1/8/08

Autista o passeggero?



(Media Contact- Torino)

Autista o passeggero?
La vita è davvero un viaggio, lo dicono tutti.
A volte siamo gli autisti , a volte i passeggeri di auto che corrono veloci. Non sempre viaggi da solo, qualche volta sei in compagnia di un compagno. Insieme ci si guarda intorno e magari si fanno dei progetti comuni; di lavoro, di amicizia, di un viaggio. Succede spesso, però, che ad una sosta il passeggero scenda o debba scendere tu perché l’auto non era la tua. Il tuo compagno di viaggio si è distratto, ti scarica e inizia a progettare con qualcun altro. Non è così tremenda la cosa, davvero, sarà anche giusta.
Quando questo è successo a me, ed è capitato moltissime volte, sono rimasto con un certo amaro in bocca. Inizialmente ci si arrabbia e subito dopo ci si dice: - cosa ci vuoi fare,la vita va così, non sarai mica l’ultimo a soffrire per una perdita no? Poverino lui, aveva un vero amico, l’ha abbandonato –
L’affetto rimane ma si cerca consolazione, si progettano viaggi meravigliosi e magari si rientra in patria, per ripensare a sorrisi antichi e ai sapori del passato.
Ma il viaggio riprende e ti guardi intorno, è bello stare da soli ma dopo un po’ senti il desiderio di incrociare altri occhi e altri sorrisi. Carichi qualcuno o ti fai caricare. Discuti, parli, progetti e di nuovo ci si separa.
La vita è strana, si nasce per trovarsi e lasciarsi, continuamente.
Questi pensieri li facciamo anche da piccoli, ma li pensiamo in maniera piccola piccola. Quando lo scuolabus percorreva l’autostrada per portarmi a scuola, a Caracas, pensavo e progettavo come conquistare Roberta seduta al primo banco e fare amicizia con tutti. Mi sono sempre sentito un sognatore incompreso e non so perché sono rimasto bambino. La gente non ci crederà ma le mie priorità sono un po’ diverse da quelle dei miei conoscenti ed amici. Non sono a caccia di ricchezze, per questo motivo non sono stato capace di farli i soldi. Da una parte ho perso lauti guadagni derivati da lavori, dall’altra ho guadagnato l’ingenuità e la semplicità. Chi non è mai stato veramente ricco o almeno benestante non matura mai. Ci si accontenta delle piccole cose e continui a sognare a occhi aperti.
Con questo non voglio dire che non ho lavorato, anzi! Dico che non ho guadagnato. L’altro giorno mia moglie mi ha detto che il mestiere più stupido è quello dell’artista, io le ho risposto che ci sono molti artisti ricchi… si ma non io! Certo non sono Ramazzotti e nemmeno Cohelo lo so bene, ma sognare non costa nulla. Tu che mi stai leggendo e non so nemmeno quale sia il tuo nome, per me è una bella soddisfazione. Pazienza se sono stato fregato mille volte, dentro io mi sento sereno chissà se tutte le persone che mi hanno fregato lo sono altrettanto.
Leggendo i commenti a un mio post su un forum dei padri separati qualcuno, non so per quale motivo,ce l’aveva con me. Diceva di provare una certa avversione per me perché ho raccolto le storie degli altri e ne ho fatto un libro arricchendomi. Che sciocca mentalità. Innanzitutto ho capito che il mio libro non l’ha letto, dal momento che non ho raccontato storie di nessuno soltanto quella intitolata ‘Madre contro Padre’. Secondo non mi sono arricchito affatto, non mi arricchisco mai io. Mio zio Gaspare dice che sono come lui, che mi vuol bene perché sono sfortunato come lui, sostiene che siamo nati per stare nella m…a. Che tristezza e che paura! Ma chi se importa in fondo, quando penso alla mia possibile povertà, mi vedo per le strade di Caracas. Mi basta poco nella mia città. Nessuno si cura del fatto che non vado in giro con abiti firmati e poi ci si alimenta con poco. Lo so che la situazione economica non è bella e che dobbiamo fingere una felicità che in realtà non c’è altrimenti ‘ el jefe’ si arrabbia, ma in cuor nostro siamo liberi. In fondo non ci costa nulla non parlar male di lui, abbiamo sempre la possibilità di farci una birretta e trovarci nel cortile di qualche amico per ballare un po’ di merengue.
Il viaggio continua e se durante il viaggio a bordo sale un bambino, tuo figlio, sai che ci starà per un bel po’, anche lui conoscerà i passeggeri che caricherai e tutto il resto. Sarà ancora più duro quando dovrai separarti da tuo figlio, certo, ma almeno lo avrai visto crescere. O no? Beh certo che quello dipende dalla tua situazione e dal tuo matrimonio. Non ci sono molte scelte, o rimani sposato o se per disgrazia ti separi da tua moglie devi sperare che lei sia una persona sensibile e intelligente e che non decida di non farti vedere più i tuoi figli.
A quel punto il viaggio diventa disastrato. Depressione, povertà e senso di frustrazione. Si spera che non succeda anche se questo tipo di viaggio tocca a milioni di persone solo in Italia, figuriamoci nel mondo intero.
Il viaggio della vita spesso non è confortevole e c’è chi viaggia in Ferrari e auto lussuose e chi viaggia in utilitarie scomode. Ma il tragitto è lo stesso, anche la meta è la stessa.
Mia madre mi dice sempre che Dio una cosa l’ha fatta giusta, la morte. Uguale per tutti, si finisce tutti nello stessa terra o nel medesimo loculo e anche se l’esterno delle tombe di chi è stato ricco è più lussuoso, all’interno il processo di decomposizione è il medesimo. Ma non parliamo di morte, tanto ci pensa da sola ad arrivare. Parliamo della vita, del sole e dell’amore, ricchezze umane che tutti possono godere. In fondo siamo ricchi se stiamo bene e pensare a tutti quei bambini che invece muoiono di fame è veramente triste. Pensare a quei genitori che vedono spegnersi tra le braccia un figlio perché non hanno nulla da dargli da mangiare è crudele. A quel punto odi tutto ciò che è moderno, il progresso, il consumismo e le signore che spendono anche mille euro per una borsetta. Lo so che non possiamo farci niente, oppure no? Magari qualcosa si può fare. Mia figlia dodicenne per Natale ha chiesto un jeans che costava 109 Euro, ho pensato che a Natale la cosa era fattibile, poi mi sono sentito un verme e ho voluto spiegarle che un bambino dodicenne dell’Africa povera con quella cifra potrebbe andare a scuola per un anno.
Ma come facciamo a cambiare stile di vita se intorno i tuoi figli vedono sono compagni e amici che vanno in giro con jeans e zaini griffati. Ripenso al Venezuela e a quando sono arrivato in Italia, non mi rendevo ancora conto e me ne andavo in giro vestito come un venezuelano. Gli altri mi guardavano in maniera molto strana. Lo capii soltanto più tardi.
Io e Giovanni, anche lui proveniente dal Venezuela e figlio d’italiani.
Dai cortili di Caracas, ancora adolescenti ci ritrovammo a Torino. Dal caldo tropicale ai fumetti del mattino e ai brividi di freddo. Era tutto così diverso, la rete elettrica dei filobus sembrava una ragnatela alla quale non ero abituato. A Caracas vedevo sempre il cielo azzurro e le piogge veloci, a Torino, invece il cielo era sempre nuvoloso. La mia scuola era all’aperto e invece nella città piemontese era in un fabbricato antico con i termosifoni caldissimi. Mi sembrava di impazzire. Feci amicizia con molti giovani come me e mi rassegnai subito.
Man mano che passavano gli anni mi abituavo sempre di più all’Italia e cominciavo a rendermi conto della mentalità della gente che era molto diversa da quella nostra. Notavo con meraviglia che si dicevano cose pazzesche a seconda del colore politico. Una mattina, in classe si venne a conoscenza della morte di Aldo Moro, io rimasi molto male, non mi interessava a quale partito appartenesse, ma il suo omicidio mi impressionò molto. La cosa però che mi sconcertò di più fu quello che mi disse la mia compagna di banco: - Che te ne frega? A me non importa niente, cosa ha fatto lui per l’Italia? – Credo che odiai quella ragazza di cui non mi ricordo nemmeno il nome. In quegli anni esisteva anche un razzismo verso i meridionali, era la metà degli anni settanta e i miei compagni ancora raccontavano di situazioni dove i meridionali venivano penalizzati e insultati.
Per fortuna non succede più, anche se l’altro giorno mia figlia mi ha raccontato di un litigio in classe tra due compagni. A un certo punto uno ha detto all’altro: - Vai aff…. Tu e i tuoi genitori meridionali di me….- La cosa mi ha fatto pensare perché sicuramente quel ragazzino di dodici anni aveva sentito parlare in casa in quel modo. Non pensate anche voi? Cosa vogliamo concludere se ci facciamo ancora la guerra tra di noi e poi mettiamo alla finestra la bandiera con scritto ‘Pace’. Bisognerebbe avere la cultura della pace prima tra di noi, veramente.
Mia figlia Stefany è intelligente e sveglia stringe facilmente amicizia e non fa preferenze. Confesso di invidiare questo suo modo di essere. A scuola mi hanno detto che è diventata il leader della classe, un po’ come se fosse la sorella maggiore di tutti. Mi fa impressione vederla cresciuta e quando la dottoressa della farmacia vicino casa mi ha detto che per il Tav la valle sarà veramente a richio ho cominciato a riflettere. Non si tratta più di una scelta politica. Certamente no. Negli novanta si è deciso e il governatore del Piemonte, Mercedes Bresso inizialmente sembrava contraria e poi, quando ormai era in carica, ha detto che quest’opera era indispensabile. D’altra parte non si poteva fare altrimenti a questo punto arrivati. Non resta che scappare via, ma dove si va? Esiste un posto sicuro da inquinamento in un paese industrializzato? Ecco che mi ritorna la voglia di andare in Venezuela, ma non a Caracas che è piena di gas di scarico delle auto sconquassate, bisognerebbe andare a vivere a Los Roques per esempio. In quelle isole coralline sicuramente non ci sarà smog e prima che venga sommersa dal mare per via dello scioglimento dei ghiacciai del Polo passeranno molti anni. Ma a cosa serve fuggire e poi tutti i miei amici che lascio qui? I bambini bellissimi con cui ho a che fare? Quelli a cui insegno a ballare e poi c’è anche Alisia la figlia di Pino, una bimbetta che voglio tanto bene. Vedi sono sempre il solito coglione. Una volta per una cosa e una volta per un’altra a sacrificarmi sono sempre io.
Vorrei tornare a Caracas per un po’, anche solo un paio di mesi ma mia figlia non vuole rimanere senza di me. Mi dispiace per lei e rinuncio ad andarci quest’anno, magari il prossimo.
Una vita, un viaggio che non sempre procede come vorrei, ma che vale la pena. Spesso mi incanto ad ascoltare le persone anziane quando raccontano vicende del passato, mi vedo in quello che dicono. La loro voce rauca e sottile mi sembra bellissima e mi tornano in mente alcuni racconti di mio papà. Il mio povero padre che è morto a 68 anni e non è riuscito a diventare un vecchio saggio. Quante volte vorrei parlargli e a volte lo faccio e mi sembra di avvertire la sua presenza. Con mia mamma e mia sorella spesso parliamo di lui, ha avuto un ruolo fondamentale nella nostra vita e sicuramente non si può dimenticare.
Ma questo è un altro capitolo ne parlerò più avanti, ora vado a letto.
Cosmo de La Fuente
cosmo_delafuente@yahoo.it

1 comment:

Venezuela Libre said...

Saludos desde Caracas, Venezuela, gracias por pasar por mi Blog y le pido disculpas por no haberle respondido; le escribo con la finalidad de informarle que colocaré un post donde le informo a la comunidad italiana sobre su Blog.

Espero se encuentre muy bien y que me siga escribiendo.

Gracias Mil.

Venezuela Libre.