IL CASO DI FRANK ALONZO






















Frank Alonzo è un diciottenne venezuelano che si trova in condizioni di salute disperate. Tutto è iniziato durante le proteste pacifiche del 5 giugno del 2017, che si diffusero in tutti gli stati del Paese, anche nello Stato di Mérida, di dove è originario Frank.
Il giovane venezuelano aveva allora 16 anni, era a scuola, si trovava in classe con i suoi compagni, ad un certo punto dissero agli studenti di andare a casa dal momento che la situazione e la repressione della polizia di Maduro stava degenerando. Frank, come gli altri, si diresse alla solita fermata dell’autobus, per tornare a casa. Durante il tragitto, però, si ritrovò proprio nel mezzo della manifestazione. La polizia di Ejido (località) sparava a bruciapelo i “perdigones” (pallottole di gomma e di sale) che raggiunsero il ragazzo in varie parti del corpo. Spaventatissimo cominciò a correre, tra la confusione, la folla che si accalcava e le persone in fuga per non essere raggiunte dai colpi sparati all’impazzata, Frank cadde a terra,  in seguito gli si avvicinò una moto sulla quale fu costretto a salire per poi esser portato alla Stazione di Polizia. Una volta giunto in Stazione fu colpito con violenti calci da tutti i funzionari, aggredito verbalmente, minacciato di morte poiché erano convinti che fosse uno dei ragazzi che avevano partecipato alla protesta – bisogna finirlo – urlavano,e  infine, quasi moribondo, fu lanciato in strada. Molti cittadini urlarono di lasciarlo stare, un signore gli si avvicinò e lo aiutò, allibito per la raccapricciante scena che gli si presentò: le viscere dello studente erano fuoriuscite attraverso  una grossa ferita al ventre, causata dai calci ricevuti.
Dopo avergli offerto il primo soccorso, la gente che aveva assistito alla scena, si mise in contatto con la madre dello studente, trovarono il modo di trasportarlo a un ospedale. Con l’aiuto del signor Omar Lares finalmente riuscirono a portarlo all’Istitituto Autonomo dell’Ospedale Universitario de Los Andes (IHULA). Gli ospedali, però, avevano l’ordine del regime di non assistere i feriti che avevano partecipato alle manifestazioni. Malgrado l’ordine arrivasse dall’alto della dittatura, il medico di guardia lo ricevette ugualmente e con urgenza lo trasportarono in sala operatoria.  La diagnosi fu: gravi traumi, costole rotte, peritonite di 3 grado. L’intervento chirurgico durò dalle 19 fino alle 3 del mattino (documentazione disponibile).
La mamma dovette affrontare i funzionari pubblici, le accuse, la polizia, ecc. Il centro in cui si trovava il ragazzo non disponeva di qualsiasi prodotto o dei medicamenti necessari per via della già pesante carestia del Venezuela.  La donna doveva provvedere alla fornitura di siringhe, prodotti per l’igiene, pagare gli esami che, per ovvie ragioni, dovevano essere eseguiti privatamente. Per far fronte a queste spese cominciò a vendere gli oggetti di casa e alle poche cose di valore che possedeva.
Otto giorni dopo l’intervento il ragazzo presentava, ancora, un quadro clinico preoccupante e una febbre alta causata da un virus batterico che peggiorava di giorno in giorno. Fu necessario un nuovo intervento  il 13/06/2017 (documentazione disponibile), durante il quale i medici decisero di lasciare aperta la ferita. La situazione, però, non migliorò. Si presentarono ulteriori complicanze dovute a un ambiente igienico non idoneo; tutto ciò  non permetteva che l’ammalato potesse recuperare le forze, il quale continuava a peggiorare al punto di finire nuovamente in sala operatoria  il 17/06/2017  (documentazione disponibile); decisero di effettuare una colostomia terminale. I problemi non finirono qui perché Frank cominciò ad avere problemi respiratori causati dal liquido contenuto nei polmoni e una grave carenza di proteine.
Come se non bastasse, Frank e sua mamma dovevano vivere in clandestinità poiché lui era perseguitato e vigilato dal regime per mezzo dei “colectivos” le bande delinquenziali armate.
Una prima speranza quando la madre riuscì a contattare l’organizzazione “Promedehum”  e il suo presidente Roberto Lobo poiché da quel momento ebbero almeno una guida.
 Il caso di Frank arrivò all’ONU ma la situazione, oggi, resta drammatica.
La donna  ha perso il lavoro per occuparsi di Frank e del figlio minore, ha chiesto aiuti, ha elemosinato ai semafori. Il ragazzo continua ad avere seri problemi di salute, complicati dal fatto che non si trovano nemmeno le borse e le basi per la colostomia, i medicamenti, il cibo per alimentarsi. Gli ultimi interventi a cui è stato sottoposto, a maggio e a giugno del 2018, non hanno migliorato il quadro clinico che resta allarmante.  Sottoposto a sedute psichiatriche, cure fisiatriche, regime alimentare che lo mantengono in vita. Ma fino a quando?
La drammaticità della situazione in cui versa, li ha costretti  a prendere una decisione, quella di trasferirsi in Colombia in cerca di aiuto, ma ancora oggi sono in attesa di documentazione per il soggiorno. Frank ha bisogno di aiuto urgente poiché si rende necessaria la ricostruzione addominale, senza la quale la sua vita è in serio pericolo. Questo giovane chiede di poter avere una vita normale, mentre la madre fa di tutto per coprire le spese di base, ma essendo rifugiati in Colombia, sesenza documenti è difficile per lei trovare un lavoro normale che possa garantire le cure di suo figlio. La paura è che le malattie del giovane possano  ulteriormente degenerare al punto che non resti più nessuna speranza di vita.
Se puoi e vuoi dare una speranza a Frank, mettiti in contatto con Familia Futura e chiedici informazioni. Provvederemo a fornire la documentazione medica e tutte le evidenze di questo caso. Il contatto sarà diretto con la madre del ragazzo senza nessuna intermediazione da parte nostra.  Il nostro compito è unicamente quello di rendere noto questo caso e di sensibilizzare i nostri lettori sul dramma che vivono i venezuelani.
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Yo Frank Alonzo Flores Vergara, mayor de edad, (18).Venezolano; actuando en nombre propio de manera respetuosa me permito solicitar de su colaboración, o ayuda por este medio, teniendo en cuenta los siguientes hechos que a continuación relato:


El 05 de Junio de 2017, fue un día de protestas pacíficas en varios Estados de Venezuela incluyendo el Estado Mérida, donde soy nativo, yo estaba en clases del cual nos indicaron salir ya que la situación estaba muy peligrosa, en ese entoce yo tenía solo 16 años, salí dirigiéndome a buscar el transporte en el trayecto me encontré en medio de la manifestación entre muchachos y funcionarios del Cuerpo Policial de Ejido quienes sin mirar disparaban perdigones; siendo yo victima recibiendo varios disparos a quema ropa al verme así me asuste, quise correr sin poder un individuo me empujo caí al suelo se acerca una moto y me suben a la misma, trasladándome al comando de Policía, una vez allí fui golpeado por todos los funcionarios con punta pies, agredido verbalmente, amenazado a muerte, ellos pensaban que yo era un “guarimbero” por lo que me decían “hay que exterminarlo” casi moribundo soy lanzado a la calle, de donde los ciudadanos gritaban que me soltaran, un samaritano se me acerca un poco y me dice como pueda trate de llegarse hasta aquí al lograrlo él se da cuenta que estaba muy herido los órganos expuestos( viseras, entre otros), me brindan los primeros auxilios, se comunican con mi mamá para buscar como trasladarme a un centro asistencial, pero con ayuda del Sr. Omar Lares logran mi traslado al Instituto Autónomo Hospital Universitario de los Andes (IHULA); había un detalle que a nivel Nacional estaba la orden emanada que “heridos por manifestaciones no podían ser atendidos”. Sin embargo el médico de guardia me recibe e ingresa de inmediato al quirófano con el diagnostico de politraumatismo severo, costillas partidas, peritonitis grado III, ingrese a las 7:00pm hasta las 3:00 de la madrugada dejándome en observación (anexo informe).


Mientras mi madre lidio con el tema de funcionarios públicos, fiscalía 12 y 13, policías, CICPC, entre otros. Durante ese tiempo pasaron muchas cosas, para el momento ese centro se encontraba en escases lo que había que llevar desde una jeringa, yelco, hasta productos para la limpieza del mismo, los estudios, muestras de laboratorio se debían hacer en privado, por lo que mi madre para costear todo comenzó a vender las cosas del hogar.


A los 8 días de la cirugía comencé a presentar fiebre por una bacteria, ya que no había salubridad de parte del Estado, lo que toca ingresarme al quirófano nuevamente el 13 de Junio de 2017(anexo informe), los médicos deciden dejarme la herida abierta y el estómago; pero la situación, complicaciones presentadas, el ambiente no dejaba avanzar mi recuperación, entrando en un cuadro muy delicado donde nuevamente amerito el ingreso al quirófano; pero el Director del centro no autorizaba el uso del quirófano para mí, los médicos tratantes sin más que esperar y de emergencia me ingresan  el 17 de Junio de 2017(anexo informe) ellos deciden realizar una colostomía terminal ya en recuperación presento dificultades respiratorias observando liquido en los pulmones y por mi condición física sin proteínas, psicológicamente afectado debían extraerme el líquido siendo un procedimiento delicado con mi deseo de salir adelante logran realizar el procedimiento, con más detalles de contar trascurre un tiempo prudente me dan de alta. Comenzando una nueva batalla ya que tuvimos que vivir en clandestinidad por ser perseguido, acosado y vigilado por el oficialismo (colectivos); en medio de todo mi madre logra un enlace con la organización PROMEDEHUM y su Director Rigoberto Lobo, quien comenzó a guiarnos, apoyarnos en lo posible, necesario; también a través de él la oficina del Alto Comisionado de Naciones Unidas documenta el caso, bien desde entonces he tenido altas y bajas, mi madre le ha tocado solicitar ayuda , pedir dinero en los semáforos, transporte para cubrir mis necesidades y la de mi hermanito ya que ella se quedó sin trabajo. Ahora bien para Febrero de 2018 comencé a presentar dificultades en mi salud, no encontraba las bolsas y bases para la colostomía, los insumos médicos, tratamiento, alimentos, es allí cuando solicitamos ayuda en el exterior y una señora nos colaboró creando una página para recaudar el dinero para la próxima cirugía y estudios necesarios los mismos arrojaron que podían realizar una restitución de colon, para el 18 Mayo de 2018 (anexo informe) me operan, no hubo buena recuperación nuevamente me ingresan en Junio de 2018 (anexo informe) sin obtener buenos resultados entro en un cuadro de salud deplorable, delicado comencé a expulsar heces por varios orificios y una desnutrición severa me ingresan al IHULA  de emergencia me estabilizan un poco y en Julio de 2018 (anexo informe) me operan realizándome una colostomía nuevamente terminal definitiva según de por vida; atendido por los servicios de psiquiatría, fisiatría, traumatología, nutrición y cirugía me logran estabilizar y en esta oportunidad me realizan una cirugía en la mano para extraer perdigones que me estaban inmovilizando la mano izquierda.
Finalmente en vista de la situación país, las persecuciones, inseguridad y mis requerimientos alimenticios, insumos médicos, entre otras necesidades mi madre toma la decisión de migrar para Colombia en busca de ayuda y resguardo, realizando los trámites aún estamos en espera de una respuesta,  pero mi salud amerita de atención medica control ya que aún está en espera la cirugía de la malla para la pared abdominal corro muchos riesgos, actualmente amerito de ayuda económica y médica para mis insumos, alimentación porque lo que más anhelo es llevar una vida normal, aún no ha sido posible, me gustaría expresar todos los detalles que obvie. Mi madre trabaja para cubrir las necesidades básicas y como ingresamos sin pasaportes por varias razones, ha sido imposible encontrar un buen empleo.
Tengo miedo de pasar otra vez por situaciones anteriores por no recibir atención médica a tiempo.
A 02 años y 09 meses lo que más deseo es llevar una vida normal retomar mis estudios, trabajar y vivir en mi país tranquilo sin temores.
















































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