6/3/06

Faccio parte del partito dei 'poveri diavoli'

Poveri diavoli

Raffaele dice che la fretta è cattiva consigliera e che ‘la gatta per la fretta fece i gattini ciechi’. Ha sicuramente ragione ma a volte è difficile contenersi e si finisce per parlare di botto, facendo delle magre figure, ma in fondo chi se ne importa. Mio padre era uno che parlava schiettamente, l’importante, diceva, è di non camuffare la cattiva educazione con la sincerità. Questo fenomeno avviene soprattutto in quelle persone che non hanno avuto molte occasioni per parlare e quindi, appena possono, parlano ‘forte’ Noi poveri diavoli e vittime di un sistema che offre pochi spazi di libertà di pensiero siamo tra quelli che, stanchi di stare a guardare, urliamo a squarciagola le nostre verità all’improvviso. Guardo mia figlia e, malgrado ogni tanto mi arrabbi perché pur avendo solo tedici anni difende le proprie idee e ha sempre una risposta pronta che manifesta in maniera eccessivamente energica, in fondo ne vado fiero. Ma se non ci fossero i blog come potremmo parlare liberamente? Crediamo di essere liberi e invece siamo vittime dei media, dei luoghi comuni, della politica e della stampa.
Ho scritto molto riguardo Chavez, mi è stato domandato di farlo e ho espresso quello che sentiamo noi che in Venezuela ci siamo nati e cresciuti. Non consideratemi extracomunitario però, sono italiano nel sangue, i miei genitori sono italiani, semmai sono un ibrido. E’ vero che ci sono tanti problemi in Venezuela, ma ricordo con calore la mia infanzia e sento che ,giunto ormai alla mezza età, tornerò a respirare il profumo del mio paese. Ricordo che in mezzo ai miei amici italo venezuelani mi sentivo nella mia vera dimensione. Appartenevamo ad un paese lontano, l’Italia ma eravamo a tutti gli effetti dei venezuelani nelle usanze e nel vivere. I semplici cortili, le strade assolate e il canto degli uccelli tropicali erano la mia cornice naturale. Oggi mi ritrovo a parlare di Caracas come la città che vive un momento di crisi esasperante. Dentro di me, però, sono convinto che se vivessi ancora in quel posto non avvertirei più questo senso di disfacimento. Camminerei per ore per le strade di Caracas, guardando il volto della mia gente. Qualcuno di voi ha visto ‘La collina del diavolo’? Un film prodotto e trasmesso dalla Rai negli anni ottanta, credo. Questo film con Franciosa e Iris Peinado mostra un Venezuela vero a metà, ma riesce, non so perché, a trasmettere un po’ del colore criollo. Ho scoperto, anche grazie a Siusy Blady di Turisti per caso che il Venezuela sta diventando sempre di più una meta turistica molto ambita.
Dal sito di ‘turisti per caso’ all’organizzare un viaggio il passo è stato breve. Mi spaventa l’impressionante numero di persone che ha chiesto informazioni riguardanti il viaggio che ho organizzato per gennaio 2007. Spero di farcela!. Voglio riproporvi un pezzo che è stato pubblicato nel mio libro, che parla proprio del Venezuela. Dimentichiamo per un po’ Maurizio Costanzo, Pippo Baudo, Paola Perego e Raffaella Carrà.
A presto
Cosmo
http://www.cosmodelafuente.com
Venezuela…il miglior segreto dei Caraibi

Quando si parla dei Caraibi si pensa sempre a Cuba e a Santo Domingo ma il paese più caraibico di tutti è proprio il Venezuela.
Con sole dieci ore di volo Milano-Caracas ti ritrovi in un mondo completamente diverso.
Caracas, con i suoi grattacieli americani che contrastano con i ranchitos , ghetti in collina con migliaia e migliaia di baracche dove vive la gente più povera.
Simón Bolivar, l’eroe sudamericano nacque proprio a Caracas il 24 luglio 1783, in Venezuela tutto è dedicato a lui. Aeroporti, moneta, piazze, feste appartengono a questo uomo del passato che si ribellò alla sua gente di colonizzatori spagnoli per rendere libere le popolazioni dell’America latina.
L’epoca bolivariana ha anche il suo piatto tipico che è diventato il piatto nazionale, si chiama “pabellón” ed è composto dal riso bianco (i bianchi colonizzatori), i fagioli neri (la razza negra degli schiavi), la fetta di platano (una fetta di banana plantain fritta che simboleggia il popolo indigeno) e la carne mechada (carne sfilacciata con pomodoro e spezie che sta a rappresentare le lotte insanguinate tra coloni e indigeni).
La casa del grande Simón si trova proprio a Caracas, se in un qualsiasi momento della vostra avventura vi trovaste in Venezuela, il mio consiglio è di visitare quest’antica dimora e fermarsi un attimo nel piccolo patio per respirare intensamente il calore e i profumi dell’ambiente che sono gli stessi di sempre e non passano mai di moda.
Era un piccolo grande uomo con l’ambizione di creare un unico grande paese ‘La Gran Colombia’. Il suo aspetto era quello di normalissimo sudamericano, un po’ basso, magro, con grandissimi occhi neri e vivaci, a Simon piaceva molto la musica e il ballo. Come poteva essere diversamente visto il paese dov’era nato.
Al mio paese la musica è basilare, non solo quella che arriva in Italia, non solo salsa e merengue, per intenderci, c’è tanto joropo , una de canzoni più belle è ‘Alma llanera’, diventata da anni il secondo inno nazionale.
Quanti poveri ci sono in Venezuela, è bello sentirli parlare, raccontano il mondo dalla loro posizione e tutto diventa semplice, l’unico scopo è quello di vivere serenamente e il più allegramente possibile, malgrado i problemi. Le ragazze venezuelane sono bellissime e vantano il primato nelle elezioni di Miss Mondo e Miss Universo, occhi grandi e scuri, visi bellissimi, capelli lunghi e setosi. In Italia abbiamo una rappresentante di questa bellezza tipica , Aida Jespica.
Ragazze bellissime e perfette, dalle sottili caviglie e dall’andamento elegante che camminano su marciapiedi sgretolati e si arrampicano su malferme scalinate nei barrios (ghetti) favelas.
Di queste meraviglie umane, circondate da spettacolari paesaggi marini o tropicali ne trovi negli atolli di Los Roques, a Canaima, a Morrocoy.
Visitando la cittadina coloniale di Coro hai la sensazione che il tempo si sia fermato e se osservi la vita attraverso le inferriate delle basse finestre coloniale nella via centrale, la mente si annebbia di sensazioni e ti porta a centinaia di anni fa, quando popoli europei si fondevano con quelli indigeni dando vita alla razza criolla. Se andate in Venezuela assicuratevi di non aver preso il raffreddore se non sentiste gli odori vi privereste del 50% del piacere. Gli odori e i profumi sono una parte fondamentale delle bellezze del mio paese, senza di loro sarebbe come vedere un film in bianco e nero, che ha fascino ma non lo puoi assorbire completamente.
A Maracaibo i pozzi petroliferi ti portano ai nostri giorni, ma proprio in questo luogo Vespucci, osservando le palafitte in acqua, pensò a Venezia e quindi decise di chiamare questa regione della Terra ‘Venezuela’, una piccola Venezia.
El mejor secreto del Caribe…

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