giugno 30, 2017

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giugno 29, 2017

Venezuela: la messinscena del regime

Ci aveva provato Chavez, con un falso golpe, lo ha compiuto Erdogan, allo scopo di eliminare gli 'scomodi'. 
Il tiranno Maduro, pero, non ce l'ha fatta, ha studiato male le sue mosse e tutti se ne sono accorti. Anche l'elicottero e il pilota hanno fatto acqua.
Vediamo le ipotesi proposte da Rocco Cotroneo che scrive su Il Corriere on line?
Le ipotesi
Un tentativo di insurrezione, un episodio di esibizionismo personale oppure una messinscena del governo di Nicolas Maduro per accelerare una svolta autoritaria? Non ci sono elementi chiari al momento per far luce sugli episodi delle ultime ore a Caracas, capitale del Venezuela. Dove le manifestazioni di protesta sono costanti da due mesi e il governo chavista accelera la repressione contro gli oppositori e i media.

                        Sicuramente un po' di esibizionismo c'è un attore, in fondo, si esibisce ma l'interpretazione, nel filmato, non è stata nemmeno tanto da 'oscar'. 

I precedenti
Non va dimenticato che il Venezuela è abituato ad episodi di questo tipo. Nella storia più recente basta ricordare il fallito tentativo di golpe guidato dall’allora colonnello dei parà Hugo Chávez, nel 1992, contro il governo di Carlos Andres Pérez; e poi nel 2002 il colpo di mano dell’opposizione per far fuori lo stesso Chávez, già al potere, poi rientrato nel giro di 48 ore a causa del rifiuto dell’esercito di abbattere il presidente legittimo.


                                 Esattamente quello che ha tentato di fare il dittatore attuale, pensava di farcela, ma quando lo fece il suo mentore, aveva un certo sostegno dal popolo, cosa che Maduro non vanta, oltre l'80% della popolazione non ne vuol sapere di lui. Il venezuelano non si lascia nemmeno prendere in giro ormai, ma la fine di nostro paese si avvicina insesorabilmente, giorno dopo giorno. La Constituyente, illegalmente invocata dal narcotrafficante al potere, potrebbe diventare la tomba della libertà dei venezuelani.

La destra venezuelana dietro le bombe?
Il presidente Nicolas Maduro non ha dubbi: il gesto dell’agente Oscar Pérez (foto) è un «atto di terrorismo», che avrebbe potuto provocare una strage e dietro al quale c’è la mano della destra venezuelana e di potenze straniere interessate al crollo della rivoluzione bolivariana. Il ministro dell’Informazione Ernesto Villegas ha sostenuto che Pérez è sotto indagine per i suoi rapporti con la Cia e l’ambasciata Usa a Caracas, e che lavorava come pilota dell’ex ministro dell’Interno Miguel Rodriguez Torres, allontanato dal governo anche lui per presunti rapporti con il «nemico». Quest’ultimo si è difeso smentendo tutto («il mio pilota si chiamava Pérez, ma è un omonimo») e sostenendo di aver avuto rapporti con la Cia su richiesta dell’ex presidente Chávez.


                             Le solite chiacchiere dei soliti comunistoidi demodè, quando si accorgono che la realtà diverge da quello che sostengono, parlano di 'destra venezuelana'. La stragrande maggioranza della popolazione ha detto no a Maduro, il 6 dicembre 2015, schiacciato dai voti. Il momento in cui Maduro ha capito che non ce l'avrebbe fatta mai piu', quindi ha dovuto calare la maschera e mostrarsi per quello che è, un genocida.

Quel volo sospetto
L’autore del gesto e l’elicottero sono spariti dopo aver sorvolato per pochi minuti il centro di Caracas. Il velivolo è partito da una base militare nel cuore della capitale, sotto il pieno controllo dell’aeronautica. Oppositori accusano quindi Maduro di aver messo in piedi una farsa per giustificare un’ulteriore stretta. «Se il Venezuela affogherà nel caos e nella violenza, se tenteranno di distruggere la rivoluzione bolivariana andremo alla lotta, e quello che non otterremo con il voto lo prenderemo con le armi», ha minacciato Maduro dopo l’episodio. La capitale è sotto assedio, mentre oggi è prevista l’ennesima manifestazione dell’opposizione.

                      Ieri sono morti altri cinque giovani, sotto i colpi della polizia del regime. In Venezuela non esistono da un pezzo i Diritti Umani e il mondo, per interessi nemmeno tanto celati, non fa nulla. 
Ecco perche' l'articolo di Loris Zanatta su Il Foglio, risulta essere super centrato.

"I rumorosi silenzi dei bolivariani d'occidente davanti al disastro"
Quando la barca affonda, si sa, i topi fuggono: l’abbandonano. Io non so se la barca chavista affonderà, se si inabisserà da sola o porterà con sé in fondo al mare un intero paese: da quel che vedo, il suo motto è après moi le déluge; o se si preferisce: muoia Sansone con tutti i filistei. Per tenersi a galla le tocca attingere al fondo del barile: una surreale riforma corporativa, il fascismo del XXI secolo. Una cosa però è certa fin d’ora: molti topi sono in fuga. Scappano a gambe levate! C’è chi lo fa in silenzio: perché diciamolo, ci sono silenzi rumorosissimi. Qualcuno sa se Michael Moore, già cantore di Hugo Chávez, sta girando un documentario sulla gioia dei venezuelani? Se Ken Loach interpreterà presto il ruolo di viceministro para la Suprema Felicidad Social del Pueblo, in onore della creativa carica creata dal suo nume? A qualcuno è capitato di sentire l’ultimo pistolotto di Gianni Vattimo sulle magiche virtù del socialismo tropicale? L’ultima intervista fiume di Ignacio Ramonet a Nicolás Maduro su sfondo di violini? Almeno l’ineffabile Noam Chomsky non si nasconde e agisce: firma manifesti contro gli abusi di… Mauricio Macri! Comico, ma vero. L’onestà intellettuale è merce rara, per cui non c’è da stupirsi. Ma più del silenzio, può l’incontinenza verbale: qualcosa bisognerà pur dire. E l’ultima moda è quella che d’ora in poi sentiremo più spesso. In cosa consiste? Lo lascio dire a un politico di Podemos incontrato a un convengo accademico: Maduro? E’ più anti chavista degli antichavistas. Testuale. E come lui centinaia d’altri, che presto saranno migliaia, soprattutto ex dirigenti e funzionari del regime chavista: abbandoniamo la nave, è la parola d’ordine; segno che ormai non credono più possa raddrizzarsi. Va da sé che a voler vedere il bicchiere mezzo pieno, si tratta di buoni segnali: c’è chi nel chavismo sta rinsavendo, chi ritiene ci siano limiti non superabili; indicano che il regime si sfalda, che profonde crepe lo minano, che molti che in suo nome sfilarono per anni compatti sono oggi in cerca di nuova verginità. Fa una certa impressione leggere l’intervista al País del generale Rodríguez Torres, alto ufficiale del chavismo fino ad appena tre anni fa: quando c’era Lui, sembra di sentire; ah, se Lenin non fosse morto, risuona l’eterno lamento: quasi che a quel tempo, quando il regime organizzava le milizie paramilitari che oggi reprimono, prendeva il controllo della magistratura, dell’esercito e delle università, quando già inondava il paese con migliaia di ore di propaganda presidenziale a reti unificate obbligatorie, il Venezuela fosse una deliziosa democrazia, oggi lordata dal perfido Maduro.  
Visto così, a me Nicolás Maduro fa quasi pena; non dico tenerezza, perché è un personaggio troppo grottesco per suscitare simili sentimenti, ma pena sì: perché il suo è un destino beffardo. Se il Venezuela è oggi quel che è, se è uno stato fallito in mano a una mafia senza scrupoli che si ammanta di slogan ideologici vecchi e ammuffiti, se la violenza e la miseria vi si rincorrono senza tregua e la più tetra anarchia ha divelto ogni residuo legame sociale, se l’enorme ricchezza accumulata in un decennio vi è sparita a causa di un’esplosiva miscela di cleptomania, dilettantismo e megalomania, se invocando il pueblo il regime ha demolito la fiducia nelle istituzioni pubbliche senza le quali nessun ordine sociale può sostenersi, la responsabilità storica è di Hugo Chávez e dei tanti che l’hanno osannato, omaggiato, celebrato. A Maduro, che proprio Chávez consegnò in dote ai venezuelani, vogliono oggi togliere perfino il diritto di invocare colui che amò come un padre! Che ingiustizia, povero Maduro. Eppure è talmente chiaro: le sue politiche, i suoi uomini, le sue istituzioni, i suoi balzani progetti di riforma costituzionale, il suo disastroso governo dell’economia, i suoi consiglieri cubani, sono tutti eredità di Chávez. Non me ne vogliano i topolini in fuga, ma la realtà è assai prosaica: il chavismo rimarrà una presenza importante nella storia venezuelana ed è giusto e auspicabile che trovi la forma istituzionale per convivere democraticamente con le altre anime del paese; ma che il suo regime fosse fin dalle origini impregnato della tipica pulsione totalitaria dei populismi latinoamericani era ovvio e scontato per chiunque ne conosce la storia. L’avevano scritto in molti: avevano ragione.
Loris Zanatta


@cosmodelafuente via Mediacontact Communications

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maggio 09, 2017

E’ PROSSIMA LA FINE DEL CHAVISMO IN VENEZUELA?


di Michele Castelli per Familiafutura.com
E’ iniziato il conto alla rovescia. Siamo tutti convinti, ormai, che il regime ha i giorni contati. Soprattutto per due situazioni nuove entrambe sopravvenute negli ultimi due mesi: da una lato la partecipazione attiva della gioventù universitaria, e non, alla lotta contro la dittatura, e dall’altro perché il popolo, di tutti gli strati sociali, dal cittadino comune fino ai sindacati organizzati,  ha perso la paura e scende in piazza sempre più numeroso a manifestare pacificamente, nonostante continui ad essere vittima della repressione brutale con buona dosi di pallottole di gomma (ma spesso anche di quelle vere che ammazzano) e gas lacrimogeni. I sondaggi, poi, confermano che il governo è sceso al minimo di popolarità, appena un 15% costituito da alcuni pochi romantici che continuano a sognare la “società perfetta” venduta da Chávez nei suoi lunghi soliloqui da oratore provetto; da una casta di privilegiati che si è arricchita svuotando le casse dello Stato; e dalla cupola militare, altrettanto corrotta, che poi è quella che in definitiva governa il paese.
Il governo, cosciente della propia debolezza, si è tolto la maschera che agli occhi del mondo dava ancora qualche parvenza di rispetto all’istituzionalità democratica e ai diritti dell’uomo, e non esita a mostrare con crudezza il volto vero, quello antidemocratico e dell’arbitrarietà, pur di conservare il potere. Così, ora che non può più contare su un popolo anestesiato che garantiva il trionfo in tutte le elezioni previste nella Costituzione e anche in quelle inventate per confezionare l’abito politico su misura, con la complicità del Tribunale Supremo di Giustizia dichiara nulle le leggi approvate da un Parlamento a maggioranza delle opposizioni che non lo favoriscono; sostituisce le funzioni del Procuratore Generale, non più fedele militante del partido di governo, con i giudizi sommari dei tribunali militari ai civili “catturati” nelle proteste quotidiane; non convoca ad elezioni scadute e per guadagnare tempo ora ricorre a una Assemblea Costituente che non si capisce bene per quale fine.
Il popolo ha ormai chiari gli obiettivi che lo muovono a resistere, e non cederà fino a quando non si compiranno le elezioni generali per rinnovare tutte le istanze dello stato; la liberazione dei prigionieri politici e in primis di Leopoldo López, il Mandela del Venezuela; l’apertura dei canali umanitari per far fronte alla crisi alimentare e di medicine che mietono più vittime della stessa guerra in Siria e negli altri scenari dei conflitti nel mondo; e la formazione di un governo di unità nazionale rappresentato da tutte le forze politiche, e dagli uomini più probi e più preparati della società civile.  Tutte esigenze previste nella Costituzione nazionale e per tanto sostenute anche dagli organismi internazionali come l’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), dalla Human Rights Watch Organization, dai principali paesi dell’America Latina ed altri.
A queste proposte si oppongono con enfasi i principali rappresentanti del governo nazionale e dei partiti della sua coalizione perché coscienti che in questo modo perderanno le redini del potere e di conseguenza verranno costretti a rendere conto, molti di loro, alla giustizia nazionale e internazionale per i delitti commessi contro la cosa pubblica; ma si oppongono anche alcuni “estremisti” della chiamata genericamente “opposizione” che vorrebbero raso al suolo ogni vestigio del chavismo.
Prevarrà, senza dubbio, la sinderesi della grande maggioranza e con essa, a breve, la ricostruzione di un paese che irritato, un paio di decenni fa, contro la corruzione e la dissidia dei due principali partiti che avevano occupato lo scenario politico per oltre quarant’anni, ripose la fiducia in un leader che predicava la lotta alla povertà e che invece, quando si è esaurita la ricchezza proveniente dal petrolio della quale effettivamente caddero alcune briciole alle classi meno abbienti, ha condotto la Nazione ad uno stato di prostrazione mai visto prima. Nessun popolo può vivere solo dei beni del sottosuolo, per quanto ingenti essi siano, senza lo sforzo del lavoro. Questo è stato l’errore di Chávez. Ha sperperato miliardi di dollari provenienti dalla contingenza degli alti costi del petrolio per consolidare la sua leadership dentro e fuori del Venezuela, senza creare le infrastutture necessarie per lo sviluppo del paese. Al contrario, distruggendo gran parte dei posti di lavoro esistenti abbagliato dalla romantica convinzione della formazione di uno Stato nuovo, e di un Uomo nuovo, basati solo sulla solidarietà spontanea e sul baratto dei beni di produzione in contrasto con la domanda e l’offerta del capitalismo. Visione ingenua, senza dubbio. Ma ancora più ingenua per non aver capito che gli “uomini” di fiducia che lo circondavano e che dovevano essere i garanti del “progetto”, invece di dare l’esempio di probità e umiltà che lui predicava, si dedicarono, a cominciare dalla sua stessa famiglia, al saccheggio impietoso dell’erario, al traffico di stupefacenti e alla persecuzione dei dissidenti.
Questi stessi uomini che ora governano il paese usufruendo di tutti i privilegi,  sono i responsabili della miseria imperante e dei soprusi ai diritti dell’uomo per cui i venezuelani che vogliamo tornare alla perduta prosperità e a vivere in democrazia, in pace e in libertà, abbiamo preso l’irrevocabile decisione di sfollarli dal potere. E di farlo restando in piazza il tempo che sia necessario.
Michele Castelli
Twitter: @castellimika
Web: michelecastelli3.wix.com/mika

maggio 07, 2017

La estafa de Maduro en Carabobo, la Constituyente y el jaqueo organizado

La estafa de Maduro en Carabobo y la Constituyente!
La putrefacciòn sale a la luz
entérate ahora entrando en la pagina facebook,  escucha el audio que quema y veràs las planillas de los carnet de dirigentes muy en alto.

maggio 05, 2017

Lo digo a ti! Indiferente!





Lo digo a ti! 


No muchos lo admiten, pocos lo dicen pero todos lo piensan. Estamos en una guerra abierta, que quiso el genocida de Maduro junto con su cupola de asesinos, que están matando a nuestros hijos: jóvenes valientes que se enfrentan con las manos alzadas a un enemigo armado, me pregunto: por qué no ayudar y asesorar, a esta resistencia? De hecho los jóvenes seguirán, dando todo por todos, pues su motor es una rabia incontenible que arde en sus corazones con verdadero amor patrio que crece e inunda las calles de jóvenes valientes. Estos jóvenes son acompañados por millones de personas desesperadas en busca de un cambio, guiados por los líderes políticos. Esa marea humana que vemos en las fotos y en los videos, muestran la necesidad de ese cambio pedido a gritos de parte de millones de venezolanos de diferentes estratos culturales, los cuales han finalmente sensibilizado a la opinión pública internacional. Cada uno con su granito de arena, podemos ayudar y favorecer esta lucha y a los guerreros en su obra, en miles de maneras, como? 
 Los adultos mayores que vivieron la experiencia de las guerras y fuertes necesidades saben como colaborar en ese tejido necesario para sostener la resistencia de esos muchachos que en Venezuela los llamamos chamos. Hoy más que nunca hasta una intención o buen pensamiento ayuda a ese cambio. 
Ahora me dirijo a Uds la categoría de los indiferentes, es que al no colaborar y ser parte de esa masa inútil y amorfa les da esa paz falsa para sus conciencias? Ese periodo de vida pseudo feliz circunscrita en sus cuatros paredes se acabó. Los alaridos de dolor y explosiones de metralleta o cuanto artefacto de muerte y represión llegan a sus tímpanos y la nauseabunda pestilencia de los gases lacrimógenos se infiltraron también en su área de comfort.

Ya Uds se encuentran entre el grupo de los inconformes que lo quieran o no! Y esa será la punzada para que despierten y sean parte de los que con brío cambiaran este desgraciado presente, delimitado por un comunismo importado del hueco del mismo infierno. 
No necesitas ser venezolano o vivir ahí para involucrarte en el problema y crisis de ese país, lo único que te debe impulsar es probar empatía por todo lo que están sufriendo y recordar que su lucha diaria para vivir puedes sostenerla; conociendo y difundiendo su problemática. 
Donde estés puedes convertirte en un promotor de la verdad y en donde siembres esto generará bienestar para el futuro de millones de venezolanos que algún día serán custodios de esa libertad que debe ser fuente de bien para otros. 
La libertad, paz y justicia no son quimeras, son realidades que generan armonía, bienestar y prosperidad para todos los pueblos y naciones del mundo.
Si tú crees en esto te pido ser parte activa en ese cambio. 

Cuando toda la tormenta habrá pasado y el sol tibio consolide las esperanzas con certezas estoy más que seguro que en ese momento tu, promotor respiraras y compartirás esa felicidad que para algunos será algo nuevo y para otros será un simplemente reconocer algo que ya tienes o tuviste y que ahora valoras aún más. 
La belleza será incontenible y será semilla fértil en el corazón de quién simplemente vive en un país donde los derechos humanos son respetados y consolidados con leyes y democracia plena. 

Te regalo la "V" de Victoria si con corazón Valiente ayudas a Venezuela.

maggio 04, 2017

Venezuela: Maduro come l'ISIS







Venezuela: Maduro come l’ISIS

Non si placa la feroce repressione di  Maduro che si è proclamato dittatore assoluto con la recente “assemblea costituente” del tutto ilegittima dal momento che non è stata eletta e, malgrado si parli di popolo, ha nominato tutto il suo clan tra cui la moglie Cilia (i cui nipoti sono detenuti negli Stati Uniti per narcotraffico e rischiano carcere a vita) il fratello della stessa e altri della solita combricola.

Ieri la repressione è arrivata alle stelle  con metodi usati dal terrorismo ISIS, investendo con le tanquetas, blindati da guerramanifestanti disarmati. 
Ci sono stati morti e almeno 180 feriti, tra cui alcuni in gravissime condizioni.
Il mondo ormai ha capito che si tratta di una dittatura che aspira a diventare come quella della Corea del nord, il tiranno ha calato la maschera e, mentre la gente muore in strada, lui appare in tv ballando e festeggiando. Crimini gravissimi di violazione di diritti umani. 


Bisogna tener presente che il dittatore Nicolàs Maduro diventerà un pericolo mondiale e  occorre mettere uno stop a una mente gestita da Castro, poiché da un momento all’altro potrebbe, addirittura, pensare ad armi nucleari. Tocca tutti!

Mercoledì 3 maggio il Tgcom24 ha parlato con Cosmo in studio cercando di illustrare il dramma umano che il Venezuela sta vivendo. (Link alla pagina FB di Cosmo)

180 detenuti politici, da Leopoldo Lòpez, da studenti pacifici al drammatico caso di Steyci Escalona che sta sconvolgendo l’opinione pubblica internazionale.




Da “El comercio Peru”

Giovane di 17 anni è morto e almeno 180  persone ferite.

Caracas. Un joven de 17 años murió y más de 180 personas resultaron heridas hoy, entre ellas seis diputados de Venezuela, por los hechos de violencia desatados tras una protesta en Caracas que fue convocada por la alianza opositora Mesa de la Unidad Democrática (MUD), informaron las autoridades a través de las redes sociales.

La autoridad detalló que el muchacho tuvo una herida penetrante en el cuello sin salida que le produjo un shock y paro Cardiorrespiratorio. "Falleció mientras era asistido", indicó.


Paolo Caruso Mediacontact 
@cosmodelafuente

Post in evidenza: Laurea honoris causa a Mario Vargas Llosa- Carlos Gullì per Università di Torino

Il mistero del manifesto "desnudo": svelato il segreto dell'originale Cosmo di Torino che c'è da sempre (attore, cantante e attivista)

  Tutto è iniziato come un colpo mediatico senza precedenti, un mistero urbano che ha letteralmente stregato e fatto impazzire il Piemonte. ...