agosto 30, 2007

Turisti per caso


Informazioni turistiche molto interessanti, perchè comunicate dai turisti, si possono trovare nel sito di 'Turisti per caso'.
Il Venezuela delle spiagge e del folklore.
Ecco il link
Gabriele Costa
per Media Contact

Mala fede



Il matrimonio tra Castro e Chavez continua a partorire aborti politici, dopo le stupide iniziative del presidente venezuelano noi, i venezuelani, dobbiamo continuare a sentire gente che porta il dittatore Hugo Chavez sul piedistallo del paladino del popolo.
Peccato che si occupi soprattutto di armamenti e assolutamente non della fame che nel paese regna sovrana. Ma a chi giova mostrare Chavez per quello che non è? Chi lo loda in questo modo o è ignorante oppure è in mala fede. In entrambi i casi inaffidabile.
Dopo l'articolo di Gennaro Carotenuto oggi ne propogno un altro, molto più vicino alla realtà del paese da dove provengo.
Affari di Chavezdi Paolo Della Sala
Cina e Venezuela vanno alla conquista dei mercati latino-americani. Il Venezuela ha già superato gli Stati Uniti, diventando il primo elargitore di fondi nell’area. Mentre i venezuelani subiscono la fame, Chavez ha donato 8,8 miliardi di dollari, solo l’anno scorso. Bush si era fermato a quota 3,3 miliardi. Le donazioni si susseguono a ritmo serrato: nei giorni scorsi i quadri dell’esercito boliviano si sono ritrovati con sei milioni di dollari versati dal governo venezuelano nei loro conti bancari. Chavez ha spostato il fuso orario di mezz’ora; ha proposto il cambio di nome della capitale, che corre il rischio di essere denominata “Culla di Bolivar e regina del mare fatto terra”; ha proposto di diventare presidente a vita (perché non essere più esplicito, sostituendo la dicitura “presidente a vita” con “dittatore”? Chavez però utilizzerà una modifica della Costituzione, così che i bertinottiani altermondialisti non abbiano a soffrire maledizioni di Moctezuma ideologiche). Inoltre in passato Chavez ha compiuto altri eventi esiziali per la storia universale, quale la modifica del nome del Venezuela in “repubblica bolivariana” e il cambio di posizione della testa di cavallo apposta nell’emblema nazionale, che prima guardava a destra e adesso guarda a sinistra…Chavez non è soltanto un Cacasenno tardo-leninista. Sa fare ottimi affari, in nome del popolo, cioè di se stesso, della propria nomenklatura e della sinistra mondiale, sempre in cerca della divinità perduta. A inizio estate la Telecom Venezuela ha concordato l’avvio di una produzione di telefoni cellulari con la compagnia cinese Huawei. La fabbrica produrrà due milioni di cellulari a un costo competitivo. E i rapporti privilegiati con gli sciiti iraniani, che pure sono presenti nei quadri governativi del Venezuela, via Hezbollah? Ahmadinejad si sta concentrando sull’America centrale, in particolare sul Nicaragua di Ortega, un ex matador di indios.L’Iran ha bisogno di una “force de frappe” americana come forma di ritorsione, nel caso di un attacco aereo contro i laboratori nucleari e le postazioni missilistiche iraniane. Visto che ieri lo stesso Sarkozy è arrivato a considerare possibile un attacco contro l’Iran, se non ci saranno cambiamenti significativi a Teheran e dintorni (i dintorni di Teheran sono molto estesi: arrivano, oltre che in America, a Mosca e a Pechino).Ieri il quotidiano honduregno El Heraldo ha denunciato un “sospetto e inusuale movimento di iraniani provenienti dal Nicaragua”. Si tratterebbe di personale diplomatico infiltrato da gruppi estremisti. Secondo il quotidiano la notizia ha destato un serio allarme nell’Intelligence nazionale e “straniera” (=Usa). Il transito di queste persone non è stato registrato dall’Ufficio di immigrazione honduregno. Il governo sandinista non si è espresso. Di recente Ahmadinejad ha aperto una nuova ambasciata a Managua e investirà 350 milioni di dollari per la costruzione di centrali idroelettriche e un porto nella zona caraibica. Una fonte del quotidiano di Tegucigalpa sostiene che le ambasciate di Teheran e Caracas mostrano da mesi un “movimento inusuale di personale diplomatico, del tutto sproporzionato rispetto alla prassi normale”. La stessa fonte denuncia la presenza delle Guardie della Rivoluzione (corpo scelto del regime komeinista) in Venezuela e in Nicaragua.Nell’America del sud è la Cina il nuovo attore internazionale. L’interscambio è cresciuto da 2,29 miliardi di $ nel 1990 a 70 miliardi nel 2006. Come avviene in Africa, Pechino lascia la politica in secondo piano. Tuttavia il regime cinese si muove con alleanze esplicite e i soliti partner: Russia, Venezuela, Cuba e Iran. Le aziende cinesi percorrono l’America latina in cerca di greggio, gas, minerali. Il Cile, guidato da un governo socialista moderato e sede di importanti miniere, dovrebbe ospitare il primo Summit Economico Cina-Latino-america. “Mentre gli Usa pensano ad altre zone del mondo, la Cina lancia in America un’offensiva diplomatica ed economica”, dichiara il senatore McCain. Un quarto della soia cinese è acquistato in Argentina. Il governo cinese compartecipa alla principale miniera di ferro boliviana, oltre ai reservoir di petrolio e gas. Cina Argentina e Brasile collaborano nella tecnologia spaziale, con possibili ricadute nel campo militare. Il 45% della soia cinese proviene dal Brasile. E’ prevista la costruzione di un’acciaieria cinese nella zona industriale di San Paolo e Petrobras ha diverse joint ventures con compagnie cinesi. Nel 2006 l’intercambio col Costa Rica è cresciuto dell’87%. Il sistema di difesa aerea cubano sarà sviluppato dalla Cina. Nel Salvador saranno vendute 400.000 auto Cherry (cinesi) nei prossimi due anni. Per non parlare del Venezuela.

agosto 28, 2007

Non è uno scherzo




Hugo Chavez, il presidente del Venezuela, oggi annuncia che cambierà il nome a Caracas. Ormai, come Don Chisciotte della Mancha, si sente un dio o non è la realtà??
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"Quel buffone di Chávez cambia il nome di Caracas in 'la Cuna de Bolívar y Reina del Guaraira Repano' "! Oggi tutti i giornali, telegiornali, radiogiornali, italiani, MA SOLO GLI ITALIANI, in maniera sospettosamente concertata, parlano del cambiamento del nome di Caracas con dovizia di spazi, "La Stampa" mezza pagina, la RAI sveglia Raffaele Fichera nella notte... Ovviamente i toni sono i soliti: "La sai l'ultima di Chávez..."E' assolutamente straordinario. Sulla stampa latinoamericana la notizia del cambio di nome non esiste (neanche la BBC ne parla minimamente e men che meno se ne parla negli Stati Uniti) ma in compenso tutti hanno un'altra notizia in prima pagina, che stranamente, sospettosamente, alla stampa italiana non interessa. Ne parleremo tra poche righe. La stampa venezuelana, controllare per credere, di fatto non ne parla, quasi non si è accorta del dettaglio che leva il sonno a Raffaele Fichera. "El Universal" di Caracas, il "Corriere della Sera" venezuelano, da sempre oppositore, vi aveva dedicato un articolo critico il 18 agosto, e poi ne ha riscritto il 25, una settimana dopo, con delle interviste ad alcuni intellettuali dell'opposizione. Anche "El Nacional", l'altro grande quotidiano caraqueño, possiamo compararlo a "Il Giornale", ne aveva parlato, ma il giorno 19 agosto. Il mio calendario mi dice che oggi è il 27. I giornali italiani si son dati di gomito (o hanno alzato il gomito...) ieri pomeriggio, e ne scrivono oggi. Se i due principali giornali venezuelani, entrambi oppositori, "El Universal", che ha tinte più paludate, e perfino "El Nacional" non si preoccupano più di tanto del cambio di nome, converrete che non è proprio il massimo come notizia che svegli gli italiani tra i primi titoli del GR nel primo lunedì dopo le ferie.La notizia, pur se vecchia di ben dodici giorni ovviamente c'è, ma non è il cambio di nome ma la nascita a Caracas del Distretto Federale, come Washington negli Stati Uniti. Se sarà approvata dal referendum popolare sarà una profonda riforma nella storia e nell'urbanistica della capitale, della quale accennammo qui. Nascondere una notizia importante con la ridicolizzazione della stessa è un gioco conosciuto.Il nuovo nome, "la Cuna de Bolívar y Reina del Guaraira Repano", accompagnerebbe e non sostituirebbe quello di Caracas, anzi, Santiago de León de Caracas, recuperando anche il nome tradizionale indigeno della valle, un terzo della popolazione venezuelana. Purtroppo chi ne scrive su la stampa italiana è troppo ignorante per saperlo, ma quasi tutte le città latinoamericane hanno nomi ufficiali lunghi un paio di righe. Ci sarebbe spazio per un approfondimento, ma mai e poi mai per una notizia. Eppure proprio così viene presentata: "quel folle di Chávez stamattina s'è svegliato e ha cambiato nome alla capitale". E' giornalismo questo?Approfondimento, bella parola... bisognerebbe saper spiegare per esempio che capitali come Caracas o Santiago del Cile, vivono da sempre nell'apartheid. Ogni quartiere ha un proprio governo con dei poteri enormi, dalla fiscalità alla polizia, assolutamente incomparabili con quelli europei. Ogni quartiere è una città nella città, uno stato nello stato: i ricchi stanno con i ricchi e i poveri con i poveri. I ricchi hanno servizi per ricchi e i poveri hanno servizi per poveri o non li hanno affatto. Basta attraversare una strada per entrare in un altro mondo. Contro l'apartheid, va la profonda riforma della città di Caracas e la nascita del Distretto Federale. Altro che cambio di nome... e ce ne sarebbero di cose interessanti da dibattere!Ma al di là dell'ignoranza e della profonda malafede (vendo questo articolo solo se faccio folklore, e parlo male di Chávez, altrimenti, se scrivessi la verità non me lo comprerebbero) di chi scrive su la stampa e parla alla radio o in TV oramai in Italia si va ben oltre. La pervicace volontà di far passare Chávez come un pazzo pericolo e i democratici partecipativi venezuelani come dei burattini nelle sue mani, si affianca all'incompetenza, la malafede e la mancanza di professionalità.Qualche giorno fa l'intera stampa italiana fu ridicolizzata all'estero per avere dato uno spazio abnorme alla prevedibilmente falsa notizia della liberazione di Ingrid Betancourt, tra centinaia di sequestrati dalle FARC l'unico ostaggio pregiato. Ne riferimmo qui. La notizia non esisteva e la fonte era giudicata di infima credibilità. Ne parlammo solo noi. In Francia ne hanno riso a lungo. Chi aveva diffuso la notizia falsa e tendenziosa era infatti la rampolla di una prominente famiglia venezuelana, Patricia Poleo, accusata di aver fatto assassinare il giudice Danilo Anderson. Ci furono grandi quotidiani italiani che pur di spacciare paginate improbabili, arrivarono a trasformare il pensiero della madre di Ingrid Betancourt da "speriamo che la Poleo sia credibile" in "la Poleo è credibile". E' triste ammettere che la Poleo, per la stampa italiana, era credibile "in quanto antichavista" e perché in maniera falsa e tendenziosa collegava Chávez alle FARC colombiane.Ebbene la notizia di prima pagina di ieri e di oggi su tutta la stampa latinoamericana è che le FARC hanno rifiutato la mediazione di Chávez per la questione del cambio degli ostaggi. Chávez, da sempre scettico sulla possibilità di fare da mediatore tra governo colombiano e FARC, si era infine speso offrendo il territorio venezuelano come luogo dello scambio. Ma ieri si è visto bocciare la sua proposta di scambio, che avrebbe incluso la Betancourt, dal portavoce delle FARC, Raúl Reyes. E' una concreta sconfitta politica per Chávez, ed è una notizia da prima pagina in America. Ma ovviamente, al contrario che per la bufala della Poleo, questa notizia è tergiversata dalla stampa italiana che la nasconde e preferisce riciclare il cambio di nome di Caracas. Interessa o non interessa la Betancourt? Decidetevi! Scrivete paginate per una bufala e neanche una riga per una notizia vera e importante sulla sorte della Betancourt? Ma a chi vi affidate per coprire un continente dove vivono 550 milioni di persone? Siete sicuri che non vi stia ingannando?Oramai ogni settimana va trovata una balla per battere il ferro caldo della demonizzazione di Hugo Chávez. La settimana scorsa una misura tecnica come il cambio di fuso orario è stata in malafede comparata addirittura al calcolo dell'era fascista in Italia. Oggi si spara questa del cambio di nome di Caracas, slegandola completamente dalla nascita del Distretto Federale. Intanto notizie importanti sul Venezuela e l'America latina vengono negate ai lettori. Ma non vi vergognate?
ARTICOLO DI GENNARO CAROTENUTO
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Da quando dovrò dire di essere nato a 'Cuna de Bolivar'? Ma che pazzo, e continuiamo ancora a stare sotto di lui.
CdF
Per Annalisa Melandri,
è vero, dimenticanza imperdonabile non aver citato prima Gennaro Carotenuto.
Questo dimostra, comunque, la libertà di pensiero che vorrei ci fosse anche in Venezuela, negata da Chavez. Due punti di vista diversi entrambi evidenziati.
Ma Lei forse non ci crede.
Saluti
Cosmo

agosto 26, 2007

Isla de Margarita



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agosto 23, 2007

Chavez cambia l'ora e guarda avanti



La Nuova Rivoluzione Bolivariana ha bisogno di maggior tempo per progredire. Per questo motivo il presidente venezuelano Hugo Chavez ha deciso spostare le lancette dell'orologio di mezz'ora in avanti rispetto ad adesso. A partire dal 1 gennaio 2008, recuperando così 30 minuti di scarto rispetto al meridiano di Greenwich, che attualmente è di quattro ore ma che scenderà a tre e mezza. La giornata venezuelana diventerà, pertanto più lunga. L'annuncio del bizzarro provvedimento e' stato dato dallo stesso Chavez nel corso di un torrenziale soliloquio in diretta, della durata di ben sette ore, coinciso con la trasmissione del programma “Alo, Presidente!” alla radio nazionale. Il leader di Caracas non ha fornito indicazioni approfondite per giustificare il mutamento di orario, se non un commento sbrigativo "E' una questione di metabolismo, il cervello umano è condizionato dalla luce solare". Nel corso della stessa trasmissione radiofonica, a cui ha preso parte anche Diego Armando Maradona, Chavez ha annunciato l'acquisto di 5mila fucili Dragunov dalla Russia che serviranno in una guerra di guerriglia nel caso di un'invasione del Venezuela da parte degli Stati Uniti.
Media Contact

agosto 19, 2007

Dolcemente dispotismo



La nascita di una dittatura, il lento ma inesorabile cristallizzarsi di un nuovo dispotismo rivoluzionario: basta guardare alla Caracas di Hugo Chávez per capire in tempo come si forma l'ennesima tirannia animata da propositi palingenetici di giustizia sociale. Una dittatura che non indigna perché non si presenta con i tratti lugubri dei militari golpisti le cui gesta hanno infestato la storia latino-americana. Un dispotismo solare, caldo, esotico. Un nuovo castrismo che incatena il Venezuela ma che elettrizza i cuori dei sempre inappagati turisti della rivoluzione mondiale. Ora il caudillo di Caracas proclama un ritocco costituzionale che semplicemente gli frutterebbe la rielezione a vita come incontrastato presidente del Venezuela.Abroga de iure la proprietà privata già minata da un’ondata di nazionalizzazioni e da un uso spregiudicato dell’arma del petrolio, brandita alla maniera non di una ricchezza economicamadi una risorsa politica per accreditarsi come avanguardia della rivoluzione mondiale. Si candida ad autorità suprema della banca nazionale, concentrando sulla sua figura un agglomerato di potere finanziario e politico destinato a schiacciare ogni tentativo di opposizione.Nessuno sdegno internazionale per l’uomo che sta disegnando a suo piacimento l’architettura istituzionale di una democrazia che sta soffocando nell’indifferenza generale. Per il dittatore con la smania di entrare nell’eletto gruppo degli «Stati canaglia», vantando un rapporto privilegiato con l’estremismo di Ahmadinejad. Per la nuova bandiera di una mitologia rivoluzionaria che non vuole comprendere il significato delle televisioni scomode imbavagliate in Venezuela e ridotte al silenzio, per gli squadroni paramilitari chiamati a seminare il terrore nei quartieri riottosi di Caracas, appoggiate e assecondate dalle autorità che rispondono soltanto a lui, a Hugo Chávez. Al Chávez che sembra incarnare alla perfezione lo stereotipo dell’agitatore antimperialista e che per questo alimenta attorno alle sue malefatte un’atmosfera di indulgenza, di bonaria accondiscendenza, quando non addirittura di adesione alle sue invettive antiamericane.Sembrano quasi innocui il suo istrionismo oratorio, la sua figura così poco marziale eppure trasfigurata nelle forme di un nuovo condottiero rivoluzionario che quando deve annunciare al mondo i suoi propositi di dittatore a vita lo fa citando Toni Negri, il pensatore della «moltitudine» bizzarramente equiparato nientemeno che ad Aristotele, Machiavelli e Antonio Gramsci.Ma per un Toni Negri che va a Caracas alla ricerca del nuovo Eldorado rivoluzionario, quanta solitudine attorno al Mario Vargas Llosa che identifica in Chávez il nuovo dittatore destinato a perpetuare la maledizione latino-americana. E quanta scarsa voglia di capire perché si vada a finire sempre allo stesso modo, da Cuba al Nicaragua sandinista al Venezuela di Chávez. Di capire qual è la dinamica dell’autoritarismo rivoluzionario che porta passo dopo passo alla sepoltura di ogni parvenza di democrazia e di tutela dei diritti civili. E di comprendere la chiave di un processo degenerativo che è inscritto negli stessi cromosomi dell’avventura rivoluzionaria e anti-imperialista anche se ogni volta adduce circostanze e pretesti i più diversi per giustificare il giro di vite tirannico, il perfezionamento dell’apparato repressivo, la sterzata autoritaria che dapprima stringe in modo asfissiante ogni forma di presenza democratica e poi si compie nel solito trionfo di prigioni piene di dissidenti, censura totale sui mezzi di informazione, annichilimento di ogni genere di resistenza civile. E tutto attraverso l’ossessivo ricorso alla mobilitazione «di massa», alla galvanizzazione populista dei pasdaran della rivoluzione, già eccitati per aver trovato un leader capace di sfidare con la sua demagogia tribunizia i «potenti della terra».Ecco perché il Venezuela di Chávez assume il valore di un laboratorio politico, di un esperimento che, al prezzo della vittimizzazione dei venezuelani, offre una chiave privilegiata per penetrare nei segreti del dispotismo «socialista»: la vecchia storia che si ripresenta rimpannucciandosi con nuove vesti.

(° da Corriere della Sera)

Pierluigi Battista

agosto 14, 2007

Week end tra amici


Non so se sarà Margarita o le spiagge di Morrocoy a ospitare l'amico di Chavez, 'Ahmadinejad', fatto sta che l'arabo farà visita al suo amico sudamericano in questi giorni.
Speriamo che il buon Hugo riesca a convincerlo che con il terrorismo non si ottiene nulla.
Buone vacanze
Se vuoi leggere la notizia di tempo fa

Post in evidenza: Laurea honoris causa a Mario Vargas Llosa- Carlos Gullì per Università di Torino

Il paradosso dell’antieroe: quando la luce interpreta l’ombra / El paradoja del antihéroe: cuando la luz interpreta la sombra

  (🇻🇪 Nota: La versión en español se encuentra en la parte inferior de este artículo) Il paradosso dell’antieroe: quando la luce interpret...