3/25/14

Certi giornalisti (o pseudo tali) non hanno etica professionale

Il desiderio di mettersi in mostra genera comportamenti che possono essere sbagliati, lontani anni luce dall’etica professionale. Ci sono dei casi, però, in cui non è possibile accettarlo. Il dramma che sta vivendo il Venezuela non può essere motivo né di propaganda politica e nemmeno mezzo per mettersi in  luce.. Alcuni giornalisti o intenditori disinformati, soprattutto quelli che amano parlare di tutto e dire sempre il contrario di tutto, vorrebbero far passare la protesta venezuelana come un’azione di pochi  fascisti. Non hanno ancora capito, o fingono di non capire, che per le strade c’è il popolo.
Da questi loro scritti basati sul niente, si evince la loro mancata analisi. Si tratta di pagine sporcate con parole, frasi, considerazioni, provenienti soltanto dal loro fare le “primedonne”. Se si fossero informati, se avessero dato un’occhiata alle fotografie scattate dalla gente durante le manifestazioni, capirebbero molto. Non hanno nemmeno considerato che il dittatore Maduro non è nemmeno il caudillo e che moltissimi ex-chavisti sono i primi a chiedere l’allontanamento dell’attuale presidente illegittimo. Io ci andrei molto cauto pensando che stiamo parlando di vite umane e che lucrare sulla pelle di un popolo non porta certamente onore alla propria professionalità. L’informazione che dovrebbe essere reale, approfondita e non di parte.
Venezuela è vittima di una delle peggiori dittature della sua storia ad opera di un regime militare che non guarda in faccia a nessuno. È semplice capire: 1) manca tutto, dagli alimenti ai prodotti igienici; manca la libertà d’espressione e di parola, tant’è vero che sono state chiusi dal governo, dalla sera alla mattina, emittenti e giornali non in linea; la delinquenza devastante ha reso il Paese invivibile e, cosa grave resta impunita, mentre le carceri sono piene di prigionieri politici; le folle di manifestanti (donne, studenti, anziani) vengono minacciati, incarcerati, torturati e troppo spesso miete vittime innocenti.
Questi giornalisti o sapientoni da strapazzo di sono chiesti il perché ai giornalisti non viene concesso il visto d’ingresso in Venezuela? Paura che si sappia all’estero cosa accade veramente? Paura che finisca alle ortiche il lavoro di propaganda di regime che da molti anni, sperperando circa 2 BILIONI di dollari ha tessuto una messa in scena di Paese felice? 
In questo modo si diventa complici di un governo che bisogna chiamarlo con il suo nome:
DITTATURA! Se sapessero questi comunicatorucoli quanti dipendenti del Governo Maduro ci scrivono dicendo: " noi non possiamo parlare, ma continuate ad informare, è vero, è dittatura. Siamo disperati" e se lo dicono loro!

Io mi vergognerei al posto di tali leggeri giornalisti che, veramente, non hanno capito un bel niente.
Cosmo de La Fuente 
Twitter: @cosmodelafuente