aprile 29, 2009

La Palestina ringrazia il dittatore Chavez per aver espulso l'ambasciatore israeliano


Che vergogna! Cosa pensereste se in Italia lo facesse Berlusconi?

Caracas ultim'ora dittatura

Amigos, los concejales metropolitanos, Freddy Guevara y Alejandro Vivas, fueron ayer a la AN a pedir un derecho de palabra ya que se esta esta discutiendo la Ley de Transferencia de Recursos y Bienes de la Alcaldia Metropolitana. Pues bien, no solo no pudieron entrar sino que que fueron agredidos, al igual que los periodistas que cubren la fuente, por hordas rojas. Pues ahora pudimos ver en VTV a un palestino hablar mas de media hora en el podio de la ANSent via BlackBerry from T-Mobile
Non solo non si permette di parlare a chi dovrebbe stare all'opposizione ma, addirittura, si pestano. Ecco la democrazia di quel folle di Chavez.

aprile 28, 2009

Chavez: topo di fogna a due zampe

Addestramento in Venezuela


Caracas, 28 apr. (Apcom) - Caracas ha stabilito relazioni diplomatiche ufficiali con l'Autorità nazionale palestinese, che dispone adesso di una rappresentanza diplomatica nel paese latinoamericano. Il ministro degli Esteri palestinese, Riad Al Maliki ha ringraziato il governo del presidente Chavez per il sostegno ricevuto durante l'offensiva israeliana sulla Striscia di Gaza, che ha spinto il Venezuela a rompere le relazioni con lo stato ebraico. Il ministro degli Esteri venezuelano Nicolas Maduro ha affermato che la causa palestinese è "come la nostra", mentre Maliki ha definito Hugo Chavez il "leader più popolare nel mondo arabo". L'Autorità palestinese ha 97 rappresentanze diplomatiche nel mondo. Quella di Caracas dovrebbe fungere da "hub" per tutto il Sudamerica.
Nessuno osi contraddire Chavez il pazzo!
Il governo venezuelano ha richiamato il proprio ambasciatore in Peru' e avviato una "revisione integrale" delle sue relazioni con Lima perche' il principale oppositore del presidente venezuelano Hugo Chavez ha chiesto formalmente e ottenuto asilo politico nel Paese. Il ministero degli Esteri di Caracas ha detto che la decisione del governo peruviano "costituisce una presa in giro del diritto internazionale, un duro colpo alla lotta contro la corruzione e una sfida al popolo venezuelano". Manuel Rosales, oggi sindaco della citta' di Maracaibo, aveva partecipato alle elezioni presidenziali nel 2006 candidandosi contro Chavez; ma nei giorni scorsi aveva chiesto asilo in Peru' sostenendo di essere "politicamente perseguitato" nel suo Paese dove e' stato accusato di appropriazione indebita. Secondo il governo di Chavez, "nonostante la montagna di prove" inerenti le attivita' di corruzione di cui e' accusato l'ex governatore dello Stato di Zulia, "il governo del Peru' ha deciso di concedere l'asilo politico". Il cancelliere venezuelano, Nicolas Maduro aveva fatto sapere lunedi' di aver consegnato all'Interpol peruviana tutta la documentazione per sostenere la richiesta di cattura di Rosales, accusato di "arricchimento illecito" tra il 2002 e il 2004 quando era governatore di Zulia.
ANTONIO PASQUALI : Donde gobiernos facciosos manipulan la información, como lo haría un estado mayor en guerra, con opacidad, diversivos y acceso vedado a fuentes públicas, es deber deontológico de columnistas, investigadores y científicos sociales arriesgar, mientras puedan, un retroceso de la tesis a la hipótesis, incluso a la sospecha verosímil, como recursos falibles pero no ilegítimos para seguir descifrando falsificaciones oficiales. La hipótesis es que tras su zarabanda de violaciones a la Constitución, criminalización de todas las libertades, 2.810 horas de prédica radiotelevisiva, 475 días en el extranjero y otros variopintos impromptu, la única variable independiente en Chávez es su delirio militarista: crear un Vietnam latino con él de Giap y disponer de una force de frappe propia, a la francesa, que reproduzca exitosamente el espeluznante episodio de los misiles rusos en Cuba de 1962. Rosales y Ledezma de entretenimiento para restar visibilidad a los explosivos acuerdos secretos con Irán, el armamentismo y el cáncer guerrillero-militarista saturando el organigrama del Estado. Un delirio anunciado por Chávez el 10-11-2005 al vicepremier ruso Zhukov: "Un día todo esto explotará(...) y América Latina será lo que Rusia no pudo ser", confirmado por Alí Rodríguez el 19-042008: "Aquí resurge el sueño de la Unión Soviética" y de doble componente: una improbable guerra de guerrilla y algo tan clásico y alucinante como un deterrent. Una tesis de fachada, el guevarista "Uno, mil Vietnam", y otra iraní en la manga, el despliegue de una fuerza disuasiva balística convencional o tal vez nuclear. Hay tractores y bicicletas iraníes de señuelo, pero los 62 millardos cancelados en un quinquenio a Rusia, Irán y Bielorrusia son básicamente gasto militar. Lo del uranio es cada día menos top secret, toda la minería acaba de pasar a manos de la Guardia Nacional, el sur está militarizado, pulula de rusos e iraníes y hay bunkers en construcción (un helicóptero ruso cayó hace poco en San Ignacio de Yuruani). A iraníes concedió la Pdvsa del hermano de Illich un área de petróleos extrapesados (tecnología que no manejan) a cargo, se dice, del jefe de espionaje iraní en el país. La sorpresiva estatización de acero y cementos garantizará discreción total a la hora de desviar grandes cantidades de tales productos, por ejemplo a la construcción de silos balísticos, y la militarización de aeropuertos, puertos, autopistas y vialidad agrícola hará indetectable la entrada, salida y tránsito de material sensible. El único avión de larga distancia de Conviasa mantiene un sigiloso puente aéreo con Teherán; hace poco fue sorprendido en Damasco con material bélico no convencional. El misil iraní Saphir 2, estrenado en febrero pasado, sobrevolaba exitosamente la costa oriental de Estados Unidos a la hora 10 minutos de su lanzamiento, y ya se habla de una fábrica de cohetes en Guayana, supervisada por una CVG de guerrillera fidelidad al régimen. En 2006, Chávez compró entre 5 y 9 submarinos rusos Varshavianka y Amur, indetectables y dotados de 10 lanzamisiles; antes había intentado adquirir capacidad compartida en un satélite espía, hasta que la empresa israelí Imagesat supo quién era el comprador. El satélite Venesat 1 dual (o sea cívico-militar, en declaración del ministro Navarro de 18.03.2008), inerte a los 6 meses de lanzado, está en blackout informativo, y asimismo el tendido (¿por otra empresa china?) del sobredimensionado cable submarino de 640 Gb/seg. La Guaira/La Orchila/Siboney; pero se informa ¡vaya coincidencia! que los rusos reabren y repotencian la gigantesca base de espionaje electrónico de Lourdes (Cuba), con lo que el nexo Venesat1-Cable-Lourdes se vuelve hipótesis fuerte. El ex agente cubano Huberto M. Hernández declaró hace meses que Ángel Gámez, del G2, oficialmente "empresario de buceo", estaba a cargo del terminal La Orchila (cuya pista pudiera alargarse), convertida en centro de espionaje de Internet y de operaciones submarinas.

aprile 22, 2009

Chavez, Dios onnipotente, regala un'isola a Obama


Crede di essere la reincarnazione di Simon Bolivar, pensa di essere il portavoce di Dio, ma questa volta, addirittura, incarna Dios todo poderoso e vuol regalare un'isola a Obama. E' completamente impazzito e dimostra di essersi fumato il cervello. Forse confuso dalla cocaina questo incivile dovrebbe essere messo in condizioni di non nuocere più.
Che schifo essere rappresentati da un simile squilibrato.
Quello che posso consigliare a tutti gli italiani è di non andare in Venezuela. Rischiate la vita! Se dovesse mai capitarvi qualcosa, dalla più semplice alla più importante, sappiate che non sarete tutelati per niente, nemmeno dallo stato italiano. Guardata cosa succede con gli otto italiani scomparsi a Los Roques. Il Venezuela tace e si giustifica con 'cazzate' e l'Italia se ne frega. Sotto c'è qualcosa e poi nessuno può usare l'eventuale chiarimento di questa scomparsa a fini elettorali. Meglio il terremoto in Abruzzo fa più fighi. Che schifo!
CARACAS - Prima gli ha regalato il libro-denuncia «Le vene aperte dell'America Latina» dell'uruguayano Edoardo Galeano. Poi il presidente venezuelano Hugo Chavez ha annunciato di voler donare al presidente Obama anche qualcosa di più sostanzioso: nientemeno che un'isola. Una chiara "strategia di avvicinamento" che ha avuto come scenario il quinto vertice delle Americhe, concluso domenica a Trinidad.
PROPRIETÀ PRIVATA - Chavez ha ceduto allo Stato del New Jersey Isla Petty, un'area di 214 ettari che si trova davanti a Philadelphia, nell'estuario del fiume Delaware a largo delle coste della città di Camden (la più povera degli Stati Uniti). Dal 1982 è di proprietà di Citgo, filiale del colosso petrolifero Petroleo de Venezuela, che nel 2001 aveva cessato di utilizzarla e già nel 2004 aveva tentato di donarla. Sull'isola ci sono impianti petroliferi per un valore di 19,7 milioni di dollari: la donazione («in linea con la politica di normalizzazione delle relazioni bilaterali», secondo il quotidiano El Nacional) è fatta con la richiesta di sviluppare progetti ecologici, tra cui una riserva naturale, come chiedono da decenni le associazioni ambientaliste. L'isola è infatti un vero e proprio gioiello ambientale, rifugio di specie quali l'aquila calva, che è in via di estinzione. Piccolo problema: come detto l’isola è una proprietà privata e non un bene pubblico del Venezuela. Secondo l’esperto di diritto internazionale Carlos Romero, «Chavez non ha diritti sull’isoletta perché appartiene a un’azienda privata e non può disporre di questa proprietà. La decisione politica è chiara, ma da un punto di vista formale non ha giurisdizione, non è un bene del Paese, ma di Citgo». Il regalo, tuttavia, ha un doppio significato: far tacere la protesta politica scatenata dai settori ambientalisti del New Jersey contro Citgo e normalizzare le relazioni con Washington.

aprile 21, 2009

Chavez è una minaccia per il mondo


Il mio paese è nelle mani di un dittatore. In Italia c'è ancora chi pensa che Chavez sia un paladino del popolo. E' una fortuna che, invece, alcuni come Silvia Luzi e Luca Bellino possano testimoniare cosa sia veramente il Venezuela.
Intanto la Farnesina e il Ministero degli Esteri stanno a guardare le stelle. Il giallo di Los Roques non accenna a essere chiarito. A questo punto potrei sospettare che anche agli italiani al comando interessi tacere...
Cosmo de La Fuente
“Hugo Chavez e la Rivoluzione Bolivariana sono la più grande minaccia dai tempi dell’unione sovietica e del Comunismo”. Doctrine for Asymmetric War Against Venezuela, U.S. Army, 2006
E’ il punto di partenza di un intero viaggio nel Paese che ha dato il via all’”ondata rossa” in America Latina. Il Venezuela è il sogno di una nascente società socialista o soltanto un’altra mistificazione di populismo e dittatura?Un viaggio con il Presidente Chavez verso la riserva di petrolio più grande del mondo, alle falde del fiume Orinoco, è il pretesto per entrare nelle vite dei venezuelani a 9 anni dall’inizio della rivoluzione bolivariana. Le missioni governative per combattere fame e analfabetismo, la creazione di un sistema di sanità pubblica e lo sviluppo di un’economia basata sul lavoro cooperativo sono alcune delle operazioni che caratterizzano l’era Chavez.
Dall’altro lato il Venezuela e le sue 60 morti violente a settimana e i suoi ospedali collassati, la chiusura del canale televisivo più seguito, i vecchi immigrati europei in fuga, la lista nera degli oppositori e l’onnipresente propaganda governativa.Venezuela in rotta verso il socialismo: è ancora possibile nei nostri tempi post-ideologici?
Associated Press - Reportage de Mario Szichman
Cineastas italianos se desencantan con "revolución" venezolana
Por MARIO SZICHMAN - NUEVA YORK - Diciembre 26, 2008
Comenzó como un viaje para conocer y divulgar los logros del gobierno del
presidente de Venezuela Hugo Chávez. Pero tras dos meses de filmaciones,
dos cineastas italianos quedaron desencantados con "la Revolución Bonita".
Su documental, "La Minaccia" (La amenaza) es la crónica de una desilusión,
narrada con brío y buen ritmo cinematográfico, y que usa como "manchas
temáticas" y principal contraste, la enorme riqueza de uno de los principales
productores de crudo del mundo, y la pobreza en que vive la gran mayoría de
sus habitantes.
Silvia Luzi, quien trabaja en los periódicos Il Messagero y Corriere della Sera y
Luca Bellino, documentalista y profesor de cine en la Universidad Roma Tre,
viajaron a Venezuela para recopilar en su cámara de vídeo lo que consideraban
logros del proceso político acaudillado por Chávez. Estaban plenamente
identificados con la causa bolivariana, que consideraban "una revolución tan
esperada como contradictoria".
Pero la realidad que encontraron fue muy distinta a la que esperaban.
"La desilusión más grande fue generada por las expectativas", dijo Bellino a la
AP. "Habíamos viajado desde Europa, donde la publicidad pasa por política,
como los casos de (Silvio) Berlusconi, (Nicolas) Sarkozy y (Vladimir) Putin, y
donde la izquierda es una palabra y nada más. Pensábamos que Chávez podría
ser una respuesta al fin de la ideología. Teníamos la ilusión de ver cambios".
"(Pero) Vimos un gobierno que no enfrenta los problemas reales del país",
agregó el cineasta. "Aunque su discurso es nacionalista, toda su política
económica se basa en las importaciones. El problema de la falta de agua es
terrible. Pero las fuentes de agua no han sido nacionalizadas porque no tiene el
mismo poder de propaganda que el petróleo". "Además, la violencia es muy
grande. A veces nos parecía caminar en un país donde regía el estado de
sitio", expresó Bellino.
Al principio, el gobierno venezolano les abrió las puertas e incluso tuvieron
ocasión de seguir a Chávez en una de sus giras y de filmar secuencias del
programa "Aló, Presidente".
Cuando sobrevolaban la cuenca del Orinoco en un helicóptero, Chávez explicó
a Luzi y a Bellino que "La faja petrolífera del Orinoco es la reserva de petróleo
más grande del mundo... (Esa) es la razón de las presiones de Estados
Unidos ... porque esto lo habían tomado ellos. Venezuela era una colonia, un
país conquistado por el imperio. Lo hemos liberado. Y este petróleo es para el
mundo, para los pueblos del mundo".
Luego, durante una visita a una base aérea, Chávez exhibe el primer
escuadrón de aviones rusos Sukhoi, "los aviones de combate más modernos
del mundo ... No hay otros como ellos", y explica que "cuando se haya
terminado el petróleo en todo el mundo, a Venezuela todavía le quedará
mucho. Por eso debemos defendernos". "¿Cómo terminó Saddam Hussein? No
tenía bombas ni misiles para defenderse; nosotros, en cambio, nos estamos
armando", señaló.
Y el título del documental alude a dos clases de amenaza, según los
documentalistas. "Chávez se siente amenazado por Estados Unidos, y, al
mismo tiempo, el ejército de Estados Unidos, en su informe 'Doctrine for
Asymmetric War Against Venezuela', del 2005, señaló que 'Hugo Chávez y la
revolución bolivariana son la más grande amenaza desde los tiempos de la
Unión Soviética y del comunismo'. Ese era uno de los contrastes que quisimos
destacar en nuestro trabajo".
Uno de los contrastes que muestra el documental, es entre la riqueza petrolera
del país y la pobreza en extensas regiones. Por ejemplo, la región de Las
Cumaraguas, en el estado Falcón, donde, según explica un residente de la
zona, existe "la segunda reserva petrolera más grande de Venezuela, (pero)
todo aquel que viene aquí, se lleva nuestros recursos y no deja nada para el
pueblo o para la comunidad".
Luzi y Bellino se adentraron luego en los ambulatorios de la misión "Barrio
Adentro", creados para dar atención médica a personas de bajos recursos,
pero el documental también registra una realidad distinta: En el Hospital
Domingo Luciani de Caracas, un vecino dice que "El hospital estaba colapsado"
por la cantidad de pacientes ingresados, varios de ellos con heridas de bala. Y
el lunes "la morgue se colapsa, porque de aquí nada más sacan a 30, hasta 40
muertos".
El contraste entre la revolución que soñaban filmar y la revolución de carne y
hueso es lo que trata de reflejar "La amenaza". Inclusive la dicotomía la
vivieron en persona. Una vez que se desprendieron de comitivas oficiales y
empezaron a analizar la realidad por su cuenta, Luzi y Bellino comenzaron a
tener problemas. Sus correos electrónicos aparecían leídos sin que ellos los
abrieran, y sus llamadas telefónicas eran interceptadas, dijeron.
Y casi al final del viaje, se les informó que el material en video no podía salir
del país sin autorización porque ellos "habían ingresado al país como turistas".
Lograron sacarlo gracias a la ayuda de un sindicalista italiano crítico del
gobierno de Chávez, que se hallaba en Caracas y movilizó a la embajada
italiana.
Pero ahí no terminaron los problemas. La Rai, la emisora estatal italiana,
compró el documental para transmitirlo en un especial sobre Venezuela el
primero de diciembre del 2007. Gianni Riotta, director del informativo Tg1 de
la Rai, cuentan los cineastas, estaba tan entusiasmado con el documental que
propuso recortarlo a 70 minutos y lo compró.
Por razones que aún no han sido explicadas, se suspendió la transmisión
"hasta nuevo aviso". El trabajo de investigación, grabación y post-producción,
fue engavetado.
La periodista Rossana Miranda, responsable de la sección Internacional de la
revista mensual Formiche, y quien hizo un seguimiento de los problemas que
tuvo la "La Minaccia" tanto en Venezuela como en Italia, dijo a la AP que "el
documental no fue transmitido en diciembre del 2007, y ocurre que a
comienzos del 2008 se firmaron acuerdos entre Petróleos de Venezuela y el
Ente Nazionale di Idrocarburi de Italia. De ahí que se piensa que esa es la
razón de que no se divulgó el documental, por los intereses que había en
juego".
Pero "La Minaccia" se estrenó finalmente a mediados del 2008 y ha sido
transmitido en la televisión de Francia, Finlandia, Inglaterra y Japón. El
documental quedó como finalista y obtuvo la mención especial "International
Reportage Award" en la edición 2008 del premio "David di Donatello", el Oscar
italiano.
Luzi y Bellino resumen así "La Minaccia": "Este es nuestro viaje, dividido en
dos momentos: la inicial fascinación por una revolución tan esperada como
contradictoria, y luego la toma de conciencia de que probablemente no queda
espacio para ideologías al servicio de la política".
Commenti
caro Cosmo il problema non è solo Chavez ma i suoi elettori, anche se in Venezuela le elezioni sembrano un 'tantino' fasulle.Tieni duro e vedrai che prima o poi la gente aprirà gli occhi, almeno spero... +++NON DIMENTICHIAMO I DISPERSI DI LOS ROQUES!+++
Giovanni Lucifora

Post in evidenza: Laurea honoris causa a Mario Vargas Llosa- Carlos Gullì per Università di Torino

Il paradosso dell’antieroe: quando la luce interpreta l’ombra / El paradoja del antihéroe: cuando la luz interpreta la sombra

  (🇻🇪 Nota: La versión en español se encuentra en la parte inferior de este artículo) Il paradosso dell’antieroe: quando la luce interpret...