novembre 28, 2018

La via Crucis degli italiani in Venezuela


In Venezuela, anche gli italiani, sono senza farmaci, alla ricerca del cibo e circondati da bande delittuose senza coscienza, che possono ammazzare anche per un paio di scarpe.
Quando provi a chiamare in Venezuela le  interruzioni sulle linee telefoniche sono frquenti, certo puoi provarci con Whatsapp ma è tutto più difficile.
Tutto è cominciato con Chávez quando, nel momento migliore del Petrolio non ha programmato il futuro del Venezuela, con l’arrivo di Maduro, poi, la situazione è andata via via deteriorandosi fino a portare il paese più ricco dell’America latina alla miseria più assoluta.
Cibarsi dalla spazzatura, morire per denutrizione o per una semplice appendicite è diventata la normalità, anche per molti italiani che vivono in questo paese.
Il grido d’allarme non può non essere non ascoltato. L'iperinflazione galoppante raggiungerà, secondo il FMI, il 1.000.000%. 

Persino accedere ai servizi consolari italiani è diventato un caos e chi ha bisogno di una pratica, anche se urgente, va incontro a tempi d’attesa indecenti.
Nell’immagine allegata all’articolo, si vede la fila d’italiani, in attesa, per rinnovare il loro passaporto a Maracaibo. Questo succede un po' in tutte le città.
Come se non bastassero la avversità, le code, la fame e quant’altro, gli italiani che hanno lavorato per anni in Venezuela non percepiscono la pensione, lo denuncia anche il capogruppo in commissione Esteri di Fratelli d’Italia, Andrea Delmastro in una nota che ha intitolato “il regime venezuelano di Maduro non paga le pensioni che gli italiani hanno maturato lavorando in Venezuela”.

La dittatura venezuelana, giorno per giorno, diventa sempre di più un problema planetario, secondo gli Stati Uniti, anche terroristicamente parlando. 
Il regime sottopone alla miseria la popolazione ma si sa che conta con  una parte di supposti "oppositori" i quali fingendosi tali collaborano in realtà con l'attuale governo di Maduro.
L’uscita dal dramma venezuelano appare imminente, ma il punto definitivo di rottura si fa desiderare. Nel frattempo i "camminanti" migliaia e migliaia di persone fuggono dalla miseria che è diventata il primo motivo di morte nel paese.
Il Venezuela è stata la casa accogliente per molti e la comunità italiana è stata una delle più importanti del paese, al link  l’articolo “Italianiin Venezuela” con storia, dati e nomi degli italiani che hanno contribuito alla crescita del paese che era considerato “la Svizzera dell’America Latina” e che oggi, secondo ultimi dati FAO è il paese con il maggior numero di persone affette da denutrizione.
Le associazioni italo-venezuelane in Italia, come la nostra, denunciano il grave disagio a cui vanno incontro i connazionali che in Venezuela, caduto nel baratro, non riescono nemmeno a rinnovare un passaporto e sono vittime di furbastri che per accelerare gli appuntamenti, chiedono fino a 500/600 euro. In un paese dove con uno stipendio minimo mensile compri soltanto due polli...se riesci a trovarli. Ci aspettiamo che l'Italia intervenga al più presto.

@cosmodelafuete –Carlos Gullì
[familiafutura.com] 
Associazione italo-venezuelana FamiliaFutura

novembre 27, 2018

Una travesía Venezolana: la búsqueda de un nuevo hogar




Una travesía Venezolana: la búsqueda de un nuevo hogar
Un grupo de estudiantes de la Universidad de Virginia ha pasado el semestre planeando y creando la exhibición. 
Los ojos de Gabriela Corredor se llenaban de lágrimas mientras guiaba a los visitantes por la exhibición en el jardín de “Peabody Hall” de la Universidad de Virginia. En el centro de la carpa se encontraban dos colchones sucios, mientras toallas rasgadas, ropa rota, zapatos sin cordones, una jarra de agua vacía y lo más desgarrador, unos animales de peluche decoraban el resto de la exhibición. Los estudiantes a cargo de la exhibición son miembros de la organización estudiantil "Towards a Better Latin America" (Por Una Mejor Latinoamérica, o TBLA por sus siglas en inglés) y estuvieron planeando este proyecto desde el comienzo del semestre. La campaña titulada "Una Travesía Venezolana: La Búsqueda por un Nuevo Hogar," muestra la actual crisis humanitaria y migratoria de Venezuela, una crisis que estos estudiantes titulan como la "Siria Occidental." 

La exposición muestra la situación actual de millones de venezolanos que debido a la pobreza, falta de medicinas, servicios básicos e incluso comida han buscado refugio en el país vecino de Brasil. Para Corredor, estudiante venezolana y presidente de la organización, la crisis le resulta familiar, ya que parte de su familia aún se encuentra en Venezuela."Queríamos recrear la situación, porque cuando ves algo en papel, puede conmoverte, pero cuando realmente lo vives físicamente..." dijo Corredor, mientras su voz se apagaba. El objetivo principal de la campaña es educar a las personas sobre lo que se está viviendo en Venezuela. 
Con dicho fin, las paredes de la carpa están cubiertas con fotos, cuadros, mapas y textos que cuentan la historia de esta crisis desde su inicio hasta la situación actual. En el exterior de la carpa, una de las paredes está pintada con la bandera de Venezuela y en lugar de las habituales estrellas estan las letras “SOS.” La exhibición toma la forma de una carpa; Corredor dice que en realidad una carpa como esa se consideraría un lujo para muchos migrantes venezolanos, que a menudo duermen en las calles o en espacios estrechos, sin techo ."En muchos casos, estas personas son enfermeros, médicos e ingenieros," dijo la vicepresidenta del grupo, Maria Elena. "Estas personas tuvieron que dejar todo en Venezuela, porque no encontraban comida o medicina para sus familias. Y aunque vivan en estas condiciones, dicen que es mejor que estar de regreso en Venezuela.

"¿Puedes imaginar? Si esto es mejor, ¿cuál será su realidad en casa?” pregunta Granera.
Aunque los padres de Corredor se mudaron a Chile hace unos diez años, sus abuelas y demás parientes siguen en Venezuela.

"Me dicen que el salario mínimo de un mes es equivalente a dos tazas grandes de café en Starbucks," dijo Corredor. "Eso es una locura."Cuando Corredor habló sobre el trabajo en equipo que se requirió para armar la exposición, sus ojos se llenaron de lágrimas una vez más."Son tantas personas de distintos países que nos unimos," dijo Corredor, "y se les ve trabajando con tanta pasión, como si estuvieran trabajando por su propio país. Ese es el regalo más hermoso que te puede brindar un amigo.""Es esa la unión de Latinoamérica que quiero que se vea representada en la universidad."
 Para conocer más sobre cómo puedes ayudar, visite la página de Towards a Better Latin America.

[Foto: Fourth-year students Maria Elena, left, and Gabriela Corredor spearheaded the student organization’s fall project].
Escrito Por: Whitey Reid, UVA TODAY 
Fotografías Por: Dan Addison, Comunicaciones de la Universidad de Virginia [Traducido Por: Paola Pinzon, Universidad de Virginia]

Un viaggio venezuelano, alla ricerca di una nuova casa 

Un gruppo di studenti dell'Università della Virginia ha trascorso un semestre per pianificare e organizzare una mostra. Gli occhi di Gabriela Corredor si riempiono di lacrime mentre guida i visitatori della mostra nel giardino di “Peabody Hall” dell’Università. Nel centro della tenda sono stati disposti materassi sporchi, asciugamani strappati, abiti vecchi, scarpe senza lacci, una brocca senza acqua e animali di peluche sparsi.

Gli studenti, organizzatori di questa mostra sono membri dell’organizzazione studentesca “Towards a Better Latin America” (Per una migliore America latina) e fin dal principio del semestre hanno lavorato su questo progetto  intitolato “Il viaggio venezuelano alla ricerca di nuova casa”, che vuol rappresentare la crisi umanitaria e la diaspora venezuelana, una crisi che gli studenti definiscono la ‘Siria Occidentale’.
L’esposizione simboleggia l’attuale situazione di milioni di venezuelani che, a causa della povertà, la mancanza di medicine e di cibo, cercano rifugio in Brasile. Per Corredor, studentessa venezuelana e presidente dell’organizzazione, la crisi le risulta familiare, parte della sua famiglia, infatti, si trova ancora in Venezuela. “Volevamo ricreare la situazione, perché quando vedi raccontato sulla carta ti commuove ma è diverso da quando lo vedi nella fisicamente” dice, mentre la sua voce s’incrina.

L’obiettivo principale della campagna è quello di informare riguardo quello che sta vivendo il Venezuela. A questo scopo le pareti del  gazebo sono ricoperte da fotografie, quadri, cartine e testi che raccontano questa crisi umanitaria dal suo inizio fino ai giorni nostri.  Sulla parete esterna del gazebo è dipinta la bandiera del Venezuela con la scritta "SOS" al posto delle stelle.
Corredor dice che in verità questo gazebo sarebbe un lusso per molti emigranti venezuelani, che spesso dormono per la strada e in spazi ridotti, senza tetto. “In molti casi, queste persone sono professionisti, infermiere, medici e ingegneri” interviene Maria Elena, vicepresidente del gruppo. “Queste persone hanno dovuto lasciare tutto in Venezuela,  non trovavano più cibo e medicine per per la famiglia. Malgrado vivano ora in queste condizioni, fuori dal proprio paese, dichiarano di star bene rispetto a come si sta in Venezuela”.
“Se tale situazione è migliore, riesci ad immaginare qual è la realtà in casa?” domanda Maria Elena.
I genitori di Corredor sono andati a vivere in Cile circa dieci anni fa, le sue nonne e i suoi parenti, però, vivono ancora in Venezuela.
“Mi dicono che il salario minimo di un mese equivale a due tazze grandi di caffe di Starbucks” continua Corredor, “E’ una pazzia”. Quando Gabriela Corredor racconta del lavoro che hanno fatto per la mostra i suoi occhi si sono riempiti di lacrime un’altra volta.  “Sono tante le persone di diversi paesi che ci hanno aiutato nella mostra” dice, “hanno lavorato molto come se si trattasse del proprio paese. E’ stato il più bel regalo che ti può offrire un amico, la ‘vera unione latinoamericana’, quella che ho voluto rappresentare in questa università”

[Foto: Maria Elena, sinistra, and Gabriela Corredor organizzatrice della mostra]
Testo di: Whitey Reid, UVA TODAY 
Foto: Dan Addison, Ufficio Comunicazione dell'Università della Virginia  [Tradotto da Carlos Gullì - familiafutura.com]


What's inside the tent on Peabody Hall's lawn? Stop by and find out

Gabriela Corredor’s eyes welled with tears as she took visitors on a tour of a makeshift tent in the middle of the lawn in front of the University of Virginia’s Peabody Hall.
There, in the center of the structure, were two dirty mattresses. Sitting on top were torn towels, ripped clothing, shoes with no laces, an empty water jug and – most heartbreakingly – a pair of children’s stuffed animals. They’re all part of an exhibit that the fourth-year student and fellow members of the student organization Towards a Better Latin America have been planning since the beginning of the semester.
Entitled “A Venezuelan Journey: The Search for a New Home,” the exhibit, which runs through Wednesday, showcases the current humanitarian and migration crisis in Venezuela – calling it “the Western Syria” – in which a large number of Venezuelans, suddenly impoverished due to rampant inflation and facing a nationwide shortage of medical supplies, have fled to neighboring Brazil.
As a Venezuela native who still has family in the country, Corredor, the organization’s president, knows the crisis all too well.

We wanted to recreate the situation because when you see something on paper, it can move you, but when you actually see it physically …” said Corredor, her voice trailing off. The display’s No. 1 objective is to educate people about the problem. To that end, the inner walls resemble a museum’s, with photos, charts, maps and text telling the story of how the crisis came to be. On the outside of the tent is a large mural of a Venezuelan flag. In place of the customary stars is a hand-scrawled message: “SOS.”While the exhibit is displayed inside a tent, Corredor said a tent would actually be considered a luxury for many Venezuelan migrants, who often have several family members residing in cramped, uncovered spaces in the streets.
“In many cases, these are nurses, doctors, engineers who are living like this,” the group’s vice president, Maria Elena, said. “They had to leave everything in Venezuela because they couldn’t find food or medicine for their families. So even though they are living like this, they say it’s better than Venezuela.
“Can you imagine? If this is better, what’s their reality back home?”
The exhibit resulted from the collaborative effort of Towards a Better Latin America members studying architecture, engineering, media studies, economics and politics, among other majors.
We never could have done this on our own,” said Corredor, referring to herself and Maria Elena. “Everybody came together and we divided and conquered.”While Corredor is personally connected to the crisis, she said it was only after a number of the organization’s Brazilian members told them how dire the situation truly is that she and Granera decided to move forward with the endeavor.
“They say that it is really horrible, that the people there aren’t welcoming Venezuelans and there wasn’t any funding to help these people – so we saw that as a great opportunity to help,” said Maria Elena, who is from Nicaraqua.Working with the Office of the United Nations High Commissioner for Refugees – which is helping thousands of Venezuelans currently living in the streets of Brazil – Towards a Better Latin America has established a $10,000 fundraising goal. The funds will go toward the purchase of shelter homes designed by the Ikea Foundation for Better Shelter, a Sweden-based humanitarian innovation project and social enterprise.
“We know this isn’t a long-term solution,” Corredor said, “but when we asked them what was the No. 1 thing that was needed, they said it was shelter to get people off the streets.”
Corredor’s own immediate family moved from Venezuela to Chile about 10 years ago, but she still has a grandmother and other relatives there.
“They say minimum wage for a month is equal to two Starbucks grande lattes,” Corredor said. “That is absolutely insane.”When Corredor discussed the teamwork that was needed for the tent to be erected, her eyes again became watery.
“It’s a lot of people from different countries all coming together,” she said, “and you see them working with such passion – as if it were their own country. That is the most beautiful gift that you can ask from a friend.
“I think that is the union of Latin America that I so much want to see at this University.”



Mediacontact - 
[University News Associate Office of University Communications]

novembre 25, 2018

Violenza sulle donne, nel ricordo delle sorelle "mariposas"





Violenza su donne: Onu, "per troppo tempo l'impunità, il silenzio e la vergogna hanno reso endemica questa violazione dei diritti umani".

(da New York) “Orange the World: #HearMeToo – Coloriamo il mondo d’arancio, ascolta anche me” è il tema lanciato dalle Nazioni Unite per la campagna 2018 contro la violenza sulle donne, nella giornata internazionale a loro dedicata. L’intento è di mobilitare le agenzie Onu, ma anche scuole, università, politica, settore privato e società civile nel porre fine alle violenze di genere, ma anche per prevenirle con una particolare attenzione all’ascolto e all’accoglienza delle donne sopravvissute a questa tragedia sociale. Oggi nel mondo una donna su tre subisce violenza fisica o sessuale durante la propria vita, e spesso autore della violenza è il partner. Quasi 750 milioni di donne e ragazze, nel 2018, si sono sposate prima del loro diciottesimo compleanno; mentre 200 milioni hanno subito mutilazioni genitali. Una donna su due nel mondo è uccisa da un partner o da un familiare, per gli uomini la statistica è di uno su venti. Il 71% di tutte le vittime della tratta di esseri umani nel mondo sono donne e ragazze e 3 su 4 subiscono sfruttamento sessuale. La violenza contro le donne è una causa grave di morte e somma le morti per incidenti stradali e malaria.

E' doveroso ricordare la data del 25 novembre 1960 quando le sorelle Mirabal, attiviste politiche dominicane, vengono assassinate per ordine del dittatore Rafael Leónida Trujillo. Le sorelle andavano a trovare i mariti in prigione. Furono bloccate da agenti del regime, torturate, massacrate, strangolate e gettate in un precipizio.
Questa data è quella che ha dato la data della giornata contro la violenza sulle donne, scelta in loro ricordo e loro onore.
Oggi si ricordano come #mariposas (farfalle).
[Carlos Gullì]

novembre 24, 2018

Children of Venezuela, Christmas message (+ video)


Children of Venezuela
Il messaggio di Natale per i bambini venezuelani.








Prodotto da FamiliaFutura come sostegno a Meals4Hope dedicato ai bambini del Venezuela.  Un messaggio d’amore e di speranza per il 2019, per un paese che attraversa la peggiore crisi umanitaria della sua storia.

La Asociación Familia Futura production le dedica el mensaje Navideño a los niños venezolanos. Un mensaje de amor y esperanza para el 2019- En apoyo a la Asociación Meals4Hope.

Familia Futura  focus its Christmas messagge to venezuelan children.  It is a message of love and hope for 2019. This co-production has been realized in Turin, Italy by “familiafutura videomakers”




[familiafutura.com news]
  Roberta Della Penna

novembre 22, 2018

VENEZUELA, el desesperado llamado de la madre de Stefano "Ayúdennos a salvar a nuestro hijo" (+ video)




Venezuela, 21 Novembre 2018
 [familiafutura]
 más informaciones escribe a familiafutura@gmail.com

-   
Atn. Su Santidad Papa Francisco 
Asunto: Asistencia Médica Humanitaria (Stefano Latouche). 
-   Fundaciones Humanitarias
-   A todos los que puedan ayudar

Ante todo reciban un muy cordial saludo, Nosotros Leandro Latouche y Karla Castillo, Venezolanos que residimos en VENEZUELA somos los afortunados padres de dos hermosos niños, el menor de ellos llamado Stefano, de 28 meses de edad, quien fue diagnosticado mediante Biopsia Muscular  y confirmado con Estudio Genético con ATROFIA MUSCULAR ESPINAL TIPO 1 (Catalogada dentro del grupo de enfermedades raras y la primera causante de muerte en niños menores de dos años) en el mes de Octubre del año 2016.
Stefano es un maravilloso niño, muy despierto y atento a todo cuanto ocurre a su alrededor, de hecho; de no ser por la deficiencia muscular generada por la patología, Stefano sería un niño perfectamente normal, en vista de que todas sus órganos y funciones fisiológicas se desenvuelven de manera normal (aproximadamente 16 estudios específicos lo avalan)
Desde el día de su diagnóstico hemos estado haciendo hasta lo imposible para acceder al “UNICO” tratamiento a nivel mundial (SPINRAZA) que existe en la actualidad para tratar la patología y poder garantizarle una vida prospera y segura en compañía de sus seres queridos. 
Tristemente debido al alto costo del medicamento (a razón de 125.000,00 USD cada ampolla, entendiendo que para el primer año de tratamiento necesitaría la aplicación de 06 ampollas para un total de 750.000,00 USD) nos ha sido literalmente imposible acceder al mismo, sin mencionar las abrumadoras carencias que en materia de salud y seguridad social enfrenta nuestro país en este momento, creo pertinente mencionar que ni siquiera está aprobada la comercialización del medicamento para  VENEZUELA, razón por la cual acudimos de manera desesperada a usted para solicitarles muy respetuosamente considere la posibilidad de brindarnos “ASISTENCIA MEDICA HUMANITARIA” para poder acceder al tratamiento (SPINRAZA) para nuestro hermoso bebe y le sea aplicado en el Hospital Pediátrico Bambino Gesú en la ciudad de Roma. Dicha institución actualmente ha realizado más de 100 aplicaciones del tratamiento de manera exitosa. 
En tal sentido y guiados por nuestra más profunda fe católica, acudimos a Uds. para solicitarles encarecidamente consideren nuestra desesperada solicitud y nos sea otorgado el beneficio de traslado y aplicación del tratamiento (Spinraza) imprescindible para “literalmente” salvar la vida de nuestro hermoso hijo, además de que nos apoyen y acompañen en nuestra maravillosa labor de padres, para así garantizarle a nuestro hijo una vida prospera y maravillosa cargada de Fe, Ilusión y Esperanza. En este momento ustedes representan la “UNICA” esperanza para salvar la vida del bebe, razón por la cual toda nuestra fe los acompaña, aunado al más profundo compromiso de padres amorosos dispuestos a garantizarles a nuestros hijos una vida llena de armonía y amor de la mano de sus seres queridos.
Sin más por el momento y agradeciendo profundamente su atención y buenos oficios.


Atte. Leandro Latouche / Karla Castillo
Valencia - Venezuela




Venezuela, Il disperato appello dei genitori di Stefano: "aiutateci a salvare il nostro bambino" (video)




Il disperato appello di Karla e Leandro, genitori del piccolo Stefano, alla ricerca di chi possa aiutarli a salvare il loro bambino. Nel paese dove vivono, il Venezuela, è impossibile per la gravissima crisi umanitaria che ha colpito il paese. Le cure ci sono, anche in Italia.
(Per aiutare Stefano scrivi a familiafutura@gmail.com -  oggetto: Aiutiamo Stefano)



(La lettera, referti medici e la foto)
Venezuela, 21 Novembre 2018

-          
Alla SANTA SEDE
                 Sua Santità Papa Francesco
-          Medici senza Frontiere
-          Fondazioni
-          A tutti coloro che possono aiutare

Urgente assistenza medica per Stefano Latouche
Ci rivolgiamo all’Associazione Familia Futura affinché renda pubblico il nostro appello.


Siamo i genitori di  Leandro Latouche e Karla Castillo, venezuelani che risiedono in Venezuela, genitori di due bellissimi bambini. Il più piccolo, si chiama Stefano, e ha 28 mesi. A Stefano, purtroppo, gli è stato diagnosticato, a seguito di una biopsia muscolare con conferma dello studio genetico effettuato, un’atrofia muscolare spinale di tipo 1 SMA
(presente nella lista delle malattie rare, prima causa di morte nei bambini sotto i due anni.

Stefano è un bimbo meraviglioso, sempre molto attento a tutto ciò lo circonda. Se non fosse per la carenza muscolare causata dalla malattia, Stefano sarebbe un bambino perfettamente normale, dato che tutti i suoi organi e le funzioni fisiologiche funzionano normalmente (circa 16 studi specifici lo hanno confermato).
Dal giorno della diagnosi abbiamo fatto tutto il possibile per accedere al trattamento "UNICO" in tutto il mondo (SPINRAZA) che attualmente esiste per trattare la malattia, per garantire una vita prospera e sicura insieme alla sua famiglia.
Purtroppo a causa del costo elevato del farmaco, 125.000,00 $ al flacone, tenendo conto che per il primo anno di applicazione del trattamento avrebbe bisogno di n.6 fiale per un totale di 750.000,00 USD) è stato letteralmente impossibile per noi accedervi, per non parlare, poi,  delle terribili carenze in materia di salute e di sicurezza sociale nel nostro paese in questo momento e, a questo proposito vorremmo anche sottolineare che non è nemmeno stata approvata l'autorizzazione al commercio di tale farmaco in  Venezuela.  Questo è il motivo per cui, disperati ci rivolgiamo a all’associazione Familia Futura, di diffondere il nostro appello,  la supplica di tenderci una mano "UN AIUTO UMANITARIO DI ASSISTENZA MEDICA" per poter usufruire di questo trattamento (SPINRAZA) per il nostro bambino. Tale trattamento  viene effettuato presso l’ Ospedale “Bambino Gesù” di Roma, già somministrato con successo su altri bambini.

Vogliate  prendere in considerazione la nostra disperata richiesta in modo che ci sia  concesso il trasferimento per l'applicazione di un trattamento medico (Spinraza) veramente essenziale per  salvare la vita del nostro bambino. I nostri genitori, i nonni di Stefano, ci aiutano e partecipano alla nostra lotta.  Siete la nostra unica speranza di salvare la vita di nostro figlio.

Chiudiamo questa lettera disperata, ringraziandoVi per l’attenzione ricevuta, dal profondo del nostro cuore.




Leandro Latouche / Karla Castillo

Valencia-Venezuela

[familiafutura]




novembre 20, 2018

Cercansi sponsors per cortometraggio


Il team di Familia Futura dell’area production, ha lanciato un progetto di imminente realizzazione. Si tratta di corto della durata di 30 minuti, film-documentario verità, destinato a far scalpore per via della testimonianza diretta dello scrittore di un libro sulla realtà sociale di un paese dell'America latina. Un video racconto che terrà col fiato sospeso, con immagini struggenti e momenti di vita in Venezuela, con rivelazioni inaspettate, la cruda realtà alternata a immagini nostalgiche di un paese che fu e che oggi è sull'orlo del baratro.
In video un comunicatore attivista e un docente universitario fuggito dalla persecuzione del regime.
Il corto verrà proposto afestival nazionali e internazionali. Prenderanno parte ai lavori di messa in opera: un regista; il direttore della fotografia; tecnici del montaggio; il  conosciuto attivista e lo scrittore del libro da cui si ispira il film.

Pronta la sceneggiatura, il copione, il set e le location.
La produzione è alla ricerca di sponsors che vogliano partecipare alle spese per la realizzazione di tale progetto che aspira ad alta professionalità e alla diffusione nazionale e internazionale.
Prodotto in lingua italiana, verrà sottotitolato in spagnolo.

Comuni, enti pubblici e istituzionali che vogliano concedere patrocinio; aziende private o pubbliche che vogliano partecipare ai costi per il tema trattato, saranno presenti tra i crediti del corto attraverso i loro loghi e nelle varie presentazioni.

Rivolgersi a:  familiafutura@gmail.com    (oggetto: corto A1)

#SponsorMe 
#Sponsors


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Il paradosso dell’antieroe: quando la luce interpreta l’ombra / El paradoja del antihéroe: cuando la luz interpreta la sombra

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