6/21/06

La lettera d'addio




Edizioni Marco Valerio di Marco Civra













Mi avvio a passo lento lungo la strada che dal porto arriva alla piazzetta del paese,sento il desiderio di respirare il profumo della notte, vedo il bagliore della luce proveniente da una finestra al piano terra di un’antica palazzina, attraverso la strada per passarci davanti e, anche se imbarazzato, getto uno sguardo all’interno. Un uomo scrive una lettera, è solo, sente la mia presenza e incrocia i miei occhi, accelero il passo ma lui si affaccia e continua a guardarmi mentre mi allontano.
Arrivo a casa, sono ancora un po’ scosso e imbarazzato, ripenso al volto di quell’uomo sulla quarantina, un volto stanco e provato; ho sonno,vado a letto .
I primi raggi di luce attraversano la mia stanza , ho dimenticato di chiudere le persiane, mi alzo, mi lavo e decido di prendere il caffè al bar.
Dopo il caffè mi avvio nuovamente per la strada che avevo percorso la sera prima e nell’avvicinarmi a quella casa sento il cuore battermi forte. Polizia e ambulanza, non so cosa sia accaduto. Qualcuno mi dice che l’uomo che abita in quell’appartamento al piano terra ha tentato il suicidio ma si è salvato, lo stanno portando in ospedale.
Mi ritraggo inorridito, penso che se fosse riuscito nel suo intento probabilmente sarei stata l’ultima persona ad averlo visto vivo. Adesso mi rendo conto che quella che stava scrivendo era una lettera d’addio.
Quest’esperienza mi fa riflettere molto, cerco di capire come possa sentirsi una persona in procinto di suicidarsi e provo anch’io a scrivere un’ipotetica lettera d’addio. Me la leggerei allo specchio.
Troppo spesso, guardando i tuoi occhi ho detto ‘si’ ma pensavo ‘no’, ho soffocato l’amore per il prossimo nel timore di ferire i tuoi sentimenti.
Molte volte ho negato la mia compagnia a chi la meritava, a chi mi amava incondizionatamente e l’ho fatto perché tu non mi davi alternativa.
Ho salutato chi mi ha danneggiato e ho dimenticato chi mi ha voluto bene. Oggi, osservando il mare mi sento solo, nessuno può capire il percorso della mia avventura.
Non so se sono reali le voci che sento in lontananza, forse fanno parte dei miei ricordi, m’insospettisce il fatto che ne riconosco qualcuna, si..sicuramente appartengono al mio vissuto.
Chi mi ama veramente non mi rinfaccerà mai di averlo trascurato, non ha bisogno di chiedermi il perché, conosce la verità.
Troppo spesso ho violentato il mio io per non ferire il tuo, ma non ce la faccio più.
Uccidersi non ha senso, la vita è troppo bella per sciuparla e poi che valore ha ammazzarsi? Ucciderò il passato quindi, perché io amo vivere, non potrei morire in pace pensando di non vedere più l’azzurro del cielo e sentire il calore del sole sulla pelle. Come farei a riposare in pace sapendo che la barchetta d’Ignazio è attraccata al porticciolo di Puerto la Cruz che mi aspetta per prendere il largo sul mare arricchito dal riflesso del sole al tramonto..
Uccidendomi non vedrei più gli occhi di chi mi ama e di chi ha bisogno delle mie parole.
Non posso uccidermi perché quel bambino povero di Caracas quel giorno mi ha sorriso, mi ha preso per mano e per qualche minuto ha capito cosa significava avere un padre, il suo era scappato da anni e la sua mamma era sola in una baracca. Quel cucciolo d’uomo aspetta che io torni con le caramelle italiane.
Ci penserà qualcun altro a farmi morire, per il momento preferisco vivere. Morire è troppo semplice, bisogna vivere e guardarsi intorno, ci sono miliardi di occhi che aspettano di capire cosa sta accadendo alla loro anima.
Non sono giovanissimo ma a te che sei giovane ti chiedo di non sciupare la vita, se vivi un disagio lavoralo come si lavora il metallo nelle fucine, non offrire l’occasione a nessuno di mettere a repentaglio la tua vita, anche se ti senti solo sei prezioso per qualcuno…
Ho camminato lungo gli impervi sentieri della mia vita e ripercorrendo a ritroso la mia strada mi rendo conto che ho tanta voglia di vivere. Sono vivo più che mai come quando ero bambino e mi costruivo una capanna sotto l’albero di avocado nel patio di casa sognando di essere su un’isola deserta, ma vedevo mia madre che rassettava la casa e sentivo il naso umido del mio cane che veniva a trovarmi di tanto in tanto. Come potrei uccidermi? Ho ancora molte cose da fare. Dico addio a quel passato dove ho vissuto prigioniero e do il benvenuto al presente.

4 comments:

Anonymous said...

Quando ho letto questo capitolo, questa lettera d'addio, mi sono emozionata perchè stavo attraversando un momento delicato.
Mi è piaciuto molto e volevo farti i miei complimenti anche per alcuni passi importanti del capitolo dedicato a Estrella.
Marisa Palmas

Clelia said...

Cosa rimane a una mamma che da sola ha cresciuto due figli senza il minimo aiuto da parte del suo ex marito che ha pensato bene di andarsene con un'altra?
Meno male che i figli mi sono rimasti! Clelia.

Anonymous said...

Creo che ti siano rimasti i figli, che sono la priorità della vita. Al tuo ex non sono rimasti nemmeno loro, ma mi sembra di capire che lui si sia disinteressato...beh se è la verità significa che sei stata ripagata bene. Pensa quei padri che non possono avere i loro figli e non hanno commesso nulla di male! Quella si che è ingiustizia.
Piero

Anonymous said...

Le donne sono abituate a lamentarsi troppo...ecco qual è la verità.
Anche quando hanno tutto.