giugno 15, 2019

L’aiuto di Medici Senza Frontiere al Venezuela. L’allarme di Save The Children


Da Aprile 2019 il Venezuela è tornato a far parlare di sé a causa di un inasprimento delle lotte politiche che si aggiungono ad anni di crisi economica e politica che hanno influito pesantemente sulla vita quotidiana delle persone.  Una Crisi che potremmo definire “catastrofe”.
Medici senza Frontiere fornisce assistenza medica in Venezuela dal 2015. Kristel Eerdekens, coordinatore delle operazioni di MSF, descrive il lavoro di MSF nel paese.
Qual è la situazione medica nel paese?
“Il Venezuela sta attraversando una crisi economica e politica che colpisce ogni strato della società. Per MSF è un contesto difficile in cui lavorare, a cominciare dal fatto che le nostre équipe presenti sono presenti solo in alcune località. Per questo motivo, è difficile per noi descrivere in modo esaustivo le esigenze mediche del paese. Dal 2015 i dati medici disponibili sono molto limitati, e ciò rende difficile fornire un’analisi più generale.
Nei luoghi in cui lavoriamo, vediamo professionisti della salute dedicati e qualificati che fanno del loro meglio per servire le comunità, nonostante tutti i limiti. Devono affrontare forniture di farmaci incostanti e irregolari, mentre la manutenzione di apparecchiature e infrastrutture mediche è quasi inesistente. L’iperinflazione che si verifica nel paese e la mancanza di investimenti nel sistema sanitario rendono molto difficile fornire cure di qualità. Inoltre, i professionisti del settore medico, compresi quelli delle nostre équipe, decidono di lasciare il paese.
Ciò ha portato ad un aumento dei casi di malattie precedentemente sotto controllo, come la malaria, e focolai di malattie prevenibili, come la difterite e il morbillo. Negli anni ’60, il Venezuela è stato un pioniere nell’eradicazione della malaria e dispone ancora delle conoscenze e delle istituzioni per farlo. Tuttavia, le aree più colpite dalla malaria devono affrontare anche un sistema sanitario gravemente compromesso, e ciò ha influito sul programma di controllo della malaria.
A Maracaibo, dove lavoravamo fino a febbraio 2018, abbiamo osservato anche che la carenza di servizi medici ha provocato ritardi negli interventi ostetrici e chirurgici di emergenza.
I venezuelani che attraversano il confine verso il Brasile e la Colombia e che ricevono assistenza medica dalle nostre équipe riferiscono che la carenza di cibo e la mancanza di accesso a cure mediche di qualità sono le motivazioni per lasciare il paese.
Cosa sta facendo in questo momento MSF in Venezuela?
Attualmente MSF ha quattro programmi medici attivi in Venezuela. Collaborando con organizzazioni locali e istituzioni pubbliche, forniamo assistenza medica e psicologica alle vittime di violenza, anche a sfondo sessuale, a Caracas, una delle città più brutali del mondo. Promuoviamo un approccio globale in cui l’assistenza medica è unita a quella psicologica perché consideriamo la violenza sessuale un’emergenza di carattere medico.

Negli ultimi anni sosteniamo anche il programma anti-malaria nel comune di Sifontes, nello stato di Bolivar, un’area con molte miniere d’oro non ufficiali, che richiama persone da tutto il paese. La malaria si è diffusa rapidamente nella regione a causa dell’elevata mobilità della popolazione, delle pessime condizioni in cui vive e dello scarso finanziamento al programma di controllo della malaria.
L’impegno di Medici senza Frontiere
Nel 2018, le équipe di MSF hanno eseguito 220.354 test a persone per verificare la presenza di malaria e ne hanno trattate 137.936 per la malattia. Abbiamo anche distribuito 20.000 zanzariere e disinfestato 3.900 abitazioni, al fine di prevenire nuove infezioni.
Dal mese di febbraio 2019, una équipe di MSF ha sede a Carupano, nello stato di Sucre, dove collabora con l’Istituto per la malaria per sostenere il programma nazionale del Venezuela per il controllo della malattia.
Tramite un’organizzazione medica locale, sosteniamo anche un programma di assistenza sanitaria di base nel nord del paese, con particolare attenzione alla salute sessuale e riproduttiva. Sebbene sia nella fase iniziale, questa attività fornisce il sostegno necessario a una popolazione che sta subendo una grave carenza di farmaci. MSF è stata coinvolta nella fornitura di assistenza analoga nella città di Maracaibo dal 2016 al febbraio 2018.
Inoltre, in questi tempi incerti, siamo in allerta e pronti a rispondere alle possibili esplosioni di violenza e alle conseguenze cliniche delle crisi economiche, sociali e politiche. Abbiamo già effettuato, e continueremo a farlo, donazioni di forniture mediche agli ospedali in varie parti del paese, per aiutarli a far fronte a un potenziale deterioramento acuto della situazione. Forniamo inoltre formazione per il personale medico locale per far fronte ad eventi di incidenti di massa, e un primo soccorso psicologico alla difesa civile e ai gruppi di soccorso volontario.
Nel 2018, MSF ha fornito assistenza medica e psicologica alle persone colpite dalle alluvioni a Caicara del Orinoco, nello stato di Bolívar, e Churuguara, nello stato di Falcón.
Quali sono i piani futuri di MSF?
MSF resta impegnata a fornire assistenza medica al popolo venezuelano in base ai loro bisogni.
“Siamo determinati a rafforzare le nostre attività esistenti e ad esplorare modi per ampliarle, laddove possibile. Se necessario, continueremo anche a fornire assistenza medica ai venezuelani che hanno lasciato il paese spostandosi verso il Brasile, la Colombia o altrove nella regione.
Tutti i finanziamenti per sostenere le attività di MSF in Venezuela provengono da donazioni private da tutto il mondo, nessuna risorsa proviene da governi. Questa è una delle numerose misure che adottiamo per garantire la nostra indipendenza dalle interferenze politiche, ancor più fondamentale in un ambiente così polarizzato”.
Malattie come la malaria
Raul Diaz, un giornalista venezuelano che si trova in Italia da un anno "per ragioni di sicurezza". Raúl si occupava di sport per un’emittente locale, poi ha cominciato a scrivere di politica e le critiche al governo gli sono costate minacce da parte del regime, e alla fine è dovuto andar via dal Venezuela. Una situazione comune a quanti si scrive e si critica le azioni fallimentari di chi sta al potere.
[Raúl Diaz dichiara all’agenzia Stampa Dire.it] “La gravissima crisi economica e il malgoverno di Maduro hanno distrutto i servizi di base e nel Paese povertà crescente, precarie condizioni igienico-sanitarie e scarsità di cibo hanno fatto ricomparire alcune malattie, tra cui la malaria. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, lo scorso anno 406mila persone hanno contratto una malattia ritenuta sconfitta tra gli anni Sessanta e Ottanta. Per questo un’alleanza tra istituti di ricerca epidemiologica e medici esperti ha redatto un appello alla comunità internazionale sul rischio contagi: “Tra il 2000 e il 2016- si legge nel testo- si è registrato un aumento dei casi di malaria del 709 per cento, mentre i decessi connessi a questa malattia sono cresciuti del 521 per cento”, sebbene le autorità abbiano smesso di rendere noti i dati dal 2014.
Secondo gli esperti, “la malaria si sta diffondendo rapidamente a livello nazionale, con 17 Stati che risultano focolai ed esportano la malaria nei Paesi limitrofi, come Colombia e Brasile”. “Brasile, Colombia, ma anche Perù e Cile sono i principali Paesi in cui i venezuelani si stanno trasferendo” prosegue Diaz, ricordando che “a Bogotà, Lima e nella regione carioca di Manaus esistono campi profughi con centinaia di persone”.
[cdf] la pandemia è molto più grave, il numero dei migranti venezuelani è molto più altro di quello che riporta l’ONU. Organizzazioni internazionali per le migrazioni stimano 4,5 milioni di venezuelani usciti dal paese. Già a gennaio 2019, l’Istituto di statistica nazionale, Consultores 21,  dichiarava che si era già toccato quota 4 milioni. Un intervento umanitario forzato diventa sempre più necessario.
[Raúl Diaz] Nicolás Maduro non ha mai avuto le competenze e le qualità necessarie per guidare una nazione così complessa”. E chiunque soffra per l’assenza di farmaci, cibo o per l’impossibilità di fare acquisti, dal momento che il valore della moneta è ormai abbattuto dall’iperinflazione non può protestare. Secondo il giornalista, vari gruppi armati, probabilmente pagati delle autorità, intervengono per reprimere ogni voce o iniziative di dissenso.
[cdf] I dati di Save The Children non possono non allarmarci sul fatto che oggi, nel mondo, sono circa 31 milioni i minori che sono stati costretti a fuggire dalle proprie case nel tentativo di mettere in salvo la propria vita, e solo nel 2016 sono stati uccisi 53.000 bambini in seguito alle violenze, di cui il 64% in Medio Oriente e Nord Africa. Non a caso la Siria figura tra gli unici tre paesi al mondo (insieme a Venezuela e Trinidad e Tobago) dove, secondo la graduatoria di Save the Children, le condizioni di vita per i bambini, negli ultimi 20 anni, non hanno subito alcun tipo di miglioramento, sia lo Yemen che il Venezuela non forniscono dati aggiornati.
L’agenzia d’informazione SIR segnala che il Venezuela è uno dei tre Paesi del mondo in  cui le condizioni dei minori sono peggiorate a partire dal 2000. Lo sostiene un rapporto dell’organizzazione Voz de América (Voa), che cita tra l’altro le cifre diffuse da Save the Children: dal 2000 in Venezuela la mortalità infantile è aumentata del 40% e l’omicidio di minori del 60%. Delle 176 nazioni analizzate dal rapporto, solo Venezuela, Siria e Trinidad e Tobago hanno visto nell’arco del periodo considerato un peggioramento delle condizioni dei minori. La situazione è ancor più peggiorata in seguito alle migrazioni massicce degli ultimi due anni, che vedono una fortissima presenza di minori.
Tutto questo deve farci riflettere.  L’Italia non può mantenere la sua posizione di neutralità di fronte a questo disastro.
 


Notizie da:
-          Dire.it
-          Raúl Diaz
-          Save the Children
-          Agenzia d’informazione SIR
www.familiafutura.com
Cosmo de la Fuente

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