12/19/07

Fuori uno



Castro in una foto di trent'anni fa. Finalmente esce di scena e speriamo che il prossimo si renda conto di cosa significhi 'libertà'- A quando lo stolto di Chavez ne imiterà le gesta dell'addio? Speriamo presto perchè, più folle che mai, sta pensando di riesumare i resti di Simon Bolivar per un'altra delle sue 'stronzate'.
Da 'IL FOGLIO'
Caracas. Dopo 49 anni di potere e 17 mesi in ospedale, Fidel Castro riconosce infine in una missiva letta in tv il suo “dovere elementare di non stare attaccato alle cariche e meno ancora di ostruire il passo ai più giovani”. Intanto dopo aver perso il referendum che gli avrebbe permesso di ricandidarsi nel 2012, Hugo Chávez è alle prese col micidiale scandalo di una valigia piena di soldi mandata in Argentina a finanziare la campagna elettorale della neoeletta Cristina Kirchner. Intanto Evo Morales in Bolivia si trova col paese sull’orlo della guerra civile. Intanto Daniel Ortega in Nicaragua rischia di essere destituito per “demenza”. Pare atmosfera da tramonto per i leader di quell’Alba, “Alternativa bolivariana per i popoli della nostra America”, che fu fondata il 14 dicembre 2004 da Castro e Chávez e ha poi visto aggiungersi Morales e Ortega. La risposta di Chávez? Da Caracas, ha fatto sapere di aver ordinato un’indagine sulla morte di Simón Bolívar, che secondo lui 177 anni fu assassinato “dalle oligarchie di Venezuela e Colombia”. L’argomento decisivo per ordinare l’esumazione dei resti del Libertador: “Mia nonna Rosinés è morta di tubercolosi e io ricordo il suo ultimo anno di vita, non poteva quasi più camminare. Di Bolívar si dice che morì di tubercolosi, ma tre mesi prima della morte scriveva e conduceva un’attività molto più intensa di quella che un tubercoloso potrebbe condurre”. Il malato più grave oggi sembra però Evo Morales. Il suo partito per venire a capo dell’ostruzionismo dell’opposizione ha riunito i propri costituenti in una caserma, facendo approvare unilateralmente una nuova Costituzione. Ma quattro dei nove dipartimenti del paese hanno approvato a loro volta statuti di autonomia che fanno a pugni con questa Costituzione, da loro considerata “illegittima”. Morales ha minacciato di mandare l’esercito. Santa Cruz, che è il più estremista dei dipartimenti ribelli, che paga da solo il 40 per cento delle tasse di tutta la Bolivia e produce il 50 per cento del pil, dice che risponderà “a piombo col piombo”. In particolare attraverso i 24 mila militanti dell’Unión Juvenil Cruceñista, una specie di “Guardia padana” che invece della contrapposizione tra “celti” e “romani” usa quella tra “Nación Camba” e “Nación Colla”, ma con toni analoghi di quelli del nostro più acceso separatismo leghista. Anzi peggio, visti i reciproci scambi di accuse sugli appoggi della Cia ai “Camba”, o sui militari cubani e venezuelani che sarebbero già presenti in Bolivia per sostenere Morales. Dopo che sabato gli scontri hanno provocato 34 feriti, dopo che il presidente brasiliano Lula ha consigliato al collega boliviano “pazienza, pazienza, pazienza”, dopo che un sondaggio ha rivelato che il 48 per cento dei boliviani e sei dipartimenti considerano “illegale” la nuova Costituzione contro un 34 per cento appena che la riconoscono, Morales parla ora di dialogo. Tra 120 giorni sono previsti sette referendum: tre indetti dal governo e giudicati illegittimi dai ribelli, quattro indetti dai ribelli e considerati illegittimi dal governo. “I fratelli delle Farc” Pure per Ortega è un brutto momento, dopo che la Colombia si è arrabbiata per un suo appello ai “fratelli delle Farc” per liberare Ingrid Betancourt, e dopo che pure l’opposizione nicaraguense è insorta contro le sue dichiarazioni secondo cui l’opposizione sarebbe collegata a “cartelli della droga”. Mónica Baltodano, di quel Movimento rinnovatore sandinista che raccoglie i sandinisti che hanno rotto con lo stesso Ortega, si è appellata all’articolo 149 della Costituzione, che permette la destituzione del presidente per “incapacità mentale”. Ci vorrebbero i voti di 56 deputati: l’opposizione ne ha 54.
(19/12/2007)

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