7/24/07

Falsi politici


Ci sono i falsi d'autore e ci sono i falsi politici, Chavez è riuscito a fregare tutti. Ha fatto credere anche ai comunisti di essere uno di loro, in realtà è soltanto un dittatore che si prepara alla guerra. A grande richiesta alcuni pezzi che sono stati cliccati centinaia di migliaia di volte. Ma ne trovate a volontà su google, basta scrivere 'cosmo de la fuente chavez'.
Tutti di Cosmo de La Fuente

Chavez: il Ceaucescu venezuelano. Segni particolari: pazzo e tiranno

Occorre stoppare il despota Hugo Chavez. La chiusura della più antica televisione venezuelano è il segnale di come stia male la democrazia e la libertà di pensiero nel paese.
Enrique è alla guida della vecchia jeep che ci porta verso Punto Fijo, cittadina nel nord ovest venezuelano, non lontana dalla laguna di Maracaibo, la zona petrolifera del nostro paese. Il mio amico guida nervosamente, si dice felice di rivedermi e durante il tragitto mi racconta come la sua famiglia e tutti i suoi parenti stiano vivendo l’attuale situazione venezuelana. Il padre di Enrique è di origini italiane mentre la madre è originaria di Maracaibo. Una vita fatta di piccoli sacrifici e voglia di raggiungere un posto al sole, una piccola azienda per la surgelazione di gamberi e frutti di mare che erano poi distribuiti in tutto il mondo. Un’azienda familiare che funzionava abbastanza bene e che improvvisamente ha conosciuto la crisi più nera. Il governo non permette che si prendano delle iniziative commerciali o quant’altro, qualsiasi piccolo imprenditore è costretto a stare con le mani legate e quindi a chiudere. Gli operai della “Mariscos Centilli” sono rimasti tutti senza lavoro, ognuno di loro ha una famiglia e dei figli, ma a nessuno importa che siano rimasti disoccupati, tanto meno al jefe che invece non fa altro che parlare di socialismo. Enrique guida e parla mentre le ruote del fuoristrada finiscono continuamente nelle numerose buche del manto stradale, sono quasi voragini, all’interno dell’abitacolo i sussulti sono talmente forti che, per non sbattere la testa da qualche parte, si è costretti a viaggiare tenendosi da qualsiasi appiglio disponibile. Sono contento, finalmente respiro di nuovo l’aria del mio paese e sento di nuovo i profumi dei fiori e delle spezie che arrivano alle narici mentre passiamo dai piccoli centri abitati, dove le donne, nell’impossibilità di acquistare carni pregiate e formaggi costosi, friggono i platanos e scaldano i fagioli neri speziati al cumino. Quasi leggendomi nel pensiero Enrique interrompe le mie riflessioni e mi dice: ‘questa gente non soffre per la mancanza di cibo, sono anni che vivono in questa situazione, la cosa peggiore, per loro, è la mancanza di libertà che cominciano ad avvertire, inizialmente avevano creduto alla rivoluzione sociale ma ora si rendono conto che la qualità è peggiorata moltissimo e che non esiste più sicurezza nemmeno di vivere”. Ricordo Enrique da adolescente, sempre allegro e ricco di iniziative, amante della musica e del ballo, sentire ora le sue parole mi intristiscono. In serata arriviamo a casa sua e incontro tutta la famiglia, i ricordi di quando eravamo ragazzi a Caracas, prima del trasferimento a Punto Fijo, ritornano tutti per regalarci qualche ora di serenità. Quando il padre di Enrico parla di Chavez abbassa la voce, come se temesse che anche in casa sua qualcuno lo possa spiare. Sorrido meravigliato per questo e lui, vecchio saggio, mi guarda dritto negli occhi e con la determinazione tipica del meridione italiano, con un linguaggio misto tra spagnolo e napoletano mi dice: “non sorridere, io questi comunisti li ucciderei tutti”. Vengo a conoscenza di fatti che da soli potrebbero riempire le pagine di un libro di suspence e dei thriller più scioccanti, storie di spionaggio e cose che in Venezuela non mi sarei mai aspettato che potessero accadere. Di fronte alla mia riluttanza e incredulità mi mettono sotto al naso la nuova costituzione bolivariana, fresca fresca, progettata dall’attuale governo che, mascherato da socialismo, in realtà nasconde un’anima comunista della peggiore specie. Le prime due leggi che mi vengono agli occhi si occupano del tradimento di pensiero, sono previsti, cioè, fino a sei anni di carcere per chi fa della propaganda contro il governo. Alla faccia della democrazia! Alla faccia di chi ha osato definire la trasformazione del Venezuela un risultato della democrazia più grande dell’America latina. Bugie! Solo bugie. Cosa significa la costituzione bolivariana? Bolivar è morto da tantissimi anni e non sapeva nemmeno cosa fosse la rivoluzione industriale. Improvvisamente pare che Simon e Chavez siano un connubio indissolubile, tanto che le parole di uno vengono confuse con quelle dell’altro e parlare di uno o dell’altro sia la stessa identica cosa. Simon Bolivar diventa incredibilmente un sostenitore di Carlo Marx, mentre Chavez è in realtà il ritorno in carne del libertador. Simon chiedeva, però, la vita e la libertà per la gente, viveva in povertà, mentre il presidente venezuelano vieta il libero pensiero e vive negli sfarzi come un nababboe che spenda milioni e milioni di dollari per pubblicizzare la sua corrente comunista. Un paese libero e sincero come il Venezuela diventa bersaglio di meschini sotterfugi per cancellare la memoria, la storia e la libertà d’espressione. Vengono censurati i libri di storia, le parole in tv, i giornali e non esiste alcuna possibilità di opposizione. I venezuelani all’estero, grazie anche a Internet, denunciano questo stato di cose e non possono rimanere impassibili di fronte alle false affermazioni per cui in Venezuela tutto starebbe andando per il meglio. Sia benedetto l’arrivo di Internet che diventa in questo momento l’unica possibilità d’espressione. Questa rivoluzione non è la nostra, questo è soltanto l’anticamera del comunismo cubano. In Italia si è liberi, non si viene perseguiti legalmente perché non approvi quello che fa il governo, non si va in galera perché dici quel che pensi o sei contrario al governo.
CdF


Chavez: quando i pazzi non si sentono Napoleone. E’ più pazzo chi governa o chi l’ha nominato presidente?

Chavez non crede di essere Napoleone, come qualsiasi pazzo che si rispetti, ma crede di essere Simon Bolivar. Spesso, durante i suoi proclami, lascia una sedia vuota in modo che il Libertador possa occuparla, qualcosa che sicuramente è molto improbabile. Bolivar è morto 170 anni fa e non ci è dato sapere se le anime possano stancarsi, anche se si dimostrasse che i defunti si stancano, Bolivar, che era un uomo molto attento, sicuramente in presenza di Chavez vorrebbe stare in piedi e molto vicino alla porta d’uscita. In ogni caso, ancora più pazzi di Chavez sono quei pochi che l’hanno votato, sappiamo come sono andate le elezioni, qui a Caracas si sa che abbiano avuto diritto al voto anche i cubani e i musulmani invitati. Perché sono pazzi? Facile da dimostrare. Un pazzo, secondo la definizione più estesa, malgrado non sia scientifica, è colui che confonde la finzione con la realtà. Uno che agisce contro la ragione, il senso comune e la propria esperienza.
I venezuelani, per esempio, si sono sempre ritenuti vittime di governi arbitrari che impunemente hanno sperperato i soldi della collettività per mezzo di funzionari corrotti. Molto cauti si sono guardati intorno e hanno scelto un militare che ha usato i soldati per polverizzare l’ordine istituzionale. La più grande violazione della legge! Hanno consegnato il paese nelle mani di un golpista che nel 1994 è uscito di galera, dove era stato rinchiuso per tentato golpe, grazie ad un indulto. Lo hanno autorizzato a mettere le mani nelle ricchezze del paese.
Chavez continuerà a sperperare i soldi e a pretende maggior autonomia nella Costituzione. Ha già formalizzato un contratto petrolifero con l’altro pazzo dei Caraibi, Fidel Castro. Questo passo costerà ai venezuelani molti milioni di dollari. Perdere soldi a Cuba è una fatalità da cui nessuno è riuscito a scappare. Cuba non è la paradisiaca isola dei Caraibi ma è un pozzo che ingoia tutto ciò che si avvicina. Ai russi è costata più di 100 milioni di dollari, agli argentini 1.200, agli spagnoli 1.000, ai messicani più di 300. Ai venezuelani chissà quanto costerà. Castro è un rivoluzionario sull’orlo del fallimento e Chavez lo segue a ruota, ma ha il petrolio, e pagherà l’esoso conto in favore del suo amichetto cubano a danno di tutti i lavoratori venezuelani.
Questa ‘elemosina rivoluzionaria’, è un malaffare perché nessuno dovrebbe arrogarsi il diritto di usare il denaro pubblico per soddisfare altre nazioni impegnate nei propri errori. Per molto meno e cioè per aver aiutato Violeta Chamorro a sostenersi nel potere, Carlos Andrés Pérez fu buttato fuori a calci nel sedere. Perché Chavez, sentendo l’ irrefrenabile desiderio di aiutare i suoi amici stalinisti, non utilizza, le donazioni dei membri del suo stesso partito politico, o delle forze armate, che ormai sono il suo partito politico,e non i soldi della nazione? Facile fare gli sbruffoni con i soldi altrui.
Il disastro economico del paese deriva dal fatto che il 70% del PIL è arbitrariamente manipolato da funzionari eletti e designati che rispondono ai propri interessi e non a quelli di tutti. Qualcuno ha detto che i politici non sono diversi dagli altri esseri umani. Hanno ambizioni, vanità, progetti individuali e scendono a compromessi; hanno le proprie fobie e cerchie di amici da favorire e nemici di cui vendicarsi. A differenza, però, di quello che accade nella società civile, i politici sparano con armi altrui, sperperando le munizioni degli altri e non le proprie.
Chi deve rendere conto dei propri atti è il politico o il funzionario. Nello sfortunato continente sudamericano avviene il contrario: gli Stati vigilano i cittadini. I venezuelani, che erano stufi di questa perversione, hanno deciso di cambiarla. Come? Dando poteri assoluti ai propri governanti. Non è anche questo un sintomo di pazzia?
Ai fratelli venezuelani mi rivolgo: - è Chavez che comanda e ci toglie la libertà di pensare, di parlare e di sperare in un futuro migliore per noi, per i nostri figli, che non sapranno cos’è la libertà Sta chiudendo le televisioni, dopo RCTV sarà il turno di GLOBOVISION, dopo ci toglierà tutto. Siamo sicuri che vogliamo trasformare il nostro paese in una specie di Cuba? In realtà non posso crederlo. Ma la pazzia è incontrollabile. Chissà che improvvisamente non si impazzisca anche in Italia e si accetti, inermi, che si chiudano giornali e televisioni libere. In fondo è più facile governare un popolo ignorante, tenuto all’oscuro di tutto.
Avveniva in Romania, in Albania e in tutti quei paesi dove si è lottato, con le unghie e con i denti per liberarsi dall’incredibile ferocia della dittatura, che, secondo me, è orribile in tutte le sue tonalità, che sia rossa o che sia nera è soltanto ‘cacca’.
Anche noi, come Celia Cruz, scappando dal nostro paese diremo di essere immortali, perché, lasciando il cuore in Venezuela, non potremo mai morire in nessun’altra parte del mondo. Una speranza c’è, le ultime notizie raccontano che l’Europa ha condannato il gesto di Chavez, che Lula dal Brasile non condivide i suoi metodi stalinisti, allora possiamo sperare che il Venezuela diventi un paese libero. Le foto sono chiare e i messaggi anche, la gente e il popolo è per la strada a chiedere a gran voce la libertà e la democrazia che il dittatore sta cercando di eliminare. Io rispetto il credo politico di tutti, ma qui non si tratta di colori, stiamo parlando di assenza di democrazia.
CdF
Il mio cuore è sotterrato a Cuba

…Nunca podré morir mi corazón no lo tengo aquí.. Cuando salí de Cuba dejé entrerrado mi corazón….

…Non riuscirò mai a morire, sono senza cuore.. Quando scappai da Cuba lasciai il mio cuore sotterrato…

Queste sono le frasi iniziali della straziante canzone “Cuando salí de Cuba” che negli anni settanta echeggiava per le strade di Caracas. Cantava la grandissima Celia Cruz, denominata ‘reina de la salsa’. Un pezzo che toccava il cuore di tutti i latino americani, specialmente quello dei cubani costretti a scappare dalla loro isla grande.
Ero bambino quando, passeggiando con i miei genitori, dai cafetines mi giungeva la voce roca di Celia , malgrado la mia tenera età, dalle parole di questo brano avvertivo un grande dolore.
Mi affascinava pensare ad una persona immortale perché priva del cuore. Queste parole oggi hanno assunto il giusto significato e riescono a toccarmi. I venezuelani degli anni 2000 sono costretti a fuggire dal proprio paese che sta andando alla deriva, emigrano alla ricerca di ricchezza o perchè implicitamente accusati di aver pensato , parlato e dissentito dall’attuale amministrazione chavista. Carlos Fernández, ex presidente della ‘fedecámara’, una sorta di federazione dei commercianti e imprenditori, ne è un esempio. Nel 2002 ha organizzato una protesta contro il governo e un fermo delle attività lavorative. Il suo ardire gli ha procurato un’accusa di “tradimento alla patria” è stato quindi arrestato e poi rimesso in libertà per un vizio di forma nel processo. Dopo aver rischiato più volte la vita e,a seguito della riapertura del suo caso, ha deciso di scappare dal Venezuela per andare a vivere a Miami, da dove racconta la sua incredibile storia: - “ Mi hanno allertato sul fatto che infiltrati cubani sarebbero stati in procinto di sequestrarmi di nuovo. I piedi del governo di Chavez sono a Caracas ma la testa è a La Havana. Il presidente del Venezuela è guidato da Castro, mentre il vero ideatore della revoluzione bolivariana, considerata la palese ignoranza di Hugo, è suo fratello Alan Chavez. Dietro questa devastante ‘ revolución’ si cela una dittatura comunista della peggiore specie. Il presidente è così incompetente che nemmeno si accorge del male che sta facendo. Anche l’economista Ramón Rangel ritiene che Chavez rappresenti il colpo di grazia che sta portando il paese sull’orlo del precipizio. Il suo modo di gestire il Venezuela si ispira al comunismo degli anni quaranta, un periodo completamente diverso dall’attuale. La società venezuelana di questi anni è molto più complessa rispetto ad allora, ‘el jefe golpista’ è solo un rozzo militare che non ha mai avuto contatti con la società civile, quella che oggi tenta di combatterlo e lo porta a circondarsi, in maniera crescente, di militari di basso grado: capitani e tenenti. I ministeri venezuelani sono tutti in mano ai militari.. La mia protesta non è servita a liberare il Venezuela, è stata utile,però, a smascherare il dittatore, costretto a lasciare i panni del democratico per mostrarsi in tutta la sua autorità. Ha organizzato il mio arresto, mi ha fatto sequestrare all’uscita da un ristorante. Quattro uomini incappucciati mi hanno preso di forza, senza nemmeno pronunciare una parola per evitare che riconoscessi il loro accento cubano, certamente appartenenti ai servizi segreti cubani. Abbandonato in carcere non mi è stato concesso telefonare né al mio avvocato né alla mia famiglia e quando sono uscito ho avvertito su di me incombente il pericolo per la mia incolumità.
L’economia venezuelana peggiora di giorno in giorno, manca ormai anche la forza di reagire. Questa stupida amministrazione non ragiona. L’A.L.C.A., l’area di libero commercio tra le Americhe, è diventata una realtà. La globalizzazione è una realtà. Non si arriverà da nessuna parte se non si tiene conto di questo. Ogni paese potrebbe specializzarsi in qualcosa , il Venezuela potrebbe dedicarsi al turismo e all’esportazione dei minerali. Pensiamo alla Spagna, malgrado anni fa fosse considerata una nazione arretrata, è riuscita, grazie ad alcuni governi che hanno aiutato e incrementato l’imprenditoria, ad arrivare al benessere attuale di cui gode l’intera società. Il governo venezuelano, invece, pensa a varare strane leggi che servono solo al proprio tornaconto. La legge antiterroristica, ad esempio, è utile a soffocare ogni forma di protesta; quella sulla patria potestà è efficace contro quei genitori contrari al governo Chavez , i quali, intimoriti dalla possibilità che il governo, con la scusa di una mancata educazione, si porti via i loro figli, stanno zitti e accettano le farneticazioni di una stolta amministrazione. Le stesse leggi sono vigenti anche a Cuba. Castro, infatti, è il prescrivente della ricetta rivoluzionaria”.
Le dichiarazioni di Carlos Fernández non mi hanno shockato più di tanto perché, dopo alcuni anni, ho capito cosa significhi essere nelle mani di un pericoloso ed estremista bellicista. Mi pongo, tuttavia, alcune domande alle quali non so dare risposta.
Di quali deformazioni mentali soffre chi elogia un’amministrazione di questo tipo se, in altre occasioni, si è definita persona moderata?
Se la sinistra italiana estrinseca simpatia per questo progetto distruttivo e assolutistico, mi chiedo su quali principi si basi la presunta superiorità morale di cui si proclama l’icona? Se invece lo fa per scopi elettorali, in nome dei quali arriva persino ad elogiare la tirannide ai danni di un popolo, la bassezza morale appare evidente e si dovrebbe convenire tutti sulla necessità di prendere le dovute distanze da gente di questo tipo.
Non fidiamoci delle apparenze, non prendiamo per vere le bugie che ci raccontano, difendiamo la libertà, aborriamo il comunismo, esecriamo la dittatura, sbugiardiamo i falsi idealisti liberticidi. La vera ricchezza che ha l’uomo è la libertà, non buttiamola alle ortiche.
CdF
Il nuovo messia

La ‘vieja Pancha’ amava parlare e stupire chi l’ascoltava. Nelle calde serate tropicali ci si radunava intorno a quest’anziana donna dai crespi capelli bianchi e dalla voce tremolante. Originaria di Barlovento, si era trasferita a Caracas nei primi anni settanta. La vieja aveva appreso i segreti della magia barloventeña, un’ arte ‘brujera’ tipica di quelle zone, si presentava alle riunioni fornita di foglie, di piante e di ramoscelli secchi che agitava in aria seguendo un rito stabilito. L’anziana masticava foglie di tabacco che sputava un istante prima di comunicare le sue predizioni.
La povertà e l’insicurezza in cui si viveva erano i motivi per cui ci si sentiva attratti da personaggi di questo tipo. Erano molte le persone che, prima di prendere decisioni importanti, si rivolgevano a lei perchè sembrava il mezzo più facile per mediare con Dio. Pancha divenne una figura familiare per tutti gli abitanti di quel quartiere dal momento che era riuscita a dare speranza e sfogo a tanti disperati.
La gente pianse sconfortata alla sua morte improvvisa causata da un infarto. Rimasero tutti orfani del suo volto, della sua voce, del suo profumo floreale, delle sue stravaganze e, soprattutto, delle sue parole di fiducia.
Ero un ragazzino allora e oggi, malgrado non creda in quei poteri da tempo, mi ritrovo ancora a pensare quella donna. A volte sogno Pancha che mi annuncia un evento che sta per accadere e, il fatto che regolarmente la previsione si avveri, mette a dura prova il mio scetticismo. Figuriamoci che effetto farebbe su quelle persone che credono intensamente ai poteri soprannaturali. Non sono pochi i politici italiani e internazionali che si affidano alle carte di sedicenti fattucchiere. Sono passati molti anni da allora , la prostrazione della maggior parte dei venezuelani si è accresciuta, l’unica voce che giunge a loro è quella di Chavez, colui che si professa, niente di meno, il nuovo messia. Una sorta di stregone ‘buono’ che si rivolge al popolo come un padre fa verso i propri figli.
Dopo aver preso il posto di Bolivar il comandante si sostituisce anche alla fede religiosa . La povera gente non ha termini di confronto di nessun tipo ed è vittima di un lavaggio cerebrale che ‘resetta’ i canoni della religione, della scuola, della società , il tutto palesato nella tramutazione del significato dei fatti storici. Un sistema che ricorda quello usato dai capi di organizzazioni integraliste islamiche, i quali addestrano i giovani a desiderare la morte e amare la guerra; ragazzi che, per raggiungere l’agognato paradiso, si trasformano in kamikaze.
Lo stato venezuelano si è inserito ovunque, un burattinaio decide tutto lasciando alla gente due sole scelte: stare dalla sua parte oppure vestire i panni del demonio. A questo punto appare giustificata l’amicizia e l’avvicinamento di due paesi completamente diversi tra di loro ma che hanno in comune l’odio per gli americani: Venezuela e Iran.
A Caracas la confusione e l’inganno regnano sovrani, come ai tempi di Al Capone e di Lucky Luciano quando i padrini mafiosi, per conquistarsi il favore della gente, diventavano sindacalisti e allestivano mense per offrire pasti caldi ai bisognosi. Ma per il popolo va bene così, cosa sarebbe il Venezuela senza un vero capo capace di riassettare le maglie di una società che rimane ambigua. Da una parte i ricchi e dall’altra i poverissimi.
In questi giorni sto seguendo una sorta di documentario ambientato in Venezuela, una via di mezzo tra reality e fiction, si chiama ‘Laguna Blu’, su una rete satellitare che si occupa di viaggi e turismo. I protagonisti sono Gabriel e Valeria, lui di Caracas e lei italiana, proveniente dalla trasmissione della De Filippi ‘Saranno Famosi’. Con allegria e simpatia ci presentano un Venezuela molto turistico e affascinante. I luoghi sono sicuramente meravigliosi ma la povertà dei ranchos (baracche) va esaminata a fondo. Proprio da una baraccopoli proveniva la vieja Pancha, e attraverso le sue parole, già molti anni fa, si riusciva ad avvertire la povertà della vita di chi viveva in quelle zone. Gli omicidi sono molto numerosi e per poter visitare quelle zone hai bisogno di qualcuno ben inserito che ti accompagni. Incredibilmente questa gente è felice, sorride, balla…uccide.
A pochi chilometri di distanza, sempre a Caracas, c’è il ‘Sambil’, il centro commerciale più grande dell’America latina. E non è l’unico. Ma come fanno i venezuelani a fare acquisti proibitivi in questi centri? Qualcuno dice che siano i soldi investiti da parte dei narcotrafficanti, ma mi chiedo come faranno a tirare avanti proprio i negozianti di questi centri.
Per i poveri diavoli non importa non poter fare acquisti importanti, per loro è sufficiente ritrovarsi tra amici, bere qualche birra, ballare salsa e merengue e godersi i profumi del proprio paese. Soprattutto ora che sta per arrivare il Natale. Le donne si organizzano per preparare le ‘hallacas’: impasto di farina di mais, carne, canditi, avvolto in foglie di banana e bollito. Senza le hallacas non sarebbe Natale in Venezuela. Anche gli italiani che vivono in quel paese da moltissimi anni non ne fanno più a meno e sulle loro tavole, vicino alle lasagne e ai cannelloni ripieni, tovi ‘hallacas’, ‘arepas’, ‘empanadas’. Ma il ricordo si perde nella notte dei tempi e spesso ritorno bambino, per le strade di Caracas e mi sembra di sentire ancora il caldo dell’asfalto sotto ai piedi nudi. Se per incanto mi ritrovassi nella mia città ad occhi bendati la riconoscerei dal profumo dei fiori, della strada e delle spezie. Mi definisco ‘ibrido’ perché in me convivono il piacere, l’orgoglio e le debolezze di entrambi i paesi: Venezuela per nascita e Italia per origine.
CdF
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