2018/11/06

Il Friuli Venezia Giulia avvia un programma di aiuti economici per gli emigrati italiani in Venezuela




Roma, 6 nov. (askanews) – La regione Friuli Venezia Giulia (FVG) h a avviato un programma di aiuti economici e sociali per i molti emigrati italiani presenti in Venezuela colpito dalla crisi. Ne scrive Luigi Papais Componente del Consiglio direttivo Ente Friuli nel Mondo e del Consiglio generale degli Italiani all’Estero sulla rivista dell’associazione ‘Friuli nel mondo’.
Da quasi vent’anni a questa parte siamo a conoscenza della grave crisi economica e istituzionale che ha colpito il Venezuela e con essa i nostri connazionali e corregionali del Friuli Venezia Giulia, che tuttora vivono in quel Paese, un tempo ricchissimo e ora ridottosi in grande miseria.
[Per ragioni umanitarie, peró, sarebbe il caso di pensare ad aiuti rivolti a tutti, dal momento che quello che si verifica in Venezuela non è soltanto una crisi, ma una vera e propria catastrofe umanitaria] cdf
Tante sono le cause di questa crisi economica: un’ideologia totalitaria impossessatasi delle istituzioni; espropri che hanno provocato perdite economiche e decrescita; corruzione e mercato nero; crollo di interi settori dell’economia quando la crisi petrolifera non ha più permesso di ripianare le costanti perdite delle aziende statalizzate. Diversi connazionali sono riusciti a rientrare in Italia – tanti anche in Fvg – svendendo i loro patrimoni personali e aziendali, oppure perdendoli del tutto. Patrimoni con i quali, negli anni ’50 del secolo scorso, hanno sostenuto massicciamente la ricostruzione del nostro Paese (e del nostro territorio regionale) dopo i disastri bellici, attraverso le copiose rimesse degli emigranti. Altri italiani stanno cercando, nonostante insormontabili difficoltà e lungaggini burocratiche, di rientrare quantomeno in Europa, per sfuggire a una crisi senza apparenti soluzioni, che sta provocando fame e miseria, oltre che impossibilità di cure sanitarie.
La presenza italiana in Venezuela, dunque, si sta assottigliando giorno dopo giorno e per quanto riguarda la nostra regione non supera attualmente le mille unità di cittadini iscritti all’Aire, con passaporto italiano. Potrebbero essere, all’incirca, una decina di migliaia, se consideriamo anche gli attuali discendenti fino alla terza generazione, che hanno perso la cittadinanza italiana e non l’hanno riacquisita e faticano a riottenerla, a causa dei meccanismi farraginosi che la regolano, stante le difficoltà in cui versano le nostre strutture diplomatiche, in condizioni operative di crisi, intrinseche con l’ambiente dissestato in cui operano.
Dopo molti appelli rivolti, in più riprese, dai nostri rimpatriati e in particolare dal presidente onorario del Fogolâr Furlan di Caracas, Enzo Gandin, lo scorso anno in occasione della Giornata regionale dell’Emigrazione, istituita dal nostro Consiglio regionale, tenutasi a Villa Manin il 28 luglio 2017, l’intera questione è stata minuziosamente approfondita attraverso una indagine.
La nostra proposta fatta concretamente propria dalla Regione dettagliata illustrazione da parte del professor Enrique Petracco, rimpatriato dal Venezuela e attualmente docente alle scuole superiori di Trieste. Ciò ha permesso ai presenti e, attraverso i mezzi di comunicazione, all’intera comunità regionale, di conoscere a fondo la gravità della situazione in cui versano corregionali e connazionali, privi del tutto (o quasi) di mezzi di sussistenza e soprattutto di medicinali, compresi quelli salvavita. Situazione che la nostra stampa e le nostre televisioni continuano a ignorare e, nel migliore dei casi, a minimizzare anche quando nella morsa dei rapimenti, delle rapine e pure della perdita di vite umane per sparatorie finiscono connazionali e corregionali, con cittadinanza e passaporto del nostro Paese. La stessa linea del nostro Governo nazionale, di tutti i governi succedutisi nel tempo, è Finanziato dalla Regione Fvg per i corregionali in Venezuela Friuli nel Mondo capofila di un progetto umanitario nel Paese devastato nell’economia e nelle istituzioni improntata alla prudenza tesa a garantire interessi economici e geopolitici che la nostra gente locale fatica a comprendere. Per quanto riguarda Giunta regionale e Consiglio regionale del Fvg, i ripetuti appelli sollevati in particolare dall’Ente Friuli nel Mondo e dalle altre Associazioni regionali (Giuliani nel Mondo ed Efasce), sono stati subito accolti attraverso una posta puntuale di bilancio, inserita nella Legge finanziaria regionale per il 2018, con una dotazione di 100.000 euro, erogati a Friuli nel Mondo quale capofila di un progetto da realizzarsi unitamente a tutte le Associazioni regionali, per aiuti umanitari ai corregionali residenti in Venezuela (L.R. 37/2017, art. 7, comma 63).
Se la generosa erogazione regionale è avvenuta prontamente e all’unanimità del Consiglio regionale, l’operatività si è dimostrata più complicata del previsto, stante il quotidiano aggravamento delle condizioni di ordine pubblico presenti in quel contesto, oltre a questioni di inoltro di generi e di controllo doganale che, sovente, comportano pure l’arbitraria confisca delle medicine o degli altri materiali in spedizione. Va altresì tenuto conto che localmente non ci sono medicinali e che il trasferimento di somme di denaro è soggetta alla legge locale e alla conversione in valuta del posto, depauperata dalla svalutazione quotidiana dell’8%.

Una missione d’altra parte da concordare con il nostro Ministero degli Esteri, con l’Ambasciata italiana e il Consolato generale di Caracas. Adempimenti, perciò, assai complicati considerata pure la distanza che ne complica l’operatività. Il Consiglio direttivo di Friuli nel Mondo ha incaricato lo scrivente, in considerazione della sua contemporanea appartenenza al Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (Cgie), di concretizzare il complicato progetto, finanziato dalla Regione e condiviso pure dalle altre Associazioni regionali. Ciò ha richiesto una serie di interlocuzioni che hanno permesso, dopo ripetuti rinvii collegati a vari aggravamenti della crisi interna del Venezuela, di dare avvio al progetto umanitario, previa individuazione Le obiettive difficoltà di realizzazione del progetto dei canali di mirata attuazione, nel rispetto delle legislazioni nazionale e regionale e delle norme di contabilità pubblica (ogni centesimo dovrà essere rendicontato!). Dapprima si è trattato di incontrare, in più riprese, i corregionali rimpatriati nel tempo dal Venezuela, per ricostruire con loro il quadro della nostra attuale presenza in quel contesto geografico, avuto riguardo alle notizie in loro possesso sulle condizioni di vita delle persone da essi conosciute, tenendo conto delle distanze tra di loro, e le difficoltà di moderna comunicazione. Tanto per precisare, i Fogolârs presenti in quel Paese Sudamericano, stando agli atti di Ente Friuli nel Mondo in quanto legalmente riconosciuti e registrati secondo il diritto locale, sarebbero sei: Barquisimeto, Caracas, Valencia, San Cristobal, Orinoco e Maracaibo. I Giuliani nel Mondo hanno un sodalizio operante a Barquisimeto, mentre l’Efasce opera a Maracaibo. Nella realtà, tutti i sodalizi sono a ranghi ridotti, con parte dei membri pionieri deceduti, altri rimpatriati, perlopiù con soci anziani e non in grado di comunicare tra di loro e con noi. L’obiettivo di operatività futura, sia per il progetto umanitario sia per la continuità della nostra rappresentanza regionale, sarà quello di un nuovo percorso collaborativo unitario, che veda raggruppati assieme tutti i nostri corregionali in Venezuela, per sostenersi quantomeno moralmente in modo vicendevole, senza distinzioni anacronistiche per quel contesto.

Si è quindi reso finalmente possibile un incontro collegiale, nella seconda quindicina di settembre, a Caracas, con la presenza di circa una ventina di rappresentanti dei sodalizi di corregionali, convenuti anche da luoghi molto lontani. Si è dato vita all’auspicato coordinamento unitario, con la presenza di diversi giovani, fortemente animati a sostenere il progetto, che prevede la spedizione dall’Italia di medicinali e la consegna degli stessi in varie località venezuelane, d’intesa con l’Ambasciata e il Consolato generale, dichiaratisi disponibili a facilitare il progetto così come concordato, per quanto di loro competenza e possibilità. A giorni il gruppo di lavoro si riunirà per raccogliere e monitorare le indicazioni sulle necessità urgenti, riguardanti medicinali, protesi e assicurazioni mediche per patologie gravi, per poi procedere nel concreto. I lettori che fossero a conoscenza di casi in cui necessitano interventi in tal senso, sono invitati a scrivere all’indirizzo di posta elettronica fvg.venezuela@gmail.com oppure rivolgendosi a Friuli nel Mondo o alle loro Associazioni.
Sull’evento di Caracas daremo maggiori dettagli nei prossimi numeri del giornale e così pure sull’evoluzione del progetto. Su come invece evolverà nel futuro la situazione di quel Paese, permangono grossissime incognite per la continuità della presenza organizzata della rappresentanza dei connazionali italiani e dei corregionali del Fvg; della difesa dei diritti degli emigranti e della possibilità di trasmettere i nostri valori e la nostra cultura, che pure hanno contribuito a rendere un tempo grande la nazione venezuelana e, di riflesso, anche quella italiana. La via d’uscita, lungi da interventi militari mancando attualmente leader alternativi, è quella di stabilire un nuovo patto sociale, su cui porre le basi per un nuovo modello di sviluppo. Bisogna andare oltre la sola estrazione di risorse dal sottosuolo, promuovendo invece la crescita civile ed economica dei cittadini e la loro effettiva libertà di organizzazione politica, per dare luogo a un quadro istituzionale democratico e soprattutto onesto e trasparente. Cose, purtroppo, ancora lontane dal realizzarsi.

[dalla rivista Friuli nel Mondo]

Nessun commento: