ottobre 15, 2019
Corsi di Arabo e di Spagnolo a Torino
Il Gruppo U.M.I. Unione Mediatori Interculturali, dell'associazione Familia Futura propone i corsi di Arabo e di Spagnolo che si terranno presso il Centro Interculturale di Torino.
Informazioni
familiafutura@gmail.com
agosto 31, 2019
Venezuela: gli ospedali della morte e il disastro sanitario voluto dal regime
Venezuela: L’Ospedale Luis Razzetti
di Caracas è l’ennesima evidenza del disastro umanitario che affligge il Venezuela.
Ecco gli ospedali e il sistema
sanitario venezuelano sotto la dittatura di Maduro. Nell’indifferenza di chi
ancora, per ignoranza o malafede, vorrebbe sostenere un regime che ha messo in
ginocchio il Paese.
Hanno sospeso le visite ai
pazienti ammalati di cancro per mancanza di acqua, aria condizionato, materiale
sanitario e assenza di medici. Le attrezzature guaste e i laboratori
disabilitati. Gli ammalati temono di perdere la lotta contro la malattia a
causa delle pessime condizioni dell’ospedale. Un’ammalata racconta che vivere
con il cancro in Venezuela è una situazione estremamente difficile, nel Paese
tutto è deteriorato se parliamo di salute, è una corsa contro il tempo nella
quale se perdi ti aspetta la morte.
Il giornale venezuelano El
Estímulo percorre l’ospedale e pubblica immagini che provano il pessimo stato
in cui si trova la struttura.
Gli ammalati di cancro non
possono far altro che constatare l’impossibilità di essere curati. Alla porta
dell’ambulatorio un cartello recita: “visite sospese per mancanza di acqua e
materiale medico”. La paura di morire e l’impotenza prendono il sopravvento,
anche perché in altri ospedali la situazione è la stessa o addirittura
peggiore. Se non hai la possibilità di pagare delle visite private devi rassegnarti
e accettare la morte.
Troppi medici specialisti e
infermieri/e hanno lasciato i posti di lavoro per fuggire dal paese, alla ricerca
di opportunità di lavoro in altre nazioni. Il poco personale rimasto vive
conflitti giornalieri richiedendo salari migliori, materiale sanitario per le
visite, prodotti di pulizia e la riparazione delle attrezzature diagnostiche.
Non resta che pregare – racconta un
paziente – difatti nei sotterranei dell’ospedale i pazienti, i familiari e i
lavoratori hanno meso su un altare in onore del popolare medico dei poveri,
adorato e in attesa di santificazione, José Gregorio Hernández.
Una paziente parla: “in questo
ospedale arrivano i pazienti che chiedono di curarsi per vincere il cancro, ma
spesso si sono organizzate soltanto messe per le persone che davanti alla crisi
hanno perso la battaglia, che sono decedute per mancanza di prodotti medici.
Noi più di tutti gli altri, ammalati e parenti di essi, conosciamo la gravità
della crisi umanitaria che incombe sul nostro paese. Chiediamo aiuto agli altri
paesi per quanto riguarda i farmaci per la cura del cancro e di tutte le
malattie croniche. Quando anche la fede si perde, ci resta il dottor Joseé
Gregorio Hernández il quale può aiutarci; dalle autorità invece, che ci hanno
voltato le spalle, non ci aspettiamo più nulla ormai”.
En el sótano del hospital Luis
Razetti, en donde se ubican gran parte de las consultas, los pacientes,
familiares y trabajadores han levantado un altar en honor al popular médico de
los pobres, al cual acuden todos cuando no encuentran solución a los problemas
de la salud en el centro.
Vivir con cáncer es una situación
muy difícil, pero en Venezuela, con todo este deterioro en el sector salud, es
una carrera contra el tiempo, una prueba de resistencia extrema en donde si
pierdes lo único que te espera es la muerte”.
Hospital Oncológico Luis Razetti,
un reflejo de la crisis sanitaria en Venezuela
[via El Estímulo] En este centro
asistencial, ubicado en la parroquia San José, de Caracas, han sido suspendidas
las consultas a los pacientes con cáncer. Los motivos: falta de agua, aire
acondicionado, insumos y carencia de médicos. Los enfermos señalan que gran
parte de los equipos están dañados y no hay reactivos en el laboratorio para
realizarse los exámenes que requieren. Temen perder la lucha contra la terrible
enfermedad por las pésimas condiciones del hospital.
Carlos Gullì
@cosmodelafuente
agosto 28, 2019
Venezuela, allarme Caritas: ci sarà una generazione di venezuelani con malattie croniche causate dalla denutrizione
Malgrado pochi anni fa, per
ragioni che non citerò in questa sede, la FAO ha, addirittura, premiato il dittatore Nicolás Maduro per la
sua lotta contro la fame in Venezuela, mentre la popolazione moriva già,
letteralmente, per denutrizione.
Oggi l’Organizzazione
delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura riporta che 3,7 milioni
di venezuelani è in stato di denutrizione.
La denutrizione infantile ipoteca il futuro di un’intera generazione di
venezuelani. La Caritas ha constatato che almeno il 12% dei bambini venezuelani
fino ai 5 anni, patisce di denutrizione acuta.
La Caritas monitora 17 dei 24
Stati del venezuela.
“Le condizioni di vita delle
nostre famiglie, dei bambini, peggiorano di giorno in giorno. Ormai dei 12
alimenti necessari alla sopravvivenza, riescono ad averne solo quattro. I
venezuelani hanno eliminato le proteine dalla loro alimentazione e quindi si
tratta di persone con alto indice di vulnerabilità” ha dichiarato la direttrice
della Caritas Venezuela, Janeth Márquez.
Marianella Herrera,
nutrizionista e direttrice del Observatorio Venezolano de la Salud ha avvertito
che non si tratta solo di bambini in stato di denutrizione ma anche di donne
gravide che non possono alimentarsi in maniera sufficiente e quindi in stato di
denutrizione severa.
Ci sarà una generazione di venezuelani con malattie croniche causate dalla denutrizione durante la
gestazione e nei primi anni di vita. La generazione più colpita avrà seri
problemi a partecipare e incorporarsi nelle attività scolastiche e, a lungo
andare, a sviluppare le proprie capacità professionali. In poche parole l’intelletto
di queste persone non riuscirà a svilupparsi.
Non esistono programmi di regime
che permettano un miglioramento di questa situazione che certo non può
aspettare i giochi di potere e politici. Gli aiuti umanitari non possono
entrare in Venezuela e il quadro è disastroso.
A fronte di anni di silenzio
sulla crisi che vive il Venezuela, complici i giochetti politici internazionali,
tra cui non si esime l’ex governo italiano, il rapporto 2019 della FAO risulta
essere di fondamentale importanza. La denutrizione in Venezuela si è
quadruplicata passando dal 6,4% del 22012-2014 a oltre il 21,2% nel 2016-2018.
Si parla di otto milioni di esseri umani che patisce la fame.
Ma il mondo tace.
L’Italia pure.
C'è addirittura chi sostiene il dittatore.
di Carlos Gullì (@cosmodelafuente)
Fonti "Diario de Cuba"
F.A.O. - Caritas Venezuela
REDHNNA (Red por los Derechos Humanos de los niños niñas y adolescentes)
Familia Futura - Associazione italo-venezuelana a Torino, per i Diritti Umani e la libera informazione.
[Video] especial NTN24
agosto 21, 2019
Venezuela: Tareck El Aissami Wanted (ministro del regime venezuelano accusato di narcotraffico internazionale) 10 milioni di dollari per chi fornirà informazioni
Nervosismo tra le fila del regime di Maduro. Dieci milioni
di dollari è la lauta ricompensa a chi fornirà notizie per la cattura di Tareck el Aissami, uno
dei capi del narcotraffico e Vicepresidente Area economica del regime in
Venezuela, ex ministro dell’interno.
El Aissami nel 2012 Ministro d’ufficio del Ministero
Giustizia del Venezuela. Seguace di Chávez già ai tempi del Movimento Quinta
Repubblica. E’ stato in seguito governatore dello stato di
Organizzatore e coordinatore di una gigantesca rete di
traporto di cocaina con arei privati dal Venezuela consegnano agli Stati Uniti.
Ricercato per narcotraffico internazionale è uno dei personaggi del regime
chavista venezuelano.
Tra i maggiori ricercati nella lista dei delinquenti del Servizio di Controllo e Dogana degli Stati Uniti. Rischia 30 anni di carcere.
Secondo il rapporto di Insight Crime i carichi pubblici gli hanno permesso libertà d'azione e la collaborazione di gruppi criminali e guerriglieri.
Impossibile restare neutrali. Il prossimo governo italiano, a fronte della crisi e della criminalità al potere in Venezuela, dovrebbe ritrattare la sua posizione di neutralità voluta dal M5S e dall'ex governo giallo-verde, anche perché il crimine internazionale dovrebbe interessare tutti.
------------
Potrebbe interessarti anche : [L'Indro] Gruppi criminali locali, guerriglieri colombiani e
fazioni ribelli dissidenti e elementi corrotti delle Forze dell’Ordine
controllano vaste aree a sud del fiume Orinoco, negli Stati Bolívar e Amazonas,
ovvero controllano il ricco mercato dell’oro illegale e degli altri minerali la
cui estrazione avviene illegalmente. La situazione e i rischi insiti per la
stabilità del Venezuela li abbiamo raccontati in ‘Oro e morte nel violento Sud
del Venezuela’. Ma chi sono questi gruppi criminali e questi ex guerriglieri
divenuti criminali comuni che hanno trasformato il Sud del Venezuela in una
bomba a orologeria per la sicurezza dell’intera regione e continuano essere un
problema ben poco conosciuto?
Sono ‘sindicatos’, ‘pranes’ e membri delle sigle della
guerriglia colombiana politicamente ben note, le Fuerzas Armadas
Revolucionarias de Colombia (FARC) e l’Ejército de Liberación Nacional (ELN). A
descrivere questa realtà e il loro agire è Crisis Group, il centro studi che ha
realizzato il più recente e completo rapporto sul tema.
[Carlos Gullì] @cosmodelafuente
(sigue en español)
Nerviosismo en el chavismo, como revelan unas recientes
declaraciones del propio Nicolás Maduro
La diplomacia norteamericana ha sido consultada sobre la
recompensa para capturar a El Aissami y ha colaborado en este proceso.
REUTERS / Manaure Quintero.
Estados Unidos se disponen a poner precio a cualquier pista
que lleve a la detención del viceministro económico de Venezuela Tareck el
Aissami, después de haberle incluido recientemente en la lista de delincuentes
más buscados del Servicio de Control de Inmigración y Aduanas de Estados Unidos
por narcotráfico. Si es capturado y enjuiciado, El Aissami se enfrenta a al
menos 30 años de prisión en EE.UU.
Junto a El Aissami encabeza la lista de personas más
buscadas de las autoridades migratorias estadounidenses el empresario
venezolano Samark José López-Bello, acusado de ser secuaz del político en un
entramado internacional de venta de droga. La ley de designación de
narcotraficantes extranjeros, aprobada por el Capitolio en 1999 y en vigor
desde 2000, permite dictar sanciones y solicitar extradición a quienes
introduzcan cargamentos de droga en EE.UU.
En marzo, un juzgado de Nueva York presentó cargos contra El
Aissami y Bello por organizar y supervisar una gigantesca red de transporte de
cocaína con aviones privados desde Venezuela a América del Norte. El 31 de
julio la cuenta oficial en Twitter del Servicio de Control de Inmigración y
Aduanas de Estados Unidos publicó una foto de El Aissami con el mensaje: «¿Ha
visto usted a este fugitivo de los más buscados? Se le busca por narcotráfico».
Por ley, la orden de captura contra El Aissami de EE.UU.
puede afectar también a su familia, ya que las sanciones estipuladas afectan a
los «allegados de un traficante de drogas si se han beneficiado de las
ganancias de esa actividad en los últimos cinco años». La diplomacia
norteamericana ha sido consultada sobre la recompensa para capturar a El
Aissami y ha colaborado en este proceso.
[Fuente : ABC International]
Lee más click
Según reporte de Insight Crime su permanencia en cargos públicos ha favorecido el incremento de la violencia y el surgimiento y libre acción de nuevos actores, como los pranes. Todos sus nexos con el crimen organizado han sido posibles gracias a la estructura mafiosa del Estado venezolano.
Las redes de narcotráfico facilitadas por Tareck El Aissami
le han ayudado a forjar relaciones con varios de los grupos criminales más
peligrosos del mundo. El Departamento del Tesoro estadounidense lo vincula con
el cartel de Los Zetas, en México. Investigaciones periodísticas, basadas en
informes y filtraciones de organizaciones, lo relacionan con las extintas FARC
y con Hezbolá.
agosto 20, 2019
Carceri disumane in Venezuela. Un deposito trasformato in carcere dove i detenuti vivono in condizioni terribili e disumane.
Carceri disumane in Venezuela. Un
deposito trasformato in carcere dove i detenuti vivono in condizioni terribili
e disumane.
Il centro di reclusione delle
persone private di libertà di Boleita (Caracas) da deposito della Polizia
Bolivariana di Maduro, è stato trasformato in carcere. I detenuti soffrono di denutrizione,
maltrattamenti, violenze, sovraffollamento e malattie. Lo racconta la giornalista Sebastiana Barráez in un reportage per Infobae. La capacità massima consentita è di 250 persone,
ma vivono in maniera disumana almeno 1000 detenuti.
- - Molti di noi doemono in piedi perché non vi è
spazio per sdraiarsi – racconta un detenuto. Molti di loro hanno problemi agli
inferiori e presentano protuberanze violacee.
-
La maggioranza soffre di cattiva circolazione
causata dall’impossibilità di riposare e dormire.
-
Si diffonde la scabbia e non esistono assistenza
medica e non vengono forniti farmaci.
-
Oltre 200 detenute sono morte per questi motivi.
In un paese dove i diritti umani dei
venezuelani vengono calpestati dal regime, impensabile l’esistenza di un
garante dei diritti per i detenuti.
Anche noi denunciamo questo stato
disumano in cui vivono (anche) i detenuti del Venezuela. #SosVenezuela
[via Infobae – maduradas]
@cosmodelafuente
Articolo fonte in lingua spagnola clicca qui
--------------------------------------------------
El “depósito” que el régimen
convirtió en cárcel donde los presos viven en terribles condiciones
El Centro de Reclusión de
Privados de Libertad Boleíta, mejor
conocido Zona 7 de Petare, es un depósito de la Policía Nacional Bolivariana
que ha sido convertido en un sitio de reclusión.
Allí los presos sufren de
desnutrición, maltratos, hacinamiento y otras enfermedades.
Así lo cuenta la periodista
Sebastiana Barráez en un reportaje publicado en Infobae, en el que publicó
imágenes sensibles de las humillantes condiciones de los reos en el centro de
reclusión, que tiene capacidad de 250 personas y hay casi 1.000.
“Hasta un mes durmiendo de pie
porque no hay espacio dónde recostarse, hasta que se abre un huequito donde
tirarse”, contó uno de los privados de libertad.
Muchos de los detenidos tienen
problemas en las piernas, en las que tienen marcas de morados que parecen
protuberancias.
La razón es que la mayoría de
ellos sufre de mala circulación producto de las condiciones mínimas para
descansar o dormir.
Además, prolifera la sarna: se ha
extendido entre los presos porque no reciben atención médica y tampoco les
suministran los medicamentos necesarios.
“Han muerto más de 200 privados
de libertad por esta situación y los procedimientos inadecuados que se le
implementa a los privados en esos sitios no aptos”, dijo a Barráez uno de los
afectados.
agosto 06, 2019
Piemonte: carceri al collasso, in attesa del nuovo Garante regionale dei detenuti.
Ce lo ricorda Patrizia De Grazia “
la situazione in cui si trovano gli istituti di pena italiana, e nello
specifico quelli piemontesi, è tutt’altro che rosea”. Il prossimo garante
regionale dei detenuti, dovrà svolgere il suo lavoro con coscienza e,
soprattutto, con competenza.
Non dimentichiamo che oltre agli
educatori e agli psicologi, sono indispensabili anche i Mediatori
Interculturali. Per gli Istituti
penitenziari del Piemonte, Valle D’Aosta e Liguria – vi è un Elenco degli esperti ex art. 80 O.P.
in mediazione culturale per la Corte D’Appello di Torino e la Corte D’Appello
di Genova, appena stilato. Nell'elenco compare anche il nostro presidente Carlos Gullì, portavoce e rappresentante dell'U.M.I. Unione Mediatori Interculturali è tra i candidati alla carica di Garante regionale.
"Restiamo ora in attesa della nomina del nuovo Garante regionale dei detenuti per il Piemonte. Quanti sono i detenuti di origine straniera?" Percentuali altissime da tenere ben presenti. Già nel 2017 Bruno Mellano, garante uscente, ha rivelato che “In Piemonte la presenza di detenuti stranieri nelle carceri è molto più elevata della media nazionale", lo ha dichiarato alla presentazione del XIII rapporto nazionale realizzato dall’Associazione Antigone, sulle condizioni di detenzione nelle carceri con particolare attenzione ai dati che riguardano la nostra regione.“
Di seguito le parole di Patrizia De Grazia, coordinatrice dell’Associazione Aglietta di Torino, rilasciate a La Voce: “La situazione delle carceri italiane è al collasso, e in Piemonte manca il nuovo garante dei detenuti”. Lo sottolinea Patrizia De Grazia, “In Italia – dice De Grazia – ci sono oltre 60 mila e 500 detenuti per meno di 50 mila e 500 posti. I suicidi aumentano e dal 2009 che non se ne registrava un tasso così alto, mancano gli agenti di polizia penitenziaria, gli educatori, gli psicologi, i finanziamenti, e soprattutto le misure alternative alla detenzione”. “In Piemonte – aggiunge – la situazione non è migliore, e manca il nuovo garante regionale dei detenuti, eletto dal Consiglio Regionale ogni 5 anni. Attualmente è ancora in carica Bruno Mellano, ma entro il 31 luglio saranno presentate le candidature per ricoprire l’incarico nella nuova legislatura”.
Anche in questo caso bisogna dar spazio alle competenze e alla meritocrazia, se vogliamo che la nostra regione e il nostro paese funzioni.
Statistiche detenuti stranieri presenti, aggiornamento al 31 luglio 2019.
"Ministero della Giustizia"
RoDP
Familia Futura
luglio 29, 2019
Dal Venezuela la più grande diaspora dell'America Latina. Boom di richieste d'asilo nel mondo. Come si richiede in Italia
Il più grande esodo dell’America latina è quello dei
venezuelani.
Il Venezuela rappresenta una delle peggiori crisi che ha causato una
diaspora senza precedenti. Fino al 5 di
luglio le perone che hanno abbandonato il Venezuela erano 4.054.870.
L’ACNUR/UNHCR (L’agenzia
ONU dei rifugiati) ha dichiarato che la violenza, l’insicurezza, la paura di
essere perseguiti per le proprie opinioni politiche (reali o supposte), la
scarsità di alimenti e medicine, la mancanza di servizi sociali e l’impossibilità
di mantenere se stessi e le proprie famiglie, sono stati i motivi principali
per cui i venezuelani hanno lasciato il loro paese.
Nel 2018 ben 341.800 richieste d’asilo di venezuelani,
secondi solo al mezzo milione di richieste di cittadini siriani. Un dramma,
senza precedenti, che il governo italiano, ancora, sottostima. I dati di UNHCR
mettono in luce la gravità. Tra il 31 dicembre 2018 e il 5 luglio 2019, 1.870.551
venezuelani avevano uno status regolare all’estero, permessi di soggiorno
rilasciati dai paesi ospitanti.
Anche in Italia sono aumentati esponenzialmente le richieste
di asilo come nel resto del mondo: nel 2015 erano 10.200; nel 2016 34.200; nel
2017 116.000 e nel 2018 341.800.
La Protezione Internazionale in Italia, si richiede in
Questura.
Attenzione, si pagano solo i bolli!
Inoltrando la richiesta viene
rilasciato il documento C3, con il quale, trascorsi due mesi, in attesa che la Commissione
territoriale si riunisca e decida, si può già lavorare.
Per poter effettuare la richiesta occorre avere una dichiarazione di
ospitalità. La Protezione può essere rilasciata come “asilo” per chi è
perseguitato politicamente e la sua vita è in grave pericolo, oppure può essere
una Protezione Sussidiaria.
Una delle forme di protezione che può essere riconosciuta
dalla Commissione territoriale competente a una persona richiedente asilo,
laddove non possa dimostrare di essere a rischio di persecuzione personale, ma
rischi di subire un grave danno (condanna a morte, tortura, minaccia grave e
individuale alla vita o alla persona di un civile derivante dalla violenza in
situazioni di conflitto armato) per cui non può o non vuole avvalersi della
protezione del suo paese. Ma ci sono molti fattori che nel dramma possono essere riconosciuti per ottenere la protezione. Il Permesso di soggiorno per protezione sussidiaria della durata di 3 anni può essere convertito in permesso di lavoro.
Il permesso di soggiorno per protezione sussidiaria viene
rilasciato a seguito di notifica della decisione della Commissione territoriale
per il riconoscimento della protezione internazionale.
Dopo alcuni mesi, a seguito del parere positivo della Commissione: Il primo rilascio del permesso di soggiorno si richiede
alla Questura allegando copia delle decisione della Commissione, un domicilio,
4 foto formato tessera, una marca da bollo da 14,62 euro e, in caso si voglia
richiedere il titolo di viaggio, la ricevuta dei conti correnti postali con i
quali si è pagato il contributo per il documento. Al titolare di permesso per
protezione sussidiaria può essere rilasciato il titolo di viaggio sostitutivo
del passaporto nel caso in cui non possa recarsi presso l’ambasciata del suo
paese.
Competente per il rinnovo è ancora la Questura che, accolta
l’istanza di rinnovo alla quale devono essere allegate copia della decisione, 4
foto e una marca da bollo da 14,62 euro, invia la richiesta alla Commissione
territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale che si era
precedentemente pronunciata sul rilascio del primo titolo, che nuovamente
deciderà in merito alla permanenza delle condizioni che avevano determinato il
riconoscimento della protezione sussidiaria. Se tali condizioni persistono la
Commissione rinnoverà la concessione della protezione altrimenti verrà dato un
provvedimento negativo e la Questura consegnerà un provvedimento di espulsione
che conterrà l’invito a lasciare il territorio in 15 giorni. Il permesso di
soggiorno per protezione sussidiaria può essere convertito in permesso di
soggiorno per motivi di lavoro subordinato o autonomo – al di fuori delle quote
annue – qualora sussistono i requisiti previsti per legge. La richiesta di
conversione si presenta agli sportelli della Questura allegando copia del
contratto di soggiorno, la ricevuta della raccomandata con la quale lo stesso è
stato inviato allo Sportello unico per l’immigrazione, un domicilio valido, 4
foto formato tessera, una marca da bollo da 14,62 euro e il passaporto o il
titolo di viaggio per stranieri
[Nota del Ministero dell’Interno] n relazione alla
particolare condizione, può essere riconosciuto al cittadino straniero che ne
faccia richiesta lo status di rifugiato o lo status di protezione sussidiaria.
La differente tutela attiene ad una serie di parametri
oggettivi e soggettivi che si riferiscono alla storia personale dei
richiedenti, alle ragioni delle richieste e ai paesi di provenienza.
Nello specifico, il rifugiato è un cittadino straniero il
quale, per il timore fondato di essere perseguitato per motivi di razza,
religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o
opinione politica, si trova fuori dal territorio del Paese di cui ha la
cittadinanza e non può o, a causa di tale timore, non vuole avvalersi della
protezione di tale Paese. Può trattarsi anche di un apolide che si trova fuori
dal territorio nel quale aveva precedentemente la dimora abituale e, per le
stesse ragioni, non può o non vuole farvi ritorno.
E' invece ammissibile alla protezione sussidiaria il
cittadino straniero che non possiede i requisiti per essere riconosciuto
rifugiato ma nei cui confronti sussistono fondati motivi di ritenere che, se
ritornasse nel Paese di origine, o, nel caso di un apolide, se ritornasse nel
Paese nel quale aveva precedentemente la dimora abituale, correrebbe un rischio
effettivo di subire un grave danno.
Sono esclusi dalla protezione gli stranieri già assistiti da
un organo o da un'agenzia delle Nazioni Unite diversi dall'Alto Commissariato
delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Lo status di rifugiato e la protezione
sussidiaria sono riconosciute all'esito dell'istruttoria effettuata dalle
Commissioni Territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale.
In sintesi
FORME DI PROTEZIONE:
I. RIFUGIATO (TITOLARE DI PROTEZIONE INTERNAZIONALE) È
una persona che ha un timore fondato di essere perseguitata,
nel proprio Paese di origine o, se non ha una cittadinanza, di residenza
abituale, per motivi di: razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un
gruppo sociale, opinione politica e non
vuole o non può ricevere protezione e tutela dallo Stato di origine o dallo
Stato in cui abbia risieduto abitualmente.
Rilascio di un permesso di soggiorno per asilo politico
della durata di 5 anni
II. PROTEZIONE SUSSIDIARIA:
è la protezione che viene accordata ad un cittadino non appartenente all’Unione Europea, o
apolide che non possiede i requisiti per
essere riconosciuto come rifugiato, ma nei cui confronti sussistono fondati
motivi di ritenere che se tornasse nel Paese di origine, o nel Paese nel
quale aveva la propria dimora abituale
correrebbe un rischio effettivo di
subire un grave danno, e il quale
non può o non vuole, a causa di tale rischio, avvalersi della
protezione di detto paese.
[Carlos Gullì – per U.M.I. Unione Mediatori Interculturali –
Familia Futura]
Iscriviti a:
Post (Atom)
Post in evidenza: Laurea honoris causa a Mario Vargas Llosa- Carlos Gullì per Università di Torino
Il paradosso dell’antieroe: quando la luce interpreta l’ombra / El paradoja del antihéroe: cuando la luz interpreta la sombra
(🇻🇪 Nota: La versión en español se encuentra en la parte inferior de este artículo) Il paradosso dell’antieroe: quando la luce interpret...
-
[Cosmo de La Fuente] Quali siano i motivi per cui una mente venga colta da raptus di follia e scateni l’ira omicida di una persona, no...
-
Senza dimenticare il caso di Antonio Faccini, per cui vi prego di parlare ancora, in modo che non venga dimenticato, vorrei parlare anche di...













