@cosmodelafuente
Perché il M5S non ha mai condannato il narcoregime Di Maduro anzi lo ha elogiato?
Perché la Bertorotta, Di Stefano, Di Maio, Di Battista, e molti altri, hanno definito la dittatura venezuelana un modello di governo arrivando a dubitare persino dell'innocenza della detenuta politica Steyci Escalona? (clicca per vedere il video).Nel suo ambiguo discorso in Senato Ornella Bertorotta ha, addirittura, appoggiato la tesi che i prigionieri politici del Venezuela fossero dei terroristi.
Cosa nascondono queste dichiarazioni? Forse il sogno di un'Italia d'ispirazione chavista?
Fame, assenza di medicine, delinquenza, hanno messo in ginocchio il Venezuela, i suoi abitanti soccombono e di tutto questo ci sono prove video, fotografiche, reportage fotografici realizzati nascondendosi dalla Guardia Nacional di Maduro che non si fa scrupoli a sparare ai manifestanti ad altezza d'uomo.
Come mai Di Maio e Di Battista, che in questi giorni hanno fatto il pieno di apparizioni televisive, non rispondono alla domanda "che legami ha il Movimento 5 stelle con il regime di Maduro?" A tutti sorge un certo sospetto, quasi la certezza che il regime si sia comportato con i pentastellati come ha fatto con il "Podemos" spagnolo. Alcune delle misteriose sigle e gli introiti pulviscolari di cui scrisse l'Espresso il 27/11/2017 si riferivano al Venezuela? Molte sono le domande a cui dovrebbe rispondere il Movimento cinque stelle. Se una forza politica calpesta i Diritti Umani di un'intero paese che vive una Crisi Umanitaria senza precedenti, non merita certo di governare uno Stato.
A proposito dei contributi di Stato cosa scriveva L'Espresso?
27/11/2017
Formalmente il Movimento 5 Stelle rinuncia ai contributi di Stato, come nel caso dei 42 milioni dei rimborsi pubblici. Ma ha creato un sistema di introiti pulviscolari pieni di anonimi, sigle, voci opache e fittizie spesso difficili da ricostruire.
Per quel che riguarda il denaro, in effetti, i Cinque stelle hanno anticipato i tempi, rinunciando al finanziamento pubblico prima che venisse abolito, cioè a “42 milioni di euro” come amano ripetere ovunque. Non accedono al meccanismo che l’ha sostituito, il due per mille. Ufficialmente, tutt’oggi dicono di non volere soldi pubblici.
Eppure ormai non è più così. Rinunciare a quegli introiti ha portato ad attivare altri meccanismi. Non è politica a costo zero. I soldi servono, anche al M5S. Ma da dove vengono, dove vanno, come sono conteggiati? Si può rispondere solo a una parte di queste domande. Le entrate sono svariate, a partire dalle sottoscrizioni per singoli eventi, ma per grandi linee: ci sono quelli raccolti dall’Associazione Rousseau; i contributi ai gruppi di Camera e Senato; gli stipendi dei parlamentari; le sottoscrizioni per singoli eventi, come la kermesse annuale; e quelli - ma quest’ultimo è più un postulato che un numero - che provengono dall’intreccio blog-rete-Casaleggio Associati, e che danno luogo a una domanda tanto frequente quanto inevasa: gli introiti per la pubblicità per i link che rimandano al sito beppegrillo.it che fine fanno? Lo chiese pure l’amata Milena Gabanelli, nel lontano 2013, ottenendo come risposta un laconico e offeso “non vanno a finanziare M5S”.
Nel complesso, chi se ne intende per aver frequentato a lungo il Movimento, parla di “polverizzazione” delle entrate. Come a dire che i soldi sono diventati una polvere di stelle, frazionata, inintercettabile. Un esempio, locale ma emblematico. Per la corsa al Campidoglio,Virginia Raggi nel 2016 ha raccolto circa 225 mila euro. Ma ne ha dichiarato la provenienza solo per un terzo, 70 mila euro, trincerandosi per il resto dietro la privacy che copre i contributi di privati sotto i 5 mila euro. Cioè non si potrà mai dire chi l’ha finanziata. (...) per saperne di più 



