dicembre 26, 2018

AL DESCUBIERTO: entrevista a Roderick Navarro (26/12/2018)




(video)


RODERICK NAVARRO (Rumbo Libertad) #AlDescubierto 
¿Por qué el régimen de Maduro y sus aliados a menudo hablan de Rumbo Libertad, de Roderick y de Eduardo Bittar? ¿Será que temen a los que realmente son enemigos de la dictadura?
¿el 10E 2019 la AN nombrará un Presidente legítimo para llenar el vacío ya que no tenemos al momento un Presidente?
¿Cuál podrá ser el Gobierno de transición?
Responde a las preguntas Roderick Navarro, coordinador de Rumbo Libertad.

dicembre 21, 2018

Già a gennaio del 2006 parlammo di Chávez! "Il Fidel Castro di Caracas'



Ancora un esempio della denuncia del disastro verso cui si avviava il Venezuela, ancora un articolo pubblicato a gennaio del 2016 pubblicato sul giornale "AVANTI!" in cui l'autore lanciava l'allarme. I primi articoli di questo genere non erano graditi in Italia perché in quel momento Hugo Chávez era diventato un simbolo.
Il 17 gennaio 2006 il giornale Avanti pubblicava l'articolo di Cosmo 
"Chavez, il Fidel Castro di Caracas"
Oggi sappiamo che il Venezuela è diventato, praticamente, una colonia di Cuba. I segnali ci sono sempre stati, questo articolo ne è una prova.

Qualche settimana fa abbiamo pubblicato un altro articolo del 2006, pubblicato dallo stesso giornale. Continueremo a ripubblicare gli articoli di Cosmo che dal 2002 segnalavano l'incombente dittatura del Venezuela, testi che sono stati fortemente contrastati dall'allora "ingenua" opinione pubblica.

Post di familia futura del 5 dicembre, con un altro articolo del 2006.
https://www.familiafutura.com/2018/12/anno-2006-il-venezuela-lanciava-un.html 


Marco Camerlengo

dicembre 20, 2018

Italiani in Venezuela, ne parla il prof. Michele Castelli (video)





VIDEO



Michele Castelli docente dell’ Università Central de Venezuela #AlDescubierto esprime la sua opinione sulla situazione  degli italiani in Venezuela nella grave crisi che ha colpito il paese sottoposto al regime di Maduro. Quali potranno essere i prossimi scenari? (intervista in lingua italiana)
#ItaloVenezuelani #ItalianiInVenezuela
@cosmodelafuente

[Michele Castelli] Nato a Santa Croce di Magliano, in provincia di Campobasso, si laurea in Lingue e Letterature Straniere presso l'Università degli Studi di Bari, stabilendosi definitivamente in Venezuela nel 1970.  Professore di linguistica generale e dialettologia (italiana e venezuelana), presso la Facultad de Humanidades y Educación della Universidad Central de Venezuela a Caracas dal 1972, si è poi specializzato in fonetica e fonologia, presso i laboratori di fonetica sperimentale di Zagabria, e fu allo stesso tempo discepolo di Petar Guberina che lo indirizzò allo studio del Metodo Verbo-Tonale, per la riabilitazione dei sordomuti. Ha partecipato a numerosi seminari tenuti dai più prestigiosi linguisti contemporanei come Baldinger, Dressler, Sinclair, Van Dijk, Quilis, Renard.È stato fondatore del Dipartimento d'Italiano e dell'Istituto di Ricerche Linguistiche (Unidad de Investigación) e nel 1985 di "Núcleo", rivista scientifica della Facoltà di Lingue Straniere (Escuela de Idiomas Modernos), della quale fu Direttore fino al 1996. Dal 1990 al 1996 è stato Preside della Facoltà. Collabora con diverse riviste linguistiche, ed ha partecipato come relatore a convegni nazionali e internazionali (Venezuela, Italia, Argentina, Cuba, Jugoslavia, Canada, Stati Uniti, ecc.). Attualmente, Michele Castelli, oltre a studiare e a diffondere i poeti e gli scrittori vernacolari del suo paese d'origine, continua i suoi studi di ricerca sociolinguistica, impostati in modo particolare sulle analisi e i comportamenti linguistici delle seconde e terze generazioni di italiani nati in Venezuela.
[Wikipedia]
Onorificenze:
CAVALIERE dell'ORDINE AL MERITO DELLA REPUBBLICA ITALIANA - 1989
COMMENDATORE dell'ORDINE DELLA STELLA DELLA SOLIDARIETÀ ITALIANA - 2004
ORDEN "JOSÉ MARÍA VARGAS" DE LA UNIVERSIDAD CENTRAL DE VENEZUELA en su segunda clase - 1998
AMBASCIATORE DEL MOLISE - 2017 (onorificenza conferitagli dalla Regione Molise il 6 dicembre 2017 a Campobasso insieme al giornalista romano Giampiero Castellotti, all'ammiraglio italo-americano Michael Iademarco e alla manager Teresa Iarocci Mavica).

dicembre 15, 2018

"LINGUAPADRE" neologismo senza discriminazioni

Senza dover entrare alla discriminazione ideologica che si fa del "padre" possiamo parlare liberamente di "linguapadre"
Lo studio effettuato per l'Università di Torino ha permesso che già nel 2013 si coniasse il neologismo.

Da uno studio dell'italiano e tesi
"Italiano Linguapadre e Linguamadre in venezuelani di origini italiane"
Prof.ssa Carla Marello - Dr. Carlos Gullì  - Università degli Studi di Torino -
informazioni sullo studio carlos.cosmo.gulli@gmail.com

Articolo fonte 
"Lo sapete che è stato coniato il termine linguapadre? Artefice ne è Carlos Cosmo Gullì in collaborazione  con la professoressa Carla Marello. Cosmo Gulli insegna alla Facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Torino. Sembra che il neologismo sia il risultato di una battaglia contro la discriminazione linguistica dovuta all’uso della parola madrelingua, nel senso di “Lingua della propria patria”.

Il termine madrelingua deriva dal latino e siccome il latino era la lingua madre delle altre lingue romanze, il termine venne usato per indicare la lingua che viene appresa nei primi anni di vita. Possiamo dire che il percorso socio-linguistico che sta alla base del neologismo linguapadre è la discriminazione linguistica percepita dall’autore. Secondo Carlos Cosmo Gullì il termine linguamadre dovrebbe essere sostituito con la dicitura “lingua di famiglia”, cioè lingua usata all’interno della famiglia, mentre nel caso di famiglie con figli di padre italiano, e madre non italiana, nati e residenti all’estero e che imparano l’italiano in un secondo momento, si dovrebbe usare il termine “linguapadre”. Questo in riferimento solamente alla lingua dei genitori.
Ma la cosa non è semplice e si fa più complicata se con il termine ‘linguamadre’ ci si riferisce alla lingua del paese in cui viviamo, alla lingua di ogni individuo, che non ha nulla a che fare con la lingua della propria mamma. E ancora una volta siamo di fronte ad una discriminazione linguistica, dice l’autore, nei confronti della figura del padre, considerato di serie B. Cosmo Gullì ha scelto esplicitamente di coniare un ternime completamente nuovo ‘Linguapadre’, che si differenzia da ‘Padrelingua’, l’altro termine che sarebbe stato possibile. Il termine Padrelingua gli appariva discriminatorio nei confronti del termine esistente di ‘Madrelingua’. Quest’ultimo può essere considerato come una sorta di sessismo al contrario. Presto potremmo trovare il termine linguapadre nei nuovi vocabolari italiani,  insieme a tutte le new entry, cioé le parole segnalate all’Accademia della Crusca"

Paolo Caruso 



dicembre 14, 2018

Venezuela: il ginecologo Andrea Basile assassinato in una rapina


Andrea Basile è stato ucciso da due delinquenti che sono entrati nella sua casa di Bella Vista, una fine atroce quella del ginecologo che viveva in Venezuela.
Michele Castelli, nostra stimata conoscenza, ne riporta la notizia a “IsNotizie”. Armando Basile è stato trovato cadavere a faccia in giù, legato mani e piedi, con la testa coperta da un cappuccio. Identificati gli assassini. Uno di essi aveva tentato di entrare più volte in casa di Basile.La vittima aveva lavorato in diversi ospedali di Maracaibo, ora collaborava con il CDI.
[via IsNotizie]  [familiafutura.com]

[La Verdad] Asesinan a un ginecólogo dentro de su casa en Bella Vista. Al médico lo amarraron, lo golpearon y posteriormente lo asfixiaron. Los delincuentes se robaron varios objetos de valor de la residencia. El dantesco crimen ocurrió el 8 de diciembre a las 2.30 de la madrugada. Según las primeras investigaciones practicadas por oficiales de la Policía científica, a esa hora de la madrugada los asaltante abrieron un hueco y cuando entraron, sometieron al médico. Se conoció que al médico lo ataron, golpearon y lo asfixiaron dentro de su residencia ubicada en la avenida 3F con calle 82B, a una cuadra de la avenida Bella Vista.
Las investigaciones de la muerte del ginecólogo continúan, los funcionarios del Policía científica informaron que tienen identificados por los apodos a los delincuentes que ingresaron a la vivienda de Armando Rafael Bacile Ferrer, de 61 años. Presuntamente un sujeto conocido como el “Antony” junto con el otro antisocial, se habían metido a robar en la casa del ginecólogo en seis oportunidades, pero en la última le quitaron la vida a Bacile.
Había trabajado en varios hospitales de Maracaibo y que actualmente laboraba en el CDI ubicado en la urbanización los Mangos, al oeste de Maracaibo.
Un caso similar ocurrió el pasado 26 de octubre, cuando fue asesinada la doctora pediatra Blanca Ginesa Arapé junto con su hermano Guillermo Secundo dentro de su vivienda. A la doctora la estrangularon y apuñalaron, mientras que a su hermano lo mataron de un golpe en la cabeza.


cosmodelafuente

dicembre 13, 2018

Venezuela: negli ospedali pediatrici i corpi si accumulano

🇮🇹Negli obitori degli ospedali pediatrici del Venezuela, abbondano i corpi di bimbi deceduti per denutrizione, mancanza di medicine e per infezioni contratte a causa della mancanza di prodotti per la pulizia e sterilizzazione. Un disastro umanitario che il governo venezuelano vuol nascondere al mondo.
Il servizio è di UNIVISION.
🇻🇪Cuerpos de niños fallecidos por el hambre y por la falta de insumos y también por el contagio debido a la falta de productos de limpieza y desinfección, se acumulan en las morgues. Una gravísima crisis humanitaria que las autoridades del régimen quieren silenciar.
[Reporte UNIVISION] [familiafutura.com]

dicembre 12, 2018

Venezuela: Américo De Grazia denuncia incursiones criminales contra los pueblos indígenas del Estado Bolívar




Américo de Grazia a Padrino López: “Los waraos ocupaban las tierras que ahora ocupa el ELN que usted, cobarde, no se atreve a tomar las acciones que sí tomó contra el pueblo pemón” [Por Irene Mejías Sola - Caraota Digital]

🇮🇹Vogliono cancellare l'etnia indigena che abita alcune zone del Venezuela. Nel video un deputato accusa l'attuale, corrotto e complice di Maduro, Ministro della Difesa Vladimir Padrino López: "i Waraos occupavano le terre di sui adesso si è appropriata l'ELN che lei, vigliacco, contro i quali lei non ha il coraggio di prendere delle misure che invece aveva ingiustamente preso contro il popolo dei Pemón".
Insieme alla FARC controllano mine di oro, diamanti e coltan in Venezuela. Da oltre due anni sono colpevoli della distruzione. Questi gruppi del terrore, secondo gli ex diputati Americo De Grazia e Andrés Velásquez, sono protetti dalle Forze Armate e dal regime di Maduro, proteggendo i terroristi sotto l'ala della rivoluzione bolivariano. Vengono organizzati e utilizzati per questo furto e crimine contro il paese.
WARAOS: etnia indigena nordest Venezuela e nord Guyana
PEMONES: etnia indigena Estado Bolívar
ELN: Ejército de Liberación Nacional, guerrilla terrorista colombiana di estrema sinistra. Controllano le mine d'oro del territorio indigeno del Venezuela con il beneplacito di Maduro. Sfruttano illegalmente, distruggono e uccidono non solo per l'oro, anche per i diamanti e il coltan. Il narcodittatore si associa a questo massacro.
@cosmodelafuente per familiafutura.com

[La República Perú]Guerrillas de ELN y disidencias de las FARC controlan minas
de oro y diamantes en Venezuela

La crisis en Venezuela se intensifica, pero desde hace dos años grupos subversivos explotan el oro, diamantes y coltán de minas ubicadasen la zona fronteriza con Colombia.  Unaalianza ilegal. Según los exdiputados del estado de Bolívar Américo De Grazia yAndrés Velásquez, la Fuerza Armada Nacional de Venezuela se muestra indiferenteingresaron al territorio venezolano amparados por la “revolución bolivariana”ante la problemática. Ellos explicaron al diario El Tiempo que los grupos de Hugo Chávez. Ahora, bajo el régimen de Nicolás Maduro, ellos gozan de un gobierno venezolano, el mismo que acudió a la explotación minera ante el “trabajo” formal en las minas: organizan a los mineros para explotarilegalmente el recurso, luego los transportan y entregan los minerales al gobierno venezolano, el mismo que acudió a la explotación minera ante el declive histórico de la producción petrolera. Ambos exfuncionarios denuncian amenazas por parte de Nicolás Maduro por revelar lo que ocurre al sur de Venezuela.

dicembre 11, 2018

Piemonte Film Commission: casting attori per cortometraggio



Venerdì 21 dicembre 2018
dalle ore 10,00 alle ore 17,00 in orario continuato
Sala Casting di via Cagliari 42 – Torino

L’associazione culturale per i Diritti Umani e la libera informazione giornalistica no-profit Familia Futura, per il cortometraggio “Venezuela Ieri e Domani”, le cui riprese inizieranno da fine gennaio, cerca i tre personaggi:

- Carlos (età 45-50)
- Alejandro (età 45-50)
- Ragazza o ragazzo (età 22-28)

I provini saranno realizzati in lingua "spagnolo castellano", preferibilmente con accento venezuelano.

Scrivere a familiafutura@gmail.com 

Link alla fonte 
http://www.fctp.it/casting_item.php?id=3321 


[producciones familiafutura - mediacontact]

dicembre 10, 2018

BOLIVIA de Evo Morales:así se manipulan los Derechos Humanos ¡Castrochavismo en acción!


Evo Morales logró, de nuevo, pasar por encima la constitución de Bolivia para presentarse, una vez más, como candidato a la presidencia.
El New York Times reporta que Evo Morales manipula los derechos humanos para aferrarse a la presidencia
Casi doce años después de haber asumido el cargo de presidente de Bolivia, Evo Morales parece estar decidido a aferrarse al poder.
En 2016, convocó un referendo para eliminar una incómoda disposición de la Constitución boliviana que autoriza únicamente una reelección presidencial. Ello le habría permitido buscar un cuarto mandato y postularse de forma indefinida. Como sus planes fracasaron cuando la reforma fue rechazada por el 51 por ciento de los ciudadanos, Morales tuvo que idear una nueva fórmula: en septiembre, sus partidarios en la Asamblea Legislativa presentaron una demanda ante el Tribunal Constitucional para pedirle que elimine el molesto límite a la reelección consagrado en la Constitución de Bolivia. Ya en 2013 Morales había acudido al mismo tribunal para eludir el límite a las reelecciones y buscar un nuevo mandato. En esa ocasión, el tribunal generosamente concluyó que el primer mandato de Morales (2006-2010) no contaba, porque se dio antes de que la Constitución de 2009 entrara en vigor y autorizó la reelección.
Los secretos de Costa Rica detrás de un decorado de lujo
En su nueva maniobra, los partidarios de Morales alegan que el límite a la reelección discrimina al actual presidente y viola su derecho humano a participar en política. Para ello, citan una disposición de la Convención Americana sobre Derechos Humanos que establece que los derechos políticos pueden limitarse “exclusivamente” según una lista acotada de hipótesis, entre las que no figuran los límites a las reelecciones.
Esta interpretación es francamente un disparate. La disposición de la convención fue concebida para impedir que gobiernos autoritarios se aferren al poder proscribiendo caprichosamente a candidatos opositores y no para bloquear los límites constitucionales a las reelecciones que precisamente buscan evitar el surgimiento de caudillos
Es prácticamente seguro que las actuales instancias judiciales de Bolivia no lograrán frenar la operación política de Morales para mantenerse en su cargo. Y, salvo que pierda las elecciones, Morales probablemente gobernará, al menos, hasta el 2026, sumando veinte años en la presidencia. Pero los gobiernos democráticos de la región deben reprochar su maniobra enérgicamente, al menos para restarle legitimidad a su futura presidencia y dejar en claro que no convalidarán las trampas de los políticos que quieran aferrarse al poder.

Ancora una volta, Evo Morales, è riuscito a calpestare la Costituzione del paese e, proprio come il suo omologo Maduro, se ne infischia del volere degli elettori e si presenta per la quarta volta candidato alla presidenza del paese, malgrado il Referendum del 2016 attraverso il quale il popolo boliviano aveva detto di NO.
Il New Times sostiene che Evo Morales manipola i Diritti Umani per mantenere la poltrona di Presidente. Nel 2016, appunto, convocó un Referendum per eliminare quella scomoda disposizione della Costituzione boliviana che permette soltanto una volta essere rieletto. Lui che aspirava alla quarta rielezione per restare poi a tempo indeterminato (vedi Chávez). Non aveva fatto i conti con un rifiuto del 51% degli elettori, ha dovuto quindi inventarsene un’altra, la sua gang al Parlamento hanno presentato una denuncia affinché si elimini questo limite nella rielezione. In conclusione il Tribunale Costituzionale ha accettato questo cambiamento, ovviamente..si parla di dittatura e tutto può accadere. Hanno il coraggio di dire che il limite imposto dalla Costituzione viola i diritti umani del dittatore, discriminando la sua possibilità di continuare al potere. Citano la Convenzione Americana dei Diritti Umani.
Un’interpretazione pazzesca. La disposizione a cui la gang Morales fa riferimento fu concepita per impedire che governi autoritari si mantenessero al potere proscrivendo a proprio piacimento i candidati oppositori e non, come preferiscono interpretare adesso, per bloccare i limiti costituzionali alle molteplici rielezioni.
Sicuramente la Bolivia democratica non riuscirà a frenare questo manovra di Evo per mantenersi al potere. A meno che non perda le elezioni, questo dittatore governerà sino al 2026, saranno quindi 20 anni alla presidenza. Anche in questo  caso, come in Venezuela che è sotto la dittatura di un presidente illegittimo, i governi degli altri paesi, dovrebbero condannare questa manovra, almeno per negare la legittimità della sua futura presidenza e far presente che non convalideranno gli imbrogli politici che vogliono avvinghiarsi al potere.
@cosmodelafuente

dicembre 08, 2018

Venezuela: produzioni compiacenti occulterebbero la verità sulla catastrofe umanitaria del paese







Esto es lo que se vive en Venezuela.
Es criminal negar y fingir que esto no exsite solo porque tienes una afiliación política que apoya el castrochavismo, la revolución y semejantes.  Hay películas que nos dicen la verdad, no niegan la grave Crisis humanitaria que está viviendo el país, que no esconden el malcontento del pueblo, como puedo decir que es el docufilm de Gustavo Tovar Arroyo, muy preciso y realístico.
Pero existen otras producciones, que se presentan como docufilm por los Derechos Humanos de Venezuela, que no quieren mostrar la realidad,  muestran gente que llora por Chávez, y no hablan sobre la desnutrición, la miseria, la muerte que ocurre en Venezuela. No es necesario citar los títulos, somos todos bastante inteligentes para entender.  Lástima que los italianos y los que no son venezolanos puedan creer que esa es la verdad. Nadie tendría que dar espacio a similares producciones que se colocan muy bien como alentadoras y para disfrazar la cruda realidad.
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🇮🇹 Questo è quello che vive il Venezuela, quello che piacerebbe a Podemos per la Spagna o a simpatizzanti del chavismo. E' da criminali negare e fingere che tutto questo non esista perchè appartieni a un partito politico che appoggia direttamente o indirettamente il castrochavismo, la rivoluzione e porcherie simili. Ci sono dei docufilm che raccontano la verità, che non negano la grave crisi umanitaria che vive il Venezuela, che non nasconde il malcontento del popolo, come posso dire della produzione di Gustavo Tovar Arroyo, molto precisa e realistica.
Ci sono, però, altre produzioni, che si presentano come docufilm per il Diritti Umani del Venezuela, che in realtà sono chiaramente in favore del chavismo, mostrano immagini vecchie di gente che piange per Chávez, che non documentano la denutrizione, la miseria, la morte giornaliera del popolo venezuelano. Non è necessario citare il titolo, siamo abbastanza intelligenti da capirne il collegamento. Peccato che gli stranieri possano cadere nel tranello. Nessuno che si occupi “veramente” del Venezuela dovrebbe dare spazio a queste produzioni che si mostrano per quello che sono, tentativi di allentare e mascherare la cruda realtà.


@cosmodelafuente per
  familiafutura.com

dicembre 06, 2018

Gabriela Montero gana Premio Beethoven 2018: con un concierto benéfico



La concertista venezolana Gabriela Montero recibe el 4to. Premio Internacional Beethoven en Bonn. El premio es un reconocimiento a su compromiso con los Derechos Humanos en su país, Venezuela.
Sus palabras: "lamentablemente, la de Venezuela es una situación muy complicada. No se trata de gobiernos de derechas o de izquierdas. Estamos secuestrados por una narcotiranía en manos de una narcomafia que acaba con su gente".


Gabriela Montero vincitrice del Premio Beethoven 2018: un evento benefico a cura della concertista venezuelana. Riceve il 4° premio Internazionale Beethoven a Bonn. E' un riconoscimento al suo impegno per i Diritti Umani del Venezuela.

[@cosmodelafuente per familiafutura.com]

Sofía Imber, Pinta Miami



Del 5 al 9 de diciembre de 2018, en la 12.º edición de la feria de arte latinoamericano Pinta Miami, Arts Connection Foundation presentará una exhibición en homenaje a la periodista y promotora cultural venezolana Sofía Imber.
Nunca olvidaremos el excelente trabajo que hacía llevando en sus manos la responsabilidad del Museo de Arte Contemporáneo de Caracas.

Dal 5 al 9 di dicembre 2018, in occasione della dodicesima edizione della Mostra di Arte Latinoamericana "Pinta Miami" della Arts Connection Foundation anche l'omaggio alla giornalista e promotrice culturale venezuelana Sofia Imber.
Non dimenticheremo mai l'eccellente lavoro di Sofia per il Museo di Arte Contemporanea di Caracas.

dicembre 05, 2018

Anno 2006, il Venezuela lanciava un grido d'allarme



Uno dei pochi quotidiani dell'epoca, che furono disposti a lasciar spazio a chi denunciava lo sconvolgimento della democrazia in Venezuela, fu l' "AVANTI!". Certo non mi importava chi mi desse spazio e mi contattasse per scrivere degli articoli, quello che contava per me era la verità che molti venezuelani e italo-venezuelani avevamo capito dal 2000 in poi. Il Venezuela di Chávez si avviava verso la catastrofe che oggi è realtà.
Rileggendo questo pezzo, apparso sull'edizione cartacea del 3 maggio 2006, mi rendo conto che il baratro del paese lo avevamo annunciato.
Nel periodo in cui Chávez era diventato l'idolo dei poveri nel mondo e che, col senno di poi, abbiamo constatato essere il creatore della dittatura e della repressione castrochavista in Venezuela.
Morto ricchissimo, ha dato il via alla distruzione del paese che è poi rimasto, per suo volere, in mano a Maduro.
Prossimamente pubblicherò altri articoli che nel 2006 fecero rumore e che mi valsero non pochi insulti dai soliti che per amore di un credo politico sono pronti a negare la realtà. Qui non c'entra la politica. Si tratta della vita di popoli sottomessi a dittature assassine che fanno morti quante ne fa una guerra.
@cosmodelafuente

dicembre 04, 2018

OMS, Venezuela: assistenza medica ridotta dell' 85%


La crisis que vive Venezuela en los últimos años ha reducido considerablemente la capacidad de atención médica del país,  admitió este lunes el director general de la Organización Mundial de la Salud (OMS), Tedros Adhanom Ghebreyesus. “Estimamos que los servicios de salud se han reducido al 80-85 por ciento, con muchos médicos y enfermeras que han abandonado el país”, subrayó Tedros tras afirmar que Venezuela “afronta dificultades sociales, políticas y económicas”.
El máximo responsable de la OMS también recordó que el territorio venezolano ha sufrido un incremento de enfermedades como el sarampión, la difteria y la malaria, frente al cual el organismo internacional está intentando cooperar con el país mediante asistencia técnica y campañas de vacunación.
“Al mismo tiempo estamos trabajando con países vecinos como Colombia, Brasil, Perú o Ecuador, receptores de refugiados (venezolanos), para intentar que esas carencias en servicios sanitarios sean subsanadas”, añadió Tedros.
Naciones Unidas anunció la semana pasada que su Fondo Central de Respuesta a Emergencias destinará 9,2 millones de dólares a programas de asistencia nutricional a grupos de riesgo y de ayuda sanitaria de emergencia en Venezuela.
Tedros declinó dar detalles sobre esta asistencia y tampoco confirmó el grado de implicación de la OMS en estos programas, que suponen el primer envío de ayuda humanitaria de la ONU al régimen de Maduro, que durante largo tiempo se ha resistido a reconocer que su país vivía una crisis humanitaria.
[EFE]

La crisi umanitaria che vive il Venezuela da ormai molti ianni, ha ridotto ai minimi termini l’assistenza medica nel paese. Lo ha dichiarato il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Salute, Tedros Adhanom Ghenreyesus.  Si stima che i servizi per la salute si sono ridotti dell’80-85%, molti i medici e gli infermieri che sono emigrati. Il Venezuela deve affrontare difficoltà sociali, politiche ed economiche.
Il direttore della OMS ha sottolineato, tra l’altro, che in Venezuela si è verificato un incremento di malattie come il morbillo, la difterite e la malaria, per combattere le quali l’organismo tenta di collaborare con il paese attraverso assistenza tecnica e campagne vaccinazioni.
“Allo stesso tempo stiamo lavorando con paesi vicini come Colombia, Brasile, Perù, Ecuador che ricevono rifugiati venezuelani, cercando di porre rimedio alle carenze sanitarie” ha dichiarato Tedros.
Le Nazioni Unite hanno annunciato che il Fondo Centrale per le Emergenze ha destinato 9,2 milioni di dollari per i programmi di assistenza e nutrizione a gruppi a rischio e di aiuto umanitario nelle emergenze del Venezuela.
Tedros non ha fornito, però, informazioni più dettagliato riguardo l’assistenza e nemmeno ha parlato circa il coinvolgimento della OMS in tali programmi, di cui si prevede il primo invio di aiuti ONU al regime di Maduro che, come tutti sanno, ha sempre negato e non ha voluto riconoscere l’esistenza di una grave crisi umanitaria in Venezuela.
[EFE, FAMILIAFUTURA.COM]
    @cosmodelafuente


dicembre 03, 2018

I giovani italiani scappano all'estero


Quali sono le province italiane da cui, nel 2016, sono partiti più giovani per andare a vivere all’estero? Ce lo dice l’Istat, che ha mappato il territorio individuando le cancellazioni dall’anagrafe di cittadini italiani perché emigrati, secondo le diverse fasce di età.
L’informazione attraverso [ INFODATA Il Sole 24 ore] :”Nell’analisi ci siamo concentrati sulla popolazione più giovane, tra i 18 e i 39 anni, ossia in quella fase della vita in cui lo spostamento può essere più frequentemente dovuto per motivi di studio o di opportunità lavorative. L’indicatore scelto è il confronto tra il valore assoluto di coloro che sono emigrati e la rispettiva popolazione, per diecimila residenti.
Com’era nelle attese è Bolzano la città in cui questo fenomeno è maggiore, con quasi l’1% dei giovani cittadini che in un solo anno ha lasciato l’Italia. Se nei dati non viene rivelata la causa, si può tuttavia intuire come il bilinguismo possa giocare un fattore importante nella mobilità delle persone verso i vicini paesi germanofoni. Con il capoluogo altoatesino anche tutte le province di confine hanno valori piuttosto alti nella classifica, quali ad esempio Trieste, Imperia, Verbania e Sondrio.
Ferma l’eccezione di Teramo, seconda in Italia, da dove ben 77 giovani su diecimila hanno lasciato la provincia per stabilirsi fuori dai confini nazionali, la mappa permette di individuare dove sono maggiori queste concentrazioni: In Sicilia e Sardegna sud occidentali, nel tacco e nella punta dello Stivale. I valori minori si registrano invece nel Centro-Sud, in particolar modo in Campania e nel basso Lazio dove i tassi di emigrazione giovanile sono anche la metà rispetto a quelli del Triveneto.
Impossibile dire se questo indicatore sia correlato ad un fenomeno di disagio dovuto a mancanza di opportunità in patria o, invece, ad un sintomo di vivacità culturale che spinge i nostri connazionali a confrontarsi con sfide personali oltre confine. Tuttavia il dato finale rimane: più di 60mila giovani italiani, in un solo anno, sono emigrati all’estero.
 Paolo Caruso
 familiafutura

dicembre 01, 2018

Venezuela: Hallaca, la historia y la receta en video. (Artículo en Español e Italiano)






Todos los Venezolanos sabemos lo rico que es una hallaca, y si queremos describirla a quien nos pide información le decimos que es un plato venezolano riquísimo, que nos habla de nuestras tradiciones y de nuesta Navidad. Lamentablemente en los últimos años por los tantos problemas y dramas que atraviesa el país la fiestas son diferentes, pero a vamos a seguir manteniendo tradiciones, porque pronto volveremos a la normalidad de uns nación libre y serena.
La hallaca es un envuelto con una parte de masa de maíz saborizada con caldo de gallina y coloreada con onoto. Tiene un relleno con un guiso de carnes de res, cerdo, pollo, con aceitunas, uvas pasas, alcaparras, pimentón, etc. (vean la receta del video).
El origen de la Hallaca se remonta a tiempos de la colonia. Se cuenta que los indígenas preparaban un guiso de caza silvestre, el cual se cubría en su totalidad con masa de maíz y era envuelta en hojas de plátano y cocinada en agua, a este plato los aborígenes le llamaban “Hayaco Iritari”. En Venezuela es uno de los platos nacionales, no olvidemos que también el pabellón criollo es nuestra bandera. La hallaca es sí tradicional de Venezuela, pero es también popular en Colombia, en Curazao, Aruba, islas Canarias, Ecuador, España, y ahora también en Italia gracias a los muchos venezolanos que viven en el país de Dante Alighieri.
La palabra “hallaca” proviene del guaraní y deriva de la palabra “ayúa” ó “ayuar” que significa mezclar o revolver, de estas palabras se presume que “ayuaca” sea una cosa mezclada, que por deformación lingüística paso a llamarse “ayaca”. Otra versión presume que la palabra procede de alguna lengua aborígena del occidente del país, cuyo significado es “envoltorio” ó “bojote”.
Según el filólogo naturalizado venezolano (nacido en Polonia) Ángel Rosenblat [1902-1984] que encontró documentos datados 1538 y 1608, se usaba la palabra “ayaca” para describir paquetes o envoltorios. De allí el uso de “hallaca” como paquete.
Buen provecho y bendiciones para Venezuela.

@cosmodelafuente [familiafutura.com]
Tutti i venezuelani sappiamo cos’è una “hallaca”; se vogliamo descriverla, a chi ci chiede informazioni, diciamo che è un piatto "gustosissimo" della cucina natalizia venezuelana. Parla delle nostre tradizioni e dei bei momenti che abbiamo vissuto in famiglia durante il Natale..e non solo. 
Purtroppo negli ultimi anni, per colpa dei problemi e della crisi umanitaria che il Venezuela sta vivendo, le feste hanno un sapore un po’ diverso, ma dobbiamo continuare a diffondere le nostre tradizioni, non dobbiamo perderle perché siamo convinti che presto il Venezuela tornerà alla normalità di un paese libero e sereno.
La hallaca è avvolta nelle foglie di plantain (o di banana), è composta da un impasto di farina di mais insaporito da brodo di gallina e colorata con annatto (onoto) Il ripieno è uno stufato di vari tipi di carne, con l’aggiunta di olive, uvetta sultanina, capperi, peperone, ecc. (la ricetta nel video). [cosmodelafuente per familiafutura.com]
L’origine di questa delizia gastronomica risale ai tempi dei colonizzatori. Si dice che gli indigeni preparavano una sorta di stufato di spezzatino di carni bottino di caccia, coperte completamente da una massa di farina di mais e avvolta da foglie di plantain, per poi essere bollite in acqua. Il piatto lo chiamavano “Hayaco Iritari”.
In Venezuela è un piatto nazionale, ma non dimentichiamo altre prelibatezze come il "pabellón criollo" nostra bandiera nel piatto composta da riso bianco, fagiolata nera, fette di plantain e carne di manzo sfilacciata. Una bontá unica! 
La hallaca si conosce anche in Colombia, Curazao, Isole Canarie, Spagna, Ecuador, ora anche in Italia grazie ai molti venezuelani che vivono nel Bel Paese.

La parola hallaca proviene dal "guarinì" e deriva da Ayúa o Ayuda il cui significato è "rimestare" e si ritiene che da queste parole si arrivi al termine “ayuaca” e in seguito, per una deformazione linguistica, si sia trasformata in “ayaca”. Altri linguisti, tra cui il filólogo venezuelano ángel Rosenbalt [1902-1984] basandosi su documenti del 1538 e del 1608, questo termine deriverebbe da una lingua aborigena della zona occidentale del Venezuela, il cui significato sia “imballo” o “pacchetto”.
Provare per credere.
Una cosa è certa, la hallaca è una vera e propria opera maestra.
@cosmodelafuente

novembre 28, 2018

La via Crucis degli italiani in Venezuela


In Venezuela, anche gli italiani, sono senza farmaci, alla ricerca del cibo e circondati da bande delittuose senza coscienza, che possono ammazzare anche per un paio di scarpe.
Quando provi a chiamare in Venezuela le  interruzioni sulle linee telefoniche sono frquenti, certo puoi provarci con Whatsapp ma è tutto più difficile.
Tutto è cominciato con Chávez quando, nel momento migliore del Petrolio non ha programmato il futuro del Venezuela, con l’arrivo di Maduro, poi, la situazione è andata via via deteriorandosi fino a portare il paese più ricco dell’America latina alla miseria più assoluta.
Cibarsi dalla spazzatura, morire per denutrizione o per una semplice appendicite è diventata la normalità, anche per molti italiani che vivono in questo paese.
Il grido d’allarme non può non essere non ascoltato. L'iperinflazione galoppante raggiungerà, secondo il FMI, il 1.000.000%. 

Persino accedere ai servizi consolari italiani è diventato un caos e chi ha bisogno di una pratica, anche se urgente, va incontro a tempi d’attesa indecenti.
Nell’immagine allegata all’articolo, si vede la fila d’italiani, in attesa, per rinnovare il loro passaporto a Maracaibo. Questo succede un po' in tutte le città.
Come se non bastassero la avversità, le code, la fame e quant’altro, gli italiani che hanno lavorato per anni in Venezuela non percepiscono la pensione, lo denuncia anche il capogruppo in commissione Esteri di Fratelli d’Italia, Andrea Delmastro in una nota che ha intitolato “il regime venezuelano di Maduro non paga le pensioni che gli italiani hanno maturato lavorando in Venezuela”.

La dittatura venezuelana, giorno per giorno, diventa sempre di più un problema planetario, secondo gli Stati Uniti, anche terroristicamente parlando. 
Il regime sottopone alla miseria la popolazione ma si sa che conta con  una parte di supposti "oppositori" i quali fingendosi tali collaborano in realtà con l'attuale governo di Maduro.
L’uscita dal dramma venezuelano appare imminente, ma il punto definitivo di rottura si fa desiderare. Nel frattempo i "camminanti" migliaia e migliaia di persone fuggono dalla miseria che è diventata il primo motivo di morte nel paese.
Il Venezuela è stata la casa accogliente per molti e la comunità italiana è stata una delle più importanti del paese, al link  l’articolo “Italianiin Venezuela” con storia, dati e nomi degli italiani che hanno contribuito alla crescita del paese che era considerato “la Svizzera dell’America Latina” e che oggi, secondo ultimi dati FAO è il paese con il maggior numero di persone affette da denutrizione.
Le associazioni italo-venezuelane in Italia, come la nostra, denunciano il grave disagio a cui vanno incontro i connazionali che in Venezuela, caduto nel baratro, non riescono nemmeno a rinnovare un passaporto e sono vittime di furbastri che per accelerare gli appuntamenti, chiedono fino a 500/600 euro. In un paese dove con uno stipendio minimo mensile compri soltanto due polli...se riesci a trovarli. Ci aspettiamo che l'Italia intervenga al più presto.

@cosmodelafuete –Carlos Gullì
[familiafutura.com] 
Associazione italo-venezuelana FamiliaFutura

novembre 27, 2018

Una travesía Venezolana: la búsqueda de un nuevo hogar




Una travesía Venezolana: la búsqueda de un nuevo hogar
Un grupo de estudiantes de la Universidad de Virginia ha pasado el semestre planeando y creando la exhibición. 
Los ojos de Gabriela Corredor se llenaban de lágrimas mientras guiaba a los visitantes por la exhibición en el jardín de “Peabody Hall” de la Universidad de Virginia. En el centro de la carpa se encontraban dos colchones sucios, mientras toallas rasgadas, ropa rota, zapatos sin cordones, una jarra de agua vacía y lo más desgarrador, unos animales de peluche decoraban el resto de la exhibición. Los estudiantes a cargo de la exhibición son miembros de la organización estudiantil "Towards a Better Latin America" (Por Una Mejor Latinoamérica, o TBLA por sus siglas en inglés) y estuvieron planeando este proyecto desde el comienzo del semestre. La campaña titulada "Una Travesía Venezolana: La Búsqueda por un Nuevo Hogar," muestra la actual crisis humanitaria y migratoria de Venezuela, una crisis que estos estudiantes titulan como la "Siria Occidental." 

La exposición muestra la situación actual de millones de venezolanos que debido a la pobreza, falta de medicinas, servicios básicos e incluso comida han buscado refugio en el país vecino de Brasil. Para Corredor, estudiante venezolana y presidente de la organización, la crisis le resulta familiar, ya que parte de su familia aún se encuentra en Venezuela."Queríamos recrear la situación, porque cuando ves algo en papel, puede conmoverte, pero cuando realmente lo vives físicamente..." dijo Corredor, mientras su voz se apagaba. El objetivo principal de la campaña es educar a las personas sobre lo que se está viviendo en Venezuela. 
Con dicho fin, las paredes de la carpa están cubiertas con fotos, cuadros, mapas y textos que cuentan la historia de esta crisis desde su inicio hasta la situación actual. En el exterior de la carpa, una de las paredes está pintada con la bandera de Venezuela y en lugar de las habituales estrellas estan las letras “SOS.” La exhibición toma la forma de una carpa; Corredor dice que en realidad una carpa como esa se consideraría un lujo para muchos migrantes venezolanos, que a menudo duermen en las calles o en espacios estrechos, sin techo ."En muchos casos, estas personas son enfermeros, médicos e ingenieros," dijo la vicepresidenta del grupo, Maria Elena. "Estas personas tuvieron que dejar todo en Venezuela, porque no encontraban comida o medicina para sus familias. Y aunque vivan en estas condiciones, dicen que es mejor que estar de regreso en Venezuela.

"¿Puedes imaginar? Si esto es mejor, ¿cuál será su realidad en casa?” pregunta Granera.
Aunque los padres de Corredor se mudaron a Chile hace unos diez años, sus abuelas y demás parientes siguen en Venezuela.

"Me dicen que el salario mínimo de un mes es equivalente a dos tazas grandes de café en Starbucks," dijo Corredor. "Eso es una locura."Cuando Corredor habló sobre el trabajo en equipo que se requirió para armar la exposición, sus ojos se llenaron de lágrimas una vez más."Son tantas personas de distintos países que nos unimos," dijo Corredor, "y se les ve trabajando con tanta pasión, como si estuvieran trabajando por su propio país. Ese es el regalo más hermoso que te puede brindar un amigo.""Es esa la unión de Latinoamérica que quiero que se vea representada en la universidad."
 Para conocer más sobre cómo puedes ayudar, visite la página de Towards a Better Latin America.

[Foto: Fourth-year students Maria Elena, left, and Gabriela Corredor spearheaded the student organization’s fall project].
Escrito Por: Whitey Reid, UVA TODAY 
Fotografías Por: Dan Addison, Comunicaciones de la Universidad de Virginia [Traducido Por: Paola Pinzon, Universidad de Virginia]

Un viaggio venezuelano, alla ricerca di una nuova casa 

Un gruppo di studenti dell'Università della Virginia ha trascorso un semestre per pianificare e organizzare una mostra. Gli occhi di Gabriela Corredor si riempiono di lacrime mentre guida i visitatori della mostra nel giardino di “Peabody Hall” dell’Università. Nel centro della tenda sono stati disposti materassi sporchi, asciugamani strappati, abiti vecchi, scarpe senza lacci, una brocca senza acqua e animali di peluche sparsi.

Gli studenti, organizzatori di questa mostra sono membri dell’organizzazione studentesca “Towards a Better Latin America” (Per una migliore America latina) e fin dal principio del semestre hanno lavorato su questo progetto  intitolato “Il viaggio venezuelano alla ricerca di nuova casa”, che vuol rappresentare la crisi umanitaria e la diaspora venezuelana, una crisi che gli studenti definiscono la ‘Siria Occidentale’.
L’esposizione simboleggia l’attuale situazione di milioni di venezuelani che, a causa della povertà, la mancanza di medicine e di cibo, cercano rifugio in Brasile. Per Corredor, studentessa venezuelana e presidente dell’organizzazione, la crisi le risulta familiare, parte della sua famiglia, infatti, si trova ancora in Venezuela. “Volevamo ricreare la situazione, perché quando vedi raccontato sulla carta ti commuove ma è diverso da quando lo vedi nella fisicamente” dice, mentre la sua voce s’incrina.

L’obiettivo principale della campagna è quello di informare riguardo quello che sta vivendo il Venezuela. A questo scopo le pareti del  gazebo sono ricoperte da fotografie, quadri, cartine e testi che raccontano questa crisi umanitaria dal suo inizio fino ai giorni nostri.  Sulla parete esterna del gazebo è dipinta la bandiera del Venezuela con la scritta "SOS" al posto delle stelle.
Corredor dice che in verità questo gazebo sarebbe un lusso per molti emigranti venezuelani, che spesso dormono per la strada e in spazi ridotti, senza tetto. “In molti casi, queste persone sono professionisti, infermiere, medici e ingegneri” interviene Maria Elena, vicepresidente del gruppo. “Queste persone hanno dovuto lasciare tutto in Venezuela,  non trovavano più cibo e medicine per per la famiglia. Malgrado vivano ora in queste condizioni, fuori dal proprio paese, dichiarano di star bene rispetto a come si sta in Venezuela”.
“Se tale situazione è migliore, riesci ad immaginare qual è la realtà in casa?” domanda Maria Elena.
I genitori di Corredor sono andati a vivere in Cile circa dieci anni fa, le sue nonne e i suoi parenti, però, vivono ancora in Venezuela.
“Mi dicono che il salario minimo di un mese equivale a due tazze grandi di caffe di Starbucks” continua Corredor, “E’ una pazzia”. Quando Gabriela Corredor racconta del lavoro che hanno fatto per la mostra i suoi occhi si sono riempiti di lacrime un’altra volta.  “Sono tante le persone di diversi paesi che ci hanno aiutato nella mostra” dice, “hanno lavorato molto come se si trattasse del proprio paese. E’ stato il più bel regalo che ti può offrire un amico, la ‘vera unione latinoamericana’, quella che ho voluto rappresentare in questa università”

[Foto: Maria Elena, sinistra, and Gabriela Corredor organizzatrice della mostra]
Testo di: Whitey Reid, UVA TODAY 
Foto: Dan Addison, Ufficio Comunicazione dell'Università della Virginia  [Tradotto da Carlos Gullì - familiafutura.com]


What's inside the tent on Peabody Hall's lawn? Stop by and find out

Gabriela Corredor’s eyes welled with tears as she took visitors on a tour of a makeshift tent in the middle of the lawn in front of the University of Virginia’s Peabody Hall.
There, in the center of the structure, were two dirty mattresses. Sitting on top were torn towels, ripped clothing, shoes with no laces, an empty water jug and – most heartbreakingly – a pair of children’s stuffed animals. They’re all part of an exhibit that the fourth-year student and fellow members of the student organization Towards a Better Latin America have been planning since the beginning of the semester.
Entitled “A Venezuelan Journey: The Search for a New Home,” the exhibit, which runs through Wednesday, showcases the current humanitarian and migration crisis in Venezuela – calling it “the Western Syria” – in which a large number of Venezuelans, suddenly impoverished due to rampant inflation and facing a nationwide shortage of medical supplies, have fled to neighboring Brazil.
As a Venezuela native who still has family in the country, Corredor, the organization’s president, knows the crisis all too well.

We wanted to recreate the situation because when you see something on paper, it can move you, but when you actually see it physically …” said Corredor, her voice trailing off. The display’s No. 1 objective is to educate people about the problem. To that end, the inner walls resemble a museum’s, with photos, charts, maps and text telling the story of how the crisis came to be. On the outside of the tent is a large mural of a Venezuelan flag. In place of the customary stars is a hand-scrawled message: “SOS.”While the exhibit is displayed inside a tent, Corredor said a tent would actually be considered a luxury for many Venezuelan migrants, who often have several family members residing in cramped, uncovered spaces in the streets.
“In many cases, these are nurses, doctors, engineers who are living like this,” the group’s vice president, Maria Elena, said. “They had to leave everything in Venezuela because they couldn’t find food or medicine for their families. So even though they are living like this, they say it’s better than Venezuela.
“Can you imagine? If this is better, what’s their reality back home?”
The exhibit resulted from the collaborative effort of Towards a Better Latin America members studying architecture, engineering, media studies, economics and politics, among other majors.
We never could have done this on our own,” said Corredor, referring to herself and Maria Elena. “Everybody came together and we divided and conquered.”While Corredor is personally connected to the crisis, she said it was only after a number of the organization’s Brazilian members told them how dire the situation truly is that she and Granera decided to move forward with the endeavor.
“They say that it is really horrible, that the people there aren’t welcoming Venezuelans and there wasn’t any funding to help these people – so we saw that as a great opportunity to help,” said Maria Elena, who is from Nicaraqua.Working with the Office of the United Nations High Commissioner for Refugees – which is helping thousands of Venezuelans currently living in the streets of Brazil – Towards a Better Latin America has established a $10,000 fundraising goal. The funds will go toward the purchase of shelter homes designed by the Ikea Foundation for Better Shelter, a Sweden-based humanitarian innovation project and social enterprise.
“We know this isn’t a long-term solution,” Corredor said, “but when we asked them what was the No. 1 thing that was needed, they said it was shelter to get people off the streets.”
Corredor’s own immediate family moved from Venezuela to Chile about 10 years ago, but she still has a grandmother and other relatives there.
“They say minimum wage for a month is equal to two Starbucks grande lattes,” Corredor said. “That is absolutely insane.”When Corredor discussed the teamwork that was needed for the tent to be erected, her eyes again became watery.
“It’s a lot of people from different countries all coming together,” she said, “and you see them working with such passion – as if it were their own country. That is the most beautiful gift that you can ask from a friend.
“I think that is the union of Latin America that I so much want to see at this University.”



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[University News Associate Office of University Communications]