giugno 29, 2020

Elisabetta Trenta : raccontiamo la verità sul Venezuela, basta bugie


"... è ora di prendere una posizione, prima di subire le conseguenze di posizioni ideologiche lontane dalla realtà".
Il parere dell'ex ministro della difesa del M5S Elisabetta Trenta del primo governo Conte smentisce clamorosamente Paolo Mieli.
"Mi chiedo come sia possibile portare avanti delle visioni così parziali del presente, quando i fatti sono sotto i nostri occhi con tutte le loro connessioni. Immerso come tutti gli altri paesi del mondo nella crisi COVID19, il Venezuela ha registrato un limitato numero di casi - situazione molto poco credibile considerato quanto sta accadendo nei paesi confinanti.
Il parere di Elisabetta Trenta estratto dalla pagina di Leo Rugens

È così che il paese con il maggior numero di riserve petrolifere non solo è a corto di cibo, ma anche di carburante. Le sue raffinerie sono ferme, colpite da una dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti. Già prima dell’embargo era difficile che imprese USA vendessero pezzi di ricambio al Venezuela, dopo il 2017 è diventato impossibile e le riparazioni “artigianali” non sono bastate per degli impianti che hanno bisogno di costante manutenzione operativa. A questo si aggiungono lerestrizioni sull’acquisto degli additivi, come l’etanolo, che ha sostituito il piombo nella benzina.

In aiuto del Venezuela l’Iran, che mantiene un’alleanza con il paese iniziata con Chávez e rafforzatasi con Maduro, ha inviato via aereo delle apparecchiature per la raffineria di Carson e cinque navi, con benzina e additivi. Una sfida aperta agli USA con minaccia di ritorsioni verso le navi americane nello stretto di Hormuz, in caso ci fossero interventi sulle navi iraniane. Scartata l’ipotesi militare, gli Stati Uniti hanno solo un’opzione, quella di adottare misure contro le petroliere iraniane.
Ma non finiscono qui le connessioni con l’Iran delle quali è protagonista Tareck El Aissami, nominato Ministro del petrolio in maggio, ricercato dagli Stati Uniti e sospettato di supporto a Hezbollah, il “partito di Dio”, proxy iraniano, che controlla vaste fasce di territorio in Venezuela, e guida il traffico di droga e l’estrazione illegale di minerali preziosi come diamanti, coltan, uranio, oro.

Quando era Ministro dell’Interno fu proprio Tarek al Assaimi, che è di origine siriano-libanese, a fornire passaporti e carte d’identità per gli affiliati di Hezbollah che arrivavano in Venezuela. Imputato dagli USA per traffico di droga nel 2017, è stato di nuovo accusato in aprile di quest’anno dal tribunale federale statunitense per aver partecipato a una presunta cospirazione narcoterrorista con i ribelli colombiani per inondare gli Stati Uniti di cocaina (200 – 250 tonnellate, che corrispondono a 30 milioni di dosi), al fianco di Maduro.

Credo fermamente che il nostro Paese non possa continuare a “non prendere la parte di nessuno”. La posta in gioco non è solo il rispetto dei diritti di un popolo, che sta emigrando in massa per sfuggire alla fame, e che è composto anche da circa un milione di discendenti italiani, ma anche l’effetto che un Paese corrotto porta sulla sicurezza e stabilità internazionale.

Riciclaggio globale di denaro, corruzione, narcotraffico, estrazione illegale di minerali, e il ruolo di supporto di nazioni straniere e attori non statali5 con i quali ci confrontiamo a livello regionale – nel Mediterraneo – e internazionale, fanno di Maduro il capo di un regime al centro di una rete criminale, che gli permette di restare al potere nonostante le sanzioni e le pressioni internazionali.
Nelle crisi il tempo della decisione è una variabile importante e se chi deve decidere non lo fa, saranno altri a decidere per lui”.

Insomma qualche speranza ci sarebbe se qualcuno che milita nel partito castro-chavista italiano, il M5S, tenta di aprire gli occhi ai revolucionarios incalliti come Di Battista e Di Stefano.
L’Italia continua ad essere neutrale, i grillini non vogliono infastidire Maduro, perché?


Nessun commento: