Tra il bisogno di sicurezze e il rischio del fanatismo: perché oggi difendere le proprie idee sta diventando una prigione che ci impedisce di ascoltare.
di Cosmo de la fuente
Succede parlando di politica, ma non si ferma certo lì...
questo atteggiamento spazia in ogni angolo della nostra esistenza: dai temi
etici alla religione, dalla salute fino alle passioni più terrene. Accade nelle
migliori famiglie, tra amici, tra colleghi di lavoro, negli affetti più cari e
nel segreto dei nostri pensieri. C’è un sollievo quasi fisico quando
incontriamo qualcuno che la pensa esattamente come noi. Cercare chi condivide
le nostre visioni, di qualunque genere siano, è un meccanismo umano istintivo
perché ci fa sentire al sicuro in un "porto comodo". Il problema
sorge quando quel porto diventa una prigione e la nostra idea, su qualunque
argomento, si trasforma in fanatismo.
Questo fanatismo non è un interruttore che si accende
all'improvviso, ma una scala di grigi che sale d'intensità. Il primo segnale è
la ripetitività. Iniziamo a parlare sempre della stessa cosa, portando ogni
discorso — anche il più lontano — in un unico imbuto ossessivo. È capitato
anche me, sia ben chiaro, ma da anni ci lavoro e credo di aver ottenuto un buon
livello di coscienza per non caderci più. È in quell'imbuto che smettiamo di
ascoltare. In teoria sappiamo che anche chi la pensa diversamente potrebbe
avere punti condivisibili, ma scatta un rifiuto categorico. Invece di
accogliere il dubbio, alziamo il volume della voce, convinti che urlare più
forte renda la nostra ragione più solida. Sui social, poi, assistiamo allo
spettacolo peggiore: veri e propri "assatanati" che non cercano il
confronto, ma solo lo scontro frontale per annientare l'altro, trasformando
ogni bacheca in un campo di battaglia.
L'eccesso di questo comportamento sfocia spesso
nell'idolatria di personaggi pubblici che, giocando sulla necessità umana di
sentirsi dire ciò che si vuole sentir dire, portano acqua al proprio mulino.
Succede continuamente in politica, dove il dibattito si degrada in un tifo da
stadio che scade nello squallore più totale. Quando smettiamo di ragionare sui
programmi e iniziamo a urlare slogan per "fede", non stiamo più
facendo politica — stiamo solo alimentando una rissa. Insieme a una parte di
"gregge" silenzioso emergono fanatici che si illudono di contare
qualcosa, diventando megafoni impazziti di leader che, in realtà, stanno solo
cercando consenso manipolando le masse.
Le conseguenze sociali di questa deriva sono pesanti. Si
distruggono amicizie storiche, si spaccano le famiglie durante un pranzo
domenicale e si creano tensioni insostenibili in ufficio. Eppure bisogna
ricordare che non vale mai la pena rovinare rapporti umani profondi con chi si
rifiuta di confrontarsi in maniera socialmente accettabile. Proteggere i propri
legami e la propria serenità è un atto di resistenza contro chi vorrebbe
vederci divisi e arrabbiati.
Esistono vari gradi di questa chiusura, fino ad arrivare a un
livello insopportabile dove il dialogo muore. L'ideale, invece, sarebbe
riuscire a mantenere la testa fredda. Una mia cara amica venezuelana me lo
ripeteva spesso: "hay que mantener la cabeza fría para lograr a entender
muchas cosas". Bisogna avere il sangue freddo per capire come vanno
davvero le cose. Anche se sentiamo concetti che ci urtano, dobbiamo avere il
coraggio di guardare in faccia la realtà e accettare le evidenze. Per fortuna
molti riescono ancora a farlo; disgraziatamente però la maggioranza preferisce
restare nel proprio recinto. Il vero coraggio - secondo me- oggi non sta nel difendere il proprio muro,
ma nell'abbassare il volume. Perché una verità che non accetta domande non è
più una convinzione... è solo un dogma che ci sta rendendo ciechi.
Ma questo è solo il mio pensiero. Approfittando del fatto che
non mi sono riferito a nessuno in particolare e, tenendo fede a quanto ho
detto, nemmeno a una fazione piuttosto che a un'altra, lascio qui queste
parole. Possono essere portate via dal vento o semplicemente restare qui per
chi vorrà coglierle. In fondo, parlare per "partito preso" è la cosa
più stupida che si possa fare. Non fatelo nemmeno voi, almeno in
quest'occasione.
Cosmo de La Fuente pubblicato su familiafutura.com
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#Dialogo #Polarizzazione #ResistenzaCulturale
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