5/30/07

Grazie Roma: tribunale dei minori primo in Italia

Grazie Roma!
Il tribunale dei minori di Roma compie un passo in avanti in fatto di diritto di famiglia. Anche i minori potranno parlare.

In fatto di famiglia e di tutela dei diritti dei minori, l’Italia, per anni, è stato il fanalino di coda tra i paesi avanzati. Il tribunale dei minori ha sempre agito in maniera determinante senza aver tenuto conto, spesso, della reale situazione socio economica dei genitori separandi ma, soprattutto, senza occuparsi del reale diritto ad esprimersi da parte dei bambini ai quali, vittime innocenti di una guerra non propria, non è mai stato attribuito un legale personale, un tutore nominato allo scopo di occuparsi esclusivamente dei suoi legittimi interessi.
La convenzione sui diritti del fanciullo sancita a New York e poi ratificata nel 2004, non è mai stata rispettata nel nostro paese fino ad oggi. In verità il primo piccolo e importantissimo passo è stato fatto dal Senatore Maurizio Eufemi il 14 dicembre 2006 il quale, per la prima volta in un’aula di tribunale, ha parlato dei diritti del bambino e non solo dei diritti delle coppie sposate o non sposate.
Troppo spesso abituati a lamentarci non stiamo ancora dando il giusto valore a quello che definirei un evento, è giusto evidenziare che ora un altro passo si sta compiendo a Roma dove, il 7 maggio, il presidente del Tribunale di Roma insieme all’ordine degli avvocati hanno siglato un protocollo in cui, per la prima volta, si stabilisce che anche i figli hanno il diritto ad essere ascoltati al momento della separazione legale dei genitori. I maggiori di 12 anni saranno ascoltati obbligatoriamente, e, se necessario, dopo attenta valutazione, anche i minori di tale età, esprimendosi di prima persona per ciò che riguarda loro. Vengono stabilite le modalità e il luogo dove avverranno le audizioni, di norma senza la presenza dei genitori. Finalmente! A molti può sembrare poco, in realtà non lo è, il primo passo verso l’applicazione dei diritti del fanciullo è stato fatto, per ora a Roma ma si spera che la cosa si espanda in tutta Italia. Certamente la piena osservanza si avrà quando tutti i bambini in grado di comprendere ed esprimersi potranno essere ascoltati. Ma andiamo a vedere nel dettaglio il nuovo protocollo che a mio avviso andrebbe commemorato e nominato festa nazionale.
La dottoressa Magda Brienza, presidente del tribunale dei minori di Roma e l’avvocato Alessandro Cassini, presidente del consiglio dell’ordine degli Avvocati di Roma, hanno sottoscritto il citato protocollo.
Il contenuto del Protocollo è di grande importanza per i diritti della difesa.
Tra le altre rilevanti regole il documento, infatti, evidenzia il ruolo che viene attribuito alla difesa prevedendo la presenza dei difensori delle parti costituite in giudizio, pur dovendo essi attenersi a precise regole comportamentali per la salvaguardia e la garanzia della serenità e libertà del minore.
In ogni caso il testo del Protocollo susciterà un intenso dibattito che potrà prendere le mosse proprio dal Convegno che si svolgerà a Roma il 6 e 13 giugno pp.vv., organizzato dalla Commissione Famiglia e Minori del Consiglio dell’Ordine, nel corso del quale il documento verrà ufficialmente presentato.
L’occasione sarà utile anche per discutere degli altri importanti problemi processuali e sostanziali sorti a seguito della entrata in vigore delle varie recenti normative in materia di famiglia e minori.
Sono passi avanti che non bisogna sottovalutare, sottolineiamo questo nuovo impegno da parte del tribunale e dell’ordine degli avvocati e rendiamo pubblico il nostro apprezzamento per quanto fatto. Un giorno saranno i nostri figli a ringraziarci. L’eguaglianza tra cittadini deve cominciare in famiglia, di qualunque tipo essa sia, ma deve sempre e comunque garantire la serenità e il rispetto dei diritti del fanciullo a cominciare da quello di non perdere, per volere umano, nessuno dei due genitori. Occorre organizzarsi ora in modo che anche i bambini possano essere tutelati da un proprio avvocato, diverso da quello materno o paterno.
Aspettiamo che i diversi Tribunali d’Italia si adeguino e prendano esempio da Roma. Ricordiamo che se guerra vogliono i genitori all’atto della separazione, in nessun caso le armi della battaglia dovranno essere i figli i quali, finalmente, almeno a Roma, potranno avere voce in capitolo.
Cosmo de La Fuente
www.cosmodelafuente.com

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