12/8/07

Acqua sul fuoco

Troppo spaccone e complessi di superiorità questo strampalato guerrero, Chavez, ignorante e rozzo che credeva di poter dominare il mondo, proprio lui che l'ha tanto con l'imperialismo. Occorre allontanarlo dalla scena politica perchè è veramente dannoso.
Scritto da Lorenzo Serva
Da domenica scorsa, questa è la frase più ricorrente per le vie di Caracas. Per la prima volta dal 1998, l’impostazione socialista che il colonnello ha dato alla sua politica ha mostrato una crepa vistosa, tanto più preoccupante quanto inattesa.
Cosa sta succedendo dunque al Venezuela, che sembrava essere diventato l’esperimento più avanzato di populismo socialista del XXI secolo? E perché il comandante, abituato a condurre dalle quattro alle otto ore di diretta sulle reti di stato come fosse una striscia quotidiana, ha avuto un calo di popolarità tanto evidente?
Difficile a dirsi in maniera definitiva ma qualche ipotesi proveremo a farla. Il punto è che le cause sono molteplici, e i dietrologi professionisti hanno tirato fuori teorie davvero strampalate per raccordarle. Chi diceva che la vittoria del presidente sarebbe stata schiacciante come nelle precedenti tornate elettorali aveva parlato di elezioni – farsa; visto l’esito, c’è chi parla ancora di elezioni – farsa, ma in questo caso pilotate per simulare una parvenza di democrazia in un regime che sta riducendo via via gli spazi delle libertà personali. Di sicuro c’è solo il dato inoppugnabile della bassa affluenza alle urne; ha votato solo il 55% dei venezuelani, e il fronte del no l’ha spuntata per una manciata di voti. Con un fair – play fin qui gelosamente tenuto nascosto, Chavez si è complimentato con l’opposizione e ha addirittura ammesso di aver tentato un passo molto audace. Troppo audace, alla luce dei risultati. E in effetti, il pacchetto di riforme costituzionali – tra l’altro - aboliva ogni limite al numero di mandati per lo stesso presidente, riportava la Banca Centrale alle dirette dipendenze del capo di stato e prospettava la rinascita di forme di economia su base statale o addirittura comunale.
A quanto pare, la popolazione venezuelana – con un occhio rivolto a Cuba, l’altro a Miami – ha ritenuto eccessiva la concentrazione dei poteri nelle mani dell’erede spirituale del lìder maximo. Forse hanno pesato le dichiarazioni ricorrenti sull’urgenza dell’attuazione del progetto panamericano. Ma da sole, queste non spiegano una lacuna di voti che lo stesso Hugo Chavez ha quantificato in circa tre milioni. Più probabile che la debacle sia riconducibile alle nuove leve dell’opposizione, che per la prima volta hanno trovato un accordo pre – elettorale. Così, lo stesso invito a votare “No” è venuto anche dall’ex moglie del colonnello e da uno dei suoi uomini di fiducia, attualmente ministro della Difesa, a cui si sono uniti gli studenti dei movimenti universitari. E lo zoccolo duro del presidente, la fasce più povere della popolazione, non se la sono sentite di compiere il grande passo. Resta ora da capire se per il Venezuela si sia aperta una nuova stagione, o se il sogno di Chavez dovrà solo aspettare ancora qualche mese.

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