30/12/08

L'ambasciatore del Venezuela a Roma difende Chavez


Caro ambasciatore,
è esemplare che lei difenda il suo presidente, che, sicuramente, le ha concesso di espletare i suoi servigi senza temere ritorsioni, come invece temono tutti quelli che non la pensano come Chavez e che sono costretti dai suoi scagnozzi a emigrare onde evitare ripercussioni, talvolta anche gravi.
Provi a chiedere a tutti i venezuelani colti e liberali che vivono a Miami e che hanno, come unica colpa, di non accettare il dispotismo da lui trattato. Un presidente che si sta armando con la complicità iraniana e che promette qualcosa di grosso. Mi scusi, ma lei non credo sia sopra le parti. Lasci parlare i venezuelani che non vogliono, assolutamente, ridursi come Castro ha ridotto i cubani.
Cosmo de La Fuente
Chavez il tiranno, ecco le novità dal Venezuela

La marcia del sale dei venezuelani e le voci, sempre più insistenti, che parlano di malcontento persino tra i militari. Risvolti pericolosi all’orizzonte.

Proprio come Gandhi con la sua pacifica protesta, il quale, nel 1930, per dimostrare allo stato inglese che il regime non avrebbe fermato il desiderio di rivalsa del popolo, giunse, dopo 24 giorni di cammino, al mar arabico, per ottenere il sale attraverso l’evaporazione dell’acqua di mare ,in maniera illegale perché ottenuta liberamente senza il pagamento della tassa, che non si oppose poi all’arresto e alle torture, così sta marciando il popolo del Venezuela.
La vera rivoluzione è quella che la gente sta combattendo contro il regime di Chavez, non quella che il dittatore vuol mostrare al mondo come se fosse la ‘revolución’ del popolo, la rivoluzione bolivariana. La protesta è per le strade di Caracas, l’ultima, circa 300.000 persone, non è stata nemmeno citata in tv, non esiste più RCTV, mentre quella finta organizzata e pagata dal governo, di poche migliaia di individui venduti per 25 dollari a testa, è stata ampiamente descritta nei tg del governo.
Una marea di persone per far capire a chi, troppo distratto da notizie fuorvianti, che il guerrafondaio e despota, oltre ad aver cancellato la possibilità d’espressione di chi non condivide il suo pensiero, sta portando il paese alla deriva. Tra qualche anno, se glielo si lascerà fare, ridurrà il paese in uno stato di estrema ignoranza, situazione ideale per poter rimanere al comando fino alla morte. Il metodo ricorda un po’ quello di Saddam Hussein, ma, senza andare troppo lontano, quello del suo maestro Fidel Castro.
Mi spaventa che ci sia ancora chi continua a difendere questo pazzo, gente che si dichiara del popolo e non si rende conto del male che sta facendo proprio alla povera gente, la quale, oltre ad essere privata di qualsiasi benessere economico, gli viene ora negata la libertà di parola e di pensiero.
Resta una guerra del sale, pacifica, atta a dimostrare che il fuoco della libertà non potrà mai essere spento dalla follia di un governo militare. Occorre aiutare il Venezuela a liberarsi, ancora una volta, da chi, possedendo il petrolio di tutti, sta stravolgendo la vita di una nazione. E’ importante adesso dare il giusto valore alle cose, non si tratta di credo politico, non esiste più comunismo, fascismo o altro, adesso si parla di democrazia assente, di libertà di parola negata.
Le elezioni venezuelane sono state alquanto sospette se si pensa a quanta gente sta contestando questo governo, il 62% che tanto vantano è stato ottenuto aumentando la popolazione votante a proprio piacimento:musulmani invitati, cubani ospiti e partecipazioni speciali, oltre ai naturali brogli abituali e tipici del Venezuela.
In realtà non c’è stata nessuna sorveglianza e i tanto pubblicizzati inviati si sono lasciati convincere a stare alla larga, senza contare che la gente votante era cosciente dell’esistenza di un ‘capta impronte’ che non rendeva anonima la scelta, e c’è da crederci perchè in Venezuela ci sono le proprie impronte anche sulla carta d’identità. Questo è il Paese di Chavez e si spera che qualcosa o qualcuno possa cambiare questa situazione che rischia di implodere e di danneggiarci in maniera irreversibile.
Secondo me bisogna andarci cauti ad esaltare Hugo Chavez Frias, è facile fare la figura da ignoranti o dimostrare di essere in malafede e, in entrambi casi, apparire inaffidabili. Ora che il mondo sta per liberarsi di Fidel Castro ci rimarrà, chissà per quanti anni ancora, il suo discepolo migliore, l’imperatore del Venezuela Hugo Chavez.
Ancora una considerazione
Il Venezuela, un po’ come succede in Italia, per alcuni anni ha avuto due facce. Dopo 44 anni dalla caduta di Marcos Perez Jimenez, il dittatore contestato da tutte le classi sociali, il 23 di gennaio di quest’anno, nell’anniversario, hanno marciato le due facce del Venezuela. Un gruppo dell’opposizione, contro la dittatura chavista e a favore della democrazia e l’altro che stava con il governo.
La Chiesa, che si è sentita profanata dagli attacchi di Hugo Chavez, ha visto le due marce come una lotta tra fratelli. Causa della guerra tra Caino e Abele è stato il despota.
Questo accadeva a gennaio, oggi il popolo di dimostranti, di pacifici ma decisi venezuelani che si opongono alla dittatura di Chavez è aumentato considerevolmente, tanto da far impallidire, come detto, la finta marcia a favore del governo. Il rifiuto a Chavez, visto in percentuali, è cresciuto del 75%, ogni giorno che trascorre si esaurisce di più l’ossigeno che alimenta il tiranni e le pentole, i coperchi, gli arnesi che in venezuelani usano per far rumore e rendere pubblico il loro malessere, stanno assordando tutti. C’è chi dice che questo è l’inizio della fine della rivoluzione chavista, ma altri, compreso me, pensano che il tono usato da questo mostro è una scorciatoia verso una dittatura della peggiore specie. L’aveva detto anche il ministro della Difesa, amico del rais, José Vicente Ranger: “la lotta sarà cruenta e non ci lasceremo togliere il governo”.
Difficile pensare al Venezuela come un paese che potrà tornare a godere di una democrazia senza spargimento di sangue e senza dolore per la gente. In questi giorni qualcosa sta maturando, la preoccupazione è tangibile e il malcontento non si può certo contenere in un barattolo sotto vuoto, la gente venezuelana è paziente, non agisce subito, ma, quando arriva al limite della sopportazione, in altre occasioni ha dimostrato di non lasciarsi intimorire da niente. Spero con il cuore che si tratti ancora di ‘marce del sale’ allo stile di Gandhi, ma temo che le voci che si sentono in Venezuela, si basino su decisioni diverse che ancora non ci è dato conoscere completamente.
Non parlo da ricco italo venezuelano come qualcuno, afflitto dalle solite fette di salame e dalla tipica invidia di chi non ha argomenti, ha detto. Non sono ricco e, sinceramente, non mi interessa esserlo, amo il paese dove sono nato e cresciuto, amo la razza con la quale ho convissuto e, se permettete, mi fa male osservare il cambiamento del carattere dei venezuelani. Malgrado la povertà di molti, il sorriso era sempre presente, oggi, la mancanza di libertà e il terrore del futuro, hanno cancellato anche quello. Chavez non c’entra niente con Simon Bolivar, mi spiace per lui. La rivoluzione è quella che porta alla libertà non all’oppressione.
Viva Venezuela mi patria querida, quien la libertó mi hermano fue Simón Bolivar
COSMO DE LA FUENTE
LEGGI
http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=312

28/12/08

I figli so piezz'e core



Peccato che si tratti di Di Pietro, il cultore delle mani pulite. Il figlio raccomandato, già carabiniere e ora assessore, operatore dell'inciucio e dell'aumm aumm... Per un consigliere proviinciale di Campobasso, con un padre di tale stampo, ha raccomandato Mauro Mautone (provveditore alle opere pubbliche di Campania e Molise), raccomandato amici e compgagnia bella con appoggio ad appalti.
Meglio stendere un velo pietoso caro Di Pietro e, speriamo, che l'Italia non venga mai rappresentata da te.

Un aiuto a 'La Voce di Fiore'

Uno spazio libero di pensiero, nè a destra, nè a sinistra, dove ognuno può parlare apertamente, sta per chiudere.
Un aiuto da parte di chi ancora crede che la libertà d'espressione sia importante.
http://www.facebook.com/ext/share.php?sid=46186271539&h=6Tcyk&u=un0ns

19/12/08

Sinistra munnezza



La sinistra munnezza italiana finalmente viene a galla. Speriamo che l'abbraccio mortale da parte di Di Pietro possa, finalmente, portarli tutti molto lontano da dove, oggi più che mai, occorrono scelte per far si che l'Italia ce la faccia. Speriamo...tutti a casa, anche Di Pietro. Proprio in questo momento non abbiamo bisogno di prime donne. Non bastavano Cicciolina, Luxuria e Di Pietro, ora nel calderone, forse, ci sarà anche Alba Parietti. Che spettacolo degradante.
E se adesso toccasse a Roma? La domanda nessuno la fa a voce alta. Ma la paura è dipinta sulle facce dei politici che sfilano sulle tv locali. Con Napoli, l'accerchiamento è completo. Dopo la Liguria, la Toscana, l'Abruzzo, la Basilicata, la Calabria, il timore che una nuova inchiesta presto punti diritto al quartier generale del Pd cresce di ora in ora, alimentato dal coinvolgimento del parlamentare Lusetti (insieme al collega di An Bocchino) nell’indagine sul «Global service» partenopeo, dalla vicinanza di Lusetti a Rutelli (i nomi dell’ex vicepresidente del consiglio e dell’ex ministro Fioroni compaiono nelle carte giudiziarie), e dalle mille voci che dicono che anche nella Capitale il lungo quindicennio del centrosinistra alla guida del Campidoglio potrebbe entrare a breve nel mirino della magistratura. Napoli come anticamera di Roma. Napoli come paradigma del degrado amministrativo del centrosinistra, che qui è esploso fragorosamente con il disastro della monnezza, ma anche altrove, come s’è visto, funzionava (o non funzionava) allo stesso modo. «In un certo senso la questione giudiziaria non è la cosa più importante - spiega Andrea Geremicca, a lungo vicesindaco ed assessore nella prima stagione delle giunte di sinistra, e oggi a capo della Fondazione «Mezzogiorno Europa» - non perché non sia grave l’arresto di alcuni assessori o il suicidio, prima dell’arresto, di uno di loro. Ma in termini politici, tutto era già avvenuto prima. La crisi dei partiti. Le guerre tra gruppi e correnti, ai quali i leader nazionali hanno lasciato mano libera, all’interno del Pd neonato. E poi il distacco assoluto della politica dalle istituzioni, l’assenza di discussione, la mancanza di mobilitazione dell’opinione pubblica, la degenerazione del leaderismo, l’asfissia del ricambio della classe dirigente». Dicono che in questi giorni i membri della nomenclatura napoletana vivano un po’ come quelli sovietici negli anni dello stalinismo: quando sentivano bussare alla porta al mattino, non potevano sapere se a suonare il campanello fosse il lattaio o le guardie venute per arrestarli. Molto più di Genova, Pescara, Potenza o Reggio Calabria, Napoli è da sempre, per definizione, un caso nazionale. La rivoluzione dei sindaci, in fondo, era partita da qui. La caduta del vecchio sistema qui era stata più fragorosa che altrove, con l’improvvisa cancellazione dei «signori della miseria» che per decenni avevano prosperato sulla disperazione del Sud. Oggi resta ben poco del Rinascimento napoletano che aveva fatto risplendere la città, con Piazza Plebiscito liberata finalmente dal traffico e dalle auto in terza fila, nei giorni lontani del G7 del ‘94. La crisi nel rapporto tra istituzioni sorde e società civile indifferente, rassegnata, l’ha denunciata con forza il cardinale Sepe, forse l’unica autorità riconosciuta e anche il solo che dal pulpito e nelle strade cerca di ricostruire una rete di valori. Il magistrato-intellettuale Raffaele Cantone, a lungo impegnato contro il clan dei casalesi, la sua personale e reale Gomorra, che lo costringe a vivere sotto scorta, non vorrebbe parlare. Chiarisce che non può esprimersi sulla portata di inchieste a cui non ha preso parte. Ma aggiunge: «La caduta di credibilità della classe dirigente si era già consumata del tutto sulla questione della monnezza. Quando le istituzioni locali, a qualsiasi livello, hanno dimostrato di non essere in grado di porre rimedio a un problema così grave e per così lungo tempo, gettando la cittadinanza nel degrado e mettendone a rischio la salute, si sono giocate insieme prestigio e fiducia». Né vale il tentativo di Bassolino (e oggi del sindaco Iervolino) di resistere e tentare di recuperare, sull’onda della drastica ripulitura militare ordinata da Berlusconi. «Bassolino può pure aspettare, illudersi che l’indifferenza di una società civile presa politicamente a martellate possa consentirglielo, ma sbaglia a non riconoscere che il suo ciclo s’è chiuso - accusa Biagio De Giovanni, filosofo di fama mondiale, coscienza critica della sinistra napoletana, titolare della cattedra Jean Monnet di storia dell’integrazione europea all’Istituto Orientale - l’idea che l’attesa sia obbligata, per consentire la nascita di una classe dirigente alternativa all’interno del centrosinistra, non sta in piedi.L’alternativa non è nata perché negli ultimi anni qui c’è stato un regime. Un potere asfissiante in cui, a cominciare dall’interno della sinistra, ogni voce dissonante, ogni critica, ogni obiezione veniva tacitata, con le buone o con le cattive». Consulenze a pioggia. Professori di quelli che scrivono editoriali sui quotidiani assoldati nei think-thank pubblici con stipendi di decine di migliaia di euro. Molte chiacchiere, molti annunci, molte incompiute, quasi nessuna realizzazione. E se oggi la Iervolino è riuscita a mettere insieme contro di sé, tutti insieme, la Curia, l’Unione Industriali, buona parte degli intellettuali e l’insieme dei giornali locali, non dipende solo dalle avversità degli ultimi tempi. Ma dall’assoluta inefficienza di un’amministrazione paralizzata dai veti interni e dal braccio di ferro tra «cacicchi» e potentati locali. «Il problema non è la moralità dei singoli, alla cui buona fede posso perfino credere, fino a prova contraria. Piuttosto, le amministrazioni immobili - scandisce il presidente dell’Unione industriali Gianni Lettieri - hanno i fondi e non riescono a spenderli. Quando lo fanno, è senza progetti significativi. Prenda il termovalorizzatore, di cui ancora adesso si discute senza realizzarlo. Per il Comune sarebbe un affare, gli consentirebbe di far cassa. Noi abbiamo offerto tutto l’appoggio, anche finanziario, per costruirlo, ma si continua a rinviare. E lo stesso vale per la riqualificazione di Bagnoli o per i quattro milioni e mezzo di metri quadri di proprietà del Comune lasciati in abbandono, o per il Piano regolatore, fermo da quindici anni. Nessuno riflette o si interroga su come vorremmo che fosse Napoli tra dieci anni. E neppure sul giorno per giorno».C’è però una ragione che, al di là degli sviluppi giudiziari che potrebbero avere il sopravvento, spinge all’arroccamento Bassolino e Iervolino. Se si dimettessero, aprendo la strada a elezioni anticipate, in Campania finirebbe come in Abruzzo, centrodestra al governo, Pd in rovina, fuga in avanti di Di Pietro. «Si lo so, dicono che le elezioni non risolverebbero nulla e non porterebbero personale politico migliore dell’attuale - ragiona Geremicca -. Ma a parte il fatto che noi siamo sempre i migliori e sosteniamo la democrazia quando siamo al governo, pronti a cambiare idea se si profila un ricambio, chi ci dice che tra due anni gli elettori non ci daranno uno schiaffone anche più sonoro di quel che ci aspettiamo? E soprattutto - conclude - chi può assicurare che in questa situazione, in cui è evidente che s’è rotto il rapporto tra governanti e governati, Bassolino e Iervolino ce la faranno a resistere per altri due anni?».

18/12/08

Niccolò Ghedini chiude la bocca a Di Pietro



Finalmente qualcuno che, parlando un perfetto italiano, riesce a chiudere la bocca a Di Pietro. Lo scenario accondiscendente di Annozero e Santoro non sono riusciti a proteggere l'immagine cafonesca e stanca di Di Pietro. Sempre le solite cose e oggi più che mai sta sinistra scassata e senza alcuna cognizione dovrebbe solo tacere. Com'è lontano quel bel socialismo sano e pulito. Oggi non c'è nessuna alternativa. L'Italia ce la farà, grazie a Berlusconi.
Niccolò Ghedini (Padova, 22 dicembre 1959) è un politico italiano. Laureato in giurisprudenza, avvocato penalista, ha cominciato a fare politica nelle file dei giovani del Partito Liberale Italiano, per poi approdare in Forza Italia.
Dal
2001 al 2006 è membro della Camera dei Deputati, mentre dal 2005 ricopre l'incarico di coordinatore regionale di Forza Italia in Veneto.
È avvocato di
Silvio Berlusconi.
Estratto da "
http://it.wikipedia.org/wiki/Niccol%C3%B2_Ghedini"

Simona Ventura soffre del complesso di superiorità



Saranno le numerose operazioni di ricostruzione volto e sollevamento tette, ma la Ventura diventa ogni anno più antipatica e piena di sè. Il complesso di superiorità di cui soffre pare che l'abbia completamente stravolta nel suo modo di fare.
Simo... ma chi pensi di essere?
L'avete vista ai provini di X-factor? Ma che cavolo ne capisce lei di cantanti?
Bah....

15/12/08

Non odiare mai la tua mamma


Ciao piccola,
volevo dirti che ti voglio bene e che sei la mia bambina per sempre, nonostante tutti i problemi che ci sono.
E’ importante, però, che tu ti renda conto che non devi odiare, perché l’odio non fa bene a chi lo prova, ci possono essere momenti di rabbia, momenti di frustrazione, ma non bisogna arrivare mai ad odiare nessuno.
Lo so che ci vogliamo bene, che stiamo bene insieme e che ci capiamo al volo. So che dentro di te c’è tanta confusione e scompiglio per tutti i problemi che sta vivendo la nostra famiglia. Non devi mai odiare nessuno e tanto meno puoi odiare i tuoi genitori. Non odiare tua madre, nonostante i giorni di rabbia e di parole grosse, nonostante lei si impunti come ti impunti tu. E’ tua mamma e non fa bene nemmeno a te odiare tua madre. I problemi tra me e lei non devono coinvolgerti in maniera troppo personale. Io sono il tuo papà e lei è la tua mamma. Con tutti i nostri difetti. Fai un esercizio: cerca di scoprire i lati positivi di tutto, anche delle persone, vedrai che ti sembrerà meno brutto.
Tante persone vivono momenti tristi e difficili, la vita non è una passeggiata leggera, ma vale la pensa viverla perché riserva sempre qualcosa di bello.
Non ti avvilire, non stancare la tua mente. A volte ci viene proibito qualcosa da qualcuno, ma non bisogna pensare che lo si faccia sempre perché quella persona ce l’ha con noi. Mamma ha anche i suoi problemi, difficili anche per lei. In fondo ti vuol bene, ma non sa come dimostrarlo, almeno, non riesce a manifestarlo. Se qualche volta ti ha parlato di me in maniera spiacevole, sicuramente non aveva intenzione di ferirti profondamente e, poi, facendo così ha dimostrato di vivere un disagio, una debolezza. Tu non hai nessuna colpa, tu non hai chiesto che io e lei ci incontrassimo, non devi rispondere di niente. Pensaci come ai tuoi genitori.
E’ sempre la tua mamma. Sei parte di me come sei parte di lei.
Ci sono casi in cui i figli detestano i genitori, lo so, se ne sentono di queste storie in questi giorni. Ci sono anche casi di padri o madri, addirittura, che uccidono i propri figli. Sono persone deboli, che oramai non ragionano più e l’amore è vero che non è ragionato ma, secondo me, è anche coadiuvato, in un certo modo, dalla mente. Quelle persone hanno perso il senno, dillo come vuoi, ma è una cosa simile. Piccola, non odiare tua madre. Se lei odiasse me o qualcun altro, non farci caso, tu non odiarla, anzi, amala.
Un bacio dal tuo papà.

05/12/08

Papà...perchè mi hai lasciato? (continua)



Per un anno intero non vidi mio figlio, lei aveva deciso per tutti. Lei...aveva deciso, non solo della mia vita, aveva deciso anche della vita del bambino. Riuscii, tramite alcuni amici, a raggiungerli a ben 380 km dalla mia città. Era stato un anno orribile per me. Fui anche colto da un malore perchè proprio ero ridotto male psicologicamente e non riuscivo nemmeno a rendere sul lavoro. Non mi interessava più niente e, pensate un po', qualcuno mi diceva anche che ero fortunato a non dover passare l'assegno a mia moglie, dal momento che si era nascosta. Avrei voluto pagare anche con tutto il mio stipendio e vivere sulle panchine della città pur di non separarmi da mio figlio.
Quando mi vide i suoi occhi erano intimiditi dal troppo tempo trascorso senza vederci e quasi aveva timore a pronunciare la parola : - papà -
Io gli dissi: - amore, sono papà, sono qui-
Lui mi si arrampicò improvvisamente addosso e si strinse al mio collo mentre all'orecchio mi sussurrava : - perchè mi hai lasciato? -
Prima di riuscire a rispondergli piansi con lui. Il mio stanco e malato cuore di padre non ne poteva più. Ma non era finita così. Un anno senza vederlo e poi accadde che 'lei' si sposò con un altro e decise che sarebbe andata a vivere insieme a lui a Buenos Aires.
Non avrei potuto sopportare quello e così decisi per il peggio.
Leo per Cosmo de La Fuente

04/12/08

La vicenda di Leo padre


Mi aveva stretto la mano un attimo prima, poi, vidi il mio bambino allontanarsi in quell'auto. Al volante c'era il nuovo fidanzato della sua mamma, la mia ex. Il mio cuore andava in frantumi, perchè sapevo che da quel giorno la mia vita sarebbe cambiata, in peggio purtroppo.

Quella notte piansi come un bambino e mi sentii vicino a Luca, mi addormentai con il suo maialino di peluche tra le braccia e sperai di morire.

Il giorno dopo, però, mi svegliai, il dolore c'era, ma, intanto, era cresciuta la voglia di non lasciarmi andare e di lottare per poter stare con mio figlio. In fondo ero stato un padre affettuoso e attento, perchè la vita mi stava riservando questo? Me lo chiesi mille volte quella mattina mentre ero in ufficio e così, improvvisamente decisi di contattare qualcuno che mi avrebbe aiutato, eri tu Cosmo... grazie a te se oggi ho trovato la forza di raccontarmi e di far sapere a tutti la mia lunga vicenda e, seguendo il tuo consiglio, ti passerò i miei scritti che, dopo tua revisione potrai pubblicare su questo blog e, se ti va, farne un libro. Lo sai fare bene tu.

Aiutami ancora Cosmo, aiutami a restare quello che sono, perchè è di questo tipo di papà che ha bisogno mio figlio, ancora oggi, per sempre. Perchè con te riesco a parlare? Non mi mollare, ho bisogno di te adesso.

Leo G.
Per Cosmo de La Fuente

La Cosmobestia


Il mondo ci vuole bestie

01/12/08

Papi


Oggi Flora (va per i 7 anni) mentre era in collo a me e vicino a sonia ed alla nonna, si è stretta forte a me e ha detto a voce alta: "il babbo è mio!" ... per un papà normale non ci sarebbe niente di strano.per me è una vittoria perchè due anni fa chiamava babbo un altro. questo mi da gioia, ma anche grande stima del lavoro fatto, è come se l'avessi avuta due volte, la prima quando è nata, la seconda quando me la sono conquistata una soddisfazione che vale tutto quello che ho passato
fabio barzagli