disse che il giorno dopo lo avrebbero trasferito. Quella stessa notte si suicidò".
La BBC ha cercato di contattare il “governo” di Maduro per chiedere informazioni riguardo queste denunce, ma non ha mai ricevuto risposte.

Nemmeno i bambini si salvano da questi crimini di lesa umanità.
Secondo la UN Human Rights quasi 80 bambini, di cui alcuni di solo 12 anni, sono stati detenuti per aver partecipato alle manifestazioni pacifiche contro Maduro degli ultimi giorni, 40 venezuelani sono morti e ben 850 sono stati arrestati arbitrariamente.
Il Foro Penal segnala che, attualmente, in Venezuela vi sono circa 1025 prigionieri politici. Se pensiamo che da innocenti debbano vivere l’orrore delle carceri venezuelane, delle torture e in più di un caso anche di essere uccisi  da parte dei corpi di sicurezza pagati dal regime di Nicolás Maduro, mi chiedo come sia  possibile che qualcuno, ancora, possa considerarlo un Capo di Stato.

Carlos Cosmo Gullì
@cosmodelafuente
familiafutura.com

gennaio 30, 2019

Il Sindaco di Caracas, Ledezma, si appella a Giuseppe Conte: "Juan Guaidó è il Presidente del Venezuela"



Antonio Ledezma, Sindaco Metropolitano di Caracas, in esilio, chiede gentilmente a Giuseppe Conte di riconoscere Juan Guaidò come Presidente ad interim del Venezuela. La lettera pubblicata in italiano da “Il Foglio”

di Carlos Cosmo Gullì
La crisi politica e sociale del Venezuela diventa sempre più devastante. Mentre la lista dei paesi che riconoscono in Juan Guaidó il legittimo Presidente (ad interim) del Paese, come stabilito dalla Costituzione venezuelana, ancora vi sono media italiani che non hanno capito che non c’è stata una “autoproclamazione”, dal momento che, venutosi a creare un vuoto di Potere per via di elezioni non democratiche, l’incarico passa al Presidente dell’Assamblea Nacional, Guaidò appunto, nel pieno rispetto della Costituzione.
- Lettera aperta a Giuseppe Conte - 
Antonio Ledezma, Sindaco di Caracas in esilio, perseguitato dal regime per essersi opposto alla dittatura di Nicolás Maduro, ha scritto una lettera aperta  Giuseppe Conte, chiedendo esplicitamente di riconoscere Guaidó come legittimo Presidente. La lettera è stata pubblicata da Il Foglio (cilck)  in lingua italiana, mentre qui alleghiamo la versione in lingua spagnola.
Vanessa Ledezma, figlia del Sindaco in esilio, vive in Italia e ha lanciato diversi appelli affinché l’Italia si metta dalla parte della democrazia e della libertà del Venezuela.  Tra gli appelli lanciati da Vanessa quello al TG2 Rai [click]
- Quello che del Venezuela non dicono -
Non è un mistero che l’Associazione italo-venezuelana Familia Futura si schieri dalla parte della "giustizia per il Venezuela" e, come promotrice del rispetto dei Diritti Umani, condanna fermamente i crimini di lesa umanità commessi dal regime di Nicolás Maduro
Familia Futura, condivide la denuncia dei  crimini di Lesa Umanità di cui si è reso tristemente protagonista il regime di Maduro. Pertanto non riconosce il suo secondo mandato imposto attraverso elezioni fantasma e non democratiche. Ma per saperne di più e nel dettaglio, leggi l’intervista che è stata fatta a Carlos Cosmo Gullì [clicca qui] “Quello che del Venezuela non dicono"

Familia Futura condivide, in tutte le sue parti, la lettera che il Sindaco di Caracas ha indirizzato all'attenzione di Giuseppe Conte.
Segue lettera di Antonio Ledezma a Giuseppe Conte, via IL FOGLIO

"A sua eccellenza Giuseppe Conte
Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana,
Eccellentissimo signor Presidente,
Nella mia veste di sindaco metropolitano della città di Caracas, arbitrariamente e ingiustamente spogliato di una posizione per la quale ero stato eletto con il sostegno maggioritario di centinaia di migliaia di miei concittadini, perseguitato e imprigionato in un carcere militare per nessun altro motivo se non per la mia devozione alla lotta per la fine della dittatura e il ripristino del pieno stato di diritto nella mia patria venezuelana, alla quale ho dedicato una vita come deputato, governatore e sindaco, vedendomi oggi e dopo essere fuggito a rischio della mia stessa vita dalle grinfie dei miei carcerieri, costretto all’obbligo doloroso di vivere bandito dal mio amato paese, mi rivolgo a lei, signor Presidente, non solo nella mia condizione politica sopra menzionata, ma anche nella mia condizione di discendente diretto per via paterna di un cittadino italiano. Corre nelle mie vene il sangue di un padre italiano e di una madre venezuelana, il che mi porta a sentire con orgoglio l’appartenenza a entrambe le nazioni.
Questo fatto non avrebbe l’importanza che gli sto dando se non fosse per i profondi legami di convivenza e amicizia che uniscono Italia e Venezuela. Grandi poeti, intellettuali, scrittori, scienziati, ambasciatori e politici di origine italiana riempiono le pagine della nostra storia tanto che è incalcolabile la profondità e la dimensione di quella presenza. Non si spiega la vita politica, culturale, economica e sociale del Venezuela contemporaneo senza la presenza benefica dell’Italia in Venezuela. Una patria nobile e generosa che ha aperto le sue porte e ha ricevuto con gioia e generosità decine di migliaia di cittadini italiani in fuga dai terribili effetti delle guerre, della disoccupazione, della povertà e della fame. Hanno trovato nella nostra patria venezuelana, come fecero i miei antenati, l’opportunità di costruire una vita prospera piena di soddisfazioni spirituali e materiali. L’Italia è nel cuore del Venezuela. Come il Venezuela dovrebbe essere nel cuore dell’Italia, l’eterna.
Le scrivo questo lungo preambolo afflitto dall’immensa preoccupazione che mi provoca, e che provoca a noi venezuelani, tra cui decine di migliaia di italiani o discendenti di italiani, il consolidamento del necessario sostegno da parte della Comunità europea e in particolare della nostra madre patria italiana, ai nostri giganteschi sforzi per uscire dalla tirannia e sfuggire alle grinfie spaventose di questa crisi umanitaria che ha devastato materialmente e spiritualmente quello che era stato il paese più ricco, libertario e prospero dell’America Latina. Che non è neanche l’ombra di quella che aveva dato rifugio, protezione e prosperità a tanti italiani che fuggivano dalla dittatura, dalla miseria e dalla guerra.
Sono queste le ragioni che mi portano a chiederle, rispettosamente ma con la legittimità e la fermezza che mi conferiscono la mia carica e l’eredità del mio sangue, di darci il suo sostegno e quello dello Stato e del governo italiano, che lei presiede, per affrettare l’uscita dalla tirannia e riconoscere, con la maggior rapidità possibile, la piena legittimità del governo di transizione che presiede ad interim il nostro deputato, presidente dell’Assemblea nazionale e ora proclamato presidente ad interim della nostra Repubblica Juan Guaidó. Il suo governo è stato riconosciuto dalla totalità delle nazioni democratiche del nostro emisfero, dal Canada e dagli Stati Uniti, fino all’Argentina e al Cile.
Ci angustia che in mezzo a un sostegno tanto unanime delle nazioni democratiche del pianeta, l’Unione Europea sia titubante e non si attenga alla sua tradizione democratica e libertaria riconoscendo il governo di transizione di Juan Guaidó. La numerosa e importante comunità italo-venezuelana la ringrazierà per il suo contributo in questo senso. La aspettiamo fiduciosi nella giustizia del profondo sentimento democratico della nazione italiana.
Suo, con rispetto
Antonio Ledezma
Sindaco metropolitano di Caracas"



Fonti
Il Foglio
Salvador Mendoza
Pagina ufficiale Antonio Ledezma
Pagina ufficiale Facebook di Vanessa Ledezma
Pagina ufficiale Facebook Cosmo de La Fuente
Pagina ufficiale Familia Futura 
CosmoVideos Canale youtube Al Descubierto


QUELLO CHE DEL VENEZUELA NON DICONO – INTERVISTA A CARLOS COSMO GULLÌ



Da qui potrai accedere all'intervista che Viola Barbieri ha fatto per "Gli Stati Generali" al nostro Presidente Carlos Cosmo Gullì (cosmodelafuente).
Se veramente vuoi sapere la verità sul Venezuela, quella che i media non dicono o non conoscono, quella che i lettori ignorano.
Per leggere l'intervista clicca qui 

gennaio 29, 2019

Il Venezuela di Maduro è uno Stato mafioso

Il Venezuela, nelle mani di Maduro, è diventato un centro strategico del crimine, con conseguenti problematiche per tutta l’America Latina e altri paesi. Il secondo mandato di Nicolás Maduro, quello che lui ha imposto a seguito di elezioni anticipate, non democratiche e  quindi non riconosciute da molti paesi del mondo, avrebbe peggiorato sicuramente la situazione. Il vero golpista, per i molti a digiuno dei veri fatti venezuelani, è proprio Maduro, il quale,  di sua iniziativa, con la complicità della “sua” magistratura compiacente, ha annullato i poteri del Parlamento legittimo, eletto dal popolo nel 2015. Nelle mani delle opposizioni. Questo è il “golpe” di cui i disinformati non parlano.
Ne ha parlato in maniera precisa  il “The New York Times” già un anno fa.  

Nonostante le sanzioni, questo regime repressore si mantiene in vita grazia ai suoi vincoli criminali. Ai vertici del Governo vi sono le persone direttamente coinvolte, come Diosdado Cabello (Presidente dell’Assemblea Costituente illegittima, numero due dello Stato, a capo del PSUV partito socialista); Tareck El Aissami (Ministro dell’Industria) e Nestor Reverol (ministro degli Interni), entrambi sanzionati dall’ONU.
La definizione più azzeccata è che siamo di fronte a uno Stato mafioso, dal momento che il crimine organizzato è a stretto contatto con la vita quotidiana della gente.
L’organizzazione “In Sight Crime” negli ultimi anni, ha raccolto informazioni sul governo venezuelano, sui funzionari coinvolti nel traffico di droga, il noto Cartello de Los Soles. I “soles” sono le stellette dorate sulle divise della Generali della Guardia Nacional Bolivariana, responsabile della sicurezza interna, ma anche degli  aeroporti, porti, frontiere, da dove qualsiasi trafficante dovrebbe entrare.
Si scopre che i primi venti nomi della lista furono facilmente rintracciabili. Almeno 123 persone con posti di alto livello del governo e circa 15 istituzioni statali ne erano coinvolte.
La cocaina giunge a palate in Venezuela dalla Colombia. La produzione di droghe non è mai stata cos massiccia e si calcola che se solo dalla zona colombiana se ne stia producendo circa 921 tonnellate all’anno. Nel 2010 il Venezuela collaborava con 200 tonnellate. Mentre nel passato i cartelli colombiani dirigevano il commercio e corrompevano i funzionari venezuelani, oggi ci sono le prove che sono proprio i venezuelani della cupola al potere quelli che partecipano direttamente al narcotraffico.

Uno degli esempi più evidenti,nel 2016 hanno condannato i nipoti di Cilia Flores (moglie di Nicolás Maduro) per accuse di traffico di cocaina negli Stati Uniti.
Non è soltanto il traffico di droga a produrre guadagni ingenti al Venezuela, a seguito dell’indagine effettuata, si scopre che anche il  contrabbando di benzina ne è una buona fonte. Quando Maduro chiude le frontiere con la Colombia nel 2015 e poi nel 2016, rafforza il monopolio dell’Esercito venezuelano sul contrabbando della benzina.
Inoltre sono fortissimi i guadagni (senza rischi), attraverso il saccheggio del tesoro di Stato. Nel momento in cui la trasparenza e l’esibizione dei conti vengono eliminati in Venezuela, la cleptocrazia fa da padrona. 
Che dire poi del  sistema artificiale di controllo della moneta. I privilegiati, quelli che hanno accesso al cambio ufficiale di Stato, possono comprare il dollaro a un costo super conveniente e quindi poterci lucrare molto. Tutto questo ha provocato che il Venezuela, malgrado le sue ricchezza, arrivasse alla bancarotta.
I soldati dell’esercito guadagnano l’equivalente di venti dollari al mese, e il salario minimo è di circa 2 dollari al mese. Grazie a questa gravissima situazione, il governo di Maduro ha fatto in modo che involontariamente, ogni venezuelano collabori con l’economia criminale. Se i venezuelani vogliono alimentarsi o trovare medicine, devono rivolgersi al mercato nero e, quindi, dare guadagno alla corruzione che imperversa in tutti gli organismi dello Stato. A tale scopo, Maduro ha ordinato alla polizia di ispezionare i prezzi di vendita dei vari negozi e catene commerciali del paese.
Come se non bastasse anche gruppi terroristici alleati di Maduro sono una forza attiva. La frontiera Colombia-Venezuela è una delle zone con maggiore criminalità in Sudamerica. Lo sostiene uno studio della Insight Crime intitolato “Venezuela, Stato Mafioso?” sostiene che la zona sia diventata il covo di criminali colombiani narcotrafficanti grazie a alll’aiuto e all’attiva collaborazione del governo di Maduro.
Questa protezione non è nuova. Durante il conflitto armato gli alti funzionari FARC-ELN hanno trovato rifugio in Venezuela, zone di frontiere grazie all’aiuto di Hugo Chávez, che fu denunciato dall’ambasciatore di allora, Luis Alfonso Hoyos.
"Chávez vedeva questi gruppi come alleati e permise loro di utilizzare il territorio venezuelano, ma in altre occasioni, quando non gli conveniva, si mise anche contro questi gruppi"- si legge nel rapporto Insight Crime.
L’oro bianco statale, la cocaina, potrebbe diventare il motore che permetta il dilagare del cancro della corruzione nel governo di Maduro. Una situazione che sta danneggiando i paesi più vicini. In Centro America, Honduras e Guatemala vi sono le piste di atterraggio del traffico areo della cocaina. La Repubblica Dominicana è invece la meta delle navi fornitrici dei Caraibi e provenienti dalle coste venezuelane.
Aruba, Trinidad e Tobago, sono diventati centri di contrabbando della benzina a basso prezzo.
Negli ultimi anni circa 3.5 milioni di venezuelani sono fuggiti dal loro Paese disastrato. Emigranti, rifugiati disperati che spesso cadono nelle  mani del crimine organizzato.
Isolato e con gravi problemi economici, il dittatore si è circondato da personaggi coinvolti in attività delittuose. Il Venezuela non è in grado di contenere il crimine organizzato, poiché le forze che dovrebbero combatterlo sono invece quelle che ne dirigono il commercio. Nell’improbabile caso che Maduro volesse mettere fine a questa corruzione, non potrebbe mai farlo, perché questi crimini lo mantengono ancora al potere.
I paesi del mondo non hanno molto spazio di manovra. Il Venezuela è diventato il paradiso del crimine. Eppure c'è qualcuno che parla del governo di Maduro "da imitare". Sarà masochismo o semplice gusto per l'orrido?


Carlos Gullì
@cosmodelafuente
familiafutura.com

gennaio 28, 2019

Pablo Aure: María Corina Machado sería lo mejor para Venezuela (+video)


aquí la video entrevista


Pablo Aure responde a las preguntas de @cosmodelafuente en el programa 
"Al Descubierto".
Entre los otros temas, Aure respondió acerca del importante papel de la FFAA en Venezuela y la posibilidad que Maria Corina Machado se convierta en el próxumo Presidente de la Republica de Venezuela. 

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Gabriel Costa
familiafutura

gennaio 26, 2019

Venezuela: Messaggio rivolto all'alta rappresentante per gli Affari Esteri Federica Mogherini e ai media italiani



L'Unione Europea commette un madornale errore chiedendo a Nicolás Maduro di indire elezioni dal momento che dal 10 gennaio 2019 è un comune cittadino il quale è anche sospettato di Crimini di Lesa Umanità.
Secondo la Costituzione venezuelana, il compito spetta all'Assemblea Nazionale e al Presidente ad interim Juan Guaidò.

[Familia Futura]


gennaio 25, 2019

Alessandro Di Battista: il suo amore per la revolución bolivariana (che ha massacrato il Venezuela)


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 Facebook di @cosmodelafuente

Movimento Cinque Stelle  con Maduro?  
Quando il vento cominciò a tirare un po' a destra, Di Maio divenne il volto del M5S, un volto giovane e pulito sicuramente, ma questa sorta di setta ha una seconda testa, quella di sinistra e per giunta rivoluzionaria. Se il vento, per ipotesi,  cambiasse direzione in questo momento, sarebbe il turno di Di Battista come rappresentante dei "5 stelle"? Siamo davanti a un mostro a due teste? Cosa ne pensate? Com'è possibile usare una catastrofe umanitaria, come quella venezuelana e farne un questione politica italiana soprattutto quando si usano vecchi e idilliaci amori rivoluzionari infischiandosene di cosa realmente stia accadendo in Venezuela. Ma se Di Battista ama tanto il Venezuela di Maduro, perchè nelle ultime vacanze sudamericane non le ha trascorse in quel  Paese?
La domanda che sorge spontanea è : Cinquestelle con Maduro? Se così fosse, bisogna chiarire che noi italo-venezuelani avevamo avvertito sulla passione che  i pentastellati hanno  per la rivoluzione chavista, quella che ha distrutto il venezuela ma che, ai tempi della semina, si presentò come la nuova corrente in favore del popolo. Quel popolo che oggi scende in strada in Venezuela, come un impressionante tsunami, contro l’illegittimo presidente Maduro, l’affamatore, il narco dittatore.
Il Video che a suo tempo fece circolare “familafutura.com” nell’ambito della ricerca effettuata dallo staff di “Al Descubierto” [@cosmodelafuente] è evidenza che Di Battista  era ed è un estimatore della “revolución”. Un segnale che l'Italia non dovrebbe sottovalutare. Si comincia così, si finisce come in Venezuela o in Nicaragua.
Ma vediamo un po', cosa succede in Italia?
Dopo un fuoco di fila dell'opposizione del Pd e di Forza Italia chiedendo al Governo di schierarsi contro Maduro - con il ministro Enzo Moavero che interverrà in Parlamento - giunge alquanto "strano" il parere di  Giuseppe Conte il quale, attraverso un tweet dice:  “Seguo gli sviluppi in Venezuela ed esprimo forte preoccupazione per i rischi di un'escalation di violenza. Siamo vicini al popolo venezuelano e al fianco della collettività italiana nel Paese. Auspico un percorso democratico che rispetti libertà di espressione e volontà popolare”.. Percorso democratico? Escalation di violenza...ora? Ma dov’era negli ultimi anni il Presidente del Consiglio…sulla Luna? Da quanto tempo il popolo venezuelano è vittima di feroce violenza, fame, miseria e repressione da parte un genocidio voluti dal regime di  Maduro?
[Yahoo notizie] Conte, che dimostra la sua disinformazione a riguardo,  decide di non saltare a pie' pari sul carro di Trump. Scelta che è condivisa anche da Alessandro Di Battista, come spiega lui stesso a sera. Ben diversa la posizione di  Matteo Salvini, schierato decisamente contro Maduro. Ecco quello che dice in un'intervista ad Affaritaliani: "Quello di Maduro è un regime fondato sulla violenza, sulla paura e sulla fame. E quindi quanto prima cade, senza altrettanta violenza, meglio è".
Secondo me, questo desiderio “rivoluzionario” va preso con le pinze e analizzato. Cosa ha portato in America Latina? Cosa spinge i pentastellati a mettersi dalla parte della dittatura di Maduro? Ideologia o interessi economici? Sappiamo quanto abbia contribuito il chavismo, economicamente parlando, con "Podemos".
Osservare il Venezuela è molto importante.  La “revolución” ha elargito miseria e morte al popolo, arricchendo in maniera esponenziale, i promotori del castro-chavismo rivoluzionario.  Ha alimentato la corruzione, il narcotraffico. Mi domando: è a questo che mirerebbero gli estimatori del chavismo in Italia? Sono belle le parole di unità e di eguaglianza, peccato che questa rivoluzione sia, invece, icona delle differenze, delle caste ricche pronte a schiavizzare la gente normale, per portarla fino al punto di elemosinare le briciole.
La figlia di Chávez è tra le donne più ricche del pianeta grazie all’eredità lasciatagli dal padre caudillo, eppure lui diceva "la ricchezza è il male del mondo", il suo patrimonio di 4.197 milioni di dollari (circa 4,2 miliardi di dollari) e parliamo di una sola delle figlie, ci sarebbero, poi, le ricchezze degli altri eredi di Hugo "il ricco".
Per saperne di più [clicca]
Ormai il  dittatore e  affamatore del popolo, Maduro,  è sempre più solo, alcuni disinformati e/o malintenzionati, storditi dall’illusione di una rivoluzione che ha dimostrato essere disastrosa per i popoli, donchisciotteschi paladini rivoluzionari che vivono nel benessere,  distanti e spesso disinformati, seguitano con i loro discorsi avvolti dall'irrealtà fumosa dei sogni.  I cinquestelle, cosí come il Sindaco di Napoli, paiono piuttosto in linea quando parlano  di “revolución” e di nuove correnti politiche ispirate al  chavismo. Per chi, come noi venezuelani, il chavismo e il madurismo hanno significato miseria, morte, fuga dal nostro paese, sentir parlare di quanto sia bella la rivoluzione bolivariana, scatena una serie di sentimenti che vanno dalla  rabbia all'incredulità, dal dolore alla voglia di smascherare i falsi profeti. Un dolore che si trasforma in ansia di avvertire gli italiani affinché non cadano in questo vortice mortale.
Familia Futura ne aveva già parlato, qui il link per leggere

@cosmodelafuente 
Carlos  Gullì

gennaio 24, 2019

Venezuela scarica il tiranno e sceglie la democrazia : Juan Guaidó


Venezuela contro il tiranno Maduro, sceglie la Democrazia : Juan Guaidò

I venezuelani residenti nel Paese e quelli sparsi in tutte le città del mondo si sono dati appuntamento ieri    23 gennaio per far sentire la loro voce.  “Fuori Maduro l’usurpatore”. E un “Sì” al Presidente ad interim Juan Guaidò.
Per capire cosa stia accadendo in Venezuela, bisogna fare un passo indietro.
Alla morte di Hugo Chávez (marzo 2013), Maduro,  suo amico “intimo”, era il vicepresidente del Venezuela. L’incarico ad interim, secondo la Costituzione,  avrebbe dovuto essere assegnato al Presidente della Assemblea Nazionale, che a quei tempi era Diosdado Cabello (il numero due della dittatura venezuelana).  Infischiandosene della Costituzione, che lo stesso Chávez aveva modificato, Maduro, con la complicità di uno Stato che già presentava evidenti sintomi “mafiosi”, divenne il Presidente.   
Mentre il  Parlamento, eletto dai cittadini nel 2015  passò all’opposizione. Fu una vittoria schiacciante che non poterono nascondere.
Prevedendo un futuro difficile, il Parlamento uscente, in maniera del tutto incostituzionale, nominò un Tribunale Supremo di Giustizia composto da magistrati compiacenti che garantisse loro l’annullamento di tutte le decisioni dell’Assemblea legittima.
Maduro si appropria di tutto. Non dimentichiamo che anche i dirigenti del CNE (Consejo Nacional Electoral) organismo che si occupa delle elezioni in Venezuela, è in mano al regime, difatti la maggior parte di suoi componenti appartengono al partito di Stato PSUV.
Si susseguono eventi che mostrano il “governo” di Maduro per quello che è, una  dittatura che utilizza tutti i metodi possibili per restare al potere.  Magistratura che emana leggi improvvise per rendere sempre più potente il regime.  A metà mandato, ad esempio, previsto dalla Costituzione,  è possibile indire un Referendum Revocatorio, il quale, a ottobre 2017, decreta perdente il tiranno, ma il risultato, manco a dirlo, viene annullato dalla Magistratura per presunte frodi.
Sempre il TSJ assume, di punto in bianco, i poteri legislativi che spettano al Parlamento legittimo e a maggio del 2017 annuncia di assumersene io potere attraverso un’ Assemblea Costituente, anch’essa illegittima poiché non nominata da un regolare Referendum come previsto dalla Costituzione.  Un Parlamento parallelo insomma, per poter fare e disfare a seconda degli ordini di Maduro.
Intanto il paese va a rotoli, manca tutto: cibo, medicine, libertà di parola e aumentano, di giorno in giorno, i prigionieri politici.  Le nuove elezioni Presidenziali, previste a dicembre 2018 vengono, improvvisamente e inspiegabilmente anticipate a maggio del 2018, anch’esse convocate in maniera illegale dall’Assemblea Costituente  e, per giunta, impedendo la partecipazione dei partiti d’opposizione.  Inutile dire che, malgrado sia stata quasi nulla l’affluenza alle urne, il CNE dichiara Maduro vincitore, nonostante le migliaia di evidenze che testimoniano i seggi deserti.  
Il 10 gennaio Nicolás Maduro s’insedia di forza come Presidente, giurando davanti alla Magistratura corrotta. L’evidenza delle irregolarità fan si che l’ONU, l’Unione Europea, L’OSA (Organizzazione Stati Americani), il gruppo di Lima ( Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Guyana, Honduras, Messico, Panama, Paraguay, Perù e Santa Lucia) disconoscano il nuovo auto-mandato di Maduro. Anche l’Italia, sebbene in maniera alquanto tiepida, dichiara di essere in linea con l’Unione Europea.
La vita dei venezuelani e degli stranieri, tra cui molti italiani, che vivono nel paese sudamericano, è diventata impossibile.  Secondo l’ONU la diaspora senza precedenti di persone che fuggono dal regime di Maduro, potrebbe raggiungere in due o tre anni,  i cinque milioni e mezzo di profughi. Una diaspora simile a quella siriana.
Il 23 gennaio del 1958 la dittatura di Marcos Perez Jimenez venne sconfitta e il 23 gennaio del 2019 è stato scelto come data simbolo per manifestare al mondo la disperazione dei venezuelani, che non no vogliono saperne più di Nicolás Maduro e del chavismo, cellule maligne che hanno dispendiato misera e desolazione in un paese ricco.  Solo alcuni capi di Stato, come Bolivia, Messico, Nicaragua e, ovviamente Cuba, con affinità comunista e dittatoriale, tutti figli di Chávez e di Castro, continuano a riconoscere l’irriconoscibile, l’usurpatore, l’illegittimo.
Juan Guaidò, seguendo la Costituzione venezuelana, per colmare il vuoto di potere generato dall’illegittimità di Nicolás Maduro, come presidente dell’Assemblea Nazionale e leader dell’opposizione nel rispetto degli articoli 233, 333 e 350 si proclama  "presidente ad interim» in attesa di nuove elezioni, rinnegando il dittatore.  Al riconoscimento ufficiale di Trump si sono uniti Canada, Brasile e altri paesi del Sudamerica.                                                  
Anche le forze armate cominciano a vacillare e, ormai, non sono completamente al fianco di Maduro, si accusano malesseri generalizzati e fughe seguite da dichiarazioni in video da parte di militari che non intendono più stare agli ordini di un presidente illegittimo.
Il tiranno, rimasto isolato, farnetica,  nei suoi discorsi sempre identici in cui imita il tono di voce di Hugo Chávez, dichiara: “il popolo è con me” rendendosi sempre più ridicolo agli occhi del mondo che ha visto, anche grazie ai social media, unico mezzo di informazione che il regime non riesce a far tacere, decine di migliaia di immagini, di video, di evidenze dell’ incredibile tsunami di persone in strada a supporto di Guaidó, al grido “Maduro usurpador”.
Il tiranno solitario contava sulla debolezza, sulla schiavitù di un popolo affamato e ammalato, al quale non ha concesso neppure gli aiuti umanitari offerti dagli altri Paesi.. un popolo che ha visto un po’ di luce e di speranza in questo giovane presidente a cui si delega una responsabilità non da poco considerando il disastro economico e sociale che lascia Maduro. Si dovrà ricostruire il paese cominciando col ripulire i vari organismi dal marciume e dalla corruzione, per garantire elezioni pulite, che vedranno certamente protagonisti anche i giovani dirigenti della Resistenza, tra cui “Rumbo Libertad” che hanno avuto il merito di spianare la strada verso la coscienza libertaria e la realtà di un paese massacrato dalla dittatura e da collaborazionisti insospettabili.
Anche nella giornata di ieri ci sono stati degli omicidi del regime, sono stati assassinati, Nicolás Maduro ne è il responsabile. La violenza scatenata libera ha tolto la vita a 17 venezuelani che manifestavano, ha ferito gravemente altre persone e ha detenuto arbitrariamente più di 70 persone. La criminalità della nazi polizia di Maduro non conosce limiti. Il Paese aspetta giustizia e la stragrande maggioranza non accetterà leggi di perdono in favore di chi si è macchiato di crimini di questo genere.
Un messaggio “col cuore” in stile Barbara d’Urso, va anche a quella  piccola parte della stampa italiana, lasciando perdere il giornalismo che scrive per ‘partito preso’ infischiandosene della catastrofe umanitaria del Venezuela, parlo di quei  giornalisti distratti e faciloni, che hanno scritto di un “Maduro presidente” e di Juan Guaidó che si sarebbe “auto-proclamato”, senza sapere che era suo dovere farlo secondo Costituzione venezuelana. 
Nell'occasione ringrazio i professionisti della stampa che hanno coperto in maniera corretta l'evento di ieri. 
La volontà, la speranza, la voglia di rimboccarsi le maniche c’è.. il Venezuela ce la farà, ma ha bisogno dell’aiuto del mondo, soprattutto di capire che non stiamo più parlando di politica, ma siamo di fronte a un vero e proprio genocidio, basta consultare i numeri di morti che ha procurato, come un paese in guerra. Sì, in guerra, quella che Maduro ha fatto contro il popolo del paese che non è nemmeno il suo paese. Ma questo è un discorso diverso,  che affronteremo in un’altra occasione.


[Carlos Gullì]
@cosmodelafuente