gennaio 30, 2008

I venezuelani scappano dal regime di Chavez



Scappano dal Venezuela per avere ancora la possibilità di vivere e di sognare.
Los venezolanos se escpan de Venezuela y la culpa es de Chavez

Da La Stampa

La fuga dal governo Chavez ricorda da vicino l'esodo cubano iniziata nel 1959. La comunità venezuelana è cresciuta del 94 per cento in sei anni
La cittadina di Weston, in Florida, è ormai conosciuta come Westonzuela. Weston è solo un esempio di ciò che sta accadendo nello stato, scelto dalla crescente comunità degli esuli venezuelani, in fuga dal governo Chavez, come nuova residenza. Secondo i dati raccolti nell'ultimo censimento, gli immigrati venezuelani negli Stati Uniti sono aumentati del 94 per cento da quando Chavez è salito al potere a Caracas. Se infatti la comunità venezuelana nel 2000 - un anno dopo l'insediamento di Chavez - contava poco più di 91 membri, nel 2006 i venezuelani presenti nel paese erano quasi 178 mila. La maggior parte degli esuli, spesso proveniente dalla classe medio-alta della società, ha scelto come destinazione proprio il sud della Florida, dove quella venezuelana è diventata una delle più grandi comunità latine. "Le ragioni principale che hanno alimentato questa fuga sono state la paura per un cambiamento nello stile di vita, la paura di perdere le proprietà private e soprattutto di perdere i diritti costituzionali e le libertà individuali" spiega Manuel Corao, direttore di numerosi giornali venezuelani editi nel sud della Florida. Non è la prima volta che la Florida vive un fenomeno simile. Quello che sta succedendo ricorda molto da vicini l'esodo dei cittadini cubani iniziato nel 1959 - e mai realmente terminato - dopo la rivoluzione che determinò la caduta di Fulgencio Batista e l'ascesa di Fidel Castro. Oggi la comunità cubana in Florida è una delle più influenti dello Stato.

gennaio 17, 2008

Nuovo scandalo alla Corte del Parlamento...

Non solo Chantall… ricordate il trans che ha dichiarato di amare un ministro del governo italiano? Oggi parla anche ‘Diego’, bel sudamericano ‘escort’ che da accompagnatore di donne 'sole' è diventato amante di molti politici italiani. A suo dire pare che i nostri ‘comandanti’ preferiscano di gran lunga il macho. Guadagna molto di più con loro che non con le donne.
Non c’è proprio più religione.
Cosmo: Diego dove vivi?
Diego: A Roma, ovviamente, solo in questa città riesco a lavorare come si deve, la gente sa che puà fidarsi di me e la mia clientela è fatta per lo più di personaggi in vista della politica italiana.
Cosmo: Non farai nomi sicuramente ma possiamo almeno dire se si tratta di politici ‘grossi’ o solo pesci piccoli?
Diego: grossi e piccoli, ovviamente. Chiaro che quelli più importanti pagano anche meglio e di solito cercano di fare in fretta, hanno sempre, come dire, paura di essere beccati e si comportano come se avessero ‘la neve in tasca’.
Cosmo: di quale neve parli?
Diego: solo una metafora, intendevo proprio la neve che può sciogliersi in tasca, nient’altro.
Cosmo: pensavo a festini ‘particolari’ con sniffate e tutto il resto.
Diego: beh, quello è un altro discorso, oggi parliamo di sesso no?
Cosmo: si certo, ma dimmi hanno anche richieste particolari?
Diego: si, spesso chiedono che insieme a me ci siano anche altri miei colleghi escort e, a volte, per giustificarsi con sé stessi chiedono anche la partecipazione di donne o trans. Sai com’è, il gusto ‘gay’ in molti è ancora vissuto come una colpa.
Cosmo: è mai possibile che ci siano tanti politici e vip dediti all’amore ‘libero’ che poi si battano affinché non passino leggi di tutela per le coppie omosessuali e altre del genere?
Diego: non m’intendo molto di leggi e di politica ma Chantall, il trans di cui hai già parlato, rimane spesso esterrefatta nel constatare che proprio alcuni, accaniti ostacolatori dei diritti omosessuali, si dilettino poi con noi e facciano sesso passivo anale.
Cosmo: non scendiamo nei particolari. Che età hanno questi politici?
Diego: te l’ho detto, la scelta è eterogenea, di tutte le correnti politiche e di tutte le età.
La gamma è eterogenea, di tutte le correnti politiche e di tutte le età.
Cosmo: ok...ok... grazie, ciao.
Cosmo de La Fuente
www.cosmodelafuente.com

gennaio 08, 2008

Autista o passeggero?



(Media Contact- Torino)

Autista o passeggero?
La vita è davvero un viaggio, lo dicono tutti.
A volte siamo gli autisti , a volte i passeggeri di auto che corrono veloci. Non sempre viaggi da solo, qualche volta sei in compagnia di un compagno. Insieme ci si guarda intorno e magari si fanno dei progetti comuni; di lavoro, di amicizia, di un viaggio. Succede spesso, però, che ad una sosta il passeggero scenda o debba scendere tu perché l’auto non era la tua. Il tuo compagno di viaggio si è distratto, ti scarica e inizia a progettare con qualcun altro. Non è così tremenda la cosa, davvero, sarà anche giusta.
Quando questo è successo a me, ed è capitato moltissime volte, sono rimasto con un certo amaro in bocca. Inizialmente ci si arrabbia e subito dopo ci si dice: - cosa ci vuoi fare,la vita va così, non sarai mica l’ultimo a soffrire per una perdita no? Poverino lui, aveva un vero amico, l’ha abbandonato –
L’affetto rimane ma si cerca consolazione, si progettano viaggi meravigliosi e magari si rientra in patria, per ripensare a sorrisi antichi e ai sapori del passato.
Ma il viaggio riprende e ti guardi intorno, è bello stare da soli ma dopo un po’ senti il desiderio di incrociare altri occhi e altri sorrisi. Carichi qualcuno o ti fai caricare. Discuti, parli, progetti e di nuovo ci si separa.
La vita è strana, si nasce per trovarsi e lasciarsi, continuamente.
Questi pensieri li facciamo anche da piccoli, ma li pensiamo in maniera piccola piccola. Quando lo scuolabus percorreva l’autostrada per portarmi a scuola, a Caracas, pensavo e progettavo come conquistare Roberta seduta al primo banco e fare amicizia con tutti. Mi sono sempre sentito un sognatore incompreso e non so perché sono rimasto bambino. La gente non ci crederà ma le mie priorità sono un po’ diverse da quelle dei miei conoscenti ed amici. Non sono a caccia di ricchezze, per questo motivo non sono stato capace di farli i soldi. Da una parte ho perso lauti guadagni derivati da lavori, dall’altra ho guadagnato l’ingenuità e la semplicità. Chi non è mai stato veramente ricco o almeno benestante non matura mai. Ci si accontenta delle piccole cose e continui a sognare a occhi aperti.
Con questo non voglio dire che non ho lavorato, anzi! Dico che non ho guadagnato. L’altro giorno mia moglie mi ha detto che il mestiere più stupido è quello dell’artista, io le ho risposto che ci sono molti artisti ricchi… si ma non io! Certo non sono Ramazzotti e nemmeno Cohelo lo so bene, ma sognare non costa nulla. Tu che mi stai leggendo e non so nemmeno quale sia il tuo nome, per me è una bella soddisfazione. Pazienza se sono stato fregato mille volte, dentro io mi sento sereno chissà se tutte le persone che mi hanno fregato lo sono altrettanto.
Leggendo i commenti a un mio post su un forum dei padri separati qualcuno, non so per quale motivo,ce l’aveva con me. Diceva di provare una certa avversione per me perché ho raccolto le storie degli altri e ne ho fatto un libro arricchendomi. Che sciocca mentalità. Innanzitutto ho capito che il mio libro non l’ha letto, dal momento che non ho raccontato storie di nessuno soltanto quella intitolata ‘Madre contro Padre’. Secondo non mi sono arricchito affatto, non mi arricchisco mai io. Mio zio Gaspare dice che sono come lui, che mi vuol bene perché sono sfortunato come lui, sostiene che siamo nati per stare nella m…a. Che tristezza e che paura! Ma chi se importa in fondo, quando penso alla mia possibile povertà, mi vedo per le strade di Caracas. Mi basta poco nella mia città. Nessuno si cura del fatto che non vado in giro con abiti firmati e poi ci si alimenta con poco. Lo so che la situazione economica non è bella e che dobbiamo fingere una felicità che in realtà non c’è altrimenti ‘ el jefe’ si arrabbia, ma in cuor nostro siamo liberi. In fondo non ci costa nulla non parlar male di lui, abbiamo sempre la possibilità di farci una birretta e trovarci nel cortile di qualche amico per ballare un po’ di merengue.
Il viaggio continua e se durante il viaggio a bordo sale un bambino, tuo figlio, sai che ci starà per un bel po’, anche lui conoscerà i passeggeri che caricherai e tutto il resto. Sarà ancora più duro quando dovrai separarti da tuo figlio, certo, ma almeno lo avrai visto crescere. O no? Beh certo che quello dipende dalla tua situazione e dal tuo matrimonio. Non ci sono molte scelte, o rimani sposato o se per disgrazia ti separi da tua moglie devi sperare che lei sia una persona sensibile e intelligente e che non decida di non farti vedere più i tuoi figli.
A quel punto il viaggio diventa disastrato. Depressione, povertà e senso di frustrazione. Si spera che non succeda anche se questo tipo di viaggio tocca a milioni di persone solo in Italia, figuriamoci nel mondo intero.
Il viaggio della vita spesso non è confortevole e c’è chi viaggia in Ferrari e auto lussuose e chi viaggia in utilitarie scomode. Ma il tragitto è lo stesso, anche la meta è la stessa.
Mia madre mi dice sempre che Dio una cosa l’ha fatta giusta, la morte. Uguale per tutti, si finisce tutti nello stessa terra o nel medesimo loculo e anche se l’esterno delle tombe di chi è stato ricco è più lussuoso, all’interno il processo di decomposizione è il medesimo. Ma non parliamo di morte, tanto ci pensa da sola ad arrivare. Parliamo della vita, del sole e dell’amore, ricchezze umane che tutti possono godere. In fondo siamo ricchi se stiamo bene e pensare a tutti quei bambini che invece muoiono di fame è veramente triste. Pensare a quei genitori che vedono spegnersi tra le braccia un figlio perché non hanno nulla da dargli da mangiare è crudele. A quel punto odi tutto ciò che è moderno, il progresso, il consumismo e le signore che spendono anche mille euro per una borsetta. Lo so che non possiamo farci niente, oppure no? Magari qualcosa si può fare. Mia figlia dodicenne per Natale ha chiesto un jeans che costava 109 Euro, ho pensato che a Natale la cosa era fattibile, poi mi sono sentito un verme e ho voluto spiegarle che un bambino dodicenne dell’Africa povera con quella cifra potrebbe andare a scuola per un anno.
Ma come facciamo a cambiare stile di vita se intorno i tuoi figli vedono sono compagni e amici che vanno in giro con jeans e zaini griffati. Ripenso al Venezuela e a quando sono arrivato in Italia, non mi rendevo ancora conto e me ne andavo in giro vestito come un venezuelano. Gli altri mi guardavano in maniera molto strana. Lo capii soltanto più tardi.
Io e Giovanni, anche lui proveniente dal Venezuela e figlio d’italiani.
Dai cortili di Caracas, ancora adolescenti ci ritrovammo a Torino. Dal caldo tropicale ai fumetti del mattino e ai brividi di freddo. Era tutto così diverso, la rete elettrica dei filobus sembrava una ragnatela alla quale non ero abituato. A Caracas vedevo sempre il cielo azzurro e le piogge veloci, a Torino, invece il cielo era sempre nuvoloso. La mia scuola era all’aperto e invece nella città piemontese era in un fabbricato antico con i termosifoni caldissimi. Mi sembrava di impazzire. Feci amicizia con molti giovani come me e mi rassegnai subito.
Man mano che passavano gli anni mi abituavo sempre di più all’Italia e cominciavo a rendermi conto della mentalità della gente che era molto diversa da quella nostra. Notavo con meraviglia che si dicevano cose pazzesche a seconda del colore politico. Una mattina, in classe si venne a conoscenza della morte di Aldo Moro, io rimasi molto male, non mi interessava a quale partito appartenesse, ma il suo omicidio mi impressionò molto. La cosa però che mi sconcertò di più fu quello che mi disse la mia compagna di banco: - Che te ne frega? A me non importa niente, cosa ha fatto lui per l’Italia? – Credo che odiai quella ragazza di cui non mi ricordo nemmeno il nome. In quegli anni esisteva anche un razzismo verso i meridionali, era la metà degli anni settanta e i miei compagni ancora raccontavano di situazioni dove i meridionali venivano penalizzati e insultati.
Per fortuna non succede più, anche se l’altro giorno mia figlia mi ha raccontato di un litigio in classe tra due compagni. A un certo punto uno ha detto all’altro: - Vai aff…. Tu e i tuoi genitori meridionali di me….- La cosa mi ha fatto pensare perché sicuramente quel ragazzino di dodici anni aveva sentito parlare in casa in quel modo. Non pensate anche voi? Cosa vogliamo concludere se ci facciamo ancora la guerra tra di noi e poi mettiamo alla finestra la bandiera con scritto ‘Pace’. Bisognerebbe avere la cultura della pace prima tra di noi, veramente.
Mia figlia Stefany è intelligente e sveglia stringe facilmente amicizia e non fa preferenze. Confesso di invidiare questo suo modo di essere. A scuola mi hanno detto che è diventata il leader della classe, un po’ come se fosse la sorella maggiore di tutti. Mi fa impressione vederla cresciuta e quando la dottoressa della farmacia vicino casa mi ha detto che per il Tav la valle sarà veramente a richio ho cominciato a riflettere. Non si tratta più di una scelta politica. Certamente no. Negli novanta si è deciso e il governatore del Piemonte, Mercedes Bresso inizialmente sembrava contraria e poi, quando ormai era in carica, ha detto che quest’opera era indispensabile. D’altra parte non si poteva fare altrimenti a questo punto arrivati. Non resta che scappare via, ma dove si va? Esiste un posto sicuro da inquinamento in un paese industrializzato? Ecco che mi ritorna la voglia di andare in Venezuela, ma non a Caracas che è piena di gas di scarico delle auto sconquassate, bisognerebbe andare a vivere a Los Roques per esempio. In quelle isole coralline sicuramente non ci sarà smog e prima che venga sommersa dal mare per via dello scioglimento dei ghiacciai del Polo passeranno molti anni. Ma a cosa serve fuggire e poi tutti i miei amici che lascio qui? I bambini bellissimi con cui ho a che fare? Quelli a cui insegno a ballare e poi c’è anche Alisia la figlia di Pino, una bimbetta che voglio tanto bene. Vedi sono sempre il solito coglione. Una volta per una cosa e una volta per un’altra a sacrificarmi sono sempre io.
Vorrei tornare a Caracas per un po’, anche solo un paio di mesi ma mia figlia non vuole rimanere senza di me. Mi dispiace per lei e rinuncio ad andarci quest’anno, magari il prossimo.
Una vita, un viaggio che non sempre procede come vorrei, ma che vale la pena. Spesso mi incanto ad ascoltare le persone anziane quando raccontano vicende del passato, mi vedo in quello che dicono. La loro voce rauca e sottile mi sembra bellissima e mi tornano in mente alcuni racconti di mio papà. Il mio povero padre che è morto a 68 anni e non è riuscito a diventare un vecchio saggio. Quante volte vorrei parlargli e a volte lo faccio e mi sembra di avvertire la sua presenza. Con mia mamma e mia sorella spesso parliamo di lui, ha avuto un ruolo fondamentale nella nostra vita e sicuramente non si può dimenticare.
Ma questo è un altro capitolo ne parlerò più avanti, ora vado a letto.
Cosmo de La Fuente
cosmo_delafuente@yahoo.it

dicembre 27, 2007

Buon Natale al tribunale dei minori



Dedicato a tutti quei ‘piccoli’ a cui un ente apposito ha negato di vivere con mamma o con papà, dedicato a quei tribunali dei minori e a quegli assistenti sociali che senza cuore e nessuna preparazione professionale hanno permesso che padri, madri e figli vivessero il dolore più grande. Speriamo che il Natale muova in loro il pentimento e la consapevolezza della crudeltà e della nullità del proprio operato.

La luce attraversa la tua finestra, solo quella mi resta. Il ricordo dei tuoi occhi da bambina e la dolcezza che provavo quando stringevi la mia mano. Il tuo sorriso che incanta, il cuore in gola..c’è un uomo che piange per te.
Lo sai che non ho potuto scegliere malgrado ti amassi sopra ogni cosa. Con tenerezza io ti amo, quante notti ti ho cullata, questa ninna ninna ti ho cantato ….è doloroso dirti addio.

Dormi piccolina, zitta zitta bambina mia
So che mi ascolti, è il tuo papà che canta.
Lascerò vuota la croce del mio dolore,
non voglio più soffrire, io non voglio lasciarti.
L’amore è sempre amore e non conosce ragioni.
Lascerò vuota la croce del mio dolore.

Vagherò per il mondo impazzito ma nel mio cuore ci sarai sempre. Sei tu la mia bambina,
la carezza della sera.
Lascerò vuota la croce e le sopportazioni mentre la luna dolcemente si addormenterà tra le tue ciglia.

Nenia (Nashira music)

dicembre 12, 2007

Los periodicos venezolanos sin papel / i giornali venezuelani senza carta


Necesitamos elecciones ya... necesitamos que Chavez se vaya porque està acabando con nuestro paìs.

CARACAS.- El fantasma del abastecimiento que azota al "socialismo petrolero" del presidente Hugo Chavez tiene una nueva vìctima: los periòdicos. De momento, la escasez de papel sòlo afecta a algunos medios crìticos con el Gobierno, principalmente peque' los diarios de provincias, que han denunciado un sucesivo estrangulamiento por parte del organismo de control de divisas.
El director del 'Correo del Caronì­', David Natera, -el más importante del estado de Bolì­var- dijo que su periòdico no se difundirà este miércoles por dificultades para obtener papel.
"Esperamos que no se siga entorpeciendo la salida del periòdico, porque deberÃàan otorgarle los dòlares a nuestro proveedor para que nos pueda entregar el papel; si no saldremos de cualquier otra forma", dijo este martes Natera, ante los problemas para obtener dòlares para importar papel.
Natera, quién también preside el Bloque de la Prensa Venezolano -que agrupa a unos 40 periòdicos criticosos” acusò directamente al Ejecutivo bolivariano de emplear el control de cambios de una manera arbitraria.
"Casi todos los periòdicos que integran el bloque de prensa tienen 'stock' para aguantar entre 20 y 30 ì­as màs. La mayorì­a de ellos han optado por reducir su número de pàginas, porque Cadivi organismo de control de divisas- presenta retrasos de hasta seis meses en la entrega de dòares", puntualizò.
El caso del 'Correo del Caronì no es elùnico, aunque sèa el màs dramàtico. Por lo menos diez importantes medios regionales, desde la 'Frontera' (estado andino de Mérida), 'El Carabobeno' (estado de Carabobo, tercero màs poblado de Venezuela) hasta 'El Impulso' (estado Lara), entre otros, sólo tienen papel para las pròximas semanas.
En este sentido, la asociación Reporteros Sin Fronteras (RSF), con sede en París, se solidarizó este martes con los periódicos venezolanos por su delicada situaciòn. "Esperamos que el control cambiario no se haya convertido en un medio para penalizar a algunas publicaciones por su línea editorial, como ocurre con la concesiòn de la publicidad oficial", dijo RSF en un comunicado.
Miguel Enrique Otero, presidente y editor del periòdico 'El Nacional' “el màs antiguo del paì­s- explicò que "hay un problema generalizado entre algunos periòdicos porque no obtienen dòlares para comprar insumos". Otero recordò que también se persigue a la prensa crìtica mediante otras prácticas, como utilizar la publicidad oficial para favorecer a los medios gubernamentales o a los que se han subordinado a la voluntad del Ejecutivo.
El paroxismo del desabastecimiento y la falta de insumos en Venezuela llegò hasta el surrealismo durante esta semana, cuando el ministro de Alimentaciòn, Rafael Oropeza, alertò sobre la escasez de papel higiénico, que en los ùtimos dì­as ha estado ausente de los estantes.
La leche, los huevos o el pollo, entre otros alimentos, también desaparecieron de los supermercados venezolanos desde hace varios meses. Y sòlo se consiguen después de un madrugòn, y armarse de paciencia en una fila de dos horas.
Insomma Chavez per combattere chi lo critica fa sparire la carta in modo che i pochissimi giornali del paese, rimasti ancora, magari nelle province, non possano parlare e rendere pubblica la sua dittatura.
Abbiamo bisogno di elezioni in Venezuela, abbiamo bisogno che questo 'pazzo scatenato' lasci il comando del paese. Glielo affidiamo, con tutto il cuore, a Bertinotti che lo definisce 'fratello'. Meditate gente...meditate.

dicembre 04, 2007

La disfatta di Chavez

Da 'Corriere della sera .it' ecco un esempio di chi non ha le fette di salame davanti agli occhi e chi non nasconde il sole con un dito.

di Sergio Romano
Il referendum fallito di Hugo Chávez è più di una battaglia perduta. Il presidente venezuelano ha ambizioni continentali e internazionali. Non è soltanto un caudillo nazional-populista, nello stile di altri leader che hanno conquistato il potere in America Latina. È convinto di essere un modello per il continente e di potere recitare sulla scena mondiale un ruolo «anti-imperialista» simile a quello che Fidel Castro ebbe per qualche decennio. I suoi viaggi a Cuba non sono soltanto manifestazioni di amicizia per l’amico malato. Sono pellegrinaggi destinati a creare la convinzione che il colonnello paracadutista sarà, con altro stile e altri mezzi, l’erede, il successore, l’esecutore testamentario del «líder máximo». Il «socialismo bolivariano» è una categoria ideologica imprecisa, priva di qualsiasi rigore scientifico, farcita di affermazioni retoriche e dichiarazioni roboanti. Ma ha il pregio di essere la versione indigena delle ideologie europee, di stare al marxismo come la santeria e altri culti nativi del continente stanno al cristianesimo. Le bordate contro gli Stati Uniti hanno assicurato a Chávez la simpatia di larghi settori del continente latino-americano. Le promesse e i benefici sociali hanno conquistato la piccola borghesia, i campesinos, i miserabili delle favelas, di una parte della funzione pubblica e i quadri inferiori delle forze armate.
La modifica della costituzione avrebbe rafforzato i poteri presidenziali, gli avrebbe permesso di restare indefinitamente al vertice dello Stato e, soprattutto, lo avrebbe reso indipendente dal fattore che ha maggiormente contribuito al suo successo: il vertiginoso aumento del prezzo del petrolio.
Avremmo assistito nei prossimi mesi alla nascita di uno Stato nuovo, assemblato, come certi sincretismi religiosi, con alcuni degli ingredienti che hanno caratterizzato i regimi autoritari e totalitari del Ventesimo secolo: controllo dei mezzi d’informazione e degli altri poteri istituzionali, fra cui quello della Banca centrale, eliminazione o asservimento dei partiti politici, dirigismo economico, educazione «civica » della gioventù, culto della personalità, liturgie di regime.
È probabile che Chávez non abbia rinunciato alle sue speranze. Accetta l’esito delle urne, ma spiega il voto sostenendo che l’opinione pubblica è stata influenzata da una forte campagna internazionale, ovviamente americana, e che Fidel Castro lo aveva ammonito. Non si dichiara vinto e aggiunge che l’alta percentuale dei sì (circa il 49%) è comunque un importante «passo politico». Vi saranno altre prove di forza, quindi. Ma Chávez non ha osato contestare il risultato delle urne (come il perdente usa fare, ormai, in tutto il mondo). Il fallimento della riforma costituzionale dimostra l’esistenza in Venezuela di una opposizione che può ostacolare i programmi del presidente e, forse, sbarrare la strada al suo grande disegno.
Lo smacco subito domenica scorsa avrà parecchie ripercussioni, soprattutto in America Latina.
Molti leader hanno coltivato l’amicizia di Chávez soprattutto per due ragioni. La sua generosità petrolifera e finanziaria si è dimostrata provvidenziale per i Paesi in gravi difficoltà, come l’Argentina di Nestor Kirchner, la Bolivia di Evo Morales, la Cuba di Fidel Castro. E il suo ruolo di paladino anti-Usa, soprattutto dopo l’elezione di Bush alla Casa Bianca, ha risvegliato gli spiriti nazionalisti del continente latino-americano. Ma è difficile immaginare che Luiz da Silva in Brasile, Cristina Fernandez de Kirchner in Argentina, Michelle Bachelet in Cile, Tabaré Vazquez in Uruguay e Alan Garcia Pérez in Perù siano oggi disposti a tollerare con la pazienza di ieri gli umori e le sortite ideologiche del colonnello paracadutista di Caracas. Ed è probabile d’altro canto che altri Paesi, dall’Iran alla Cina, tratteranno il Venezuela, d’ora in poi, come un utile partner commerciale, e non più come un lontano cugino ideologico. Esiste ancora un fenomeno Chávez, ma il «modello» è più pallido, meno smagliante e attraente per gli amici, meno minaccioso per i nemici.

Post in evidenza: Laurea honoris causa a Mario Vargas Llosa- Carlos Gullì per Università di Torino

Il paradosso dell’antieroe: quando la luce interpreta l’ombra / El paradoja del antihéroe: cuando la luz interpreta la sombra

  (🇻🇪 Nota: La versión en español se encuentra en la parte inferior de este artículo) Il paradosso dell’antieroe: quando la luce interpret...