3/16/09

Assistenti sociali: la storia di Erika (prima parte)





















Il meccanismo innescato da tribunali e assistenti sociali è sempre qualcosa di doloroso, per gli adutli e soprattutto per i bambini. I bambini sono vittime innocenti di un malessere che, a volte, porta alla distruzione di famiglie. La storia di cui parlerò è vera, i nomi, però, non solo quelli reali.
Giada mi racconta il suo calvario. Ho diviso la vicenda in alcune parti, per analizzare insieme la situazione e cercare di capire quanto abbiano potuto far bene o, eventualmente, anche sbagliare gli assistenti sociali. Ditemi pure cosa ne pensate scrivendomi a
Siamo una famiglia ricomposta:mio marito vedovo con una bimba. Vivevano soli perchè non hanno nessun parente in vita. Ha una lunga carriera come ‘fisioterapista della riabilitazione’. La piccola Erika ha perso la madre (di cancro) quando aveva appena 1 anno e mezzo. Io sono un’infermiera professionale,ho lavorato molti anni in reparti di pediatria e poi ho iniziato a lavorare nella stessa clinica dove lavora anche mio marito, infatti ci siamo conosciuti proprio in quel posto. Io sono divorziata con 2 figli maschi di 12 e 11 anni. Entrambi indipendenti e con una vita fitta di sofferenze, io e Franco ci siamo innamorati e abbiamo deciso di convivere anche per esserci di aiuto reciproco. L’intenzione era quella di dare una possibilità a tutti di avere una famiglia soprattutto alla piccola Erika che aveva allora 3 anni e mezzo. Avevamo messo in conto che avremmo avuto delle difficoltà ma eravamo certi di riuscire nell’intento perché con amore,buon senso e ottimismo sapevamo di farcela. La piccola era quella più in difficoltà, sempre malata ,aveva dei comportamenti strani , pensavamo fosse perché aveva bisogno di tempo,infatti era lei che aveva cambiato casa, scuola e abitudini. Abbiamo chiesto aiuto alle insegnanti del nuovo asilo che si sono sempre dimostrate poco attente alle problematiche della bimba e per loro non aveva alcun problema!Fra l’atro noi siamo una famiglia non isolata,abbiamo amici molto importanti e la mia famiglia molto presente. Abbiamo sottoposto la bambina a visite specialistiche ricorrenti in quanto presentava continui episodi di vomito,il tutto è sfociato in un intervento fatto in clinica privata per velocizzare i tempi,di tonsillectomia e adenoidectomia.L’abbiamo portata da una psicologa perché potesse aiutare lei e noi a comprendere quali fossero le strategie migliori e i suoi problemi,il risultato di queste sedute iniziali hanno dato luogo a una diagnosi di non rielaborazione del lutto materno.Tutto questo accadeva durante i primi mesi del 2008.Abbiamo avuto anche delle discussioni cin le insegnanti che ci sembravano davvero inette.Da sottolineare che io ero incinta e ,con una gravidanza difficile fuori e dentro dall’ospedale,con dei ricoveri,ero allettata per rischio di parto prematuro.Il 5 giugno del 2008 io ero a letto di 8 mesi e I. faceva colazione :era in convalescenza dopo l’intervento.Alle 8 suona il campanello,erano i vigili,dicono che dobbiamo recarci in comune per comunicazioni importanti!Erano in 5 con 2 auti, sono entrati in casa e venuti a prelevarmi sino al mio letto.Non hanno dato spiegazioni io pensavo fosse uno “scherzo “ del mio ex marito ,col quale abbiamo avuto dei rapporti conflittuali.In 5 per prelevare una donna col pancione e una bimba di 4…a fatica ci siamo preparate e siamo andate con loro.Giunte in comune ci hanno separate e quella è stata l’ultima volta che l’ho vista.Il sindaco mi legge il provvedimento del tribunale dei minori che dispone l’allontanamento per maltrattamenti psico-fisici!!Successivamente ,attraverso i nostri legali,abbiamo saputo che la segnalazione era partita dall’assistente sociale del comune dopo segnalazione della scuola materna!Da lì inizia il calvario.
(continua)

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