10/05/12

Sparire: la lettera di un'anima simile alla nostra




Una giovane donna mi ha
scritto chiedendomi le modalità per andarsene via; le ho domandato il perché vuole
spostare la sua esistenza altrove e mi ha risposto in un modo che, secondo me,
è come una parola d’ordine. Lei come noi.
L.B.: È difficile spiegare a parole una sensazione. E’ un senso perenne di inadeguatezza, di disagio, la certezza di essere capitata nel posto sbagliato al momento sbagliato. In alcuni periodi senti di soffocare, la stessa sensazione di quando nuoti controcorrente con le braccia e le gambe che non ti reggono più. In altri periodi ti fai forza e vai avanti, cerchi di trovare un obiettivo, qualcosa da raggiungere pur di dare un senso a quello che si fa ogni giorno. Anche se di obiettivi ne sono rimasti ben pochi.Non riesco a capire a cosa serva svegliarsi la mattina, andare al lavoro (e per fortuna che c’è), tornare a casa e dormire. Mi chiedo come facciano tutti a fare questo, tutti i giorni. Forse non hanno il tempo di fermarsi a pensare. Forse per tutti non c’è alcun problema, è la normalità. Io invece devo vivere sempre con qualcosa da finire, da portare a termine. Spesso guardo le altre persone e cerco di capire come può essere la loro vita oltre l’immagine che danno di se stessi. Forse sì, avranno anche loro il senso di inadeguatezza ma per tanti motivi, spesso economici, restano dove sono. Ma poi guardo la gente che potrebbe davvero andare via da qui, perché magari ha la possibilità, ma non lo fa. E allora giungo alla conclusione che il problema è mio, perché se la gente si alza in una tristissima mattina d’inverno e va al lavoro ed è sommerso di impegni, torna a casa e deve anche preparare il pranzo e comunque non si chiede se tutto questo è quello che fa per sé, anzi, riesce a sentirsi soddisfatta solo perché è riuscita a fare tutto in orario e il proprio bambino ha fatto progressi a scuola…io no. Non ce la faccio. Non mi basta. Nei momenti in cui cerco di farmi una ragione sul fatto che questa è la vita, che tutto sommato le cose vanno abbastanza bene, lavoriamo entrambi, abbiamo una casa, possiamo permetterci qualche extra ogni tanto e sembra quasi che la tranquillità interiore stia finalmente arrivando, è allora che comincio a stare male di nuovo. Non riesco a rassegnarmi all’idea che mi stia adeguando. Tendenzialmente non sono una persona che non crea problemi, non mi piacciono granché le grandi compagnie, non sono la tipica “amicona”. Per forza di cose sono diventata dura, non riesco a piangere nemmeno ai funerali ma mentre scrivo avrei voglia di farlo. Ho una corazza che mi rende impermeabile a tutto. Non riesco a provare emozioni forti, tranne la rabbia. Forse neanche quella. Ma adesso sono stanca. Stanca di dover lottare ogni giorno per le piccole e grandi cose. Per chi ha il vestito più alla moda, per chi ha la casa meglio arredata, doverti dimostrare amica ma non troppo, perché si sa, oggi è tuo amico ma domani.. chissà. Tenersi stretto il lavoro, il marito. Cercare di far capire alla gente che deve imparare a farsi i fatti propri, che non si può chiedere persino “ma voi la sera dove guardate la tv, sul divano o sul letto?”. E’ solo un esempio, perché di domande folli ne arrivano quotidianamente. Non ho mai sopportato l’invadenza, la mia famiglia è anche abbastanza fredda o è solo il rapporto che io ho voluto costruire con loro. Sono piccole cose di ogni giorno a cui chiunque risponderebbe con leggerezza, sto imparando a farlo che io ma controvoglia. Ho una gran voglia di mandarli a quel paese. E’ difficile riassumere quello a cui si pensa e si ripensa da circa 20 anni. La voglia di andare via l’ho sempre avuta. Finita la scuola volevo andare via. Ma sono rimasta qua. E la voglia di andare via è diventata pian piano la voglia di dileguarmi. Sparire senza lasciare traccia. Ne parlo da anni alla persona che ho accanto. Per lui sparire sarebbe un po’ come suicidarsi. E’ un gesto troppo egoista. Potremmo andare via senza sparire come due ladri, ma senza un progetto ben definito non si va da nessuna parte.Ieri ho ricevuto la vostra email e poco dopo ho incontrato alcune coppie di amici. Alcuni con bambini. Io non voglio diventare come loro. Non voglio figli. Ma poi si ritorna al problema principale: mi viene il dubbio che la gente sforni figli per egoismo, per poter sentire riempito un vuoto che ha dentro, per dare un senso alla propria esistenza. E se loro hanno trovato questo rimedio, io, che di bambini non ne voglio, come potrò dare un senso a tutto?


Cara sorella,
il "senso della tua vita" sarà molto difficile trovarlo, perché anche tu fai parte del nostro gruppo. Un gruppo che, ahimè è diverso dal resto del mondo. Siamo capaci di dare molto a chi ci sta accanto ma non riusciamo a prendere per noi nulla. Abbiamo bisogno di viverla questa vita, forse un po’sopra le righe, forse osservandola perché, sotto sotto, sappiamo che non potremo mai farne parte completamente. Abbiamo bisogno dello spazio tra noi e questo genere di vita che, forse, abbiamo già vissuto e rivissuto e, come ogni cosa fatta e rifatta, non vale più nulla. Non ti rassegnerai mai all’idea di adeguarti, credimi! Non ci adegueremo mai. Faremo finta di adeguarci ma non possiamo. Anche io sto seriamente valutando l’idea di andarmene, al contrario di te ho una figlia e, magari, alcuni amici veri. A parte questo sogno il mio angolo di serenità, non mi interesso di quello che si interessano gli altri, ho bisogno di posare gli occhi su qualcosa che mi dia luce e non, sempre, il nulla del “ tutto”. Non piangiamo ai funerali e non sorridiamo alle feste, perché non ne facciamo parte completamente. Nel giro di un paio di anni cambierà qualcosa, lo so. Sono vicino a chi sta lavorando per aiutare a realizzare questa priorità di chi, come te, come me, come molti altri, ha bisogno di veder trascorrere quest’esistenza nella sua sua giusta elevazione, in quella che, gradino per gradino, abbiamo raggiunto e che abbiamo iniziato in una data che si perde nella notte dei tempi. Nel mio libro ho parlato di questo sentimento, di questo sentimento, di questa mancanza. Ti capisco. Non può essere tutto racchiuso in un cerchio.
Cosmo de La Fuente