5/26/08

Quant'è bella




Un meraviglioso paese, bellissimo, ricco di tradizioni e di cultura, dolcissimo ma, purtroppo, attraversato da momenti politici negativi, ma abbiamo ancora la speranza che presto il Venezuela possa dedicarsi a quello di cui è ricca: la bellezza della natura. Guarda il video






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erano giganti lontani e i compagni di classe nemici dai quali difenderci insieme. Io e lei complici e piccolissimi amanti, un’aranciata bevuta con la stessa cannuccia e poi le corse mano nella mano. Lei era il miele che addolciva l’amaro della mia nostalgia, l’angelo che leniva le mie sofferenze. Occhi neri e penetranti, gemme preziose incastonate in un bellissimo volto ambrato , una nuvola di riccioli d’ebano, un corpo esile e scattante, Estrella, la mia compagna di banco in prima elementare, era il 1967 e andavo a scuola solo per lei. A ottobre del 1966 iniziai la prima elementare in Italia, presso la scuola Umberto I di Torino, nel mese di gennaio del 1967, mio padre, stanco della situazione economica familiare in cui vivevamo, decise che ci saremmo trasferiti nuovamente in Venezuela dove c’erano più possibilità di lavoro. Arrivò la partenza e il distacco da tutto quello che era diventato il mio mondo, i miei compagni, la mia casa e i parenti italiani. Lo shock dovuto al cambiamento mi aveva completamente mutato il carattere, avevo paura di andare a scuola e mi rifiutavo di eseguire il dettato, sentivo un peso allo stomaco e non avevo appetito, non riuscivo ad integrarmi in quella nuova ed esotica realtà scolastica. Cambiò ogni cosa quando m’innamorai della mia compagna di banco, Estrella, l’unica bambina di colore della scuola italo venezuelana che frequentavo, sicuramente uno dei suoi genitori era italiano. Quando nella mia giovane vita entrò lei il mio stato d’animo mutò in meglio, tornai a sorridere e ad essere bambino; la domenica era troppo lunga nell’attesa di rivederla. I suoi occhi meravigliosi, la sua voce dalla cantilena criolla , il suo bianchissimo sorriso e il profumo di maracuja che emanava la sua pelle color caffè furono per me ‘pioggia nel deserto’, quando ci sedevamo sotto l’albero di mango del patio della scuola esistevamo solo noi. Ascoltava con interesse i miei racconti italiani e io quelli che mi narrava lei, dove spesso i protagonisti erano i fratelli . In classe era pronta a difendermi, sempre con me e mai contro di me, aveva capito quale fosse la mia debolezza e la mia dipendenza da lei e oggi mi chiedo dove prendesse , una bambina di sei anni, quella maturità, sicuramente una storia di sofferenze alle spalle che soltanto adesso potrei comprendere. Dentro di lei viveva un’anima bellissima che mi avrebbe segnato per tutta la vita; ho cercato i suoi occhi neri nelle donne che ho incontrato e l’ho ritrovati, come un dono divino, sul volto di mia figlia. Era tutto perfetto ma qualcosa di tremendo stava per accaderci. L’ultimo giorno di scuola non pensammo a divertirci come gli altri bambini ma rimanemmo seduti sotto l’albero di mango tutto il tempo, mano nella mano a piangere. Estrella, disperata, mi aveva comunicato che la sua famiglia si trasferiva e che la seconda elementare l’avrebbe frequentata altrove. Odiammo gli adulti, ma non potemmo farci niente. Quella fu l’ultima volta che la vidi. Dove sarai ora dolce uccellino dalle piume scure? Vorrei abbracciarti e ringraziarti per quello che mi hai dato. Spero anche tu non abbia dimenticato il tuo compagno triste e che ogni tanto ritorni indietro nel tempo e ripensi al patio della nostra scuola. Vorrei rivederti, sicuramente sarai una madre meravigliosa e i tuoi figli i bambini più fortunati del mondo. Chissà dove, chissà quando ma ho la convinzione che ci rincontreremo. ¡Gracias Estrella!.
Dove sei ora Estrella? Ci sei in un libro, ci sei in una canzone, ti vorrei vedere di nuovo.

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