12/7/07

Cacciamo il pagliaccio







E' ora che questo maledetto dittatore lasci respirare il paese, stiamo precipitando nel vuoto.


La svolta in Sudamerica
di Daniele Martino - 6 dicembre 2007
La sconfitta del presidente venezuelano Hugo Chávez sulla riforma costituzionale rappresenta un punto di svolta nella politica latino-americana. Il risultato maggiormente evidente è che Chávez non gode più del consenso totale delle fasce più basse della popolazione venezuelana, gli abitanti dei barrios e delle immense pianure amazzoniche. Ma la sconfitta di domenica è dovuta anche al sempre maggiore isolamento internazionale del «presidente maximo»; il cavallo di battaglia del «socialismo reale del XXI secolo» non riscuote più i diffusi entusiasmi degli anni passati, relegando il Venezuela in una posizione defilata nello scacchiere geopolitico dell'America Latina. I due giganti del Sudamerica, Argentina e Brasile, si sono allontanati da Caracas nell'ultimo anno, in seguito all'intransigenza di Chávez nei confronti degli Stati Uniti; a Buenos Aires il presidente Kirchner, e ora la moglie Cristina, hanno riaperto un dialogo costruttivo con Washington, sintetizzabile in due punti fermi: la rinegoziazione del debito che l'Argentina ha verso gli Usa e, contemporaneamente, lo sblocco di risorse da parte del Fondo Monetario Internazionale per sviluppare l'economia del Paese. Anche il Brasile di Lula ha preso le distanze da Chávez: la grande «amicizia nel socialismo» che i due presidenti proclamarono a Fortaleza nell'aprile 2006 ha perso smalto per le forzature sovietiche che il presidente venezuelano intende adottare nella gestione dell'economia; viceversa tra Stati Uniti e Brasile si è instaurata un'alleanza strategica duratura, che ha i suoi perni nella cooperazione energetica e commerciale.
Ma il colpo più forte subìto dal Venezuela di Chávez è stata la crisi diplomatica con Spagna e Colombia; il «¿Por que no te callas?» del re Juan Carlos al presidente venezuelano è stato il culmine di una crisi latente tra Madrid e Caracas. Se i rapporti con Josè Maria Aznar sono sempre stati pessimi, altrettanto non si può dire della «convergencia socialista» degli anni passati tra Zapatero e Chávez; tuttavia i rapporti tra i due Stati si sono incrinati dopo la vendita, avvenuta lo scorso maggio, di 18 caccia di fabbricazione spagnola alla Colombia, con il Venezuela che ha interpretato la trattativa commerciale delle imprese spagnole come un tradimento dell'alleanza tra Madrid e Caracas. Ciò ha prodotto tensioni diplomatiche che hanno provocato la fine del rapporto privilegiato Zapatero-Chávez ed hanno determinato le accuse di quest'ultimo alla Spagna al vertice latino-americano di Santiago.
La recente crisi diplomatica che ha contrapposto il Venezuela alla Colombia è stata invece la più rilevante in termini di popolarità interna, anche se non si è trattato del primo punto di contrasto tra i due Stati. La Colombia, storica alleata degli Stati Uniti in Sudamerica, ha infatti sempre avversato la politica di Chávez; inoltre Bogotá accusa da tempo Caracas di ospitare al proprio interno le basi della guerriglia comunista antigovernativa. Ma la tensione recente è stata determinata dalle accuse di doppio gioco rivolte da Chávez nei confronti del presidente colombiano, Àlvaro Uribe Velez, in merito al rapimento di Ingrid Betancourt, la candidata alla presidenza colombiana da anni in ostaggio; secondo Chávez, infatti, Uribe Velez non vorrebbe libera la Betancourt. Una fine positiva della vicenda Betancourt, che si ritiene sia tenuta in ostaggio nel Venezuela occidentale, avrebbe significato un colpo d'immagine notevole al presidente venezuelano. Tuttavia le accuse di Chávez hanno provocato lo sdegno di Uribe Velez e soprattutto dei cinque milioni di colombiani con cittadinanza venezuelana che vivono in Venezuela: il risultato è stato il voto contrario dei colombiani alla riforma costituzionale, che si sono uniti al fronte di opposizione anti-Chávez costituito dalla parte più vitale ed emancipata del Paese, vale a dire la Chiesa Cattolica, la borghesia, gli studenti e i professori universitari. Infatti i colombiani residenti in Venezuela sono (o, meglio, erano) sempre stati pro-Chávez, anche perché molti di essi sono esuli in Venezuela per motivi politici.
La sconfitta di Chávez sul referendum costituzionale è stata determinata dai gravi errori del presidente venezuelano in politica interna e internazionale. Ora, infatti, gli unici alleati del Venezuela all'estero rimangono Cuba, che continua ad assicurare «sostegno ideologico» a Caracas, e la Bolivia del «socialismo indigeno» di Evo Morales. Insomma, il Venezuela è sempre più isolato; e Hugo Chávez è sempre più solo.
Daniele Martino


A proposito dell'articolo di Carotenuto che non dice tutta la verità






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