30/04/12

Sesso: con una risonanza puoi scoprire che tipo sei


Basta una risonanza magnetica per capire se una persona, nei mesi a venire, ingrasserà o avrà un’intensa vita sessuale. Lo stabilisce uno studio medico condatta da Katryn Demos del Darmouth College pubblicata su The Journal of Neuroscience.
Ad essere osservati dagli psicologi sono stati i cervelli di alcune studentesse del college mentre erano impegnate a osservare foto di vario tipo. I ricercatori hanno osservato le reazioni. Implicati tutti i sensi e sensazioni di desiderio, appagamento, gratificazione. Il loro desiderio sessuale è stato stimolato alla visione di soggetti maschi. La loro vita sessuale ha anche subito un incremento nei mesi successivi alla prova.

Un’altra ricerca dimostra anche che il cervello ‘omosessuale’ somiglia a quello del sesso opposto. Si è omosessuali per natura o per scelta? La risposta potrebbe arrivare da Stoccolma, dove un gruppo di ricercatori dello Stockholm Brain Institute ha sottoposto 90 volontari, 50 eterosessuali e 40 omosessuali, a Pet e risonanza magnetica per fotografare la morfologia e il funzionamento di alcune aree cerebrali.
Il risultato, pubblicato sulla rivista dell'Accademia Americana delle Scienze Pnas, sembrerebbe avvalorare l'ipotesi di una base biologica dell'omosessualità: sembra infatti che il cervello delle donne omosessuali sia simile a quello degli uomini eterosessuali, mentre quello degli uomini gay funziona in modo simile a quello di una donna.
Inoltre le immagini di Pet e risonanza magnetica hanno mostrato che donne e omosessuali hanno i due emisferi del cervello di dimensioni identiche, mentre uomini e lesbiche condividono un emisfero destro più grande del sinistro.
E' stato quindi dimostrato che il cervello di uomini e donne omosessuali ha lo stesso tipo di organizzazione dei collegamenti dei neuroni del cervello del sesso opposto: questo potrebbe spiegare perché, ad esempio, i gay siano emotivamente più simili alle donne.
Ma se queste differenze siano responsabili dell'orientamento sessuale o ne siano piuttosto la conseguenza è ancora tutto da verificare. Gli stessi ricercatori svedesi si chiedono se le differenze fra i due emisferi cerebrali abbiano origine già nell’utero o si sviluppino dopo la nascita, concludendo che probabilmente l’ambiente uterino prima e l’ambiente in cui poi vive il bambino abbiano entrambi la loro influenza.