novembre 06, 2018

Il Friuli Venezia Giulia avvia un programma di aiuti economici per gli emigrati italiani in Venezuela




Roma, 6 nov. (askanews) – La regione Friuli Venezia Giulia (FVG) h a avviato un programma di aiuti economici e sociali per i molti emigrati italiani presenti in Venezuela colpito dalla crisi. Ne scrive Luigi Papais Componente del Consiglio direttivo Ente Friuli nel Mondo e del Consiglio generale degli Italiani all’Estero sulla rivista dell’associazione ‘Friuli nel mondo’.
Da quasi vent’anni a questa parte siamo a conoscenza della grave crisi economica e istituzionale che ha colpito il Venezuela e con essa i nostri connazionali e corregionali del Friuli Venezia Giulia, che tuttora vivono in quel Paese, un tempo ricchissimo e ora ridottosi in grande miseria.
[Per ragioni umanitarie, peró, sarebbe il caso di pensare ad aiuti rivolti a tutti, dal momento che quello che si verifica in Venezuela non è soltanto una crisi, ma una vera e propria catastrofe umanitaria] cdf
Tante sono le cause di questa crisi economica: un’ideologia totalitaria impossessatasi delle istituzioni; espropri che hanno provocato perdite economiche e decrescita; corruzione e mercato nero; crollo di interi settori dell’economia quando la crisi petrolifera non ha più permesso di ripianare le costanti perdite delle aziende statalizzate. Diversi connazionali sono riusciti a rientrare in Italia – tanti anche in Fvg – svendendo i loro patrimoni personali e aziendali, oppure perdendoli del tutto. Patrimoni con i quali, negli anni ’50 del secolo scorso, hanno sostenuto massicciamente la ricostruzione del nostro Paese (e del nostro territorio regionale) dopo i disastri bellici, attraverso le copiose rimesse degli emigranti. Altri italiani stanno cercando, nonostante insormontabili difficoltà e lungaggini burocratiche, di rientrare quantomeno in Europa, per sfuggire a una crisi senza apparenti soluzioni, che sta provocando fame e miseria, oltre che impossibilità di cure sanitarie.
La presenza italiana in Venezuela, dunque, si sta assottigliando giorno dopo giorno e per quanto riguarda la nostra regione non supera attualmente le mille unità di cittadini iscritti all’Aire, con passaporto italiano. Potrebbero essere, all’incirca, una decina di migliaia, se consideriamo anche gli attuali discendenti fino alla terza generazione, che hanno perso la cittadinanza italiana e non l’hanno riacquisita e faticano a riottenerla, a causa dei meccanismi farraginosi che la regolano, stante le difficoltà in cui versano le nostre strutture diplomatiche, in condizioni operative di crisi, intrinseche con l’ambiente dissestato in cui operano.
Dopo molti appelli rivolti, in più riprese, dai nostri rimpatriati e in particolare dal presidente onorario del Fogolâr Furlan di Caracas, Enzo Gandin, lo scorso anno in occasione della Giornata regionale dell’Emigrazione, istituita dal nostro Consiglio regionale, tenutasi a Villa Manin il 28 luglio 2017, l’intera questione è stata minuziosamente approfondita attraverso una indagine.
La nostra proposta fatta concretamente propria dalla Regione dettagliata illustrazione da parte del professor Enrique Petracco, rimpatriato dal Venezuela e attualmente docente alle scuole superiori di Trieste. Ciò ha permesso ai presenti e, attraverso i mezzi di comunicazione, all’intera comunità regionale, di conoscere a fondo la gravità della situazione in cui versano corregionali e connazionali, privi del tutto (o quasi) di mezzi di sussistenza e soprattutto di medicinali, compresi quelli salvavita. Situazione che la nostra stampa e le nostre televisioni continuano a ignorare e, nel migliore dei casi, a minimizzare anche quando nella morsa dei rapimenti, delle rapine e pure della perdita di vite umane per sparatorie finiscono connazionali e corregionali, con cittadinanza e passaporto del nostro Paese. La stessa linea del nostro Governo nazionale, di tutti i governi succedutisi nel tempo, è Finanziato dalla Regione Fvg per i corregionali in Venezuela Friuli nel Mondo capofila di un progetto umanitario nel Paese devastato nell’economia e nelle istituzioni improntata alla prudenza tesa a garantire interessi economici e geopolitici che la nostra gente locale fatica a comprendere. Per quanto riguarda Giunta regionale e Consiglio regionale del Fvg, i ripetuti appelli sollevati in particolare dall’Ente Friuli nel Mondo e dalle altre Associazioni regionali (Giuliani nel Mondo ed Efasce), sono stati subito accolti attraverso una posta puntuale di bilancio, inserita nella Legge finanziaria regionale per il 2018, con una dotazione di 100.000 euro, erogati a Friuli nel Mondo quale capofila di un progetto da realizzarsi unitamente a tutte le Associazioni regionali, per aiuti umanitari ai corregionali residenti in Venezuela (L.R. 37/2017, art. 7, comma 63).
Se la generosa erogazione regionale è avvenuta prontamente e all’unanimità del Consiglio regionale, l’operatività si è dimostrata più complicata del previsto, stante il quotidiano aggravamento delle condizioni di ordine pubblico presenti in quel contesto, oltre a questioni di inoltro di generi e di controllo doganale che, sovente, comportano pure l’arbitraria confisca delle medicine o degli altri materiali in spedizione. Va altresì tenuto conto che localmente non ci sono medicinali e che il trasferimento di somme di denaro è soggetta alla legge locale e alla conversione in valuta del posto, depauperata dalla svalutazione quotidiana dell’8%.

Una missione d’altra parte da concordare con il nostro Ministero degli Esteri, con l’Ambasciata italiana e il Consolato generale di Caracas. Adempimenti, perciò, assai complicati considerata pure la distanza che ne complica l’operatività. Il Consiglio direttivo di Friuli nel Mondo ha incaricato lo scrivente, in considerazione della sua contemporanea appartenenza al Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (Cgie), di concretizzare il complicato progetto, finanziato dalla Regione e condiviso pure dalle altre Associazioni regionali. Ciò ha richiesto una serie di interlocuzioni che hanno permesso, dopo ripetuti rinvii collegati a vari aggravamenti della crisi interna del Venezuela, di dare avvio al progetto umanitario, previa individuazione Le obiettive difficoltà di realizzazione del progetto dei canali di mirata attuazione, nel rispetto delle legislazioni nazionale e regionale e delle norme di contabilità pubblica (ogni centesimo dovrà essere rendicontato!). Dapprima si è trattato di incontrare, in più riprese, i corregionali rimpatriati nel tempo dal Venezuela, per ricostruire con loro il quadro della nostra attuale presenza in quel contesto geografico, avuto riguardo alle notizie in loro possesso sulle condizioni di vita delle persone da essi conosciute, tenendo conto delle distanze tra di loro, e le difficoltà di moderna comunicazione. Tanto per precisare, i Fogolârs presenti in quel Paese Sudamericano, stando agli atti di Ente Friuli nel Mondo in quanto legalmente riconosciuti e registrati secondo il diritto locale, sarebbero sei: Barquisimeto, Caracas, Valencia, San Cristobal, Orinoco e Maracaibo. I Giuliani nel Mondo hanno un sodalizio operante a Barquisimeto, mentre l’Efasce opera a Maracaibo. Nella realtà, tutti i sodalizi sono a ranghi ridotti, con parte dei membri pionieri deceduti, altri rimpatriati, perlopiù con soci anziani e non in grado di comunicare tra di loro e con noi. L’obiettivo di operatività futura, sia per il progetto umanitario sia per la continuità della nostra rappresentanza regionale, sarà quello di un nuovo percorso collaborativo unitario, che veda raggruppati assieme tutti i nostri corregionali in Venezuela, per sostenersi quantomeno moralmente in modo vicendevole, senza distinzioni anacronistiche per quel contesto.

Si è quindi reso finalmente possibile un incontro collegiale, nella seconda quindicina di settembre, a Caracas, con la presenza di circa una ventina di rappresentanti dei sodalizi di corregionali, convenuti anche da luoghi molto lontani. Si è dato vita all’auspicato coordinamento unitario, con la presenza di diversi giovani, fortemente animati a sostenere il progetto, che prevede la spedizione dall’Italia di medicinali e la consegna degli stessi in varie località venezuelane, d’intesa con l’Ambasciata e il Consolato generale, dichiaratisi disponibili a facilitare il progetto così come concordato, per quanto di loro competenza e possibilità. A giorni il gruppo di lavoro si riunirà per raccogliere e monitorare le indicazioni sulle necessità urgenti, riguardanti medicinali, protesi e assicurazioni mediche per patologie gravi, per poi procedere nel concreto. I lettori che fossero a conoscenza di casi in cui necessitano interventi in tal senso, sono invitati a scrivere all’indirizzo di posta elettronica fvg.venezuela@gmail.com oppure rivolgendosi a Friuli nel Mondo o alle loro Associazioni.
Sull’evento di Caracas daremo maggiori dettagli nei prossimi numeri del giornale e così pure sull’evoluzione del progetto. Su come invece evolverà nel futuro la situazione di quel Paese, permangono grossissime incognite per la continuità della presenza organizzata della rappresentanza dei connazionali italiani e dei corregionali del Fvg; della difesa dei diritti degli emigranti e della possibilità di trasmettere i nostri valori e la nostra cultura, che pure hanno contribuito a rendere un tempo grande la nazione venezuelana e, di riflesso, anche quella italiana. La via d’uscita, lungi da interventi militari mancando attualmente leader alternativi, è quella di stabilire un nuovo patto sociale, su cui porre le basi per un nuovo modello di sviluppo. Bisogna andare oltre la sola estrazione di risorse dal sottosuolo, promuovendo invece la crescita civile ed economica dei cittadini e la loro effettiva libertà di organizzazione politica, per dare luogo a un quadro istituzionale democratico e soprattutto onesto e trasparente. Cose, purtroppo, ancora lontane dal realizzarsi.

[dalla rivista Friuli nel Mondo]

novembre 05, 2018

Venezolanos en Piemonte, Venezolanos en Torino preparando algo grande

Los Venezolanos en Piemonte tienen la posibilidad de contactar al periodista activista Cosmo de la Fuente, italo venezolano de Torino.
Informaciones con respecto a Universidad, Politecnico y burocracia documentos o si tienes preguntas para saber a quien dirigirte. 
Si necesitas ayuda con el idioma italiano, puedes contar con un profesor bilingüe graduado en la ciudad de Turin.
Puedes señalarnos cualquier abuso o maltrato escribiendo a familiafutura@gmail.com
Estaremos organizando un grande encuentro con Venezolanos.
Preparando una nueva organización para ayuda al Venezolano.
Muy pronto hablaremos!
Todos por y con Venezuela.


(Jenny Loan)


I venezuelani in Piemonte hanno la possibilità di contattare il giornalista attivissimo per la causa venezuelana, Cosmo de la Fuente. Italo venezuelano che vive a Torino da molti anni, di origini italiane.
Informazioni riguardanti le iscrizioni Universitarie della città, iter burocratico per documentazioni e traduzioni, lezioni da e per l'italiano, gestite da un professore di lingua italiana laureato  a Torino.
Qualsiasi tipo di aiuto, anche per segnalare alcun problema nel disbrigo delle pratiche, scrivici a 
familiafutura@gmail.com

novembre 04, 2018

Caracas, el pasado no regresa pero los recuerdos te calientan el corazón



Canción del video memory "SOLEDAD"
palabras dedicadas a Caracas


La fragilidad nos hace poderosos y los recuerdos te sorprenden cuando te sientes frágil. El pasado no va a regresar, pero te abraza y te calienta el corazón. Parece una película.
No va a regresar.
Con mi mente vuelo a mi infancia, cuando vivía en San Martín, Caracas. Una zona popular, claro, en donde era fácil hacer amistades con la gente.  Jugaba en el callejón de calle Andalucía. Recuerdo mis amigos Manolo (cabezón) y Vladimir (cotufa) junto a ellos y a otros pasé mi infancia con ganas de vivir. Muchos de mis amigos bajaban del barrio cercano, El Guarataro. Era el verdadero corazón de Venezuela.
Me interesa el país, en donde nací y dejé el corazón, dejé la juventud, que vuelva a ser libre, Señor.
Si no tienes intereses diferentes, puedes decir lo que sientes de verdad y eres auténtico.
Cotufa y cabezón fueron buenos amigos. En sus humildes hogares transcurrí moemntos inolvidables, de simple belleza humana. Asunción, la mamá de cotufa nos preparaba la merienda, la más apreciada era la arepa con queso blanco y un vaso de merengada.
Jugábamos a beisbol y a fucilado. Los domingos por la mañana con todo el grupito nos íbamos a la Iglesia y aunque nos alejábamos un poco, al final las mamás no nos regañaban.. “fui a misa mamá” decíamos.
¡cómo extraño a mi padre, quien fue el protagonista de mi infancia venezolana!
Volver.

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I ricordi ti sorprendono nei momenti in cui ti senti più fragile. Il passato, che sai non potrà tornare, ti abbraccia e ti scalda il cuore. Come un film.  Non tornerà. 
Volo ai tempi dell’infanzia quando vivevo a San Martín, Caracas. Una delle zone popolari della capitale, dove facevi amicizia facilmente. Giocavo nello stradone cieco di calle Andalucía con Manolo, Vladimir, Carlos e altri amici pieni di voglia di vivere. Molti di loro scendevano proprio dalle zone delle baraccopoli intorno. Ma era il vero cuore del Venezuela.

Quando dico che ciò che mi interessa veramente è che il mio paese, quello dove sono nato e in cui ho lasciato il cuore e la giovinezza, torni ad essere libero, lo faccio senza altri interessi. Beh, un interesse c’è, quello di tornarci.
Vladimir e Manolo, i cui soprannomi erano “cotufa” e “cabezón”,  erano buoni amici. Nelle loro semplici e modeste abitazioni ho trascorso momenti indimenticabili. Asunción, la mamma di cotufa, ci preparava sempre qualche merenda venezuelana, ovviamente la più gettonata era la arepa e un bel bicchiere di merengada.
Giocavamo a baseball e a fucilado. La domenica mattina, in gruppo, camminavamo per la avenida San Martín e arrivavamo fino alla Chiesa, così tornando a casa non potevano sgridarci, ci eravamo allontanati..è vero, ma per andare a messa.
Quanto mi manca il mio papà, protagonista della mia infanzia venezuelana.
Ritornare.

canción :SOLEDAD [Cosmo-Bouvet] canta Cosmo
Ed. Mus. Disco3 – NAR international Milano - 


ottobre 31, 2018

Europe Assistance, Bravo Fly: malgrado la polizza, la madre ammalata e peggiorata non è abbastanza per non partire




Acquisti un volo per gli Stati Uniti, Miami, per motivi di lavoro.
Acquisti polizza Europe Assistance per eventuali emergenze che potrebbero impedirti di partire e, quindi, riuscire a recuperare qualcosa.
E' successo a me, ora scopro a molti altri.
Bravo Fly, il gestore della parte "voli" e Europe Assistance per Bravo Fly per la parte assicurativa.
Il giorno dopo l'acquisto del biglietto e della polizza, mia mamma, ammalata di Parkinson, peggiora e i medici mi dicono di non partire in maniera da poterla assistere e aiutare.  Non ci penso due volte. Mi pare un motivo molto importante.
Pare che per Europe Assistance, questo motivo non sia sufficiente e quindi, nonostante siano passate solo 24 ore, non rimborsano un bel niente. 
Vi pare possibile? Eppure (foto) la mail di conferma dell'acquisto polizza avevano tutt'altro linguaggio. Cosa mi rispondono quando ho aperto il sinistro (ripeto dopo 24 ore dall'acquisto)?

 "..... confermiamo la ricezione della sua richiesta di rimborso. Siamo spiacenti di informarla che, dopo aver esaminato le Condizioni Generali da lei accettate esplicitamente nel momento in cui confermò l'acquisto, non possiamo accogliere la sua richiesta per il seguente motivo:
  - la causa descritta non impedisce la realizzazione del viaggio-"

Cioè una madre anziana aggravatasi non è una ragione sufficiente?
Ho presentato a Europe Assistance certificato medico e quant'altro..eppure la risposta è stata quella. 
La loro, secondo me, potrebbe essere solo una falsa pubblicità quando vogliono che acquisti la polizza di viaggio... non pensate lo stesso?
Questo non finisce qui e anche se mi sento DERUBATO e IMBROGLIATO almeno cercheremo, insieme al mio staff, di informare i cittadini e poveracci che possono cadere.

Non acquistate su Bravo Fly e ancor meno "Europe Assistance per Bravo Fly".
Io ci sono arrivato tramite il sito di VOLAGRATIS.
Tutti se ne sono lavati le mani.



ottobre 29, 2018

Maria Corina Machado, Jair Bolsonaro, Resistencia Rumbo Libertad: speranze per il Venezuela?



L'unica leader dell'opposizione, che non ha deluso ancora l'elettorato venezuelano, stanco non solo del regime in mano alla narco dittatura di Maduro ma anche di una falsa opposizione che dialoga e si accorda con il dittatore, è sicuramente Maria Corina Machado. 
Insieme ai ragazzi della Resistenza di Rumbo Libertad, liderati da Roderick Navarro, sono i nomi che ancora riescono a dare una speranza a un paese che da ricchissimo è diventato tra i più poveri del mondo per colpa di una catastrofe umanitaria causata dal castro chavismo e che  Maduro continua a non ammettere.
Maria Corina è stata vittima di un'aggressione in seguito alla quale ha riportato la rottura del setto nasale. Proprio quando i giornalisti e i media si distraggono il regime del tiranno Nicolás si fa più duro e approfitta. 
MCM assieme a un gruppo di attivisti stava camminando per le vie di Upata: città e centro amministrativo del municipio di Piar, nello stato di Bolívar. All'improvviso sono stati attaccati da un “collettivo” di paramilitari del regime, che oltre a menare bastonate hanno lanciato pietre e uova, impadronendosi di varie apparecchiature elettroniche. Corina Machado, appunto, è stata colpita al volto.  Tipico delle bande di "colectivos" sorta di teppisti stipendiati da Maduro per spaventare, creare disordini e spesso uccidere.  
Secondo una coordinatrice di "Vente Venezuela" il partito di Maria Corina, L'aggressione è avvenuta pochi giorni dopo una denuncia dell'ex-presidente colombiano Andrés Pastrana, secondo cui il regime venezuelano stava preparando un attentato contro la ex-deputata, considerandola l'anima dell'ala più irriducibile dell'opposizione.
Forte e coraggiosa Maria Corina Machado si è staccata dalla MUD, l'agglomerato di partiti che dovrebbero essere dell'opposizione ma, come già detto, hanno accettato dialoghi, votazioni e quant'altro pur di mantenere briciole di potere in cambio dell'assistenza al tiranno. Diaologhi e votazioni inutili, ben sapendo che dalla dittatura non ci si libera con elezioni. Vedi Cuba.

ottobre 27, 2018

Quando il "chavista" Di Battista parlava così della Lega e di Salvini, tacendo riguardo i 4.197.000.000 di $ di Maria Gabriela Chávez





Settembre 2018 “Siamo in una comunità di ex guerriglieri che ora, dopo un accordo di pace, mandano avanti la società. Proprio quel genere di cose per le quali mi dicono che sono una zecca comunista o un fascista“. Sono le parole di Alessandro Di Battista, ex parlamentare del M5s, in Guatemala dopo tre mesi di viaggio in America. “Ma per me destra e sinistra non esistono più. Sono categorie settecentesche”. [via Il Fatto Quotidiano]
Sono d'accordo su questo, infatti non riesco nemmeno io a collocarmi da una parte o dall'altra dal momento che amo la LIBERTA' e la crescita dei paesi grazie anche alle opportunità che fornisce il capitalismo. 
Ma non sono razzista, credo nella libertà di essere se stessi in un paese che garantisca la  la democrazia, la libertà di stampa.
Quello che, da italo-venezuelano, proprio non mi va giù, è l'appoggio che si vorrebbe dare, per motivi meramente politici, al chavismo e al madurismo che in Venezuela ha portato morte, miseria e una vera catastrofe umanitaria. 
Nelle mani di una dittatura, che non voglio nemmeno definire socialista, una dittatura e basta. Un genocidio.
Un paese ridotto ai minimi termini nella mani di Nicolás Maduro, dove una narco dittatura, ormai riconosciuta dal mondo, ha distrutto tutto.
Tutto cominció con Hugo Chávez, colui che definiva la "ricchezza il male" ma che ha lasciato un'eredità di miliardi di dollari a sua figlia Maria Gabriela.
4.197.000.000 di dollari la sua fortuna.
http://iclep.org/maria-gabriela-la-hija-millonaria-de-hugo-chavez/ 
Allora Di Battista, vogliamo essere un po' coerenti e definire Maduro e il Venezuela una narco tirannia senza precedenti, per quello che è?
@cosmodelafuente
familiafutura.com
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Los 4.197.000.000 de dólares que María Gabriela Chávez posee en sus cuentas de Andorra y EEUU le conceden el ostentoso título de la más millonaria de VenezuelaMaria Gabriela Chávez representa el lugar numero en Forbes
SER RICO ES MALO! Maria Gabriela Chávez representa el lugar numero en Forbes Venezuela por sus 4.197.000.000 Millones de dólares
María Gabriela, la hija predilecta del fallecido presidente Hugo Chávez, podría ser la persona más rica de Venezuela, según pruebas presentadas donde se detalla a cuánto asciende la herencia de su padre.
Según la información que reseñó Diario las Américas, la fortuna de María Gabriela dista mucho de lo que solía decir su padre: “Ser rico es malo”, y se aleja todavía más de la doctrina socialista que Chávez trató de imponer en el país petrolero.
Los 4.197.000.000 de dólares que María Gabriela Chávez posee en sus cuentas de Andorra y EEUU le conceden el ostentoso título de la más millonaria de Venezuela, muy por encima de empresarios como Lorenzo Mendoza, dueño de Empresas Polar, tildado cientos de veces por los chavistas como “el gran oligarca”. Supera incluso la fortuna del empresario venezolano Gustavo Cisneros, quien según la revista Forbes posee un capital de 3,6 millardos de dólares.
De todos los hermanos Chávez es ella quien mantiene una relación más estrecha y profunda con los presidentes latinoamericanos que entablaron amistad o secundaron los planes regionales de su padre; especialmente con el líder cubano Fidel Castro y con la presidenta argentina Cristina Fernández de Kirchner.
La heroína de Chávez, ha sido señalada en reiteradas oportunidades como fuerte candidata a la Presidencia de Venezuela, por sus vínculos en Latinoamérica y las semejanzas con su padre. Actualmente se desempeña como representante permanente alterna de Venezuela ante la Organización de las Naciones Unidas, en Nueva York.
El Venezolano News
vía ICLEP 

ottobre 26, 2018

Venezolanas se prostituyen en Colombia para enviar dinero a su familia

Madres, hijas, hermanas… Ellas huyeron del hambre en Venezuela. A falta de papeles para trabajar legalmente terminaron en bares sórdidos de Colombia donde, entre lágrimas y asco, se prostituyen y ahorran cada peso para enviarlo a sus seres queridos. 

(italiano) Sono fuggite dalla fame del Venezuela. Sono senza documenti per lavorare legalmente e sono finite nei peggiori bar colombiani, dove tra lacrime e schifo, si prostituiscono per mettere da parte un po’ di soldi da inviare ai propri cari rimasti in Venezuela.
Si parla del caso di Alegria, 26 anni, professoressa di storia e geografia finita a lavorare in un bordello. Il suo salario di 312.000 bolivares, meno di un dollaro, non bastava nemmeno per comprare un pacchetto di pasta. (sigue en español)

(español) Alegría es profesora de historia y geografía, pero trabaja en un burdel. En la Venezuela de la hiperinflación y la crisis económica su salario de 312.000 bolívares (menos de un dólar) ya no alcanzaba “ni para comprar unas pastas”, dice esta migrante de 26 años.
En febrero cruzó, como cientos de miles, a Colombia. Durante tres meses fue mesera en Arauca (este) a cambio de comida y alojamiento, pero sin pago. “Lo que mandaba a mi hogar eran las propinas”, cuenta a la AFP. Hasta que le quitaron incluso esos pequeños montos. Seis de sus allegados, incluido su hijo de cuatro años, sobreviven en su tierra gracias a ella.
Entonces llegó a Calamar, en el Guaviare, un caserío selvático en el sur de Colombia marcado por seis décadas del conflicto armado. Corredor de cocaína, el departamento también es un bastión de disidentes de la exguerrilla FARC y de narcos del Clan del Golfo.
Alegría, un apodo que eligió con ironía, se prostituye junto a otras nueve mujeres en uno de los bares de la zona de tolerancia de este pueblo polvoriento de 3.000 habitantes. Unas 60 compatriotas ejercen la misma labor aquí.
El “rato” cuesta entre 37.000 y 50.000 pesos (11 a 16 dólares), de los que le da 7.000 (2,3 dólares) al dueño del establecimiento. Las “noches buenas” ganan de 90.000 a 300.000 pesos (30 a 100 dólares). El salario mensual en la desvalorizada moneda venezolana equivale a 29 dólares.
– Migrar con las manos vacías –
“Nunca nos pasó por la mente prostituirnos. Lo hicimos en base a la crisis”, dice Joli, de 35 años, con la voz entrecortada. En 2016 perdió su trabajo como repartidora de periódicos en Venezuela. “¡No había más papel para imprimirlos!”
Confiando sus tres hijos a su madre, fue de ciudad en ciudad, de un trabajo a otro. Sin pasaporte, Joli, otro sobrenombre, saltó la frontera sin maleta, solo con la ropa que tenía puesta.
Cerca de 1,9 millones de venezolanos emigraron desde 2015, la mayoría a países de la región, cuando se agudizó la crisis, según la ONU.
Joli perdió “de un infarto, por falta de medicamentos”, al hombre con el que iba a casarse. El padre de sus hijos también falleció de insuficiencia renal en Venezuela.
En Colombia, “me vi entre la espada y la pared”, cuenta. “Por mi tono de voz, me cerraban la puerta en la cara”.
Sin trabajo, optó por “venderse” en Bucaramanga (noreste), a 575 kilómetros de Calamar, donde desde junio trabajaba su sobrina Milagro, de 19 años.
“Al principio me sentía súper mal”, dice Milagro. Pero persistió ante la falta de una mejor alternativa para ayudar a sus hermanos, su bebé de dos años y su madre enferma, que luego falleció.
Les cuesta ocultarle la verdad a sus familias. “Ellos no saben a qué me dedico, ni siquiera mi mamá. Sacrificó cinco años de su vida trabajando para darme una educación. (…) Sería muy detonante (duro) para ella”, explica Alegría.
Ella les dice que trabaja en una panadería. Sueña con enseñar en Colombia, pero sin pasaporte es una utopía. Enferma de mentir, buscó ayuda psicológica en el equipo de emergencia de Médicos del Mundo (MDM) enviado a Calamar.
– Sexo sin condón –
Por su situación y la presencia de hombres armados en la zona, entre otras razones, estas mujeres sufren de “ansiedad, episodios depresivos, síntomas de estrés postraumático”, apunta Jhon Jaimes, psicólogo de la ONG.
El clima tropical las expone a “infecciones, a dengue, malaria”, agrega. Aparte del riesgo de enfermedades venéreas, varias quedan embarazadas porque algunos clientes les exigen tener relaciones sin protección.
En el hospital temporal de MDM, una especialista las cura, les pone implantes anticonceptivos y las aconseja. Algunas se derrumban. Se escuchan sollozos.
La ONG también les entrega alimentos, productos de higiene y preservativos. Con sus paquetes bajo el brazo, regresan por la trocha. Y de nuevo a laborar.
En el calor húmedo se preparan frente al espejo del burdel. Se alisan el cabello, intercambian labiales y polvos de maquillaje. Se enfundan minishorts, pequeños tops y sandalias de plástico.
Madre de tres hijos, Patricia, de 30 años, también comenzó esta vida en Arauca. Fue una pesadilla: un cliente borracho la golpeó, violó y sodomizó. “Hay clientes que te tratan mal y eso es horrible”, murmura. “Todos los días pido a Dios que sean buenos”.
Nicolás Dotta, coordinador de MDM Colombia, subraya la “vulnerabilidad” de estas mujeres a ser explotadas sexualmente.
“Si hay algo que está caracterizando esta crisis migratoria, es el tema de cómo están operando las redes de trata y la alta cantidad de mujeres venezolanas que están siendo víctimas de esas redes, no solo dentro de Colombia (…) sino en otros países de la región, inclusive de Europa”, alerta.
– No sirve un solo hombre –
Al caer la noche, Alegría, Patricia y sus compañeras cruzan la cortina que separa el bar de sus precarias habitaciones de tablas de madera. Se sientan en la puerta. La música silencia el cacarear de los pollos que picotean el fango. Los hombres pasan, a pie, en moto, y a veces entran.
Algunas han escapado, como Pamela, una expolicía de 20 años que fue a abortar a San José del Guaviare, a tres horas de Calamar, y huyó al centro del país.
Prefiere los 30.000 pesos (10 dólares) que gana a diario como mesera en un restaurante a la esclavitud a la que la sometía el proxeneta que la llevó de Arauca a Calamar.
“Este sujeto nos engañó”, afirma en Bogotá. Como las demás, tuvo que prostituirse para reembolsarle el costo del viaje de 24 horas para llegar al burdel. “Lo más fuerte para mí fue tener relaciones sexuales sin preservativos (…) a toda hora, a toda costa, y a la fuerza y con maltratos”.
Milagro ahora sonríe, pues quizás vive el “milagro” que inspiró su seudónimo: un piloto de lancha la sacó del prostíbulo.
Pero Alejandra, de 37 años, no quiere un marido. “A mí no me sirve un solo hombre. Yo necesito vivir de muchos para alimentar a mis niños”, dice iracunda esta madre de cuatro hijos, incluido un bebé de dos meses que nació de un cliente en Colombia.
[por Florence PANOUSSIAN/AFP]
 vía @cosmodelafuente
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