gennaio 24, 2019

Venezuela scarica il tiranno e sceglie la democrazia : Juan Guaidó


Venezuela contro il tiranno Maduro, sceglie la Democrazia : Juan Guaidò

I venezuelani residenti nel Paese e quelli sparsi in tutte le città del mondo si sono dati appuntamento ieri    23 gennaio per far sentire la loro voce.  “Fuori Maduro l’usurpatore”. E un “Sì” al Presidente ad interim Juan Guaidò.
Per capire cosa stia accadendo in Venezuela, bisogna fare un passo indietro.
Alla morte di Hugo Chávez (marzo 2013), Maduro,  suo amico “intimo”, era il vicepresidente del Venezuela. L’incarico ad interim, secondo la Costituzione,  avrebbe dovuto essere assegnato al Presidente della Assemblea Nazionale, che a quei tempi era Diosdado Cabello (il numero due della dittatura venezuelana).  Infischiandosene della Costituzione, che lo stesso Chávez aveva modificato, Maduro, con la complicità di uno Stato che già presentava evidenti sintomi “mafiosi”, divenne il Presidente.   
Mentre il  Parlamento, eletto dai cittadini nel 2015  passò all’opposizione. Fu una vittoria schiacciante che non poterono nascondere.
Prevedendo un futuro difficile, il Parlamento uscente, in maniera del tutto incostituzionale, nominò un Tribunale Supremo di Giustizia composto da magistrati compiacenti che garantisse loro l’annullamento di tutte le decisioni dell’Assemblea legittima.
Maduro si appropria di tutto. Non dimentichiamo che anche i dirigenti del CNE (Consejo Nacional Electoral) organismo che si occupa delle elezioni in Venezuela, è in mano al regime, difatti la maggior parte di suoi componenti appartengono al partito di Stato PSUV.
Si susseguono eventi che mostrano il “governo” di Maduro per quello che è, una  dittatura che utilizza tutti i metodi possibili per restare al potere.  Magistratura che emana leggi improvvise per rendere sempre più potente il regime.  A metà mandato, ad esempio, previsto dalla Costituzione,  è possibile indire un Referendum Revocatorio, il quale, a ottobre 2017, decreta perdente il tiranno, ma il risultato, manco a dirlo, viene annullato dalla Magistratura per presunte frodi.
Sempre il TSJ assume, di punto in bianco, i poteri legislativi che spettano al Parlamento legittimo e a maggio del 2017 annuncia di assumersene io potere attraverso un’ Assemblea Costituente, anch’essa illegittima poiché non nominata da un regolare Referendum come previsto dalla Costituzione.  Un Parlamento parallelo insomma, per poter fare e disfare a seconda degli ordini di Maduro.
Intanto il paese va a rotoli, manca tutto: cibo, medicine, libertà di parola e aumentano, di giorno in giorno, i prigionieri politici.  Le nuove elezioni Presidenziali, previste a dicembre 2018 vengono, improvvisamente e inspiegabilmente anticipate a maggio del 2018, anch’esse convocate in maniera illegale dall’Assemblea Costituente  e, per giunta, impedendo la partecipazione dei partiti d’opposizione.  Inutile dire che, malgrado sia stata quasi nulla l’affluenza alle urne, il CNE dichiara Maduro vincitore, nonostante le migliaia di evidenze che testimoniano i seggi deserti.  
Il 10 gennaio Nicolás Maduro s’insedia di forza come Presidente, giurando davanti alla Magistratura corrotta. L’evidenza delle irregolarità fan si che l’ONU, l’Unione Europea, L’OSA (Organizzazione Stati Americani), il gruppo di Lima ( Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Guyana, Honduras, Messico, Panama, Paraguay, Perù e Santa Lucia) disconoscano il nuovo auto-mandato di Maduro. Anche l’Italia, sebbene in maniera alquanto tiepida, dichiara di essere in linea con l’Unione Europea.
La vita dei venezuelani e degli stranieri, tra cui molti italiani, che vivono nel paese sudamericano, è diventata impossibile.  Secondo l’ONU la diaspora senza precedenti di persone che fuggono dal regime di Maduro, potrebbe raggiungere in due o tre anni,  i cinque milioni e mezzo di profughi. Una diaspora simile a quella siriana.
Il 23 gennaio del 1958 la dittatura di Marcos Perez Jimenez venne sconfitta e il 23 gennaio del 2019 è stato scelto come data simbolo per manifestare al mondo la disperazione dei venezuelani, che non no vogliono saperne più di Nicolás Maduro e del chavismo, cellule maligne che hanno dispendiato misera e desolazione in un paese ricco.  Solo alcuni capi di Stato, come Bolivia, Messico, Nicaragua e, ovviamente Cuba, con affinità comunista e dittatoriale, tutti figli di Chávez e di Castro, continuano a riconoscere l’irriconoscibile, l’usurpatore, l’illegittimo.
Juan Guaidò, seguendo la Costituzione venezuelana, per colmare il vuoto di potere generato dall’illegittimità di Nicolás Maduro, come presidente dell’Assemblea Nazionale e leader dell’opposizione nel rispetto degli articoli 233, 333 e 350 si proclama  "presidente ad interim» in attesa di nuove elezioni, rinnegando il dittatore.  Al riconoscimento ufficiale di Trump si sono uniti Canada, Brasile e altri paesi del Sudamerica.                                                  
Anche le forze armate cominciano a vacillare e, ormai, non sono completamente al fianco di Maduro, si accusano malesseri generalizzati e fughe seguite da dichiarazioni in video da parte di militari che non intendono più stare agli ordini di un presidente illegittimo.
Il tiranno, rimasto isolato, farnetica,  nei suoi discorsi sempre identici in cui imita il tono di voce di Hugo Chávez, dichiara: “il popolo è con me” rendendosi sempre più ridicolo agli occhi del mondo che ha visto, anche grazie ai social media, unico mezzo di informazione che il regime non riesce a far tacere, decine di migliaia di immagini, di video, di evidenze dell’ incredibile tsunami di persone in strada a supporto di Guaidó, al grido “Maduro usurpador”.
Il tiranno solitario contava sulla debolezza, sulla schiavitù di un popolo affamato e ammalato, al quale non ha concesso neppure gli aiuti umanitari offerti dagli altri Paesi.. un popolo che ha visto un po’ di luce e di speranza in questo giovane presidente a cui si delega una responsabilità non da poco considerando il disastro economico e sociale che lascia Maduro. Si dovrà ricostruire il paese cominciando col ripulire i vari organismi dal marciume e dalla corruzione, per garantire elezioni pulite, che vedranno certamente protagonisti anche i giovani dirigenti della Resistenza, tra cui “Rumbo Libertad” che hanno avuto il merito di spianare la strada verso la coscienza libertaria e la realtà di un paese massacrato dalla dittatura e da collaborazionisti insospettabili.
Anche nella giornata di ieri ci sono stati degli omicidi del regime, sono stati assassinati, Nicolás Maduro ne è il responsabile. La violenza scatenata libera ha tolto la vita a 17 venezuelani che manifestavano, ha ferito gravemente altre persone e ha detenuto arbitrariamente più di 70 persone. La criminalità della nazi polizia di Maduro non conosce limiti. Il Paese aspetta giustizia e la stragrande maggioranza non accetterà leggi di perdono in favore di chi si è macchiato di crimini di questo genere.
Un messaggio “col cuore” in stile Barbara d’Urso, va anche a quella  piccola parte della stampa italiana, lasciando perdere il giornalismo che scrive per ‘partito preso’ infischiandosene della catastrofe umanitaria del Venezuela, parlo di quei  giornalisti distratti e faciloni, che hanno scritto di un “Maduro presidente” e di Juan Guaidó che si sarebbe “auto-proclamato”, senza sapere che era suo dovere farlo secondo Costituzione venezuelana. 
Nell'occasione ringrazio i professionisti della stampa che hanno coperto in maniera corretta l'evento di ieri. 
La volontà, la speranza, la voglia di rimboccarsi le maniche c’è.. il Venezuela ce la farà, ma ha bisogno dell’aiuto del mondo, soprattutto di capire che non stiamo più parlando di politica, ma siamo di fronte a un vero e proprio genocidio, basta consultare i numeri di morti che ha procurato, come un paese in guerra. Sì, in guerra, quella che Maduro ha fatto contro il popolo del paese che non è nemmeno il suo paese. Ma questo è un discorso diverso,  che affronteremo in un’altra occasione.


[Carlos Gullì]
@cosmodelafuente

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