6/16/11

Sesso e potere. Intervista esclusiva a Cosmo de La Fuente: l’uomo che ha portato il Sudamerica in Italia.

E' con piacere che pubblico in anteprima l'intervista e articolo realizzato dalla brava Corinne Spennazza. Che dire? Un bacio alla bella Corinne.
Giugno 2011 – Torino

Dal suo libro ci arrivano messaggi che per molti hanno un significato nascosto e particolare, forse legato al discorso di ‘sparire si può’, per altri si tratta, invece, di una storia vera vissuta dai toni caldi e appassionanti che ti lasciano un gusto e un calore che solo le storie autentiche riescono a darti.
Chi è Cosmo?
In realtà per gli amici e i parenti sono Carlos, per molti sono ancora ‘Carlitos’, il ragazzino vivace che correva per casa e per le strade di Caracas.
Sei venezuelano vero? Lo sanno tutti credo.
Sono nato e cresciuto in Venezuela, a Caracas. All’ombra delle mie palme, tra i profumi tropicali e i sapori del platano e della yuca.
Parli spesso di profumi e sapori, soprattutto nel tuo libro che ancora oggi sta ottenendo un grosso successo di vendite attraverso i siti di vendita online. Come mai il titolo ‘Ancora una volta ho perso il treno’? Ne hai persi molti di treni?Ne ho persi tantissimi ma, stranamente, non mi restava mai l’amaro in bocca. In fondo il mio libro vuole dare un incoraggiamento agli sfigati e sfigate che, sotto sotto, sono migliori degli altri.
In che senso?
Viviamo in una società dove tutto è consumismo, bellezza, furbizia. Chi non riesce a entrare in quest’ottica si sente, a volte, emarginato. Ma così non è.
Sei anche un ottimo cuoco si dice in giro. È vero?
Tra le mie passioni anche la cucina caraibica venezuelana. Ho voluto che gli italiani conoscessero i piatti del mio paese. Il Venezuela vanta un’antica tradizione culinaria e alcuni dei suoi piatti storici, come il ‘pabellòn’ appartengono al popolo. Fu Simòn Bolivar a volere questo piatto e sono fiero di averlo fatto conoscere a moltissimi italiani.
Il ristorante spettacolo da te fondato è il Sabor Tropical, ormai mitico. Come riesci a dividerti tra letteratura, musica e cucina?
Il Sabor Tropical è la mia vera casa. Ho trascorso dentro a questo locale, fondato nel 1991 insieme al mio amico fraterno Pino. Siamo stati pionieri e insieme al ristorante Sabor Tropical ho lanciato, per una casa discografica milanese il mio ‘Bailando Meneaito’.
Un grosso successo il tuo meneaito, tutti ricordano il tormentone. Altre canzoni, però, hanno ottenuto un buon successo, come ad esempio ‘Tormento de Amor’ in classifica anche a Miami.
Si ‘Tormento de Amor’ l’ho incisa ormai maturo, pochissimi anni fa, è stato un grosso successo latino in Italia e in tutto il mondo. Mi ha dato molte soddisfazioni.
Hai inciso anche in lingua italiana vero?
Si, molte le canzoni italiane. Con qualcuna ho anche tentato la carta di Saremo che, soprattutto negli anni 80, era un covo di personaggi corrotti. Lasciamo perdere il discorso perché non vorrei essere scomunicato dagli addetti ai lavori.
Si parla spesso del fatto che tu non hai peli sulla lingua. Come nelle denunce a personaggi famosi che da loschi individui hanno sfruttato molti artisti in erba, come te.
Si, troppi. Gente che aveva listini per poter partecipare a trasmissioni tv Rai. Non parliamo poi delle manifestazioni e dei vari Festivals, proprio un covo di delinquenti.
Arriviamo al discorso che piace ai più. Tinì Cansino. Una storia d’amore o l’avventura di una notte?
Una bellissima e affettuosa amicizia. Tinì era ed è una donna eccezionale. A dispetto del suo personaggio ‘piumoso’ è una donna intelligente e affascinante. Una mamma attenta che ha lasciato tutto per amore dei suoi figli. Siamo ancora amici.
Vi sentite?
Ogni tanto si. Le voglio molto bene e spero, un giorno, di tornare a lavorare insieme a lei.
Cosa ti manca?
Non sono mai diventato ricco, spesso ho avuto problemi economici e la cosa non mi pesa. Mi hanno fottuto, ma ho l’amore grande di mia figlia, la cosa più importante per me. Sogno di ritirarmi un giorno nel mio paese. Spero che Chàvez capisca che abbiamo bisogno del nostro paese e che non lo trasformi in un a terra bruciata.
Hai scritto molto anche su Chavez e addirittura spesso vesti i panni del Coronel Milza, nell’imitazione, appunto, del presidente venezuelano, come mai?Io sono un ibrido. Venezuelano e Italiano. La mia alma venezolana mi fa soffrire nel vedere il mio paese che non riesce più ad esprimersi e come molti me la prendo, spesso, con Chàvez. In fondo sono convinto che lui voglia il bene del suo paese, ma dovrebbe stare attento a cattivi consiglieri cubani.
Ti abbiamo anche visto in alcuni ruoli da attore, in film molto importanti sia per la Rai che per Mediaset. Con chi hai lavorato che ti è piaciuto e con chi ti sei trovato male?Mi sono trovato bene con tutti. Una simpatia particolare l’ho provata per Jerry Scotti e per Lino Banfi. Professionisti senza puzza sol naso, dai quali è facile imparare il mestiere. Grandissimi.
Prossimi progetti?
Artisticamente l’uscita di una nuova canzone e poi un trasferimento con il locale nel centro di Torino. Sarà ancora il Sabor Tropical, dove risiede sempre la mia anima. Quando ritornerò in Venezuela lo lascerò a qualcuno che avrà la stessa mia passione.
Intervista di Corinne Spennazza per Mediacontact

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