27/02/09

Ordigno esplosivo contro centro ebraico a Caracas

Sconosciuti aggressori hanno lanciato un ordigno esplosivo contro un centro ebraico a Caracas, capitale del Venezuela. L'attacco non ha causato feriti, ma vi sono stati danni all'edificio, ha dichiarato il direttore del centro, Abraham Garzon. "Sembra che vi sia gente in questo paese che vuole piantare i semi del terrorismo", ha commentato, citato dalla rete televisiva Globovision. Alla fine di gennaio la principale sinagoga della citta' fu vandalizzata da un gruppo di uomini armati, fra cui alcuni poliziotti. L'attacco era avvenuto nel quadro della rottura dei rapporti fra Venezuela e Israele, con duri attacchi del presidente venezuelano Hugo Chavez contro lo stato ebraico a causa dell'operazione militare a Gaza.

La differenza tra un legame di sangue e uno di letto


Mio padre, che era ormai morto da alcuni mesi, non poteva disperarsi quando sono andato a finire in terapia intensiva per un problema di salute, improvviso. Ho sfiorato la morte ed è stata la prima volta che ho avuto le prove che esistono sostanziali differenze tra i legami di sangue e quelli di letto.
Mia mamma, mia sorella e, per certi versi anche mia figlia, di appena cinque anni, erano disperate, perchè si rendevano conto della gravità e non lasciavano spazio alle cazzate, in un momento come quello. A loro sembrava che tutto precipitasse, era anche morto mio padre da poco. Mia moglie, invece, nonostante dicesse di essere preoccupata, si curava del fatto che veniva gente a trovarmi e lei si sentiva ferita nel suo maledetto amor proprio, perchè era la moglie che doveva informarsi dai medici, era la moglie , era la moglie e balle varie. Quanto l'ho odiata per avermi ferito anche in punto di morte e l'ho ringraziata, allo stesso tempo, avevo un buon motivo per allontanarmi e l'ho fatto. Sono rimasto nella stessa casa innanzitutto perchè è la mia casa, lasciata da mio padre e secondariamente perchè questa maledetta giustizia italiana non calcola minimamente il padre, anzi... non si occupa nemmeno del fatto che la figlia è legatissima a me. L'ho cresciuta io infatti. Se non avessi temuto di perderla avrei spaccato completamente questo matrimonio che, comunque, non esiste. Sono coraggioso, molto di più di tutti quegli uomini che per portare avanti un matrimonio e per non sentire lamentele da parte della moglie, si adeguano anche ad allontanarsi dalla propria famiglia. Ma chi l'ha detto che i genitori della donna devono essere rispettati e quelli degli uomini no? Ma siamo impazziti?
Vivo nella mia casa, insieme a mia figlia e con mia moglie siamo, al massimo, amici. Ma nemmeno tanto amici, perchè in fondo in fondo ci siamo anche antipatici. Ma non me ne frega niente, ora si mi sento libero.
Sono mammone? CHE ME NE FOTTE!!!! Perchè la donna può essere mammone e l'uomo no? Dove sta scritto? Se fosse vivo mio padre sarei anche PAPA' dipendente, perchè mio padre era un grande, e mi amava e lo amavo, anzi lo amo tantissimo.
Anche questa è violenza psicologica. Maschi violentati nel loro modo di essere. Sogno il giorno che mia figlia sarà indipendente e serena e io andrò in giro per tutto il mondo. Ho solo paura per mia mamma.

Un socialista a cui non interessano i diritti umani



Il governo venezuelano ha condannato il rapporto sul rispetto dei diritti umani diffuso dal Dipartimento di Stato americano, critico con Caracas.
Le accuse contenute nel documento sono "false, malintenzionate e costituiscono un'interferenza", si legge in un comunicato del Minsitero degli Esteri venezuelano, che sottolinea inoltre come il governo statunitense "ha i precedenti peggiori in materia di violazione dei diritti umani della storia moderna".
Citando il Venezuela il rapporto statunitense metteva in risalto un sistema giudiziario politicizzato e la repressione dell'opposizione politica e dei mezzi di informazione.

D'altra parte cosa interessano i diritti umani a un governo, come quello venezuelano, che perseguita i giornalisti che non lo sostengono arrivando ad atti atroci?

26/02/09

La delegazione europea non giunge a Caracas



Continua il serrato confronto a distanza tra il Parlamento europeo e il governo venezuelano. È stato cancellato il viaggio che una delegazione di europarlamentari avrebbe dovuto effettuare a Caracas la prossima settimana. Una missione che il governo di Hugo Chávez aveva detto di non gradire, dopo essere tornato a chiedere a Bruxelles una censura per il comportamento tenuto dall’eurodeputato spagnolo Luis Herrero. Il parlamentare del gruppo popolare, alla vigilia del referendum costituzionale dello scorso 15 febbraio, aveva rilasciato parole di condanna nei confronti del governo venezuelano e criticato le modalità con le quali si stava organizzando il voto, “guadagnandosi” così l’espulsione dal territorio del paese caribico. Aprendo i lavori della plenaria del 18 febbraio scorso, il presidente del parlamento Hans-Gert Pöttering aveva criticato con forza le decisioni di Caracas definendo “inaccettabile” l’espulsione di Herrero. L’annullamento della missione, un appuntamento annuale istituito per passare in rassegna lo stato delle relazioni bilaterali, avrà probabilmente un ulteriore strascico. Fonti da Bruxelles segnalano che alla prossima riunione plenaria dell’Aula, prevista per il 9 di marzo, potrebbero esserci ulteriori prese di posizione dei gruppi parlamentari nei confronti del governo venezuelano.
Le distanze tra Caracas e Bruxelles non sono d’altro canto una novità. Lo scorso ottobre il Parlamento europeo aveva approvato una risoluzione nella quale condannava il discredito che a suo giudizio il governo venezuelano gettava su alcuni politici all’opposizione alla vigilia delle amministrative del 23 novembre. A maggio del 2007 l’Aula aveva dato il via libera a un’altra risoluzione nella quale attaccava la decisione di Caracas di non rinnovare la licenza di trasmissione dell’emittente Radio Caracas Televisión. La cifra del distacco la rende il vicepresidente del gruppo popolare al Parlamento europeo Mario Mauro: “Il Parlamento ha sempre sottolineato con forza le contraddizioni insite nell’autoritarismo di Hugo Chávez. E quando queste vengono rappresentante in modo chiaro come ha fatto Herrero, la risposta è quella che si è potuta vedere”.

Razzismo contro i romeni


ENZO BETTIZA
Secondo il presidente del Senato di Bucarest, Mircea Geoana, gli italiani sarebbero affetti da una vera e propria «romenofobia», cioè da xenofobia e razzismo ormai a senso unico: tutto diretto contro gli immigrati provenienti, con passaporto comunitario europeo, dal più popoloso dei Paesi balcanici. L’obiezione ci sembra alquanto stonata, al limite offensiva, dopo le equilibrate e anche severe dichiarazioni congiunte fatte l’altroieri dal ministro degli Esteri Franco Frattini e dal suo omologo romeno Cristian Diaconescu. Il fatto che l’altroieri i due ministri abbiano deciso di affrontare pubblicamente insieme, a Roma, uno a fianco dell’altro, la più perniciosa piaga immigratoria di cui da un paio d’anni soffre l’Italia, dimostra per se stesso che né i governanti italiani né tanto meno quelli romeni possono più ignorare un problema divenuto ossessivo e, per tanti aspetti, spaventoso: lo stillicidio ininterrotto di crimini con stupro e ferocia spesso mortale perpetrati da cittadini romeni, crimini che, dopo lo scempio della signora Reggiani, sono purtroppo continuati senza esclusione di colpi e di scelta: coppie di fidanzati inermi, ragazze quattordicenni, ottuagenarie disabili. Inutile nascondersi dietro un dito o alzarlo per accusare di xenofobia indiscriminata l’ospite, ovvero la società italiana e le sue istituzioni, che semmai dovrebbero venire rimproverate di eccessiva tolleranza legale e umanitaria. Basta un paragone. La Francia, che pure ha avuto il vantaggio di ospitare per decenni emeriti intellettuali e scienziati romeni nei suoi laboratori, nelle grandi università, nei migliori teatri parigini, nelle più prestigiose case editrici.Ebbene, questa Francia, che ha saputo vivere per lunghi decenni in simbiosi linguistica e culturale con Ionesco, Mircea Eliade, Émile Cioran, non ha esitato a espellere soltanto nel 2008 oltre 7000 indesiderabili romeni. Nel corso dello stesso anno l’Italia ne ha espulsi circa 40, a titolo più che altro simbolico, perché macchiatisi di atti illegali visibili e spesso recidivi.Quale xenofobia dunque? Chi scrive ha sempre cercato di nominare rispettosamente nei suoi articoli il romeno con la «o» e mai con la «u» inserita da tanti colleghi con sprezzo più o meno consapevole nella parola «rumeno». Ero io stesso un esule dell’Est adriatico, e ne sapevo qualcosa degli scafisti d’arrembaggio che nel primo dopoguerra traghettavano a prezzo salato, a prezzo di fuga, ebrei sopravvissuti e profughi detti «giuliani» verso le coste povere e non sempre accoglienti di un’Italia in ginocchio dopo la sconfitta. Tuttavia, pur consci di essere gettati dalla malasorte allo sbaraglio, si cercava di comprendere che anche la miseria e l’angoscia degli ospiti peninsulari, compatrioti simili e dissimili da noi, erano in quegli anni per tanti aspetti vicine alle nostre miserie e alle nostre angosce: cercavamo di non offendere, non pretendere l’impossibile, non soppesare e commisurare col bilancino le diversità nella disgrazia, cercando d’amalgamarci e adattarci con discrezione e lavori umili al poco che la seconda patria poteva allora offrirci. Si dirà, altri tempi. Altri, risponderò, peggiori, durissimi per l’ospite e per l’ospitato, nei quali l’incertezza del domani avrebbe potuto fomentare facili istinti di scontro e di rapina e di violenza astratta. Il che, a memoria mia, non accadde quasi mai. Al contrario d’allora, oggi l’immigrato corretto, non solo comunitario, può trovare in Italia protezione sindacale, assistenza sanitaria, contratti di lavoro, tredicesime pagate, in un ambiente che nonostante la crisi è tuttora ricco e, nell’insieme, solidale per legge e per animo rispetto alla sua nullatenenza originaria. Quello che riesce più difficile da capire è come i fuochi fatui di un benessere non solo materiale, ma rotocalcato dalle televisioni, dalla densità animata e fumosa delle metropoli, hanno potuto scatenare nelle successive ondate migratorie dai Paesi europei ex comunisti (assai più che da quelli islamici) brame e pretese di possesso immediato, totale, di carne e di danaro, che evocano tempi di guerra più che di pace: le donne di Berlino o di Belgrado assaltate dai soldati russi, le terre bruciate dai tedeschi in fuga dalle nazioni occupate, le bravate crudeli e le sevizie inferte dai servizi segreti francesi in Algeria, da ultimo, dopo le foibe, le orrende e infamanti pulizie etniche interjugoslave in Bosnia, in Croazia, in Kosovo. È tutto questo che sembra ritornare e noi sembriamo riscoprire nelle spietate scorribande e nei delitti efferati di una fascia di criminali e spostati balcanici. Certo, come ci dicono, essi rappresentano l’uno per cento su una comunità che conta un milione e che nella sua stragrande maggioranza è composta di persone oneste e operose. Ma quell’uno per cento, censito su un milione, raggiunge su per giù la cifra non indifferente di diecimila individui, prossima a quella rinviata drasticamente da Sarkozy al loro Paese. Si tratta quasi sempre di individui instabili, ubiqui, spesso clandestini, dediti allo spaccio di donne e di droga, fuggiti dalla Romania per malefatte impunite, giunti dal profondo del postcomunismo ceauceschiano, taluni già espulsi più volte dall’Italia e poi ritornati indenni in Italia attirati e rassicurati dall’incertezza della pena con cui sovente li condonano tribunali indulgenti. Sono le minoranze aggressive che purtroppo, talora ingiustamente, nella nostra epoca di nuove invasioni, danno il tono e il timbro alle maggioranze pulite di cui parlano la stessa lingua. Non a caso da noi si trova il 40 per cento di romeni ricercati con mandato internazionale. Non a caso ci sono 1773 romeni in attesa di processo e 953 condannati in via definitiva. Sono i restanti 990 mila, la più grossa compagine straniera in Italia, che ne subiscono controvoglia la pressione immorale e la coloritura etnica. È la minoranza corrotta a dare corpo alla «questione romena» ormai divenuta questione di Stato e perfino di Chiesa sia a Roma che a Bucarest. I prelati delle comunità romene ortodosse in Italia invocano «comprensione e fratellanza» per i correligionari perbene, paventando anch’essi il rischio di contraccolpi xenofobi, mentre la Chiesa cattolica di Romania tramite una lettera del vescovo di Bucarest Ian Robu al cardinale Bagnasco, in cui non si grida al razzismo, chiede scusa all’Italia per i «suoi» criminali e con chiarezza dice che «tutto il male fatto da loro ci mortifica e ci riempie di sdegno».Come si vede, c’è anche nelle autorità morali di Bucarest un filo razionale che discerne l’orrore e, se vogliamo, distingue l’impotenza paralizzata della società italiana dalla supposta «romenofobia». Sarebbe augurabile che anche quelli che accusano l’Italia di razzismo vedessero un intensissimo film italiano, Cover Boy di Carmine Amoroso, in cui si racconta il sodalizio disperato di due precari solitari e disperati: un giovane romeno e un meno giovane italiano, che appassionatamente quanto vanamente cercano di soccorrersi fino al sacrificio suicida dell’italiano: non il dissidio di razza ma il vincolo nel dolore condiviso lega, fino al gesto estremo del poverissimo «ospite», un’amicizia priva di speranza e di futuro. Un omaggio dolente a due candidi sventurati dell’Ovest e dell’Est.Quanto ai governi delle due parti, essi certo aspetteranno con comprensibile interesse la prossima prova del nove legittimante l’identità europea della cospicua comunità romena che sarà la prima a votare, in massa, per i candidati italiani al Parlamento di Strasburgo. Alemanno, il sindaco di Roma, la città più orrendamente martoriata dalle recenti nerissime cronache, ha inviato ai residenti romeni nella capitale il modulo di iscrizione alle liste elettorali aggiunte. Sarà la prima volta che gli immigrati dalla Romania verranno pienamente equiparati ai votanti italiani nell’esercizio dei loro doveri e diritti di cittadini dell’Unione Europea. Sarà, più che un orpello emblematico, un patto di rinnovata convivenza nell’ambito di una stessa nazione e nella cornice di uno stesso continente.

Ciao Maria Antonietta


E' morta a Milano, all'età di 65 anni, Maria Antonietta Berlusconi, sorella del presidente del Consiglio. Secondo quanto riferito da una nota dell'Azienda Regionale Emergenza Urgenza della Lombardia, la donna si è sentita male in nottata nella sua abitazione ed è stata prontamente soccorsa dagli operatori del 118. L'intervento dei sanitari però è risultato inutile. Per la sorella del premier non c'è stato nulla da fare.
Nel referto redatto dal 118 di Milano si legge: "Allertato questa notte alle ore 1,19 per un evento medico acuto in via San Gimigniano 12 a Milano. Sono state inviate ambulanza e automedica, ma purtroppo non c'era più nulla da fare per la paziente, una donna di anni 65, che è risultata essere la sorella del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi".

Caracas




Caracas, 25 feb. (Ap) - Un tribunale venezuelano ha congelato i beni appartenenti a membri del consiglio d'amministrazione di una banca controllata dal finanziere texano Allen Stanford, al centro di una maxi-truffa da nove miliardi di dollari simile a quella organizzata dall'ex numero uno del Nasdaq Bernard Madoff.
Il governo venezuelano la scorsa settimana ha preso il controllo di una filiale di Caracas della Stanford International Bank per rassicurare i clienti che si erano già messi in fila per ritirare i loro risparmi.

La vita continua


Sono passati quasi molti mesi, così tanto tempo, ma a volte così poco... Era il 24 Giugno, un giorno normale, "un giorno come tanti". A volte "il solito" è un qualcosa che ci da noia, che vorremmo cambiare, ma mai dopo quel giorno, penserò ancora che quello che mi circonda è solo un particolare insignificante.
Erano le 15,00 del pomeriggio quando uscii dal lavoro quel giorno, pensando che avrei fatto qualche cosa per non tornare a casa. Avrei accompagnato i miei zii a fare delle commissioni e avrei tardato il rientro nel tran tran famigliare. Passò solo un'ora e le cose presero una direzione inaspettata. Ricevetti una chiamata sul mio cellulare, che mi diceva che un grosso incendio stava avvenendo nella mia via, nel mio palazzo, al mio stesso piano. Non trovo parole più adatte se non "Le cose non vanno vai come credi". Ti aspetti che non può accadere a te, che sicuramente si stanno sbagliando....
Pochi minuti per capire che quell' incendio era veramente a casa mia. E ancora pochi minuti per sentire una grossa angoscia dentro.
Il mio unico pensiero, mentre percorrevo la tangenziale ad alta velocità, era rivolto ai miei gatti chiusi nel mio appartamento. Non sapevo cosa stava avvenendo, che cosa era stato coinvolto della mia casa e di che entità fosse l'incendio. Arrivai sotto casa mia con il cuore in gola, rendendomi conto, vista la presenza di numerosi mezzi di soccorso, che la cosa era grave. Guardai in alto, verso le mie finestre, vedendo le fiamme mi sentii svenire... Sheeba, Lara, Ilnero, Max... erano là dentro. Il volontario dell'ambulanza mi portò a sedere mentre alcuni conoscenti mi sostenevano.
Sono stati i momenti peggiori della mia vita, quelli che passai aspettando che il mio fidanzato Agente di Polizia, convincesse i pompieri ad entrare a cercare i gatti. Momenti lunghissimi anche quelli dell'arrivo dei miei genitori che arrivavano anche loro dal lavoro. Uno shock continuo, un film orrendo, un incubo infinito. Mi sorpresi ad urlare il nome della mia Sheeba, a gridare che qualcuno doveva salvarla, che qualcuno doveva aiutarmi. Mi sorpresi a cadere sulle mie ginocchia, mentre il tempo passava. Vidi mio padre piangere, mia madre disperarsi come non avevo mai visto. Poi si aprì la folla che abitava il cortile ed un pompiere e il "mio" poliziotto, arrivarono con due gatti tra le braccia.
Erano Ilnero e Max, nemici nella vita, complici nella salvezza. Sorrisi, ubriaca di confusione, tramortita dal dolore che Sheeba e Lara, le due piccoline, non ce l'avevano fatta. Un dolore che mi porterò per sempre, perché l'amore che provavo, che non posso descrivere, era una cosa immensa.
Quello che accadde poi, era il resto di un film, visto da spettatore. Salii con i pompieri, a cercare qualcosa da poter salvare. Non c'era più nulla. Mobili, quadri, vestiti scarpe, più niente.
Un muro era quasi crollato, la casa era un covo nero allagato, annebbiato, morto....
Tutto quello che possedevo, è andato in fumo, tutta la magica idea della parola casa, della tranquillità, del proprio nido, non esisteva più. E le mie gatte..: il mio pensiero su cui ha ruotato la mia mente da quel giorno. Un ossessione che mi porto dentro, la convinzione che sono vive dentro di me, che un giorno ci rivedremo insieme, chissà dove.
E' strano come da un giorno all'altro non si possano più vedere delle persone, perché gli animali lo sono, e non si riesca a credere che sia vero. Crearsi delle illusioni, pensare che magari potrebbero tornare perché FORSE non sono morte... Ci si deve arrendere però, perché alla morte non c'è rimedio e non resta che guardare avanti, tenendo duro, continuando a respirare calma, continuando a sperare che in qualsiasi posto siano, riescano a sentire ciò che proviamo ancora per loro.
Ogni persona ha subito un lutto, alcuni leggeri, alcuni insostenibili. Probabilmente questo non sarà l'ultimo per me, ma il ricordo di una scomparsa così tragica, mi accompagnerà per tutta la mia vita. Certo si allevierà, ma non verrà mai cancellato del tutto.
Ci si pongono molte domande dopo un fatto così traumatico, ci si chiede se un giorno il dolore finirà e se, ritornando in quella casa a lavori ultimati, si sentirà una dolce presenza, due piccole bimbe che scorazzano a caccia di ombre. Due grandi amori, due indimenticabili piccoline.
In4gatti.com rialza la testa e vuole far si che questo sito diventi un tributo in memoria di due cuori, per noi, ancora vivi.
E mentre la vita continua e si cerca di ricostruire una tranquillità, cerco il modo per cancellare il rimorso e la nostalgia.
Ciao Sheeba, ciao Lara, siete sempre qui, come un anno fa, inciambellate a cuore...
Ciao bellissima,
bellissima anche la tua storia di vita reale, semplice e carica di sincerità. E' vero, la vita continua, superi anche dei lutti di cari e come questo. Ti abitui a tutto, anche a perdere familiari che vengono portati via da venti malefici e che, malgrado in vita, ti rassegni a pensarli come morti. Succede spesso...il passato, l'amore che hai dato, il tesoro che hai custodito viene, improvvisamente, distrutto da terze persone cha hanno lo scopo di isolare
la persona su cui hanno messo l'occhio.
Vedrai che un domani ci sarà, i tuoi gattini sono ancora con te.
Cosmo

25/02/09

Chao Claudia te esperamos pronto


A mi querida sobrina venezolana..te esperamos pronto...vuelve en el 2010!!!
Te queremos mucho

Finalmente il sole all'orizzonte


Sarà che la negatività è lontana lontana, sarà magari soltanto un effetto placebo, fatto sta che si può tornare sereni. L'importante è sapere di aver fatto qualsiasi tentativo per portare in porto un obiettivo importante se poi non ci sei riuscito e, come contropartita riesci a capire cosa hai di fronte, in quel momento hai la netta sensazione di non aver sprecato il tuo tempo. Anzi improvvisamente sai. Che bello tornare sereni.
Non è forse questa la felicità?

24/02/09

E se Cuba parla di crisi...possiamo stare tranquilli


Vogliono fare i capi di stato e sono solo ditattori.
ANSA) - L'AVANA, 22 FEB -Il presidente venezuelano Chavez e' ripartito dopo una visita di 24 ore a Cuba dove ha visto due volte l'ex presidente cubano Fidel Castro. Lo ha riferito la tv pubblica locale. Giunto a sorpresa venerdi' per una breve 'visita di lavoro', Chavez ha incontrato Castro una prima volta dopo il suo atterraggio e poi ieri,in presenza del presidente Raul Castro. I media ufficiali riferiscono che hanno discusso di questioni legate ai ''buoni rapporti fra i due governi e della crisi economica globale''.

16/02/09

Chavez imbroglia (come sempre) ecco le prove


La cédula è il documento (unico) che si adopera per tutto, anche per votare, ovviamente. Come mai ci sono delle persone che hanno cinque cedule con nomi diversi? Il governo venezuelano ha fatto brogli!
Cosmo de La Fuente

Peccato


Caro Cosmo,
mi chiamo Ivan e sono italianissimo, ma ho anche alcune amicizie venezuelane, ed è proprio per questo motivo che ho seguito con molto interesse la questione del referendum costituzionale, ed il tuo sito è l'unica fonte che ne faceva parola fino a ieri, quando improvvisamente tutti i giornali hanno iniziato a parlarne, cosa che io trovo scandalosa.
Brogli o meno, sono a dir poco sconvolto dalla vittoria del fronte del si, ma non sorpreso.
Chavez è a tutti gli effetti un dittatore e ciò che ha fatto ieri è stato solo legittimare questa sua posizione, ma sono convinto che anche qualora il referendum avesse dato esito negativo avrebbe comunque trovato il modo di mantenere il potere, magari candidando qualcuno di suo comodo.
Quello che mi sconvolge è l'assoluta mancanza di buon senso da parte di una parte del popolo venezuelano. Forse dettata dall'ignoranza, forse dalla paura, forse da entrambe, non so. Quello che so è che questo risultato rafforza non solo Chavez ed il suo operato a livello nazionale, ma dà un forte seganle anche a quelli che sono i suoi alleati, che ormai vedono in questo despota la nuova guida della cosiddettà revolucion. Inoltre potrebbe essere la molla che spinge altre realtà, come per esempio le Farc colombiane, ma non solo, ad una nuova, e più intensa offensiva per la conquista del potere.
In sostanza io credo che sia una sconfitta del popolo venezuelano e della democrazia mondiale.
Questo è il mio punto di vista molto sintetico e marginalmente informato della realtà delle cose, perciò mi farebbe piacere se tu mi, esprimendomi il tuo punto di vista, mi correggessi laddove ho sbagliato, o integrassi le cose che ho detto solo per metà.
Siete un popolo eccezionale, ma ora c'è seriamente il rischio che voi perdiate il vostro sorriso e la vostra immensa gioia di vivere.
Cordiali saluti
I I

Grazie I...
speriamo lo capiscano anche gli altri.

Brogli venezuelani..come al solito, ECCO LE PROVE

ABBIAMO LE PROVE, UNA STESSA PERSONA, CON CINQUE NOMI DIVERSI, E CINQUE DOCUMENTI DIVERSI!! SE VUOI TI INVIAMO IL FILE.
IL GOCERNO VENEZUELANO VINCE PER BROGLI
---------- Asi estos sucios nos piensan fregar. LO QUE LES DECÍA DE LOS MULTICEDULADOS

SCRIVIMI A
cosmo_delafuente@yahoo.it

12/02/09

CHAVEZ IL PAZZO DITTATORE

CHAVEZ:QUE SE VAYA ESTE LOCO DICTADOR


LA DERROTA DEBE SER CONTUNDENTE TODOS A VOTAR!!!Da Libertad, Paz y Democracia (Freedom, Peace and Democracy)
Oggi alle 6.38
Llegó la hora de la verdad. Este domingo 15 de febrero es el momento de sepultar de una vez por todas los deseos dictatoriales de Hugo Chavez. Hoy somos 250mil miembros en esta página, todos ciudadanos libres, convencidos de la necesidad de un horizonte distinto para Venezuela, libre de populismo, libre de opresión, libre de propaganda comunista y estupideces, libre de corrupción.

INVITAMOS A TODOS A LAS CALLES A VOTAR POR EL NO.

EN EL EXTERIOR CONCENTRACIÓN MUNDIAL EN LAS EMBAJADAS Y CONSULADOS DE VENEZUELA. ESTAREMOS ACOMPAÑANDO A LOS VENEZOLANOS EN SOLIDARIDAD POR LA CAUSA DE LA LIBERTAD. LLEVEN CAMISETAS PANCARTAS ETC.

NO MAS CHAVEZ!! http://www.facebook.com/pages/NO-MAS-CHAVEZ/50291430843#/pages/NO-MAS-CHAVEZ/50291430843

POR LA LIBERTAD, LA DEMOCRACIA Y EL DERECHO A VIVIR EN PAZ

DIFUNDAN ESTE MENSAJE Y EL SIGUIENTE VIDEO

http://www.youtube.com/watch?v=DsGWQ-ZR4oo
No es NO!! difundelo por el futuro de Venezuela
Fuente: www.facebook.com

08/02/09

Ha il ciclo, ha la tosse, ma vogliono spegnerla


Sicuri che sia la scelta migliore?

Berlusconi: Rispetto" per quella Costituzione sulla quale "ho giurato", ma che non si può considerare "un moloch" e anzi "può evolvere con i tempi" anche se serve "il consenso di tutti o quasi" visto che ci vogliono i due terzi del Parlamento. Silvio Berlusconi arriva in Veneto per inaugurare il passante di Mestre mentre risuona ancora forte la eco delle polemiche e delle conseguenze, politiche ma ancor più istituzionali, seguite alla decisione del governo di varare un decreto sul caso di Eluana Englaro nonostante il no del Colle.

E infatti la prima preoccupazione del premier è quella di rassicurare che da parte sua non c'era "nessuna intenzione di attaccare la Costituzione né il capo dello Stato". Tutt'al più era una disponibilità a "dare un chiarimento" su quel passaggio dell'articolo 77 in cui si parla della responsabilità del Governo sui casi di necessità e urgenza. Insomma, ha sottolineato, "non c'è stato nessun progetto di attacco a chicchessia" e se qualcuno ha capito il contrario è solo perché "la sinistra, che dimostra una stupefacente capacità di mistificazione" ha definito quelle parole "prima come un atto cinico che volesse usare il caso umano per qualche disegno politico, poi come un attacco al capo dello Stato e, il terzo giorno, come un attacco alla Costituzione".

Su un punto, però, Berlusconi non cambia idea di una virgola: la Carta è stata scritta guardando alla Russia è questa - dice - è una "realtà storica". "Mi sono trovato - spiega il presidente del Consiglio - a essere accusato di avere attaccato la Costituzione perchè ho detto che i costituenti avevano guardato alla Costituzione sovietica: è una realtà storica, i costituenti sapete chi erano".

Parole che fanno risuonare più forte l'allarme democratico nelle orecchie dell'opposizione. Per il leader Pd Walter Veltroni, obiettivo del premier era proprio quello di arrivare allo scontro con il Quirinale per cambiare la Costituzione. Il presidente del Consiglio "ha detto di voler cambiare la Carta - ha attaccato Veltroni - perchè nata sotto influsso di una dittatura, sì è positivo che sia stata scritta alla fine del fascismo, periodo nel quale il Parlamento non contava nulla, non c'erano più i partiti, nè la libertà di stampa, infatti è la Costituzione di un paese libero e democratico".

Ed è proprio in nome della difesa della Carta che il Pd è pronto a mobilitarsi. Martedì pomeriggio, infatti, a Roma si terrà una manifestazione in difesa della Costituzione e in segno di solidarietà con il capo. Appuntamento a dalle 18 a piazza Santissimi Apostoli a Roma, dove l'unico a prendere la parola sarà il senatore a vita Oscar Luigi Scalfaro.

06/02/09

Rumeni: non solo assassini


Gentile redazione, chiedo scusa se mio italiano non è perfetto. Sono rumeno e studio in Italia da alcuni mesi in seguito a scambio culturale Erasmus con mia Università di Cluj Napoca. Ho seguito con molta attentione vicenda di Guidonia e in particolare modo come è stato trartato il tragico evento dai mass media italiani. Come ben sapete, si è scatenata in Italia una caccia al rumeno. Tutti noi rumeni in gran parte gente per bene abbiamo condannato episodio e la crudeltà con la quale è maturato e abiamo espresso solidarietà alla vittima. Ma il nostro popolo è stato additato come un popolo di barbari, di bestie, di gente dalla cultura inferiore.

Vorei ricordare che oltre a quelli come me che studiano e cercano di fare onore alla Romania qui in Italia, ci sono anche tanti rumeni che lavorano e contribuiscono al economia italiana, e il primato degli stranieri che muoiono di morti bianche sono rumeni. Ci sono stati anche casi di rumeni che hanno salvato vita a italiani, ma non fanno mai notizia. E quando un rumeno o un branco compiono odiosissimi reati, si prosegue per setimane intere a parlare di questa vicenda.

Mentre per es. negli ultimi giorni una rumena è stata stuprata da magrebini a Ragusa e non mi sembra che la vicenda sia stata trattata più di tanto. E una italiana ieri di 14 è stata vittima di violenza di gruppo di compagni di scuola, non credo che darete a questo fatto tanta importanza. E una sudamericana agredita e stuprata da magrebini a Milano, sono sicuro che se fossero stati rumeni ne avreste parlato per due settimane.

Ma con questo non voglio dire che sia sbagliato dare importanza a un fatto di cronaca, è apprezzabile invece, perchè è giusto sensibilizare opinone publica, ma perchè quando lo fanno i rumeni c'è tanto scalpore e quando lo fanno albanesi, magrebini o italiani no? Epure io conosco tanti rumeni che pagano tasse, mandano figli a scuola e rispettano leggi. Loro che non c'entravano niente hanno subito incendi, agressioni ai loro figli, insulti da parte di italiani aizzati da questa paura del rumeno.

Vi prego di tenere in considerazione fatto che io per primo condanno quei 6 disgraziati che hanno fatto un simile orrendo crimine che uccide psicologicamente e non solo una persona specialmente giovane, ma non credo che se lo fa un rumeno è piuù grave di quanto non lo sia se lo faccia un italiano un magrebino o un albanese etc.... Vi saluto augurandovi buon lavoro

Aurel Donescu

05/02/09

Amor di padre


Il male perpetrato ai bambini separati dal padre è immenso ed è solo l'inizio di una piramide del dolore che comprende il male e il mobbing genitoriale fatto a danno dell'uomo. Chi l'ha detto che il maschio non è in grado di crescere un figlio? Chi ha stabilito che i figli sono della madre? Chi si arroga il diritto di distruggere la vita di un bambino e di un uomo? Lo Stato non può seguitare a far finta di niente. E' importante, secondo me, che la gente capisca e che venga sensibilizzata. E' iniziata, da parte mia, la raccolta di storie e vicende a carico del padre, storie di vita vissuta e sofferta...storie che hanno dell'incredibile e che non trattano solo il grave problema economico in cui si trovano i padri separati, ma anche dell'ingiustizia da parte delle istituzioni e delle leggi che trattano i cittadini uomini in maniera diversa dai cittadini di sesso femminile. Un'ingiustizia che dovrebbe essere presa in considerazione per cominciare a parlare di 'quote azzurre'.
Se avete storie importanti, raccontatele come riuscite, cercheremo poi di assemblarle e ottenere un filo conduttore.
Cosmo de La Fuente

Lutto nazionale, altro che festa

Il governo venezuelano ha istituito una nuova festività nazionale per il 2 febbraio, per commemorare la presa del potere da parte del presidente Hugo Chavez nel 1999. Il vicepresidente, Ramon Carrizales, ha spiegato che il giorno è stato dichiarato "un giorno di festa perché il popolo ha cose da celebrare e molte cose da difendere". Fra due settimane si terrà un referendum per eliminare l'attuale limite di due mandati presidenziali.

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