3/12/13

Chavez tiranno: il caso Maria Lourdes Afiuni


                                             in questa foto mostra i segni del
                                                    maltrattamento subito

Cosa ne pensano le donne che in Italia lottano, giustamente, affinché non ci siano maltrattamenti di questo tipo? Cosa ne pensano tutti quelli che gridano allo scandalo quando qualcuno fa politica vessatoria e ad personam? Qui i diritti umani sono stati completamente cancellati. Questo è il sistema del governo Chavez. Il socialista!
 
Maria Lourdes Afiuni
 
Venticinque anni di esperienza nella pubblica amministrazione, era ancora studentessa universitaria presso, la facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica di Caracas, quando cominciò a collaborare con il Pubblico Ministero. Laureata nel 1987 fece, però, le sue più grandi esperienze, presso la PTJ, il corpo che si occupa di investigazioni scientifiche, penali e criminalistiche del paese. Per circa 12 anni è stata il Giudice responsabile della 31° Corte de Control de Caracas. Nel 2009 fu arrestata per un reato di corruzione che, secondo il governo Chavez, aveva commesso nel giudicare l’imprenditore Eligio Cedeño. Ancora oggi è detenuta in una cella di 1 metro quadrato.
Cedeño era già in galera da tre anni, quando cominciò ad occuparsene Maria Lourdes, senza che si fosse celebrato mai nessun processo e la legge del Venezuela parla chiaro: dopo due anni di detenzione senza processo, la persona deve essere liberata. Oggi, per sua fortuna, l’accusato si trova negli Stati Uniti. Afiuni, invece, sta pagando in galera un reato inesistente perché,  Chávez in persona chiese che venisse condannata a 30 anni di prigionia per una supposta corruzione e abuso di autorità. Da che pulpito! Ancora non sono riusciti a provare la sua colpevolezza, ma lei è ancora dentro, malgrado la sensibilizzazione effettuata dalle Nazioni Unite, del Parlamento Europeo e di decine di associazioni di avvocati dell’America Latina.
A lei è stato chiesto:

Prima di ottenere la libertà di Cedeño, ha mai pensato che lei sarebbe stata vittima di una rappresaglia da parte di Chavez?
Tutti quelli che lavoravamo su questo caso sapevamo che si trattava di un caso difficile. Proprio per quello sia io che i miei collaboratori abbiamo cercato di non lasciare nulla al caso e di lavorare nel modo più preciso possible. Pensavo che applicando la legge, come ci hanno insegnato, sarei stata nel giusto.
Perchè ha accettato di occuparsi del caso Cedeño?
La risposta è semplice: quando si è un giudice e lo si fa perchè si ama il proprio lavoro, si accettano gli incarichi e, come ho già detto, prendendo decisioni in accordo con le leggi della nostra Costituzione. Il Caso di Cedeño aveva una risoluzione dell’ONU con cui mi si chiedeva una misura cautelare.
Io ho applicato la legge, perchè l’accusato era in stato di detenzione in maniera del tutto arbitraria. Vorrei che si capisse che l’aver rispettato la legge è stato il motivo per cui sono diventata io l’accusata politica. Durante la mia dentenzione, mi dicono tutti gli avvocati che vengono a farmi visita, la giustizia ha cambiato regole. Nessun giudice vuole più prendere decisioni, anche le più piccole decisioni. La giustizia è diventata un disastro, ma dopo il mio caso hanno tutti paura.
Ho scoperto anche  di averte una ciste nell’ascella, probabile tumore, non mi hanno nemmeno portata a farmi visitare da un medico. Non mi aspetto più nulla oramai. Le botte che ho ricevuto sono l’espressione di un sistema incredibilmente arretrato e crudele. Mi riservo di raccontare agli atti le violenze fisiche di cui sono continuamente vittima qui dentro. Pensate che mi hanno messo gomito a gomito con molte detenute che io, in processi passati, ho dovuto condannare. Mi vedono, chiaramente, con il fumo agli occhi, immaginate cosa accade.
Ci racconti il fatto
Il mio compito era quello di decretare misure cautelari riguardo la libertà o la libertà provvisoria di persone. Nel caso di Cedeño, la Costituzione venezuelana e il nostro codice ci dice che se una persona trascorre oltre due anni in stato di detenzione senza processo, per motivi non attribuibili all’accusato, si è tenuti a liberarlo immediatamente. Come se non bastasse c’era una legge emanata dall’ONU con cui si esorta il giudice e il cancelliere del Paese in cui l’accusato deve essere giudicato di porlo in libertà dopo due anni; lui era in galera da tre. Non si intravedeva neppure quando ci sarebbe stato un processo. Come mai?
I giudici che avevano lavorato su Cedeño prima di me, hanno commesso delle irregolarità e io non volevo sporcarmi. Il governo venezuelano hanno cambiato le carte in tavola e hanno detto che io ho contribuito alla fuga dell’accusato abusando della mia autorità, dicendo poi che era corruzione perchè ho avuto in cambio una promesso o qualche somma di denaro. L’accusa ha ammesso infine che io non ho mai ricevuto denaro e decondo essa questo è il motivo della mia detenzione. Se c’è una corruzione senza soldi significa abuso di autorità, perchè il tipo è uscrito libero dalla porta principale del Palazzo di Giustizia.
Quando Chavez ha chiesto la pena massima per lei, cos’ha pensato?
Durante le sue catene lo disse mi resi conto che quel Cedeño in realtà era solo un prigioniero politico. Non c’erano altri motivi per essere in carcere. Nessuno ha mai parlato con chiarezza di quali fossero i suoi reati. L’unica spiegazione per arrivare ad occuparsene Chávez nelle sue cadenas era perchè il tipo dava fastidio.
Il fatto che Cedeño è andato via dal Paese secondo lei ha peggiorato la sua situazione?
Non saprei, non so se mi ha danneggiato o meno. Se lui fosse rimasto saremmo entrambi in galera, con qualsiasi altro pretesto lo avrebbero messo al fresco. La mia detenzione è simbolica, in modo che tutti vedano cosa succede a un giudice che non favorisce il potere.
Quelli che studiano Giurisprudenza sanno che la giustizia è importante, il cuore di una nazione indipendente e non sottoposta alla dittatura. Una nazione senza giustizia non è una nazione, tanto meno indipendente. Tutte le istituzioni girano intorno ad essa, e senza giustizia tutto crolla. Venezuela non è uno Stato di diritto, ancora meno possiamo parlare di diritto sociale o di giustizia. E’ gravissimo!
I reati che si contestavano a Cedeño erano quelli di uso improprio delle procedure bancarie e di possesso di dollari americani. Non giustificavano affatto un accanimento del genere, una persecuzione che sapeva, manco a dirlo, di sopruso. Cosa accadrebbe qui se un magistrato finisse in galera per anni, senza speranza di uscirne, per aver deciso di liberare, nel pieno rispetto delle leggi del Paese in cui esercita, un accusato? Si grderebbe allo scandalo e alla dittatura. Meditiamo insieme.
Cosmo de La Fuente