11/4/09

Oltre la vita... è possibile



Un salto oltre la vita
Quando fui vicino al cancello era diventato buio, non mi curai molto di quella donna che stava seduta e mi dava le spalle. Sentivo il grande desiderio di entrare e non potevo non provarci. Mi guardai intorno e mi resi conto che non c’era nessuno, solo quella donna che non si curava affatto di me e che cominciava a farmi pensare. - Provaci, è l’unica occasione che hai per vederlo- pensai, e con decisione provai a spingere quel cancello. A questo punto lei si voltò e mi guardò. Restai di sasso perché i suoi occhi erano bianchi, senza pupilla, il volto illuminato dalla luce che arrivava da uno dei due lampioni. Dopo qualche minuto con voce chiara e decisa mi disse: “ Tu non puoi entrare”. Mi resi conto che mi seguiva con lo sguardo, malgrado sembrasse cieca. Volevo a tutti i costi entrare. Mi ricordai che in quel posto c’ero già stato qualche anno fa, era giorno e il cielo azzurrissimo. Si c’ero stato e forse più di una volta. Ricordai tutto, e mi tornarono in mente altre tre donne che mi avevano aiutato per far si che io visitassi quel luogo dove ero riuscito a vedere mio padre, morto da qualche mese. Pensavo e mi disperavo, volevo vederlo di nuovo ma quella donna aveva una forza incredibile, e, dandomi di nuovo le spalle, continuava a dire che io non potevo entrare. Mi appoggiai al cancello e sentii il profumo del dopobarba che usava mio padre, quello che sentivo ogni mattino quando ci sedevamo a prendere il caffè. “papà…papà…dove sei?” Alzai lo sguardo ed era proprio vicino a me. Con un gesto mi avvisò di non parlare e con la mano destra mi carezzò il volto. Mi sentii meglio e capii che aveva voluto rasserenarmi, come sempre faceva quando era vivo. Quando mi svegliai sapevo che non era stato un sogno, nemmeno questa volta. Mi alzai subito per raccontarlo a mia mamma, ma, incredibilmente, vidi che sul mio comodino c’era il dopobarba di mio padre, che era rimasto chiuso in un cassetto da anni. Chiesi a mia mamma e a mia sorella se erano state loro a metterlo sul mio comodino, ma giurarono di no e sapevo che era così, dal momento che quel dopobarba lo avevo conservato io in un cassetto con altri ricordi. Qualcuno mi disse che sicuramente l’avevo preso io in un momento di sonnambulismo. Io so, invece, che ho incontrato mio padre per la terza volta, e che, pur trovandosi in un’altra dimensione, mio padre continua a prendersi cura di noi. Grazie papà.
Cosmo de La Fuente

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