agosto 31, 2019

Venezuela: gli ospedali della morte e il disastro sanitario voluto dal regime










Venezuela: L’Ospedale Luis Razzetti di Caracas è l’ennesima evidenza del disastro umanitario che affligge il Venezuela.
Ecco gli ospedali e il sistema sanitario venezuelano sotto la dittatura di Maduro. Nell’indifferenza di chi ancora, per ignoranza o malafede, vorrebbe sostenere un regime che ha messo in ginocchio il Paese.
Hanno sospeso le visite ai pazienti ammalati di cancro per mancanza di acqua, aria condizionato, materiale sanitario e assenza di medici. Le attrezzature guaste e i laboratori disabilitati. Gli ammalati temono di perdere la lotta contro la malattia a causa delle pessime condizioni dell’ospedale. Un’ammalata racconta che vivere con il cancro in Venezuela è una situazione estremamente difficile, nel Paese tutto è deteriorato se parliamo di salute, è una corsa contro il tempo nella quale se perdi ti aspetta la morte.
Il giornale venezuelano El Estímulo percorre l’ospedale e pubblica immagini che provano il pessimo stato in cui si trova la struttura.
Gli ammalati di cancro non possono far altro che constatare l’impossibilità di essere curati. Alla porta dell’ambulatorio un cartello recita: “visite sospese per mancanza di acqua e materiale medico”. La paura di morire e l’impotenza prendono il sopravvento, anche perché in altri ospedali la situazione è la stessa o addirittura peggiore. Se non hai la possibilità di pagare delle visite private devi rassegnarti e accettare la morte.
Troppi medici specialisti e infermieri/e hanno lasciato i posti di lavoro per fuggire dal paese, alla ricerca di opportunità di lavoro in altre nazioni. Il poco personale rimasto vive conflitti giornalieri richiedendo salari migliori, materiale sanitario per le visite, prodotti di pulizia e la riparazione delle attrezzature diagnostiche.
Non resta che pregare – racconta un paziente – difatti nei sotterranei dell’ospedale i pazienti, i familiari e i lavoratori hanno meso su un altare in onore del popolare medico dei poveri, adorato e in attesa di santificazione, José Gregorio Hernández.
Una paziente parla: “in questo ospedale arrivano i pazienti che chiedono di curarsi per vincere il cancro, ma spesso si sono organizzate soltanto messe per le persone che davanti alla crisi hanno perso la battaglia, che sono decedute per mancanza di prodotti medici. Noi più di tutti gli altri, ammalati e parenti di essi, conosciamo la gravità della crisi umanitaria che incombe sul nostro paese. Chiediamo aiuto agli altri paesi per quanto riguarda i farmaci per la cura del cancro e di tutte le malattie croniche. Quando anche la fede si perde, ci resta il dottor Joseé Gregorio Hernández il quale può aiutarci; dalle autorità invece, che ci hanno voltato le spalle, non ci aspettiamo più nulla ormai”.

En el sótano del hospital Luis Razetti, en donde se ubican gran parte de las consultas, los pacientes, familiares y trabajadores han levantado un altar en honor al popular médico de los pobres, al cual acuden todos cuando no encuentran solución a los problemas de la salud en el centro. 
Vivir con cáncer es una situación muy difícil, pero en Venezuela, con todo este deterioro en el sector salud, es una carrera contra el tiempo, una prueba de resistencia extrema en donde si pierdes lo único que te espera es la muerte”.
Hospital Oncológico Luis Razetti, un reflejo de la crisis sanitaria en Venezuela
[via El Estímulo] En este centro asistencial, ubicado en la parroquia San José, de Caracas, han sido suspendidas las consultas a los pacientes con cáncer. Los motivos: falta de agua, aire acondicionado, insumos y carencia de médicos. Los enfermos señalan que gran parte de los equipos están dañados y no hay reactivos en el laboratorio para realizarse los exámenes que requieren. Temen perder la lucha contra la terrible enfermedad por las pésimas condiciones del hospital.

Carlos Gullì
@cosmodelafuente

agosto 28, 2019

Venezuela, allarme Caritas: ci sarà una generazione di venezuelani con malattie croniche causate dalla denutrizione







Malgrado pochi anni fa, per ragioni che non citerò in questa sede, la FAO  ha, addirittura, premiato il dittatore Nicolás Maduro per la sua lotta contro la fame in Venezuela, mentre la popolazione moriva già, letteralmente, per denutrizione.
Oggi  l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura riporta che 3,7 milioni di venezuelani è in stato di denutrizione.  La denutrizione infantile ipoteca il futuro di un’intera generazione di venezuelani. La Caritas ha constatato che almeno il 12% dei bambini venezuelani fino ai 5 anni, patisce di denutrizione acuta.
La Caritas monitora 17 dei 24 Stati  del venezuela.
“Le condizioni di vita delle nostre famiglie, dei bambini, peggiorano di giorno in giorno. Ormai dei 12 alimenti necessari alla sopravvivenza, riescono ad averne solo quattro. I venezuelani hanno eliminato le proteine dalla loro alimentazione e quindi si tratta di persone con alto indice di vulnerabilità” ha dichiarato la direttrice della Caritas Venezuela, Janeth Márquez.
Marianella Herrera, nutrizionista e direttrice del Observatorio Venezolano de la Salud ha avvertito che non si tratta solo di bambini in stato di denutrizione ma anche di donne gravide che non possono alimentarsi in maniera sufficiente e quindi in stato di denutrizione severa.
Ci sarà una generazione di venezuelani con malattie croniche causate dalla denutrizione durante la gestazione e nei primi anni di vita. La generazione più colpita avrà seri problemi a partecipare e incorporarsi nelle attività scolastiche e, a lungo andare, a sviluppare le proprie capacità professionali. In poche parole l’intelletto di queste persone non riuscirà a svilupparsi.
Non esistono programmi di regime che permettano un miglioramento di questa situazione che certo non può aspettare i giochi di potere e politici. Gli aiuti umanitari non possono entrare in Venezuela e il quadro è disastroso.
A fronte di anni di silenzio sulla crisi che vive il Venezuela, complici i giochetti politici internazionali, tra cui non si esime l’ex governo italiano, il rapporto 2019 della FAO risulta essere di fondamentale importanza. La denutrizione in Venezuela si è quadruplicata passando dal 6,4% del 22012-2014 a oltre il 21,2% nel 2016-2018. Si parla di otto milioni di esseri umani che patisce la fame.
Ma il mondo tace.
L’Italia pure.
C'è addirittura chi sostiene il dittatore.

di Carlos Gullì (@cosmodelafuente)
Fonti "Diario de Cuba"
F.A.O.  - Caritas Venezuela
REDHNNA (Red por los Derechos Humanos de los niños niñas y adolescentes)
Familia Futura - Associazione italo-venezuelana a Torino, per i Diritti Umani e la libera informazione.
[Video] especial NTN24

agosto 21, 2019

Venezuela: Tareck El Aissami Wanted (ministro del regime venezuelano accusato di narcotraffico internazionale) 10 milioni di dollari per chi fornirà informazioni





Nervosismo tra le fila del regime di Maduro. Dieci milioni di dollari è la lauta ricompensa a chi fornirà notizie per la  cattura di Tareck el Aissami, uno dei capi del narcotraffico e Vicepresidente Area economica del regime in Venezuela, ex ministro dell’interno.

El Aissami nel 2012 Ministro d’ufficio del Ministero Giustizia del Venezuela. Seguace di Chávez già ai tempi del Movimento Quinta Repubblica. E’ stato in seguito governatore dello stato di
Organizzatore e coordinatore di una gigantesca rete di traporto di cocaina con arei privati dal Venezuela consegnano agli Stati Uniti. Ricercato per narcotraffico internazionale è uno dei personaggi del regime chavista venezuelano.
Tra i maggiori ricercati nella lista dei delinquenti del Servizio di Controllo e Dogana degli Stati Uniti. Rischia 30 anni di carcere.
Secondo il rapporto di Insight Crime i carichi pubblici gli hanno permesso libertà d'azione e la collaborazione di gruppi criminali e guerriglieri. 
Impossibile restare neutrali. Il prossimo governo italiano, a fronte della crisi e della criminalità al potere in Venezuela, dovrebbe ritrattare la sua posizione di neutralità voluta dal M5S e dall'ex governo giallo-verde, anche perché il crimine internazionale dovrebbe interessare tutti.
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Potrebbe interessarti anche : [L'Indro] Gruppi criminali locali, guerriglieri colombiani e fazioni ribelli dissidenti e elementi corrotti delle Forze dell’Ordine controllano vaste aree a sud del fiume Orinoco, negli Stati Bolívar e Amazonas, ovvero controllano il ricco mercato dell’oro illegale e degli altri minerali la cui estrazione avviene illegalmente. La situazione e i rischi insiti per la stabilità del Venezuela li abbiamo raccontati in ‘Oro e morte nel violento Sud del Venezuela’. Ma chi sono questi gruppi criminali e questi ex guerriglieri divenuti criminali comuni che hanno trasformato il Sud del Venezuela in una bomba a orologeria per la sicurezza dell’intera regione e continuano essere un problema ben poco conosciuto?

Sono ‘sindicatos’, ‘pranes’ e membri delle sigle della guerriglia colombiana politicamente ben note, le Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia (FARC) e l’Ejército de Liberación Nacional (ELN). A descrivere questa realtà e il loro agire è Crisis Group, il centro studi che ha realizzato il più recente e completo rapporto sul tema.

[Carlos Gullì] @cosmodelafuente


(sigue en español)

Nerviosismo en el chavismo, como revelan unas recientes declaraciones del propio Nicolás Maduro
La diplomacia norteamericana ha sido consultada sobre la recompensa para capturar a El Aissami y ha colaborado en este proceso.
REUTERS / Manaure Quintero.

Estados Unidos se disponen a poner precio a cualquier pista que lleve a la detención del viceministro económico de Venezuela Tareck el Aissami, después de haberle incluido recientemente en la lista de delincuentes más buscados del Servicio de Control de Inmigración y Aduanas de Estados Unidos por narcotráfico. Si es capturado y enjuiciado, El Aissami se enfrenta a al menos 30 años de prisión en EE.UU.
Junto a El Aissami encabeza la lista de personas más buscadas de las autoridades migratorias estadounidenses el empresario venezolano Samark José López-Bello, acusado de ser secuaz del político en un entramado internacional de venta de droga. La ley de designación de narcotraficantes extranjeros, aprobada por el Capitolio en 1999 y en vigor desde 2000, permite dictar sanciones y solicitar extradición a quienes introduzcan cargamentos de droga en EE.UU.
En marzo, un juzgado de Nueva York presentó cargos contra El Aissami y Bello por organizar y supervisar una gigantesca red de transporte de cocaína con aviones privados desde Venezuela a América del Norte. El 31 de julio la cuenta oficial en Twitter del Servicio de Control de Inmigración y Aduanas de Estados Unidos publicó una foto de El Aissami con el mensaje: «¿Ha visto usted a este fugitivo de los más buscados? Se le busca por narcotráfico».
Por ley, la orden de captura contra El Aissami de EE.UU. puede afectar también a su familia, ya que las sanciones estipuladas afectan a los «allegados de un traficante de drogas si se han beneficiado de las ganancias de esa actividad en los últimos cinco años». La diplomacia norteamericana ha sido consultada sobre la recompensa para capturar a El Aissami y ha colaborado en este proceso.
[Fuente : ABC International]
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Según reporte de Insight Crime su permanencia en cargos públicos ha favorecido el incremento de la violencia y el surgimiento y libre acción de nuevos actores, como los pranes. Todos sus nexos con el crimen organizado han sido posibles gracias a la estructura mafiosa del Estado venezolano.
Las redes de narcotráfico facilitadas por Tareck El Aissami le han ayudado a forjar relaciones con varios de los grupos criminales más peligrosos del mundo. El Departamento del Tesoro estadounidense lo vincula con el cartel de Los Zetas, en México. Investigaciones periodísticas, basadas en informes y filtraciones de organizaciones, lo relacionan con las extintas FARC y con Hezbolá.


agosto 20, 2019

Carceri disumane in Venezuela. Un deposito trasformato in carcere dove i detenuti vivono in condizioni terribili e disumane.







Carceri disumane in Venezuela. Un deposito trasformato in carcere dove i detenuti vivono in condizioni terribili e disumane.
Il centro di reclusione delle persone private di libertà di Boleita (Caracas) da deposito della Polizia Bolivariana di Maduro, è stato trasformato in carcere.  I detenuti soffrono di denutrizione, maltrattamenti, violenze, sovraffollamento e malattie.  Lo racconta la giornalista Sebastiana Barráez in un reportage per Infobae. La capacità massima consentita è di 250 persone, ma vivono in maniera disumana almeno 1000 detenuti.
-          - Molti di noi doemono in piedi perché non vi è spazio per sdraiarsi – racconta un detenuto. Molti di loro hanno problemi agli inferiori e presentano protuberanze violacee.
-          La maggioranza soffre di cattiva circolazione causata dall’impossibilità di riposare e dormire.
-          Si diffonde la scabbia e non esistono assistenza medica e non vengono forniti farmaci.
-          Oltre 200 detenute sono morte per questi motivi.
In un paese dove i diritti umani dei venezuelani vengono calpestati dal regime, impensabile l’esistenza di un garante dei diritti per i detenuti.
Anche noi denunciamo questo stato disumano in cui vivono (anche) i detenuti del Venezuela. #SosVenezuela
[via Infobae – maduradas]
@cosmodelafuente
Articolo fonte in lingua spagnola clicca qui
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El “depósito” que el régimen convirtió en cárcel donde los presos viven en terribles condiciones
El Centro de Reclusión de Privados de Libertad  Boleíta, mejor conocido Zona 7 de Petare, es un depósito de la Policía Nacional Bolivariana que ha sido convertido en un sitio de reclusión.
Allí los presos sufren de desnutrición, maltratos, hacinamiento y otras enfermedades.
Así lo cuenta la periodista Sebastiana Barráez en un reportaje publicado en Infobae, en el que publicó imágenes sensibles de las humillantes condiciones de los reos en el centro de reclusión, que tiene capacidad de 250 personas y hay casi 1.000.
“Hasta un mes durmiendo de pie porque no hay espacio dónde recostarse, hasta que se abre un huequito donde tirarse”, contó uno de los privados de libertad.
Muchos de los detenidos tienen problemas en las piernas, en las que tienen marcas de morados que parecen protuberancias.
La razón es que la mayoría de ellos sufre de mala circulación producto de las condiciones mínimas para descansar o dormir.
Además, prolifera la sarna: se ha extendido entre los presos porque no reciben atención médica y tampoco les suministran los medicamentos necesarios.
“Han muerto más de 200 privados de libertad por esta situación y los procedimientos inadecuados que se le implementa a los privados en esos sitios no aptos”, dijo a Barráez uno de los afectados.


Carlos Gullì


agosto 06, 2019

Piemonte: carceri al collasso, in attesa del nuovo Garante regionale dei detenuti.



Ce lo ricorda Patrizia De Grazia “ la situazione in cui si trovano gli istituti di pena italiana, e nello specifico quelli piemontesi, è tutt’altro che rosea”. Il prossimo garante regionale dei detenuti, dovrà svolgere il suo lavoro con coscienza e, soprattutto, con competenza.
Non dimentichiamo che  oltre agli educatori e agli psicologi, sono indispensabili anche i Mediatori Interculturali.  Per gli Istituti penitenziari del Piemonte, Valle D’Aosta e Liguria –  vi è un Elenco degli esperti ex art. 80 O.P. in mediazione culturale per la Corte D’Appello di Torino e la Corte D’Appello di Genova, appena stilato. Nell'elenco compare anche il nostro presidente Carlos Gullì, portavoce e rappresentante dell'U.M.I. Unione Mediatori Interculturali è tra i candidati alla carica di Garante regionale.  



"Restiamo ora in attesa della nomina del nuovo Garante regionale dei detenuti per il Piemonte.  Quanti sono i detenuti di origine straniera?" Percentuali altissime da tenere ben presenti. Già nel 2017 Bruno Mellano, garante uscente, ha rivelato che  “In Piemonte la presenza di detenuti stranieri nelle carceri è molto più elevata della media nazionale", lo ha dichiarato alla presentazione del XIII rapporto nazionale realizzato dall’Associazione Antigone, sulle condizioni di detenzione nelle carceri con particolare attenzione ai dati che riguardano la nostra regione.“

Di seguito le parole di Patrizia De Grazia, coordinatrice dell’Associazione Aglietta di Torino, rilasciate a  La Voce“La situazione delle carceri italiane è al collasso, e in Piemonte manca il nuovo garante dei detenuti”. Lo sottolinea Patrizia De Grazia,  “In Italia – dice De Grazia – ci sono oltre 60 mila e 500 detenuti per meno di 50 mila e 500 posti. I suicidi aumentano e dal 2009 che non se ne registrava un tasso così alto, mancano gli agenti di polizia penitenziaria, gli educatori, gli psicologi, i finanziamenti, e soprattutto le misure alternative alla detenzione”. “In Piemonte – aggiunge – la situazione non è migliore, e manca il nuovo garante regionale dei detenuti, eletto dal Consiglio Regionale ogni 5 anni. Attualmente è ancora in carica Bruno Mellano, ma entro il 31 luglio saranno presentate le candidature per ricoprire l’incarico nella nuova legislatura”.

Anche in questo caso bisogna dar spazio alle competenze e alla meritocrazia, se vogliamo che la nostra regione e il nostro paese funzioni.

Statistiche detenuti stranieri presenti, aggiornamento al 31 luglio 2019.
"Ministero della Giustizia"

RoDP
Familia Futura


Post in evidenza: Laurea honoris causa a Mario Vargas Llosa- Carlos Gullì per Università di Torino

LA POLITICIZZAZIONE DELLA VITA QUOTIDIANA HA ROTTO IL C**O

  Negli ultimi anni la politicizzazione è diventata una mania invasiva. Tutto è politico, tutto è schierato, tutto deve dire da che parte st...