5/3/10

La democrazia deviata e malefica del dittatore di Caracas

di Federica Bianchi
Ieri sera a San Paolo, girando i canali, sono finita su un’intervista televisiva al leader del Venezuela Hugo Chavez da parte di un giornalista della Folha di San Paolo, un diffuso quotidiano brasiliano con una sfumatura antigovernativa.

Domanda: “Qui da noi il presidente Lula ha rifiutato di rimanere al potere per un terzo mandato nonostante avesse i numeri per modificare la costituzione, dicendo che un’alternanza di leadership avrebbe fatto bene alla repubblica brasiliana. Lei invece non l’ha fatto ed è rimasto al potere, come mai?”

Risposta: “Perché il nostro è un Paese estremamente democratico, qui ci sono elezioni in continuazione, Lula una volta disse che in Venezuela c’è addirittura un eccesso di democrazia.. Il popolo ha diritto di scegliere la stessa persona per tutto il tempo che vuole. Vede ogni Paese è diverso. Il Venezuela è diverso dal Brasile o dall’Argentina. E noi dobbiamo seguire un modello politico e di sviluppo che si adatta alle specificità del nostro Paese, una grande democrazia reale non quella fittizia di un tempo che non pensava al popolo ed era solo uno strumento degli yankee”.

Suona familiare.

Wen Jiabao, il premier cinese, ogni volta che gli viene rivolta una domanda sulla mancanza di libertà politiche in Cina risponde che la Cina deve seguire un modello politico cinese, che la democrazia cinese ha caratteristiche diverse da quelle occidentali e che l’Occidente non può pretendere che il suo modello di governo possa funzionare in Cina.

E il nostro modello di democrazia italiana a quale assomiglia?

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