marzo 01, 2026

IRAN SPERANZA LIBERA NEL DOPO KHAMENEI




La conferma della morte del leader supremo iraniano Ayatollah Ali Khamenei in un attacco militare degli Stati Uniti e di Israele ha scatenato reazioni contrastanti all’interno dell’Iran. Da un lato, gruppi di cittadini hanno preso parte a manifestazioni di lutto, condannando l’azione straniera e accusando apertamente Washington e Gerusalemme dell’escalation in corso. Dall’altro, in centri urbani e universitari si registrano vere e proprie feste di segno opposto con slogan contro il regime, eredità delle ondate di dissenso che agitano il paese dall’inizio delle grandi proteste di massa del 2025-26. Di gran lunga superiori.

La situazione interna ricorda, per dinamiche di fedeltà e opposizione, ciò che per anni abbiamo visto in Venezuela sotto Chávez e Maduro: una base di sostenitori del potere radicata in strati sociali meno istruiti o beneficiari dei sussidi statali, e un’opposizione formata soprattutto da ceti urbani, giovani e intellettuali critici verso l’autocrazia.  Anche l’Iran ha i suoi “enchufados”, così venivano definiti i protetti del regime venezuelano: persone inserite in posizioni di potere o di rendita grazie alla loro vicinanza politica e ai favori concessi dal regime chavista, oppure individui che venivano in qualche modo comprati in cambio di un chilo di fagioli, un pacchetto di farina e uno di riso di scarsissima qualità.

In Iran, però, il quadro resta complesso e drammatico: le proteste anti-regime degli ultimi mesi sono state duramente represse, con migliaia di morti e arresti documentati, e le autorità hanno imposto blackout delle comunicazioni per ostacolare il flusso di informazioni.

Questa polarizzazione riflette più ampiamente la profonda frattura sociale tra la minoranza che continua a sostenere il regime teocratico e chi assapora un cambiamento verso una società più libera e democratica. Nonostante le differenze storiche e culturali, la similitudine con il Venezuela evidenzia un fenomeno ricorrente nelle autocrazie: la tenuta di nuclei di fedelissimi che resistono anche di fronte alla crescente insoddisfazione popolare.

In Iran, la stragrande maggioranza — quella che oggi festeggia nelle strade di Teheran — è invece caratterizzata da un elevato livello di istruzione, sia femminile sia maschile. È la parte della popolazione che desidera una vita libera, democratica e giusta. Ahimè, è proprio questo che certi “opinionisti” non considerano quando determinati Paesi vengono liberati da nazioni che loro disprezzano. Ogni Paese ha diritto alla propria libertà: Venezuela, Iran, Cuba e così via. Avanti il prossimo!

COSMO DE LA FUENTE

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