BIOGRAFIA COSMO DE LA FUENTE
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Un libro nato da frammenti di
vita vissuta, incontri che hanno lasciato traccia e momenti che, nel bene e nel
male, hanno contribuito a trasformarmi. Ma ho deciso una cosa che forse
sorprenderà qualcuno.
Il primo capitolo della mia vita
non sarà dedicato a una donna, né a un uomo, né a un evento importante.
Il primo capitolo sarà dedicato a
un animale.
Alla mia piccola Nali.
In fondo, i libri più veri
iniziano sempre con l’amore. E l’amore più puro che abbia conosciuto negli
ultimi anni ha quattro zampe, un cuore immenso e due occhi che oggi non vedono
più.
Nali vive con me da molti anni. O
forse dovrei dire che io vivo con lei. Perché con il tempo siamo diventati
qualcosa di molto simile a una piccola famiglia fatta di silenzi, abitudini e
presenza reciproca.
Da quando è diventata cieca, il
nostro legame è cambiato ancora di più.
Io sono diventato i suoi occhi.
Lei, in qualche modo, è diventata una parte della mia anima quotidiana.
Conosce la casa meglio di
chiunque altro. Sa dove sono, anche quando non parlo. Riconosce i miei passi. E
quando torno a casa la sua coda si muove felice, come se quel momento fosse la
cosa più bella della giornata.
Fa piccoli suoni diversi quando
vuole qualcosa: uscire, bere, o semplicemente starmi accanto.
È il suo modo di parlarmi.
E io la capisco sempre.
Per lei ho rinunciato a molte
cose. Ai viaggi improvvisati. Ai weekend fuori. Se devo stare lontano più di
qualche ora, cerco qualcuno che possa farle compagnia.
Perché l’idea che possa sentirsi
sola mi pesa più di qualunque rinuncia.
Chi ha vissuto con un cane lo sa:
non è solo affetto. È qualcosa di più profondo. È una forma di amore senza
calcoli, senza pretese, senza condizioni.
Nella mia vita ho avuto molti
cani. E ogni volta che uno di loro se n’è andato, ho sentito un dolore vero.
Ma questa volta è diverso.
Forse perché ho qualche anno in
più.
Forse perché con Nali condivido
le mie giornate più semplici.
Forse perché so che quando
arriverà quel giorno non perderò soltanto lei.
Perderò una presenza che ormai è
intrecciata con la mia vita.
A volte la guardo mentre dorme
accanto a me. Il suo piccolo naso umido vicino alle mie gambe, il respiro
lento, tranquillo.
E penso che un giorno quella
scena così semplice diventerà un ricordo.
Ed è per questo che ho deciso di
iniziare il mio libro da qui.
Dalla mia Nali.
Perché se è vero che la vita di
un uomo è fatta di grandi incontri, grandi errori, grandi avventure…è
altrettanto vero che, a volte, il capitolo più sincero comincia con un piccolo
cane che ti ha insegnato cosa sign fondo, i libri più veri iniziano sempre con
l’amore. E l’amore più puro che abbia conosciuto negli ultimi anni ha quattro
zampe, un cuore immenso e due occhi che oggi non vedono più.
Si arriva a un certo punto della
vita in cui poche cose riescono davvero a scalfirti. Gli eventi scorrono, le
difficoltà si affrontano con più distacco, quasi con una calma che da giovani
non avremmo mai immaginato.
Eppure c’è un pensiero che
continua a ferire con la stessa intensità di sempre: quello della morte.
L’idea che qualcuno che ami possa
scomparire all’improvviso, svanire quasi per incanto, lasciandoti con il
compito difficile di imparare a vivere senza la sua presenza. Senza quel
respiro accanto al tuo, senza quell’abitudine silenziosa che ormai fa parte di
te.
Forse a qualcuno sembrerà strano,
ma a me succede spesso — quasi ogni giorno — di pensare a quel momento
guardando la mia piccola cagnolina.
Viviamo insieme da molti anni.
O forse dovrei dire che viviamo
l’uno nell’altra, in una specie di simbiosi silenziosa che il tempo ha reso
sempre più profonda.
Soprattutto da quando è diventata
cieca.
Da allora sono diventato i suoi
occhi.
Conosce ogni angolo della casa.
Riconosce i miei passi. Vive con me, dorme con me, conta su di me per ogni
cosa. Ma io conto moltissimo su di lei. Chi vive con un cane lo sa.
Quando rientro a casa la sua
felicità riempie la stanza. Anche senza vedermi, sa che sono arrivato. La sua
coda comincia a muoversi veloce, come se volesse raccontarmi tutta la gioia che
prova.
Fa piccoli suoni diversi quando
vuole qualcosa: uscire, bere, o semplicemente venire vicino a me.
È il suo modo di parlarmi.
E io la capisco sempre.
Ci amiamo profondamente. In quel
modo semplice, assoluto, senza condizioni che solo gli animali sanno insegnare.
Per lei ho rinunciato a
viaggiare. Ho rinunciato ai weekend fuori.
Se devo restare lontano da casa
per più di qualche ora, cerco qualcuno che possa farle compagnia.
Perché non sopporto l’idea che
possa sentirsi sola.
Lei mi ha dato — e continua a
darmi — qualcosa di raro: un amore silenzioso, fedele, puro.
E so che il dolore di perderla,
quando arriverà, mi porterà via anche un piccolo pezzo di vita.
A volte ci penso mentre dormiamo.
Lei accanto alle mie gambe, con
il suo piccolo naso umido che ogni tanto si muove nel sonno.
E io resto sveglio, nel buio, ad
ascoltare il suo respiro.
E mi chiedo come sarà la casa
quando quel respiro non ci sarà più.
Come sarà tornare e non vedere
più quella coda agitarsi di felicità.
Come sarà il silenzio di una
stanza dove per anni è esistito un amore così semplice e così vero.
So soltanto che, quando accadrà,
una parte della mia vita se ne andrà con lei.
Ed è anche per questo che ho
deciso di iniziare il mio libro da qui.
Dalla mia Nali.
Perché il vuoto che un giorno
lascerà non sarà fatto solo di assenza.
Sarà fatto di tutti i momenti in
cui l’ho amata.
E di tutti quelli in cui, in
silenzio, lei ha amato me.
Dedica
A tutti gli animali che hanno attraversato la mia vita
insegnandomi un amore silenzioso, fedele e senza condizioni.
E a Nali, che senza parole mi ha insegnato cosa significa davvero
amare.
La conferma della morte del
leader supremo iraniano Ayatollah Ali Khamenei in un attacco militare degli
Stati Uniti e di Israele ha scatenato reazioni contrastanti all’interno
dell’Iran. Da un lato, gruppi di cittadini hanno preso parte a manifestazioni
di lutto, condannando l’azione straniera e accusando apertamente Washington e
Gerusalemme dell’escalation in corso. Dall’altro, in centri urbani e
universitari si registrano vere e proprie feste di segno opposto con slogan
contro il regime, eredità delle ondate di dissenso che agitano il paese
dall’inizio delle grandi proteste di massa del 2025-26. Di gran lunga
superiori.
La situazione interna ricorda,
per dinamiche di fedeltà e opposizione, ciò che per anni abbiamo visto in
Venezuela sotto Chávez e Maduro: una base di sostenitori del potere radicata in
strati sociali meno istruiti o beneficiari dei sussidi statali, e
un’opposizione formata soprattutto da ceti urbani, giovani e intellettuali
critici verso l’autocrazia. Anche l’Iran
ha i suoi “enchufados”, così venivano definiti i protetti del regime
venezuelano: persone inserite in posizioni di potere o di rendita grazie alla
loro vicinanza politica e ai favori concessi dal regime chavista, oppure
individui che venivano in qualche modo comprati in cambio di un chilo di
fagioli, un pacchetto di farina e uno di riso di scarsissima qualità.
In Iran, però, il quadro resta
complesso e drammatico: le proteste anti-regime degli ultimi mesi sono state
duramente represse, con migliaia di morti e arresti documentati, e le autorità
hanno imposto blackout delle comunicazioni per ostacolare il flusso di
informazioni.
Questa polarizzazione riflette
più ampiamente la profonda frattura sociale tra la minoranza che continua a
sostenere il regime teocratico e chi assapora un cambiamento verso una società
più libera e democratica. Nonostante le differenze storiche e culturali, la
similitudine con il Venezuela evidenzia un fenomeno ricorrente nelle
autocrazie: la tenuta di nuclei di fedelissimi che resistono anche di fronte
alla crescente insoddisfazione popolare.
In Iran, la stragrande
maggioranza — quella che oggi festeggia nelle strade di Teheran — è invece
caratterizzata da un elevato livello di istruzione, sia femminile sia maschile.
È la parte della popolazione che desidera una vita libera, democratica e
giusta. Ahimè, è proprio questo che certi “opinionisti” non considerano quando
determinati Paesi vengono liberati da nazioni che loro disprezzano. Ogni Paese
ha diritto alla propria libertà: Venezuela, Iran, Cuba e così via. Avanti il
prossimo!
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