aprile 05, 2026

COSMO DE LA FUENTE, L’ARTE DI NON POSSEDERE NULLA: LA MIA VITA TRA SERENATE E VITA VERA

 



Oggi, in occasione della Santa Pasqua, metto per un attimo da parte la testa — e i temi politici del Venezuela di cui solitamente ci occupiamo qui — per parlare con il cuore. Vorrei condividere con voi una riflessione più introspettiva, che parte da lontano e attraversa le tante vite che ho vissuto. È un piccolo bilancio personale sulla semplicità e su ciò che conta davvero.

Spero che, tra chi mi legge, ci siano molti che facciano parte del mio stesso club: quello degli accumulatori di tempo, ma non di soldi. L’arte di non possedere nulla: la mia vita tra serenate e vita vera. Tutto è iniziato per scherzo, negli anni ’80. Mentre i miei coetanei sognavano la carriera lineare, io cantavo serenate sotto i balconi. Ne parlavano i giornali, chiamavano persino calciatori famosi per conto di mogli e fidanzate. Ma per mia madre il lavoro era quello "serio", quello che ti faceva alzare presto la mattina.

Così, tra studi superiori e università, ho costruito una vita "multiforme": sono stato cuoco, insegnante di italiano L2, voce nei turni di doppiaggio, addetto stampa. Non mi sono mai annoiato.

C’è un rischio enorme a fossilizzarsi: quello di perdersi per strada. Mi è capitato di restare con un pugno di mosche, sia chiaro, ma oggi mi sento immune. Ho capito finalmente cosa intendeva mia madre quando diceva che i veri potenti sono tre: il Papa, il Re e chi non possiede nulla. Detto in napoletano, è tutta un'altra musica.

Per anni ho guardato gli amici arricchirsi, rincorrere il benessere, mentre io continuavo a fare il "giovincello"

che lavorava sodo senza accumulare capitali. A volte il confronto faceva male. Ma oggi, superati i sessant'anni, il panorama è cambiato. Vedo molti di quei conoscenti sentire il fiato sul collo; ora che hanno i forzieri pieni, vorrebbero disperatamente recuperare quel godimento perduto della semplicità,perché l'impegno di accumulare è stato più forte di tutto il resto.

Certo, tutti abbiamo lavorato per vivere, ed è giusto così. Ma a che prezzo? Trascurare la dolcezza di un figlio in fasce, la saggezza lenta degli anziani, un raggio di luce che taglia la stanza o lo scodinzolare felice del proprio cane significa perdersi il meglio del viaggio. Loro si scervellano su come gestire il patrimonio; io, nella mia apparente povertà, assaporo la parte più sana e bella dell'esistenza.

A chi mi ascolta dire queste cose, viene spontaneo commentare: "Si vede che sei sudamericano".

Ignorano, forse, che questa filosofia batte forte anche nei vicoli di Napoli e nella saggia Sicilia di mio padre. È un DNA complesso, il mio, che ha trovato il suo equilibrio all'ombra delle Alpi del Piemonte, nella mia Torino che amo profondamente e che mi ha accolto.

In fondo, le sponde dell'oceano, il calore del Mediterraneo e la dignità sabauda si somigliano più di quanto si pensi quando si parla di anima. Sarà solo una consolazione? Io non credo. Credo sia la differenza tra chi ha posseduto oggetti e chi ha posseduto la propria vita. Simme 'e Napule paisà, con il cuore che batte tra i vulcani, le Ande e le vette di Torino.

Cosmo de La Fuente

Post in evidenza: Laurea honoris causa a Mario Vargas Llosa- Carlos Gullì per Università di Torino

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