31/05/09

Hugo Chavez Show...come 'Via col vento'



(Velino/Velino Latam) - Tra annunci di investimenti miliardari, canzoni, durissimi attacchi all'opposizione e ai mezzi di comunicazione, si è aperta ieri la “maratona” di Aló Presidente la trasmissione televisiva del capo di Stato venezuelano Hugo Chavez che si concluderà domenica. Una sorta di “telenovela” lunga quattro giorni, così l'ha definita lo stesso Chavez, decisa per celebrare il decimo anniversario della trasmissione, uno dei principali strumenti utilizzati dal “caudillo” venezuelano per fare politica. La prima parte della trasmissione è andata in onda dalla centrale termoelettrica della Zulia, regione in cui il governo ha recentemente nazionalizzato oltre 70 imprese del settore energetico. Proprio davanti allo stabilimento, Chavez ha annunciato l'intenzione di investire, nei prossimi cinque anni, 20 miliardi di dollari nel settore dell'energia elettrica, una cifra pari ad almeno quattro volte quella chiesta in prestito al Brasile nei giorni scorsi. “Non ci sono stati investimenti per molti anni – ha spiegato – e ora dobbiamo risollevare il sistema elettrico del Paese. Io come presidente e amministratore delle risorse della nazione vi garantisco che questo investimento si porterà a termine”.
Dalla tribuna di Aló Presidente il capo di Stato ha mandato soprattutto una serie di messaggi politici: il primo diretto all'emittente Globovision, vicina all'opposizione e coinvolta in un durissimo confronto con il leader del Paese. Dopo aver ripetutamente minacciato la chiusura del canale, ieri Chavez ha chiamato in causa il ministro delle Opere pubbliche Diosdado Cabello, che controlla la commissione nazionale delle telecomunicazioni, chiedendosi perché non abbia ancora sanzionato i media che “avvelenano” il Paese: “Non mi importa nulla di quello che dice il mondo, io sto aspettando che compia il suo dovere, perché per questo è nella sua posizione, altrimenti rinunci e che assuma l'incarico chi ne ha il coraggio”. Dal capo di Stato sono arrivate accuse durissime per il proprietario della tv Giullermo Zuloaga, definito un “mafioso”, poche ore prima che venisse accusato di essere coinvolto in una causa per irregolarità nel deposito di automobili. Secondo Chavez l'emittente è “un virus, un veleno che può potare a commettere gravi delitti e attentare contro la vita di qualcuno”. “Dove mai si era visto – ha detto in riferimento all'intervista al giornalista Rafael Poleo – che qualcuno in un programma televisivo dica che il presidente finirà appeso come Mussolini e non sia stato arrestato?”. Secondo il leader venezuelano si tratta di un “incitamento all'assassinio”.
Inevitabilmente ampio spazio nell'intervento fiume di Chavez è stato occupato dalla “questione Vargas Llosa”. Lo scrittore peruviano, una delle voci liberali più critiche nei confronti del governo venezuelano, è arrivato ieri a Caracas per partecipare a un forum organizzato dal Centro de Divulgación del Conocimiento Económico para la Libertad (Cedice). Il suo arrivo, come quello del figlio Alvaro e di alcuni degli altri invitati, è stato anticipato da forti critiche e contraddistinto da una grande pressione da parte delle forze dell'ordine fin dall'arrivo in aeroporto, dove hanno ricevuto il formale invito a non esprimere commenti di natura politica sul governo del paese latinoamericano, pena l'espulsione. Nonostante questo Vargas Llosa non ha certo rinunciato a usare parole pesanti nei confronti del “caudillo” venezuelano. “In Venezuela non c'è ancora una dittatura, ma il Paese si sta incamminando in quella direzione”, ha sostenuto lo scrittore ed ex candidato alla presidenza del Perù, che ha parlato di un percorso che “l'allontana dalla democrazia liberale e l'avvicina a una dittatura comunista”. Per questo il Venezuela potrebbe diventare la “seconda Cuba dell'America Latina”. “La proprietà è individuale e privata o non è proprietà” ha sostenuto inoltre Vargas Llosa, “la proprietà sociale è un chimera, la proprietà collettiva è solo un sistema che la pone nelle mani della burocrazia politica che, prima o dopo, diventa corrotto”.
“Ci sono ancora spazi di libertà – ha ammesso lo scrittore – e bisogna approfittarne se non vogliamo che il Venezuela smetta di essere una società democratica per diventare una dittatura comunista, che è dove finirà se questo processo continua”, perché “c'è una radicalizzazione del regine”, un “timore crescente per qualsiasi tipo di critica” che provoca una “riduzione delle libertà pubbliche, della libertà di stampa e di mercato”. Tra gli invitati all'incontro organizzato dal Cedice c'è anche l'ex presidente boliviano Jorge Quiroga, che non ha certo usato la diplomazia nel sostenere che “la Bolivia è governata con il telecomando da qui e questo il popolo boliviano lo sa e lo sente. Si tratta di un'ingerenza grottesca e riconosciuta da tutti; è triste perché la Bolivia deve la sua indipendenza a un venezuelano, Simon Bolivar, e non la vogliamo vedere calpestata”.
Dal presidente venezuelano è arrivata però una mossa a sorpresa: parlando al telefono con il ministro della Cultura Hector Soto, Chavez, che si trovava a un incontro pubblico a pochi isolati di distanza dal luogo del forum, gli ha chiesto di offrire a Vargas Llosa e ad alcuni suoi colleghi la possibilità di uno spazio all'interno della trasmissione. “Io mi farò da parte – ha aggiunto – mi siedo tra il pubblico, gli invitati speciali della destra e i socialisti. Questa gente accetterà l'invito?”. Un ennesimo colpo di teatro da parte del leader venezuelano. Se si tratti di una “trappola” o di un'apertura verso i propri avversari è ancora difficile dirlo, per scoprirlo basterà non perdere le prossime puntate della sua “telenovela rivoluzionaria”.

Casini ha detto che Berlusconi rimarrà a vita come Chavez. Benedetta ignoranza...ma Ferdinando sa cos'è Chavez per i venezuelani? Prima di parlare bisognerebbe informarsi.

Cdf