5/27/06

Padri e politica, attenzione: vietato rapire!



Padri e politica.. vietato rapire i bambini!

Come dice il grande Giorgio Ceccarelli:’papa c’è!’… la sua vicenda mi ha veramente commosso e sono convinto che sia un uomo d’ammirare. Alla nostra Società, però, non importa nulla che il padre ci sia o meno. Il padre serve soprattutto per mantenere la famiglia. La moglie, madre dei suoi figli, riconosce l’importanza del padre fintanto che il matrimonio sta in piedi, nel momento in cui la coppia scoppia il fornitore di spermatozoi diventa un acerrimo nemico, è utile solo per il sostentamento e come cedente di abitazione. Non mi fido assolutamente della politica, ecco perché anche in questo caso qualcuno ha voluto politicizzare, per il proprio tornaconto, il discorso dei padri separati e il lavoro fatto da chi ha lottato in questi anni coinvolgendo rappresentanti autorevoli di tutte le associazioni pro bigenitorialità, strumentalizzando il dolore. Non mi fido per niente. Nessuno ha effettivamente preso di petto questa gravissima penalizzazione dell’uomo e dei figli per decenni costretti a rimanerne orfani. Bisogna forse pensare che era minore il male quando non c’era il divorzio? Costretti a restare insieme ma, almeno, non separati dalla prole. Ridicolo!
In periodo di ricerca voti si pensa a quanti ne possano arrivare da tutti i disperati che sperano in un futuro migliore. Ora che i giochi sono fatti tutto ritorna nel dimenticatoio. A poco servono le ire e le litigate fra padri ‘icone’ che, perdendo di vista il vero scopo di quest’associazionismo, si fanno guerra tra di loro confondendo quelli che cercavano un punto di riferimento.
Il caso di quel padre che per quasi un decennio ha perso la propria figlia perché una madre (che madre!) sconsiderata l’ha praticamente rapita, ha colpito l’opinione pubblica per qualche minuto. Quanta gente, non toccata da questo problema, ricorda il padre disperato che in occasione del compleanno della sua bambina scomparsa ha fatto volare i palloncini? Quale sarà la punizione per questa donna? Secondo me, visto il testo della nuova legge, nessuna. Se il padre avesse commesso la stessa azione sarebbe rimasto impunito? Certamente no. I luoghi comuni della nostra società parlano di figli di proprietà materna perché il padre, dicono, non è in grado di crescere un figlio. Cazzate…solo cazzate. I giornali per cui scrivo e ho scritto mi permettono di parlare di politica e di economia ma quando tento di inserire il discorso che mi sta più a cuore, quello dei genitori separati dai figli, vengo ‘stoppato’. Chi ha interesse a mantenere questo bavaglio? Chi lo sa me lo dica!
Io ho un bellissimo rapporto con mia figlia, lo so, non potrebbe vivere senza di me, come mi sentirei se improvvisamente mia moglie l’ha portasse via per non farmela vedere mai più? Impazzirei sicuramente.
Ricordate il carabiniere che in un raptus di follia ha ucciso ex moglie, compagno della stessa e suocera? Ha capito di aver commesso un errore ma nelle sue spiegazioni si avvertono il dolore di chi ha subito la paura di perdere un figlio per sempre e che ora ha ovviamente perso.
Chi dà il diritto ad un genitore di appropriarsi della vita dei propri figli per distruggerla e distruggere anche quella del coniuge?
Sono grato al mio editore, Marco Civra, di avermi chiesto di realizzarne un libro che sicuramente è stato soltanto una goccia nell’oceano delle parole dette e ridette, ma mi ha dato la possibilità di entrare in contatto con un sacco di donne. Alcune madri arrabbiate con me, altre in accordo, nonne di nipotini scomparsi che si dicono pro padri. Le donne che diventano mamme di uomini penalizzati capiscono il dolore di questi padri. Sia ben chiaro che non sono così ingenuo da pensare che tutti i padri siano eccezionali, sappiamo che molti non meritano stima, ma ugualmente sappiamo che alcune mamme non sono eccezionali e non per questo ne facciamo un fascio unico da disprezzare. Quanti politici importanti hanno vissuto questo dramma? Sicuramente moltissimi ma nessuno ha fatto più di tanto. Continuiamo a provarci noi nella maniera più umana possibile, siamo padri e amiamo i nostri figli. I politici, ragazzi miei, sono quel tipo di padri troppo impegnati che non hanno molto tempo da stare con i bambini, quindi, anche se separati, non vivono come noi il problema. Non illudiamoci!
Ripropongo alcuni miei pezzi che parlano del cuore paterno, alcuni di essi hanno suscitato anche aspri commenti ma non me ne importa, continuerò a parlarne finchè avrò fiato in gola. Non provo più gusto a cantare per professione o a dedicarmi ad attività artistiche vane e senza spirito. Quello che ho assorbito in questi ultimi anni mi ha sconvolto l’anima. Vorrei anche dire a quelle donne che mi scrivono per insultarmi che la cosa mi lascia del tutto indifferente perché mi consola il fatto che altrettante mi dicono di essere in linea con il mio pensiero. A quella manciata di pseudopadri, invece, che si sono sentiti protagonisti dai miei racconti in cui era effettivamente il padre il carnefice , che mi hanno attaccato cambiando nic nei vari forum e spacciandosi spesso per donne, vorrei dire di tornare alla realtà. Molti di essi sono simili a quelle donne che per vendetta distruggono la vita dei bambini . Grazie alle mamme e ai papà che non infieriscono sull’infanzia dei figli per soddisfare il proprio bisogno di vendetta. I bambini ringraziano.
Non tormentiamoci troppo per decidere per chi votare, non disconosciamo la realtà e, soprattutto, non abbassiamo la guardia. In attesa di stravolgere il testo della nuova legge…e noi sappiamo quanto sarebbe da cambiare, anche la Chiesa dovrebbe parlarne, non credete? Fino a quando mamme incazzate e papà disperati continueranno a rapire i bambini? Finchè non ci sarà una legge ‘vera’ che tuteli i figli, sicuramente. Vietato rapire!

Da ‘Ancora una volta ho perso il treno’

Cuore di Padre

Quando scompare un padre che è stato molto presente, una figura dal carattere forte i figli improvvisamente capiscono che è giunto il loro turno d’incamminarsi lungo la tortuosa strada della vita, da soli. Orfani della sicurezza del proprio genitore e un po’ sbatacchiati nel vivere giornaliero, si avventurano come incerti tigrotti incoraggiati e spinti dalla madre per la prima caccia della loro vita.
Mio padre era un uomo molto attivo, lo ricordo sempre intento a fare qualcosa, mi sembra di rivederlo tanti anni fa in Venezuela intento tagliare numerosi strati di stoffa per realizzare giacche che poi vendeva ai suoi clienti proprietari dei negozi del centro popolare di Caracas. Le enormi forbici nere le conservo ancora, fanno parte di lui, erano il prolungamento della sua mano destra.
Io e mia sorella ringraziamo Dio per averlo avuto durante gli anni della nostra infanzia, il suo amore e la sua protezione ci hanno fatto crescere sani e sicuri, ringraziamo soprattutto nostra mamma che, sebbene anche lei come tutte le madri avesse la possibilità di far valere il suo potere sui figli, non ci ha mai privato dell’amore di nostro padre, dolcissima e intelligente nel capire che l’amore è sempre amore.
Quando papà tornava a casa gli correvamo incontro e buttandogli le braccia al collo urlavamo felici: -‘papà’- anzi, alla venezuelana,: -‘ papaito’-. Se cucinava lui era una festa e il sapore che dava ai piatti era diverso , ci piaceva moltissimo.
Nessuno potrà mai cancellare quei momenti che ha saputo donarci.
Qual è il significato della morte? Non lo conosco, lui è vivo più che mai, presente nelle cose di tutti i giorni e nelle decisioni difficili, riesce sempre a farci giungere un segnale, nascosto in un ricordo, come un intricato rebus da risolvere.
Siamo figli fortunati perché ci è stato concesso di conoscerlo a fondo e di godere dello speciale amore che un padre può dare.
Chissà che sogni aveva quando solo diciottenne emigrò, osservo spesso la foto in cui è su quella nave che lo stava portando nel paese dove saremmo nati noi.
Mi torna in mente quando andavo in auto con lui per le strade di Caracas, sulla Ford Firline 500 azzurra, priva di aria condizionata , il caldo era soffocante, sentivo l’odore della finta pelle dei sedili sul punto di fondere, lui era sempre assorto nella guida, chissà a cosa pensava. Dal finestrino osservavo le solite scene di vita venezuelana, tantissimi negozietti d’abbigliamento e cafetines, marciapiedi semi distrutti, tanta gente ferma ai chioschi per un dissetante succo di frutta tropicale o per una empanada, voci, note musicali di salsa e merengue provenienti dalle radio delle altre auto e dagli hi fi transistor che i passanti tenevano in mano. Era curioso vedere tutte quelle persone ondeggiare al ritmo di Cuando salì de Cuba, la bellissima canzone di Celia Cruz.
Come vorrei rivedere il mio genitore scomparso mentre si arrampica sulla palma di cocco in spiaggia, -com’è forte il mio papà, sembra spider man - pensavo, quando ritornava giù era tutto graffiato nelle gambe ma cercava il mio sguardo per godersene l’ammirazione.


Madre contro Padre

Alberto era ancora un ragazzone quando nacque sua figlia, aveva poco più di trent’anni e amava giocare con la vita.
Si era sposato tre anni prima con Giuliana e, malgrado il loro rapporto non fosse idilliaco, tirava a campare.
Da fidanzati spesso Giuliana gli aveva detto che desiderava un marito ‘ presente’, soprattutto con i figli,non sopportava l’uomo che restava seduto sul divano delegando alla moglie tutte le faccende di casa e della famiglia.
Alberto, per soddisfare le richieste della moglie che soffriva anche di terribili emicranie, accettò con entusiasmo di occuparsi della sua amata bambina.
Giuliana non allattò al seno, di notte si alzava lui per le poppate e per cambiare il pannolino alla piccola, si comportava da padre e non da mammo, come si dice tentando di disprezzare il padre che si cura dei figli. La collaborazione del marito era utile a Giuliana la quale, oltre a seguire durante il giorno un corso di Office automation , presto cominciò a lavorare. Il primo anno di vita di questa meravigliosa bambina Alberto se lo fece praticamente da solo. Giuliana spesso partiva per lavoro e a casa restavano lui e la piccola; -meno male che il padre se la sa cavare- commentava la gente.
Essendo titolare di un ristorantino Alberto aveva la possibilità di andare a lavorare dopo le 18,00 , portava con sé la bimba che rimaneva con lui fino alle 20,00, ora in cui andava a prendersela la mamma che con fare nervoso la trascinava a casa, le dava fastidio che la piccola volesse stare ancora con il suo papà e che facesse qualche capriccio. - Questa bambina l’hai viziata e rovinata- borbottava Giuliana.
La moglie di Alberto era di origine italo americana, spesso nell’agitazione delle discussioni minacciava sia il marito che Giselle (la figlia) di tornarsene dai suoi a New York. La piccola poco per volta cominciò a far del padre l’unico punto fermo e sicuro della sua vita e quindi a cercarlo, ad avere bisogno di lui.
Questa situazione non piaceva a Giuliana che non rinunciava a terrorizzare la bambina con le sue continue minacce, si lamentava e incolpava Alberto per il fatto che la bambina lo adorava.
Le lamentele e le continue urla isteriche finirono per rovinare il rapporto coniugale, ben presto Giselle si rese conto che poteva contare molto di più su suo padre, era lui il punto fermo.
Quando Giuliana e Alberto si separarono un Giudice ‘donna’, che non sapeva minimamente come stavano le cose, decise che Giselle doveva restare con la madre. Cosa ne sapeva quel Giudice? Che scelta sbagliata in nome del solito luogo comune che i figli debbano per forza restare con la madre e, salvo casi rarissimi, mai con il padre’. Che errore madornale da parte di un Giudice che dovrebbe pensare al bene di un bambino e non badare alla stupida convinzione che i figli siano di esclusiva di ‘ proprietà ‘ materna.
Ad Alberto non rimase alternativa, prese sua figlia e partirono di nascosto all’estero,la cosa certo non era legale ma cosa doveva fare un padre, un cuore di padre, cosciente del fatto che la sua bambina non sarebbe sopravvissuta senza di lui ? Pur non approvando il gesto non sento di condannarlo. La bambina è contenta ora e la madre si è già risposata. Giuliana era abituata a separarsi dalla bambina, cosa che Alberto non era mai riuscito a fare .
Perché in Italia il padre deve essere sempre penalizzato? Un uomo può essere un ottimo genitore. Vorrei che qualcuno in politica si occupasse seriamente di questa discriminazione, io sarei il primo a partecipare, non importa da quale partito politico arrivi questa proposta, quello che conta è darsi da fare. Sarebbe bello che se ne occupasse anche il Vaticano dal momento che parliamo d’amore. Stop alle pubblicità televisive dove il papà è il solito imbranato che non è nemmeno in grado di friggere un uovo. Ci sono padri così amorevoli e attenti ai propri figli che delle mamme se ne fanno un baffo.
Che ci sia la parità anche in questo. Battiamoci e concludiamo!



Siomara volerà

Siomara, sei una piccola creatura dagli occhi impazienti e prematuramente appesantiti da antiche frustrazioni che non ti apparterrebbero ma ti trovi a doverle scontare sulla tua bianca pelle.
Deboli spalle su cui alberga il risultato di una vita che non è la tua, di coloro che dovrebbero assicurarti la innocua spavalderia della tua tenera età.
Troppi innocenti vengono sfruttati per pratiche orribili, il peggior peccato che ancora non conosce una pena atta a lavarlo, lo so, ma a suo modo anche a te, piccola Siomara, viene perpetuata una sottile violenza che purtroppo non è punita ma meriterebbe la pena capitale.
Lo sguardo pensieroso vola libero dalla finestra della tua cameretta, è giocoso, come una farfalla che si posa di fiore in fiore, arriva nell’ambìto cortile per partecipare agli invidiati giochi di bambini spensierati, anche questa volta il ‘potere supremo’ ha deciso che non puoi prenderne parte, accade nove volte su dieci . Un potere che non si commuove davanti al tuo naturale desio.
Hai imparato subito una sciocca legge formata da strane regole ideate da una mente ‘unica’ , non varate in sedi di democratica assemblea ma partorite da strani percorsi effettuati da un’anima oppressivamente fredda .. Le tue ali sono serrate in un vessatorio abbraccio di amore ambiguo concepito su basi di stereotipi manifestati attraverso il linguaggio ‘scaduto’ di vecchie personalità nefaste. Ali che un giorno si spiegheranno per proiettarti in un mondo fantastico, creato apposta per te , dove unguenti d’amore leniranno il bruciore di ferite inferte da chi doveva farti da scudo.
Siomara,troppo spesso dici: - vorrei, ma so già che non posso – piccolo cerbiatto in cerca di complicità infantile. Non hai la libertà di essere bocciolo; la spontaneità dei tuoi giochi viene gestita da fili invisibili diretti da una mente crudele, gelida ,ignorante, che ha fatto di te la sua rivalsa sulla società.
Era meglio non incontrarci, forse non avrei sentito la debolezza e l’impotenza impadronirsi di me, non avrei dovuto assistere allo scempio della tua freschezza e all’indifferenza di chi, potendo arrogarsene il diritto di mutare la storia, assiste statico a tale massacro; codardia o pura ignoranza?
Penso a qualcuno che avrebbe illuminato la strada di chi impropriamente ti sta guidando verso una cupa esistenza, che non è più tra noi e sta soffrendo insieme a te.
I soffici capelli ordinati, il vestitino alla moda non sono importanti per te, a volte ti ribelli a questa situazione in cui ti trovi, come i gattini piccoli che miagolando cercano il cibo, e il cibo che aneli è lo zucchero per l’anima.
Hai notato che ti osservo e ti voglio bene, quando mi volgi lo sguardo mi stai raccontando di te e del tuo piccolo grande dramma, una sofferenza silenziosa. Hai imparato presto quale sia la prigionia, sbarre astratte ma dure come l’acciaio, sei chiusa in una gabbia invisibile fatta di regole assurde, doveri, parole e gesti che vengono esageratamente controllati.
Cara piccola Siomara, arriverà il giorno in cui il vento cambierà direzione ,soffierà in tuo favore, sii forte .. Facciamo voti perchè l’influenza di cuori invisibili , oltrepassati, possano aiutarti nel cammino verso la libertà negata, che Lui ti dia la forza di superare l’atroce compito a cui sei stata condannata dovendo combattere, da sola, contro la testardaggine e la frustrazione di uno strano essere che nessuno osi chiamare con quella parola, la più bella, la prima e l’ultima di ogni essere umano..
Vorrei portarti con me al mare, per cavalcare felici le onde e insieme a te scavare nella sabbia una buca così profonda, da ritrovarci in un altro posto per correre tutti insieme lungo il sentiero della felicità.

www.cosmodelafuente.com

gli insulti vanno indirizzati a cosmo@cosmodelafuente.com

1 comment:

Clelia said...

Ciao Cosmo
ti seguo da molto tempo, sia come scrittore che come attore. Mi piace quello che dici.
Volevo dirti che sono anche d'accordo sul fatto che la penalizzazione dei padri non sia una bella cosa della nostra società, anche se molti se ne infischiano dei figli.
Credo che tu sia una persona sensibile e volevo salutarti e farti sapere che io ci sono dalla mia bella Bologna.
Ciao
Clelia