30/07/09

Medjugorje: Il prete se la fa con la suora. Sesso a tutto spiano



Ieri su La7 sconvolgente rivelazione circa un altro Vangelo tenusto nascosto da millenni dove, addirittura, si parlerebbe del rapporto tra Jesus e Maddalena. Oggi questa di Medjurgorje arriva come una doccia tiepida, non fredda, dal momento che lo sappiamo che gli 'ecclesiastici' sono come noi. SESSO A TUTTI SPIANO.
CdF
Medjugorje - Accusato di eresia, manipolazione delle coscienze, misticismo, e di aver fatto sesso con una suora, il frate francescano Tomislav Vlasic, guida spirituale dei veggenti, rischia la scomunica dal Papa. Nel 1981 fu lui a lanciare il fenomeno "Medjugorje" come "padre spirituale" dei sei ragazzini che, improvvisamente, raccontarono di vedere ogni giorno la Madonna. Spinto da accuse pesantissime, e circostanziate, Vlasic ha giocato d’anticipo, dando le dimissioni nel marzo scorso, anche se la notizia è trapelata solo in questi giorni.
Colpo d'immagine Senza dubbio è stato un brutto colpo per l’immagine di Medjugorje, piccolo paese dell’Erzegovina divenuto famoso dagli inizi degli anni Ottanta. Oggi è uno dei santuari mariani più frequentati del mondo, anche se la Chiesa non l'ha mai riconosciuto. Anzi il Vaticano ha sempre guardato con diffidenza a quelle apparizioni così puntuali, ogni giorno alle 17, che continuano tuttora.
Le accuse contro il frate Attraverso la Congregazione per la Dottrina della Fede, le accuse mosse dal Vaticano contro Vlasic sono gravissime: "Diffusione di dubbia dottrina, manipolazione delle coscienze, sospetto misticismo, disobbedienza verso gli ordini legittimamente costituiti e atti contro il "sextum" (contro il Sesto comandamento di non commettere adulterio)".
Stato laicale Il quotidiano di Sarajevo Dnevni Avaz ha scritto che il frate è stato espulso dal suo ordine. Da Roma, i francescani negano però che il decreto sia mai diventato esecutivo, in quanto Vlasic, di fronte alla minaccia di scomunica, ha chiesto la riduzione allo stato laicale. Con l’uscita di Vlasic, il santuario mariano chiude un altro capitolo nella sua storia, scandita dai successi e dal fascino esercitato sui credenti e dai sospetti suscitati nella Chiesa.
Le indagini e il verdetto finale Nel 1985, Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, proibì ogni pellegrinaggio ufficiale, diocesano o parrocchiale al sito religioso. Lasciò tuttavia la libertà ai singoli cattolici di recarsi a Medjugorje anche in compagnia di preti. Divenuto papa, Raztinger ha proseguito le indagini fino al verdetto finale contro il grande regista dell’ultima epopea mistica balcanica. (questa ultima parte da IL GIORNALE)

24/07/09

Padre massacrato da ex moglie velenosa



Diritto di padre azzerato
Ho conosciuto un uomo di nemmeno quarant’anni annientato dalla violenza psicologica da parte della sua ex moglie. Nel 2009, nonostante il gran parlare che si è fatto ci sono delle donne (delle…non tutte) che usano ancora i figli come arma impropria. Quest’uomo, a un certo punto della sua vita, molto onestamente ha detto a sua moglie che, per motivi che loro soltanto conoscono, voleva separarsi. Da quel momento la donna è diventata una vera strega e una madre indegna, dal momento che non si è tirata indietro a utilizzare un bambino di sei anni per vendicarsi del marito. Ha accusato il padre di molestie sessuali e porcherie varie senza nemmeno pensarci due volte. Giuseppe è disperato e ha perso oltre venti chili. Passa un assegno all’ex moglie e non può vedere il suo bambino finchè è sotto inchiesta. Assistenti sociali che non gli permettono nemmeno di avvicinarsi. Hanno sequestrato i suoi computer e non hanno trovato nulla di strano, hanno rovistato in casa e non hanno trovato niente. Si basano esclusivamente sulle false parole della madre accecata dalla rabbia. Ma è mai possibile questo? Sarebbe stato così se si fosse trattato di una donna? Che schifo! Chi si occuperà ancora del diritto di famiglia? Né destra né sinistra l’hanno fatto seriamente. Una vergogna tutta italiana. Forza Giuseppe.
Giuseppe è di Torino.

22/07/09

Assistenti sociali pedofile e violentatrici


Chiamiamolo col nome giusto e non cerchiamo di offuscare il grave peccato di quest'assistente sociale. Si tratta di una 'pedofila' cari miei, perchè, anche se è donna, ha abusato di un minorenne e magari stava anche tormentando un padre (chissà) accusato falsamente da una ex moglie di abusi sessuali verso i propri figli. Assistenti sociali: I NUOVI MOSTRI. (clicca)
Milano, rapporti sessuali con un 13enne: arrestata assistente sociale
Milano - (Adnkronos/Ign) - Doveva seguirlo negli studi e invece i due sono stati scoperti in intimità. Il minore ha dichiarato di essere stato consenziente ma per la 30enne sono scattate lo stesso le manette perché per la legge è comunque reato

17/07/09

La cucina di Cosmo de La Fuente



Il lato esotico del tuo ristorante. La famosa cucina di Cosmo de La Fuente in esclusiva per te. Il celebre artista e chef italo venezuelano ha reso famoso il locale simbolo dell’America latina, il Sabor Tropical, proiettandolo nell’olimpo dei migliori ristoranti etnici di Italia. Da oggi la sua firma e la sua fantasiosa cucina possono essere una tua esclusiva per la città , per un mese, per sei mesi, per un anno o per sempre. Prova!
“Cosmo de La Fuente e la sua equipe di cucina venezuelana e caraibica ti aspettano al”
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13/07/09

La morte della democrazia



L’ombra lunga del caudillo Chavezdietro Zelaya, il presidente esiliato in pigiama dopo il golpe di giugno
MARIO VARGAS LLOSA
Svegliare con le armi in pugno un presidente costituzionalmente eletto e mandarlo in esilio senza neppure dargli il tempo di togliersi il pigiama, come hanno fatto i militari honduregni nei confronti di Manuel Zelaya è un atto di barbarie politica. Ed è giusta l’energica condanna dell’aggressione arrivata dalle Nazioni Unite, dalla Oea (Organizzazione degli Stati americani) e dalla maggior parte degli Stati del mondo. Bene, stabilito il principio che interrompere una democrazia con un’azione militare non ha mai giustificazioni, occorre analizzare quanto è accaduto guardandolo più da vicino e con prudenza perché in questo colpo di stato, come nella famosa «cena delle beffe», nulla è come appare e il confine tra verità e menzogna è più scivoloso di un’anguilla. Forse più che lo stesso assalto alla residenza del capo dello Stato dell’Honduras bisogna rimproverare ai militari - e ai giudici che hanno dato loro l’ordine - d’avere, con questa aggressione, trasformato in vittima della democrazia e in poco meno di un eroe della libertà un demagogo irresponsabile come Manuel Zelaya il quale, in aperta violazione della Costituzione cui aveva giurato rispetto, stava per varare un referendum con lo scopo di farsi rieleggere: una pretesa già condannata dalla Corte Suprema e dalla Procura Generale e per la quale il Congresso dell’Honduras aveva dato inizio a un procedimento per destituire Zelaya da Capo dello Stato. Si trattava di un procedimento legittimo a difesa della democrazia, che l’intervento dei militari ha bloccato e snaturato determinando una confusione da manicomio. Al punto che niente meno che il comandante Hugo Chavez, il comandante Daniel Ortega, Evo Morales e lo stesso Raul Castro hanno subito assunto la guida della protesta nell’intero continente a difesa della legge e della democrazia, reclamando sanzioni contro l’Honduras e organizzando in Nicaragua una riunione dell’Alba (Alternativa bolivariana per le Americhe) alla quale un frastornato José Miguel Insulza, segretario generale Oea, ha dato con la sua presenza un’aura di legittimità.Se il comandante Hugo Chavez, grande destabilizzatore della democrazia latino-americana, ex-golpista e megalomane caudillo che ha trasformato il Venezuela in una piccola satrapia personale e aspira a fare altrettanto con il resto dell’America Latina, si attribuisce il ruolo di difensore dello stato di diritto honduregno, non ci troviamo solo di fronte a un’eclisse del buon senso comune, ma a un’evidente certezza: già prima di questo golpe c’era del marcio nel piccolo Paese latino-americano diventato, oggi, centro dell’attenzione del mondo. Ed effettivamente, quando si è verificato l’intervento dei militari, l’Honduras stava per cadere, dopo la Bolivia, il Nicaragua e l’Ecuador, nell’orbita di Hugo Chavez. Manuel Zelaya era l’ultima conquista del caudillo venezuelano. L’aveva plagiato, come i suoi altri vassalli in America Latina, vendendogli il petrolio a prezzi stracciati, concedendogli generosi prestiti e, soprattutto, appoggiandolo nei suoi appetiti di rielezione. Né stupido né pigro, Zelaya, vecchio damerino dell’oligarchia rurale honduregna, implicato in passato nei massacri dei contadini ed eletto presidente come candidato del partito liberale del centro-destra con un programma che prevedeva il sostegno degli investimenti stranieri e dell’impresa privata e una severa lotta alla delinquenza, improvvisamente, a metà mandato, ha avuto una conversione populista e rivoluzionaria (vale a dire chavista): ha affiliato il suo Paese all’Alba e ha iniziato a prepararsi il terreno per rendere eterno il proprio potere attraverso una riforma costituzionale, esattamente come hanno fatto Chavez e i suoi discepoli, vale a dire la feccia politica dell’America Latina. Ma, a differenza di quanto è accaduto in Paesi come Ecuador, Bolivia o Nicaragua (o, all’altra estremità dello spettro politico, la Colombia di Uribe, un presidente democratico disgraziatamente inciampato, anch’egli, nello sciagurato sport della rielezione) in cui i presidenti che miravano alla rielezione potevano contare su una base popolare che appoggiava i loro piani, in Honduras la pretesa di Zelaya è stata, sin dall’inizio, fortemente impopolare e lo ha screditato nell’intero ambiente politico. Il suo tentativo è stato respinto da tutte le istituzioni, dalla Corte Suprema di Giustizia, dal Tribunale elettorale, da tutti i partiti politici (cominciando da quello Liberale, il suo), dalla Procura Generale e dall’intera opinione pubblica. Non è stato solo un rifiuto nei confronti delle capriole ideologiche del volubile presidente: è stato, anche, una chiarissima presa di posizione della maggioranza della popolazione dell’Honduras contro la prospettiva di trasformarsi in un Paese dipendente da Hugo Chavez, vale a dire in una piccola dittatura populista, feudo del caudillo venezuelano. E’ questo il contesto in cui bisogna inserire, per poter esprimere giudizi, la situazione honduregna. Non per giustificare un intervento militare estremamente goffo servito solo a denigrare le istituzioni e un popolo che con coraggio si stavano opponendo al tentativo chiaramente antidemocratico d’un presidente senza principi, ma per non dare credito, nella convinzione di difendere la democrazia, a un’operazione che porterebbe a legittimare i progetti incostituzionali finalizzati alla rielezione e a consegnare l’Honduras nelle mani del potere chavista di Manuel Zelaya. Che fare per ricostituire la dimezzata democrazia honduregna? L’ideale sarebbe rimettere Zelaya alla presidenza, a condizione che rinunci ai suoi piani di rielezione e garantisca che il voto di novembre si svolga in modo ineccepibile sotto il controllo dell’Onu. Ma tutto ciò sembra davvero difficile dato l’incancrenirsi della situazione, come s’è potuto vedere il 5 luglio, quando il fallito tentativo di ritorno a Tegucigalpa del presidente deposto ha provocato violenti scontri e parecchi feriti. L’Honduras ha abbandonato l’Organizzazione degli Stati americani, decisione che non deve meravigliare vista la cocciuta inutilità di questa istituzione che ha, oltre tutto, l’infausta capacità di rendere inutili anche i suoi segretari generali, compresi quelli che, come José Miguel Insulza, sembravano più attivi degli altri. E, così, meno l’Oea interviene, meglio è. La mediazione del presidente del Costa Rica, Oscar Arias, premio Nobel per la Pace, è una buona idea: è uno statista rispettato e rispettabile, diplomatico capace e autentico democratico. Occorre evitare a tutti i costi che l’attuale tensione evolva in un bagno di sangue. Chavez ha minacciato un intervento militare al quale, probabilmente, darebbe manforte il Nicaragua del comandante Ortega, che il governo ha accusato di spostare truppe verso la frontiera con l’Honduras. Non è possibile verificare se le notizie in base alle quali questa frontiera è controllata, fin da prima del golpe, da commandos venezuelani e cubani - come denuncia la stampa honduregna - siano vere o si tratti di mere operazioni pubblicitarie a difesa del governo di Roberto Micheletti. Ma, visti i precedenti e il contesto politico, queste informazioni non possono neppure essere scartate a priori. La situazione instabile dell’Honduras può favorire un’insurrezione teleguidata da Caracas. Chissà che non si possano scongiurare questi pericoli anticipando le elezioni presidenziali già fissate per novembre e mettendole sotto la responsabilità delle Nazioni Unite, con osservatori internazionali dell’Unione Europea e di organizzazioni politiche e a difesa dei diritti umani.

08/07/09

Vladimiro Guadagno . Luxuria se lo vuol tagliare.



Sfoglia la margherita, Vladimiro Guadagno in arte Luxuria (nella foto). Una margherita un po’ fuori dai canoni floreali, che il candore è troppo democristiano, meglio petali fucsia o leopardati. Cambio o non cambio, mormora l’ex deputato transgender di Rifondazione. Materia del cambiamento né le gomme né l’olio né i filtri, ma il sesso. Che sarà pure questione psicologica e di come uno «si sente», ma l’anatomia dice la sua sul genere: «Non ho ancora fatto questa scelta - spiega Luxuria -, ma non l’ho esclusa. Il cambiamento di sesso è un’operazione irreversibile». Insomma, il transgender che passò dalla «Mucca Assassina» a Montecitorio fino all’«Isola dei Famosi», ancora non sa cosa sarà da grande. Anche se la testata della rivista a cui ha rilasciato l’intervista già fa capire che a prescindere dall’esito dello sfoglio della margherita, Vladi è così: «Diva e donna».

Che strano, una volta, ospite a Matrix con allora Mentana aveva detto di essere attivo e che non avrebbe mai rinunciato al suo pene. Oggi, arricchito dalla pensione a vita grazie alla sua candidatura offerta e realizzata da Bertinotti, Luxuria può mettersi la costosa operazione. Tanto gliel'abbiamo pagata noi.

Si è gia rifatto le chiappe, il seno, il naso a nostre spese, ora tocca al pisello.

06/07/09

21 dicembre 2012 - La fine del mondo è vicina -



Secondo il calendario Maya, l’attuale Età dell’Oro (la quinta), terminerà il 21 - 12 - 2012. Le precedenti quattro Ere (dell’Acqua, Aria, Fuoco e Terra) sarebbero tutte terminate con degli immani sconvolgimenti ambientali.
Secondo vari ricercatori, i cataclismi che caratterizzarono la fine delle Ere Maya furono causati da una inversione del campo magnetico terrestre, dovuto ad uno spostamento dell’asse del pianeta.
La Terra infatti subirebbe periodicamente una variazione dell’inclinazione assiale rispetto al piano dell’ellittica del sistema solare. Ciò provocherebbe scenari apocalittici,
Le profezie che riguardano la fine dell’umanità sono innumerevoli: c’è chi prevede fiamme e fuoco dal cielo, chi terremoti e catastrofi naturali, chi l'impatto di un meteorite, chi parla di guerre nucleari a cui la razza umana non sopravvivrà o quantomeno solo pochi meritevoli o “risvegliati”.
Ciò che colpisce i lettori non sono le differenze tra le varie profezie,
bensì le somiglianze. Avviene a volte infatti, che autori diversi, senza sapere nulla l’uno dell’altro appartenuti a epoche storiche diverse descrivano scene simili.
I profeti erano considerati dei viaggiatori nel tempo, riuscivano ad andare avanti e dare uno sguardo a quello che sarebbe stato il destino
(o uno dei probabili destini) della storia umana.
Diverse profezie divenute famose descrivono una sorta di catastrofe che si abbatterà
sul pianeta e sarà preannunciata da tre giorni di buio su tutta la terra...

05/07/09

Il sesso (a tavola) è servito!



Il cibo batte il sesso, ecco i veri piaceri degli uomini
Secondo un recente studio, condotto in Australia e che ha coinvolto ben diecimila maschietti, gli uomini preferiscono di gran lunga il cibo al sesso. Sarà vero?
Che il cibo e il sesso siano i due più grandi piaceri della vita, è inutile ricordarlo, ma che le primizie della tavola possano essere preferite all’erotismo più bollente, questa suona assolutamente nuova.
E’ stato condotto uno studio in Australia, che ha coinvolto ben diecimila maschietti, i quali si sono sottoposti ad un curioso test, intitolato quoziente del piacere. Lo scopo è stato stabilire una scala di preferenze di quelli che sono gli stimoli più frequenti e intensi, ricevuti quotidianamente dagli uomini.
Sorpresa delle sorprese, al primo posto si colloca il cibo e soltanto al quarto il sesso, seguito dalla realizzazione personale e poi ancora dalla tranquillità. Lo psicologo David Haynes ha commentato così i risultati, pubblicati sul sito Asylum.com: “Da una prospettiva freudiana, sarebbe giudicata come una regressione dell'uomo all'infanzia e i ragazzi sono di fatto dei bambini, curati dalle loro mogli/madri”.
Non si preoccupino gli italiani in merito, lo stesso test ancora non è stato verificato nel nostro paese, considerato da molti patria dei latin lover. Nella peggiore delle ipotesi non disperino invece le donne, in fondo se non stimolato con il sesso, l’uomo può sempre essere preso per la gola…