8/30/07

Mala fede



Il matrimonio tra Castro e Chavez continua a partorire aborti politici, dopo le stupide iniziative del presidente venezuelano noi, i venezuelani, dobbiamo continuare a sentire gente che porta il dittatore Hugo Chavez sul piedistallo del paladino del popolo.
Peccato che si occupi soprattutto di armamenti e assolutamente non della fame che nel paese regna sovrana. Ma a chi giova mostrare Chavez per quello che non è? Chi lo loda in questo modo o è ignorante oppure è in mala fede. In entrambi i casi inaffidabile.
Dopo l'articolo di Gennaro Carotenuto oggi ne propogno un altro, molto più vicino alla realtà del paese da dove provengo.
Affari di Chavezdi Paolo Della Sala
Cina e Venezuela vanno alla conquista dei mercati latino-americani. Il Venezuela ha già superato gli Stati Uniti, diventando il primo elargitore di fondi nell’area. Mentre i venezuelani subiscono la fame, Chavez ha donato 8,8 miliardi di dollari, solo l’anno scorso. Bush si era fermato a quota 3,3 miliardi. Le donazioni si susseguono a ritmo serrato: nei giorni scorsi i quadri dell’esercito boliviano si sono ritrovati con sei milioni di dollari versati dal governo venezuelano nei loro conti bancari. Chavez ha spostato il fuso orario di mezz’ora; ha proposto il cambio di nome della capitale, che corre il rischio di essere denominata “Culla di Bolivar e regina del mare fatto terra”; ha proposto di diventare presidente a vita (perché non essere più esplicito, sostituendo la dicitura “presidente a vita” con “dittatore”? Chavez però utilizzerà una modifica della Costituzione, così che i bertinottiani altermondialisti non abbiano a soffrire maledizioni di Moctezuma ideologiche). Inoltre in passato Chavez ha compiuto altri eventi esiziali per la storia universale, quale la modifica del nome del Venezuela in “repubblica bolivariana” e il cambio di posizione della testa di cavallo apposta nell’emblema nazionale, che prima guardava a destra e adesso guarda a sinistra…Chavez non è soltanto un Cacasenno tardo-leninista. Sa fare ottimi affari, in nome del popolo, cioè di se stesso, della propria nomenklatura e della sinistra mondiale, sempre in cerca della divinità perduta. A inizio estate la Telecom Venezuela ha concordato l’avvio di una produzione di telefoni cellulari con la compagnia cinese Huawei. La fabbrica produrrà due milioni di cellulari a un costo competitivo. E i rapporti privilegiati con gli sciiti iraniani, che pure sono presenti nei quadri governativi del Venezuela, via Hezbollah? Ahmadinejad si sta concentrando sull’America centrale, in particolare sul Nicaragua di Ortega, un ex matador di indios.L’Iran ha bisogno di una “force de frappe” americana come forma di ritorsione, nel caso di un attacco aereo contro i laboratori nucleari e le postazioni missilistiche iraniane. Visto che ieri lo stesso Sarkozy è arrivato a considerare possibile un attacco contro l’Iran, se non ci saranno cambiamenti significativi a Teheran e dintorni (i dintorni di Teheran sono molto estesi: arrivano, oltre che in America, a Mosca e a Pechino).Ieri il quotidiano honduregno El Heraldo ha denunciato un “sospetto e inusuale movimento di iraniani provenienti dal Nicaragua”. Si tratterebbe di personale diplomatico infiltrato da gruppi estremisti. Secondo il quotidiano la notizia ha destato un serio allarme nell’Intelligence nazionale e “straniera” (=Usa). Il transito di queste persone non è stato registrato dall’Ufficio di immigrazione honduregno. Il governo sandinista non si è espresso. Di recente Ahmadinejad ha aperto una nuova ambasciata a Managua e investirà 350 milioni di dollari per la costruzione di centrali idroelettriche e un porto nella zona caraibica. Una fonte del quotidiano di Tegucigalpa sostiene che le ambasciate di Teheran e Caracas mostrano da mesi un “movimento inusuale di personale diplomatico, del tutto sproporzionato rispetto alla prassi normale”. La stessa fonte denuncia la presenza delle Guardie della Rivoluzione (corpo scelto del regime komeinista) in Venezuela e in Nicaragua.Nell’America del sud è la Cina il nuovo attore internazionale. L’interscambio è cresciuto da 2,29 miliardi di $ nel 1990 a 70 miliardi nel 2006. Come avviene in Africa, Pechino lascia la politica in secondo piano. Tuttavia il regime cinese si muove con alleanze esplicite e i soliti partner: Russia, Venezuela, Cuba e Iran. Le aziende cinesi percorrono l’America latina in cerca di greggio, gas, minerali. Il Cile, guidato da un governo socialista moderato e sede di importanti miniere, dovrebbe ospitare il primo Summit Economico Cina-Latino-america. “Mentre gli Usa pensano ad altre zone del mondo, la Cina lancia in America un’offensiva diplomatica ed economica”, dichiara il senatore McCain. Un quarto della soia cinese è acquistato in Argentina. Il governo cinese compartecipa alla principale miniera di ferro boliviana, oltre ai reservoir di petrolio e gas. Cina Argentina e Brasile collaborano nella tecnologia spaziale, con possibili ricadute nel campo militare. Il 45% della soia cinese proviene dal Brasile. E’ prevista la costruzione di un’acciaieria cinese nella zona industriale di San Paolo e Petrobras ha diverse joint ventures con compagnie cinesi. Nel 2006 l’intercambio col Costa Rica è cresciuto dell’87%. Il sistema di difesa aerea cubano sarà sviluppato dalla Cina. Nel Salvador saranno vendute 400.000 auto Cherry (cinesi) nei prossimi due anni. Per non parlare del Venezuela.

1 comment:

Anonymous said...

Il problema di certa gente di sinistra (io sono di sinistra) è di sentirsi superiore in intelligenza a tutti gli altri, ecco che arrivano le varie pseudo giornaliste (vedi commenti precedenti post) dove si ergono a giudici del mondo senza sapere una mazza della realtà sudamericana.
Elio Forte