10/23/10

Rapimenti in Venezuela

Due rapimenti, almeno (altri non si vengono a sapere).
Da "La Tribuna di Treviso"
Potrebbe essere stato un suo dipendente a tradire Riccardo Vendrame, vendendo informazioni al commando di rapitori che lunedì ha effettuato l'incursione armata nell'azienda agricola «Finca La Dorada» di proprietà della famiglia trevigiana. Addirittura, uno dei dipendenti potrebbe essere un infiltrato della banda.

I familiari rimangono nel dramma: non si sa ancora dove sia Riccardo Vendrame, i rapitori non hanno ancora avanzato alcuna richiesta di riscatto. «Abbiamo parlato con suo fratello Luigi Vendrame Velazco per sapere se nelle ultime ore ci sono state novità sul rapimento di Riccardo», ha detto Douglas Rondòn, commissario della CICPC (Cuerpo de investigaciones cientìficas, penales y criminalisticas) venezuelana, una delle unità operative responsabili della ricerca del cittadino di origini trevigiane. La zona in cui si è verificato il rapimento è una delle più pericolose. «E' una zona ad alto rischio», ha aggiunto il commissario Rondòn: nella sona gli episodi criminali sono all'ordine del giorno. «Nello stato di Zulia ogni mese sequestrano una o due persone, è un dramma», dice una fonte del giornale «El Pico de Bolìvar». «Nel corso dell'anno sono state rapite oltre sessanta persone in questa zona», aggiunge. Invece a Caracas, Tàchira e Barinas il tasso è più basso in materia di crimine. «Negli ultimi anni è diminuito del venti per cento», spiega un giornalista specializzato di «Radio Nacional de Venezuela». Ma perché uno stato è più sicuro dell'altro? «Ad esempio lo Zulia e Miranda sono stati "di opposizione" e per questo motivo i loro governanti non hanno voluto inserire le forze dell'ordine al Dibise, Dispositivo Bicentenario de Seguridad, creato dal governo del presidente Hugo Chàvez per combattere il crimine. La modalità per effettuare i rapimenti si basa in uno studio dettagliato delle vittime, ottenendo i dati personali (conto bancario e proprietà, oltre ai dati anagrafici e agli spostamenti abituali). «In molti casi ci sono persone infiltrate nelle aziende», conclude la fonte del «Pico de Bolìvar».
I testimoni del sequestro, ovvero i dipendenti dell'azienda agricola della famiglia Vendrame, hanno riferito che i componenti del commando di rapitori parlavano con chiaro accento colombiano. Quella che viene definita l'industria dei sequestri è una vera e propria multinazionale che opera a cavallo dei due paesi. Nei primi nove mesi di quest'anno, in Colombia sono state rapite 201 persone, venti nel solo mese di settembre. Quasi sempre si tratta di sequestri a scopo di estorsione. Un dato può accendere la speranza dei parenti di Riccardo Vendrame: delle venti persone rapite a settembre, sedici sono già libere. Di queste, sette sono state liberate da azioni di forza della polizia. Quando nel 2001 rapirono il padre di Riccardo, Gino, i sequestratori si fecero vivi solamente dopo oltre un mese di silenzio assoluto.
Un altro rapimento, di cui non si è saputo nulla in Italia, riguarda Giuseppe Vastola, italiano da molti anni residente a Caracas. La settimana scorsa rapito davanti la porta di casa in presenza della moglie. Portato fuori dalla città è riuscito, dopo tre giorni, a fuggire e ritornare a casa. Ora vive nel terrore che i rapitori si ripresentino. Come al solito la polizia fa finta di occuparsi del caso che invece non viene proprio preso in considerazione.
CdF
Anche questo è il Venezuela di Chavez.

2 comments:

Anonymous said...

Non è il Venezuela di Chavez, è il governo di Chavez che ha rovinato il Venezuela! C'è da chiedersi perchè quelli Italiani, visto il pericolo che è adesso vivere in certe zone, non sono ancora rientrati? Perchè sono ancora la? Perchè la si fanno soldi e tanti, non come in Italia che si fanno soldi e gran parte di questi vanno a finire in tasse.

www.mediacontact.it said...

Certo, è il Venezuela di Chavez, chiaro- I soldi si facevano, forse, non ora. Sono tutti disperati e dopo essere emigrati magari negli anni Sessanta, come farebbero a rientrare in Italia? Qui vanno a finire in tasse, li proprio non esistono i soldi.
Cosmo