6/16/06

La dolcezza di Maria


Sereno week end




La dolcezza di Maria

I mille colori di Napoli rappresentano il calore del popolo partenopeo, gente ricca d’ inventiva, con la musica nel sangue e la gioia di vivere nonostante i noti problemi di questa città.
Le vie di Napoli sono quanto di più caldo e caratteristico possa esistere in tema di folklore. Nei miei ricordi d’infanzia c’è anche un bel viaggio in Italia e una permanenza a Napoli. Le voci della gente e gli odori dei vicoli mi sono rimasti nel cuore, anche il calar del cesto dai balconi di donne che acquistavano il pane senza nemmeno scendere da casa. Tra le belle colline di questa città vi è anche quella di “Capodimonte”, la zona che dà anche il nome alle belle lavorazioni in porcellana famose in tutte il mondo, proprio come la pizza e il caffè espresso. Qui vive una vecchia zia di mia mamma, dal suo giardino lo spettacolo della baia di Napoli è mozzafiato
Da Capodimonte il mare appare come in un dipinto, quasi irreale, di un colore azzurro intenso che, nelle giornate di sole, si abbina alla diversa tonalità dell’azzurro del cielo e se non fosse per le imbarcazioni di passaggio sembrerebbe proprio il quadro di un romantico pittore. La bellezza di certi paesaggi napoletani è imbarazzante , mentre gli occhi si deliziano, il cuore si scalda e tornano in mente le parole di famose e struggenti canzoni napoletane. Proprio a Capodimonte, in un condominio popolare, viveva nell’amore e nella quotidianità del focolare domestico una bella famiglia di cui faceva parte la mia cara amica Maria. Aveva circa undici anni nel 1965 e, oltre a mamma, papà e fratello Giovanni, vivevano con lei anche una nonna e una bisnonna che si chiamava Letizia. Questa simpatica ‘cellula’ della società godeva del rispetto di tutto il vicinato perché occupava l’appartamento di proprietà del farmacista della zona. Quando la mamma girava tra le bancarelle del mercato per acquistare i ‘friarielli’, veniva salutata con rispetto e gentilezza. Come spesso accade a Napoli, i componenti di questa famiglia sembravano i personaggi di un classico di Edoardo De Filippo. Nei vecchi condomini napoletani era usuale ci fosse una specie di balconata unica, simile ad un ballatoio in comune, dove c’erano le porte e finestre di molti appartamenti. La nonna di Maria teneva una sorta di piccolo pollaio sul balcone. La camera da letto dell’anziana dava proprio sul balcone e a volte le galline deponevano le uova nel cassetto del comodino. La domenica tutti insieme preparavano il ragù per il pranzo. Maria era una ragazzina allegra e intelligente, legata da un grande amore per il papà il cui nome era “Aniello”. Un uomo di bell’aspetto, folti capelli ondeggianti , tenuti a bada da un leggero strato di brillantina ‘linetti’ e un sottile pizzetto sempre curato, che, pur appartenendo ad un epoca in cui il ruolo di un padre era soffocato dai pregiudizi e dai luoghi comuni e sebbene non potesse liberamente esternare quei normalissimi sentimenti di un genitore ,perchè ritenuti femminili, riusciva ugualmente a donare ai suoi figli la sicurezza e la tenerezza che ogni papà sa dare. Una famiglia sana e ricca di principi.
Quando Maria parla dei suoi genitori, anche ora che ha 52 anni, i suoi begli occhi scuri si riempiono di lacrime e la sua voce diventa dolce come una poesia d’amore. Il suo volto, circondato da una cascata di riccioli castano scuri, assume un aspetto deliziosamente infantile. Nella sua mente si susseguono le immagini della sua vita e ama raccontare le vicende vissute con il suo papà ormai defunto. Si emoziona quando ricorda che nel 1966 lui le chiese di scegliere un giocattolo come dono di Natale e lei gli rispose che desiderava un bel cappello che aveva visto sulla testa di una compagna di scuola. L’uomo, rendendosi conto dell’importanza che aveva quell’oggetto per la sua bambina, malgrado fosse stanchissimo e appena rientrato da lavoro, la prese per mano e insieme girarono tutta Napoli, visitando decine e decine di negozi del centro città e molte bancarelle. Vagarono tra la folla intenta negli ultimi acquisti natalizi , era la sera del 24 di dicembre. Tanto girarono finchè Maria trovò il cappello che desiderava. Sono molti i momenti d’amore che legano Aniello a sua figlia, momenti indimenticabili. Quando Maria compì vent’anni conobbe un bel ragazzo con cui si sposò e andò a vivere a Torino. Fu proprio in questa città che nacquero i suoi due figli. La sua famiglia d’origine le aveva insegnato ad amare, suo padre le aveva anche trasmesso la forza, il rispetto per gli altri e la volontà di raggiungere un obiettivo. Una volta a Torino il suo obiettivo era quello di crescere in seno alla sua nuova famiglia. Maria sentiva molto la mancanza dei suoi genitori , soprattutto le mancava la complicità del suo papino. Anche Aniello soffriva molto per la separazione dalla sua bambina ma rispettava questa scelta d’amore. Nel 1999 Aniello morì improvvisamente, sulle sue labbra l’ultima parola fu il nome di Maria , l’amata figlia che non riuscì ad arrivare in tempo per salutarlo prima che chiudesse per sempre gli occhi. Maria sentì il taglio definitivo del cordone ombelicale che la teneva ancorata ai suoi cari.
Col cuore gonfio Maria ritornò a Torino, si consolò un po’ pensando che il padre era morto senza conoscere la realtà della sua situazione matrimoniale. Maria stava vivendo la crisi del suo rapporto con il marito, crisi che nel 2000 si concluse con la separazione. Inevitabile conclusione per molteplici ragioni che forse un po’ superficialmente riassumerò con una frase fatta: “non andavano più d’accordo per incompatibilità di carattere”. Contrariaramente a quanto fanno molte donne affidatarie dei figli dopo la separazione, Maria decise che il padre poteva liberamente mantenere un rapporto con loro. Lasciò che i suoi ragazzi e il suo ex marito si gestissero gli incontri e il loro rapporto senza intromettersi mai nelle loro decisioni. La sua bellissima esperienza familiare, il rapporto di libero affetto con il proprio padre avevano donato a Maria un equilibrio, una sensibilità che uniti alla sua naturale intelligenza avevano permesso che questi figli, già provati dal dispiacere della separazione dei propri genitori, non venissero anche sottoposti a pressioni e ripicche di nessun genere.
I ragazzi, pur amando molto il padre, non hanno mai scelto di lasciare la casa della madre, consci del fatto che se avessero scelto di farlo, la mamma non si sarebbe opposta. Questi ragazzi, oggi diventati uomini , sono persone serene e responsabili.
Pur conoscendo la risposta ho voluto domandare a Maria come mai non avesse mai abusato del potere che il nostro sistema offre in esclusiva ai genitori affidatari, quella cioè di decidere sulla vita dei propri figli e lei mi ha risposto così: “ Io e il mio ex marito abbiamo avuto seri problemi di coppia, ma è sempre stato un padre meraviglioso. Attento, affettuoso e disponibile per i suoi figli. Perché avrei dovuto togliere ai ragazzi un genitore così? Io so quanto possa essere importante un padre nella vita di una persona. Non sai quante situazioni difficili, come la mia separazione, ho superato grazie alla forza che mi ha dato il mio genitore. Mai avrei potuto negare quest’occasione ai miei figli”.
Ho ascoltato con incredulità e interesse le parole di Maria. Una splendida cinquantaduenne dalla favella affascinante e dallo sguardo sempre acceso. Quando parla di Napoli t’invoglia ad andarci. Questa donna è uno spettacolo anche quando ti elenca gli ingredienti della ricetta della pastiera napoletana o del ragù che ha imparato dalla sua mamma. Ha un cuore grande così! Si capisce subito che la sua formazione è avvenuta all’interno di una famiglia che le ha trasmesso dei valori importanti come l’amore, il rispetto, la lealtà. Come si sarebbe comportata Maria se non avesse vissuto in prima persona un bel rapporto con suo padre? Credo di interpretare il pensiero di tanti genitori e di tanti figli ringraziando questa donna per la sua sensibilità e lealtà. Grazie Maria.

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