12/7/09

Hilary Clinton si scaglia contro l'Italia



Si scaglia contro l'Italia, secondo lei la condanna di Amanda Knox è dettata unicamente dall'antiamericanismo. Ma cosa vuole? Ha dimenticato che la sua connazionale ha accusato Lubamba che ha rischiato condanna pur non essendo colpevole? Dovrebbe solo stare zitta sta raccomandata dall'ex presidente Clinton. E' proprio una gallina questa Clinton.

Roma, 7 dic (Velino) - Arriva fino a Hillary Clinton il caso di Amanda Knox, la ragazza americana giudicata “colpevole”, insieme a Raffaele Sollecito, dell’omicidio della studentessa britannica Meredith Kercher. La sentenza del tribunale di Perugia ha fatto il giro del mondo in poche ore: del caso si sono occupate testate come il Washington Post e il New York Times. L’America grida allo scandalo e proclama l’innocenza della studentessa di Seattle. La senatrice democratica Maria Cantwell cavalca l’onda: “È una sentenza oltraggiosa” dice, sostenendo che “non esistevano prove sufficienti per spingere una giuria imparziale a concludere, oltre ogni ragionevole dubbio, che Amanda fosse colpevole”. E interessa il Segretario di Stato Hillary Clinton. Che prima ammette: “Non ho un’opinione sul caso” perché “impegnata ad occuparmi di Afghanistan”. Poi apre. In una intervista al programma domenicale della rete televisiva Abc, This Week, assicura che sarà disposta a incontrare chiunque abbia dei timori riguardo al modo in cui è stato gestito il processo: “Ascolterò il senatore Cantwell, o chiunque altro abbia preoccupazioni” sulla gestione del processo.

I genitori della ragazza sperano che gli Usa facciano sentire tutto il loro peso sull’alleato: “Ora pretendo che il governo statunitense intervenga nel caso, altrimenti sarei molto contrariato”, ha detto il padre di Amanda, Curt Knox. La senatrice Cantwell rincara la dose e accusa il sistema giudiziario italiano di essere “difettoso” e “anti-americano”. Dichiarazioni che fanno sfiorare l’incidente diplomatico. Dalla Farnesina arriva l’invito a smorzare: “Il popolo e i governi italiani sono fra i più favorevoli agli Usa, agli americani e ai loro governi: questo non è nemmeno in discussione. Per il resto siamo sicuri che il consolato a Roma saprà rappresentare a chiunque negli Stati Uniti la situazione italiana, saprà riferire il modo in cui funziona il sistema giudiziario italiano, la sua indipendenza dal governo, le garanzie che i diversi livelli di giudizio offrono a qualsiasi imputato, anche straniero” ha dichiarato un funzionario a Repubblica, mentre il ministro Frattini per il momento non vuole diffondere nessuna nota ufficiale. Non si vuole trasferire a livello politico una questione “essenzialmente consolare”. Per il funzionario “basteranno gli eventuali contatti tra l’ambasciata e il Dipartimento di Stato per spiegare che in Italia non c’è un clima anti-americano, e che nulla di tutto questo può influenzare le decisioni della magistratura”.

Indispettiti i giudici di Perugia. Claudia Matteini, il giudice che ha firmato l’ordinanza di arresto, lo dice chiaramente: “Per noi sono un’offesa. Fa sorridere - aggiunge - che tutto arrivi dagli Stati Uniti, visto che proprio per colpa di Amanda Knox un innocente come Patrick Lumumba si è fatto 15 giorni di carcere e solo grazie agli accertamenti della magistratura è tornato libero”. Il processo - aggiunge - “ha superato tutte le tappe senza neanche un’irregolarità”. Il pm che aveva chiesto l’ergastolo per Amanda Knox e Raffaele Sollecito, Giuliano Mignini, perfino durante la requisitoria aveva parlato di “ingerenze”, di “pressioni continue”, del “partito di Seattle”. Così commenta le critiche: “Dicono che non c’erano prove per condannare i due ragazzi, ma come è possibile sostenerlo? È inaccettabile. Anche perché su questo caso, nei vari livelli, dal gip alla Corte d’assise, si sono espressi 19 giudici. Si tratta di ingerenze inaccettabili”. L’altro pm che ha sostenuto l’accusa contro Knox e Sollecito, Manuela Comodi, risponde: “Da noi esistono regole precise, codificate, entro le quali i giudici devono rimanere. E sono state rispettate”.

La sentenza di condanna per Amanda Knox e Raffaele Sollecito è arrivata nella notte di sabato, dopo 13 ore di camera di Consiglio. La ragazza americana dovrà scontare una pena di 26 anni, mentre Sollecito è stato condannato a 25 anni. La Corte li ritiene colpevoli di aver ucciso e violentato Meredith il primo novembre 2007 ed ha concesso le attenuanti, assolvendo Amanda per il furto di 300 euro. Amanda e Raffaele dovranno anche versare un milione al padre e uno alla madre di Meredith e 2 milioni e 400 mila euro ai fratelli. La ragazza americana, condannata anche per calunnia, dovrà risarcire poi Patrick Lumumba con 10 mila euro. Ma per il legale di Sollecito, Giulia Bongiorno, “il colpevole è Rudy Guede, solo lui”, che è stato già condannato a 30 anni con il rito abbreviato. Sul movente l’accusa ritiene che si sia trattato di un gioco erotico, o di un litigio dettato dall’odio tra le ragazze o di una questione di soldi. Eppure nel corso del dibattito la prova certa della colpevolezza dei due non sarebbe mai emersa palesemente. Alla fine delle repliche il pm Manuela Comodi ha parlato di “violenza senza progetto”, ma l’avvocato Bongiorno ha sottolineato: “Aspetto il movente dall’inizio del processo, e quella che chiamate arma del delitto è un coltellaccio incompatibile con le ferite”. Il legale di Amanda, Luciano Ghirga, ha sostenuto che “le prove raccontano l’amicizia tra le due” e che “non c’è traccia di odio se non nella fantasia dei pm”. La storia dell’omicidio di Meredith inizia il 2 novembre del 2007 quando alcuni agenti della polizia postale entrano nella casa di via della Pergola per riconsegnare due cellulari smarriti e si trovano davanti al cadavere della ragazza inglese di 22 anni, a Perugia per studio. Il 6 novembre vengono portati in carcere Amanda, Raffaele e Patrick Lumumba. Poi arriva l’arresto dell’ivoriano Rudy Guede, fuggito in Germania e Lumumba viene scarcerato. Seguono l’udienza preliminare per i due fidanzati e il rito abbreviato per Guede, condannato a 30 anni.

Soddisfatti della sentenza della Corte d'Assise i familiari della Kercher, che hanno incontrato la stampa in un albergo di Perugia insieme agli avvocati Francesco Maresca e Serena Perna. È stato “messo un punto a questo caso molto complicato”, è stato il loro commento , ma il fratello di Meredith, Lyle, ha aggiunto che “non è il momento di celebrare un trionfo, perché ci sono tre giovani in prigione e comunque mia sorella non tornerà in vita. Non siamo investigatori ma abbiamo fiducia nella giustizia italiana e quindi ci rimettiamo alla sentenza”. “È stata fatta un po' di giustizia per noi e per lei - ha sottolineato la sorella della vittima, Stephanie - ma la nostra vita non sarà più la stessa. Il vuoto lasciato da Meredith è molto grande”. I familiari di Mez hanno incontrato la stampa in un albergo di Perugia insieme agli avvocati che li hanno rappresentati come parte civile, Francesco Maresca e Serena Perna. L’avvocato Maresca ha infine precisato che “la sentenza dichiara la responsabilità degli imputati per tutti i reati contestati. Non è un compromesso e ipotizzare questo è offendere i giudici”.

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